Tappa precedente: Murisengo, Villadeati, Montiglio 

Il tour monferrino guidato da Giovanni Dughera prosegue alla scoperta di antiche pievi, come le chiese dei Santi Nazario e Celso a Montechiaro d’Asti e San Secondo a Cortazzone, castelli trasformati in splendide residenze settecentesche, come Castell’Alfero, e giardini storici, di cui è fulgido esempio quello che orna il castello di Soglio

Dopo Montiglio la strada scorre nel fondovalle verdissimo, e ai lati alcuni paesi come Colcavagno, Scandeluzza,  Frinco si elevano con le loro compatte colorazioni rossastre, campanili, torri di castelli, case.

Montechiaro d'Asti - la pieve dei Santi Nazario e Celso
Montechiaro d’Asti – la pieve dei Santi Nazario e Celso

Giungiamo alla stupenda chiesa dei SS. Nazario e Celso, a Montechiaro d’Asti. Posta sulla sommità di una

Pieve dei Santi Nazario e Celso - la facciata con il suo caratteristico bicromatismo
Pieve dei Santi Nazario e Celso – la facciata con il suo caratteristico bicromatismo

collina, aerea, di delicate proporzioni, elegante per i suoi blocchi di arenaria sovrapposti a blocchi in cotto, lineari, dove la mano dell’Uomo disegnò rilievi delicati ed espressive: capitelli con animali, decorazioni a viticci intrecciati, motivi a palmette e cornucopie, motivi a denti di lupo . Ma la particolarità qui è soprattutto nel bicromatismo, biondo miele e rosso dei mattoni: un sapiente gioco di colori.

La chiesa, circondata da spazi ondulati, lisci, che ne consentono una visione senza intrusioni, è altresì circondata da uno spazio aereo che conserva un alone di spiritualità, punteggiato dalle colline circostanti che si allargano imponenti; i paesi che vi si adagiano hanno campanili che si stagliano sullo sfondo delle Alpi e ciò rende il paesaggio completo e di ampio respiro. La chiesa nell’Ottocento venne “smantellata” e ricostruita, ma pare che molte pietre “avanzarono” e la chiesa risulta più piccola di quella originaria: stravaganze dell’Ottocento.

 

 

Pieve dei Santi Nazario e Celso - dettaglio del portale d'ingresso
Pieve dei Santi Nazario e Celso – dettaglio del portale d’ingresso

Vale la pena allontanarsi un po’ in direzione di Asti per vedere il magnifico castello-villa di Castell’Alfero. L’aspetto attuale della villa risale al tardo Settecento, quando la  famiglia del conte Alessandro Amico di Castell’Alfero la riedificò sui resti del castello feudale.

Cartolina del Novecento - castello di Castell'Alfero
Cartolina del Novecento – castello di Castell’Alfero

L’opera è attribuita all’architetto  Benedetto Alfieri (1700-1767), ravvisando alcuni studiosi delle somiglianze con palazzo Mazzetti di Asti e palazzo Ghilini di Alessandria. Personalmente ritengo che la somiglianza più evidente sia da ravvisarsi in un castello poco conosciuto e …invisibile ai più: il castello della Saffarona a Torino, attribuito all’Alfieri dall’abate Baruffi sulla scorta della consultazione dell’archivio dei principi Dal Pozzo (proprietari al tempo).  Lo studioso Claudio Di Lascio, dopo un attento esame della questione e degli studi Bellini-Macera, ritiene anch’esso che l’opera sia da attribuire al Conte Bartolomeo Giuseppe Amico di Castell’Alfero, essendo il nobile molto vicino all’ Alfieri e direttore dei lavori in alcune opere.

Castello di Castell'Alfero - Salone delle Allegorie, ingresso ad Est
Castello di Castell’Alfero – Salone delle Allegorie, ingresso ad Est

Se lo è, quantomeno c’è una forte ispirazione dalle opere dell’Alfieri. Gli affreschi dei saloni all’interno sono, secondo il Di Lascio, da attribuirsi a G. Mengozzi-Colonna (1688-1766): collaboratore del Tiepolo, affrescò, con G.B. Crosato alcune volte della Palazzina di Caccia di Stupinigi e lavorò al cantiere juvarriano di Villa della Regina (TO). E’ considerato il più grande quadraturista del Settecento.

Castello di Castell'Alfero - particolare del Salone Verde
Castello di Castell’Alfero – particolare del Salone Verde

Una considerazione: in un’architettura come questa non si può non rilevare come la lezione del grande Guarini, in particolare di palazzo Carignano a Torino, non cessi di influenzare le epoche successive.

