di Paolo Barosso 

Nel fine settimana del 16 e 17 settembre torna in scena il Palio d’Asti, tradizionale festa cittadina culminante in una corsa di cavalli montati a pelo, cioè senza sella. La popolare manifestazione, che vede gareggiare ventuno contendenti in rappresentanza di rioni, borghi e comuni del contado, affonda le proprie origini nell’ambito delle celebrazioni in omaggio al patrono cittadino, San Secondo, attestate sin dal XII secolo, ma risulta documentata per la prima volta nel 1275 quando, secondo la testimonianza di Guglielmo Ventura, speziale di professione e cronista per diletto, gli Astigiani, per dileggiare gli avversari, corsero il palio sotto le mura della città di Alba, arrecando danni e devastazioni alle vigne del circondario, com’era d’uso al tempo.

I fasti e la prosperità dell’Asti medioevale, derivanti dall’attività commerciale e creditizia, evocati ogni anno dal Palio e dalle manifestazioni correlate, sono confermati dalle parole di Ogerio Alfieri, antenato del celebre drammaturgo Vittorio, che ci informa come la sua città “nell’Anno del Signore 1280” fosse “colma di ricchezze, chiusa da solide e recenti mura e costituita quasi interamente da molti edifici, torri, palazzi e case da poco costruite”. Ogerio non manca poi di dispensare elogi ai concittadini astigiani giudicandoli “assennati e nobili, ricchi e potenti”.

Il Palio degli Sbandieratori o Paliotto

Il Palio propriamente detto (dal latino pallium, telo di stoffa indossato sopra la tunica romana) è il grande drappo di velluto, congiunto ad un labaro (detto sendallo) con le insegne di Asti e l’effigie di San Secondo, che ogni anno si cuce in due esemplari: del primo viene fatto omaggio al patrono, San Secondo, mentre il secondo è oggetto di contesa tra i ventuno cavalieri impegnati nella corsa a cavallo di settembre. Dalla metà del Cinquecento, con il duca Emanuele Filiberto, furono i Savoia ad assumersi l’onere e l’onore di fornire i drappi alla città. Il Palio, inteso come pezza di velluto, si misura in rasi, antica misura piemontese corrispondente a 60 centimetri: sedici rasi per il Palio della corsa, dieci rasi per il Palio offerto al santo.

Ai nostri giorni la corsa è preceduta da un sontuoso corteo composto da oltre 1200 figuranti in bellissimi costumi d’epoca e da una serie di importanti eventi che scandiscono il periodo dell’attesa: le cene propiziatorie della vigilia, il Palio degli Sbandieratori o Paliotto, in programma il giovedì precedente, il Festival delle Sagre, grandiosa rassegna della cucina astigiana e piemontese con le Pro Loco della provincia che si radunano in Asti proponendo le specialità gastronomiche tipiche del contado.

Dalla metà del Trecento, sotto la signoria dei Visconti, si prese a correre il Palio “alla lunga”, cioè lungo le strade sterrate che da viale Pilone, estremo est della città, giungevano di fronte a palazzo Mazzetti di Frinco, dov’era fissato il traguardo, attraversando la centrale contrada Maestra (attuale corso Alfieri), mentre dal 1861 si tornò all’antico, con la competizione disputata in tondo o alla tonda, cioè seguendo un percorso circolare predefinito, e spostandola nell’appena realizzata piazza del Mercato (poi ribattezzata piazza Campo del Palio).

Dal 1988 per volontà del Comune il Palio si corre nella porticata piazza Alfieri, elegante spazio urbano concepito nell’Ottocento come cerniera tra il nucleo medioevale della città e i quartieri di nuova espansione, applicando un regolamento di gara molto severo, composto da antiche disposizioni integrate da normative più recenti tese a evitare comportamenti pericolosi sia in corsa, sia tra i canapi (cioè alla partenza, che avviene appunto “al canapo”, di fronte ad una grossa e pesante corda lunga 15 metri fatta cadere dal mossiere nel momento in cui l’allineamento tra i partecipanti sia giudicato regolare). Oltre al Palio, ambito premio per il vincitore della corsa, si assegnano ai contendenti, a partire dal secondo classificato, una borsa con monete d’argento, gli speroni, un gallo vivo, la coccarda e l’acciuga.

Si consiglia, a chi desideri approfondire l’argomento, la visita al Museo del Palio, aperto dal 2015 nel cinquecentesco palazzo Mazzola, che ospita anche l’Archivio storico comunale con preziosi documenti che testimoniano le vicende astigiane dal X secolo.

Infine un accenno all’insigne tradizione dolciaria astigiana: per celebrare l’antica manifestazione, profondamente radicata nell’identità locale e tra i punti di forza della vocazione turistica del territorio, la storica pasticceria Giordanino, aperta nel 1912 da Giuseppe Giordanino lungo il centrale e elegante corso Alfieri, ha aggiunto alle tante specialità che ne decretano la fama la cosiddetta Torta del Palio, morbida pasta margherita aromatizzata al liquore Amaretto e ricoperta di cioccolato.


Si ringrazia per le immagini l’archivio fotografico di Astiturismo Agenzia Turistica Locale