Giuseppe Amico conte di CastellAlfero -ignoto pittore piemontese del '700 - Asti - Museo Civico Palazzo Mazzetti
Giuseppe Amico conte di Castell’Alfero -ignoto pittore piemontese del ‘700 – Asti – Museo Civico Palazzo Mazzetti

Infatti le linee della facciata, la nicchia centrale, il movimento dei corpi laterali pur marcatamente squadrate, non mosse e curvilinee, fanno venire in mente un palazzo Carignano al quale siano state imposte linee nuove, geometriche, rigide al confronto: una, certamente massiccia, rivisitazione e riplasmazione dello stile guariniano, escludendo il termine somiglianza, beninteso.

Castello di Soglio
Castello di Soglio

Raggiungiamo ora Soglio. Il castello risale probabilmente al XII secolo, nel Duecento appartenne a signori locali e nel 1285 ai Pelletta. A quel tempo era circondato da mura fortificate, delle quali esiste ancora una poderosa muraglia medievale con finestroni a sesto acuto che esita poi, a sorpresa, in un edificio settecentesco, residenza nobiliare che risale al 1710, anno in cui il castello divenne di proprietà dei Della Valle.

Castello di Soglio - Giardino all'italiana
Castello di Soglio – Giardino all’italiana

Il giardino di bossi, all’italiana, è considerato il più bello dell’Astigiano e si accompagna a bellissime Rosa Banksia.

Esiste la possibilità di soggiorno in una casa-vacanze annessa al castello, immersi in un’atmosfera artistica data dallo studio del  proprietario del castello, pittore.  castellodisoglio@virgilio.it  tel.0141.992.805

San Secondo di Cortazzone
San Secondo di Cortazzone – fiancata sud

Prossima tappa è la chiesa di S. Secondo di Cortazzone, dell’XII secolo, che si trova su di un poggio al centro di un ampio cerchio di colline. Questa posizione può forse aver ispirato i simboli circolari che troviamo nel suo ricchissimo repertorio di rilievi scolpiti. Se a Santa Fede troviamo una grande compostezza e severità di un priorato, peraltro con una pagina ricchissima ma ordinata nella lunetta e nel portale,  a  S. Secondo troviamo la meravigliosa ed esuberante fantasia espressiva dell’artista che si libera in un gioco di simboli originali ed  elegantissimi.

San Secondo di Cortazzone - facciata
San Secondo di Cortazzone – facciata

E’ specialmente la fiancata a sud,  aperta al sole radente, che aiuta a leggere meglio e  modella coi giochi di luce le sculture più incredibili: ghirigori morbidi e guizzanti, l’aquila “imperiale”, un pollo arrosto, mammelle simbolo di fertilità e uno stravagante accoppiamento di un uomo e una donna, elementi che potrebbero stupire trattandosi di una chiesa, il singolare ometto che si arrampica sull’intradosso di un archetto, testine nell’abside dalle proporzioni equilibrate.

San Secondo di Cortazzone - mammelle e accoppiamento tra uomo e donna
San Secondo di Cortazzone – dettagli dell’apparato scultoreo esterno

L’interno, ritmato da semplici colonne che presentano capitelli con sirene, lepri, cavalli bardati, testine, simboli solari, si chiude nel catino absidale con un affresco del XIV secolo che raffigura Cristo tra S. Secondo e San Brunone.

San Secondo di Cortazzone - dettagli dell'apparato scultoreo con mammelle e scena di accoppiamento
San Secondo di Cortazzone – dettagli dell’apparato scultoreo con mammelle e scena di accoppiamento

E’ un universo fantastico, e la stessa dimensione di “contenitore” che assume la chiesa con le sue forme, la fa apparire una sorta di Arca di Noè dove non solo un bestiario si è salvato in mille anni di distanza, ma una moltitudine di simboli che ci aiuta a calarci, senza svelarcelo completamente, nel Medioevo, facendoci immaginare anche le folle di pellegrini, i contadini, gli esecutori di tale opera straordinaria.

Dettagli della zona absidale con il motivo delle mammelle e l'omino che si arrampica
Dettagli della zona absidale con il motivo delle mammelle e l’omino che si arrampica

Testo e foto di Giovanni Dughera

Nota della redazione: per chi sostasse a Montechiaro d’Asti, segnaliamo la presenza di un’altra pieve di fondazione romanica, Santa Maria Assunta di Pisenzana, facilmente raggiungibile a piedi e sita ai margini dell’abitato, mentre in centro paese ci si potrà fermare al Ristorante Tre Colli, aperto nel lontano 1898 come locanda e stallaggio, per assaporare le specialità della cucina piemontese magistralmente eseguite dalle sorelle Gavello con un occhio di riguardo all’Astigiano 

Per chi volesse approfondire, cliccare qui – Montechiaro d’Asti: i Tre Colli, la Nocciolina, il Romanico

1 thought on “Viaggio in Monferrato – itinerario tra pievi romaniche, castelli e giardini storici, da Montechiaro d’Asti a Cortazzone

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