di Paolo Barosso 

Il Piemonte sud-occidentale vanta parecchi esempi di residenze neogotiche: fra queste è significativo il castello del Roccolo a Busca, dovuto al marchese Roberto Taparelli d’Azeglio, fratello del più celebre Massimo, statista e pittore, e alla moglie Costanza Alfieri di Sostegno.

Dalla documentazione in nostro possesso risulta che nel 1831 Roberto D’Azeglio acquistò una proprietà nel territorio di Busca, su un’altura poco discosta dall’abitato, comprendente due fabbricati, definiti dal catasto napoleonico “casa” e “casa con cortile”, e una vasta area verde di circa cinquanta ettari, in seguito sistemata a giardino e parco. La dimora che vi si realizzò venne ispirata ai canoni del revival neogotico, con l’accostamento di elementi esotici e moreschi, un approccio stilistico promosso dalla corte sabauda del tempo (il neo-medioevalismo carlabertino) e influenzato dalla cultura d’impronta anglosassone dei marchesi.

Il monumentale scalone a tenaglia

Pur mancando notizie certe al riguardo, è plausibile che il cantiere sia stato diretto dagli stessi proprietari: non è raro infatti il caso in cui la costruzione di dimore neogotiche nel corso dell’Ottocento sia stata eseguita sulla base di progetti forniti dal committente o comunque sotto la sua attenta supervisione.

Particolare del cortile interno con gli archi moreschi

L’intento dei proprietari era probabilmente quello di creare un dimora da utilizzare esclusivamente durante l’estate, come dimostra l’assenza di impianti di riscaldamento, e che si ispirasse nelle forme architettoniche, oltre che al revival neo-medioevale, altresì al gusto tipico dell’epoca per l’orientalismo, evidente sia nelle decorazioni in stile moresco che abbondano negli ambienti interni, sia nelle specie botaniche messe a dimora nel parco, alcune delle quali di provenienza esotica, favorite dal microclima mite della zona.

Le preesistenze dell’attuale complesso, acquistate nel 1831 dal d’Azeglio e risalenti al XIV/XV secolo, sono state in parte inglobate nelle nuove costruzioni e in parte messe in evidenza, valorizzandole secondo il gusto tipicamente romantico per gli edifici in rovina e i manufatti diruti, testimonianza tangibile del tempo che scorre e consuma le cose: questa soluzione è evidente nel fabbricato in pietra a destra del castello, abbellito da due interessanti trifore, originali, e di un coronamento con merlatura a coda di rondine, che potrebbe essere un’aggiunta successiva, concepita nell’ottica di esaltarne l’aspetto medioevale e romantico.

Suggestioni neogotiche negli ambienti interni

Tra le numerose dimore realizzate nell’Ottocento piemontese richiamandosi a modelli medievali si riconoscono due tipologie: la rivisitazione in chiave neogotica di fabbricati già esistenti (è il caso del Roccolo), riplasmati con l’obiettivo di ricostituire un’ipotetica unitarietà stilistica originaria, o la realizzazione ex novo di residenze gentilizie di campagna ispirate all’idea di castello (come già annotavano gli ambasciatori veneziani nelle relazioni cinquecentesche la nobiltà piemontese prediligeva risiedere nelle dimore extraurbane piuttosto che in città, all’uso francese, e questa abitudine pare essersi mantenuta inalterata nel tempo).


Il castello del Roccolo, esempio di riplasmazione in chiave neogotica di edifici preesistenti, con accenti moreschi e orientalistici, si presenta dal prospetto principale come un edificio rettangolare su cui s’innestano due torri cilindriche, secondo modelli anglosassoni. Sulla facciata si staglia un imponente scalone a tenaglia, che incornicia una fontana centrale. Nelle sale interne abbondano le decorazioni a trompe l’oeil e in stucco bianco, con archi moreschi e motivi ornamentali suggeriti dai manuali neogotici (ricorrenti gli intrecci di foglie d’edera e agrifoglio), grandi pareti affrescate che si aprono su vedute di paesaggi con edifici diruti e vestigia antiche, secondo il gusto romantico, e vetri colorati legati a piombo. Il castello conserva in parte l’arredo originario fornito dalla bottega dell’illustre ebanista Gabriele Capello detto il Moncalvo.

Parte degli arredi interni sono stati realizzati dall’ebanista Gabriele Capello detto il Moncalvo

Il parco alle spalle del castello, esteso per 50 ettari, è concepito secondo i canoni del giardino romantico all’inglese, con la natura lasciata (apparentemente) libera di esprimersi: varie sono le specie botaniche anche esotiche (sequoia americana, leccio, liriodendro, osmanto, lauroceraso) che vi prosperano, accanto ad altre comuni, e diversi i manufatti che lo ingentiliscono secondo l’idea romantica del mélange tra elementi naturali e artificiali (statue, nicchie, grotte, finte rovine, cascatelle, ponti, fontane, balaustre). All’interno del parco, che registrò alcuni interventi del grande paesaggista Xavier Kurten, spicca la monumentale struttura delle Serre, realizzata tra 1846 e 1850 e la cappella, che ospita parte degli stalli cinquecenteschi del coro provenienti dalla cappella marchionale di Revello.

Il complesso, che nel tempo ospitò personalità illustri, dai ministri britannici Lord Gladstone e Lord Palmerston alla coppia reale formata da Umberto I e Margherita, appare impostato lungo un asse centrale, un tempo definito da un corso d’acqua, originato da una sorgente ora non più attiva, che attraversava la tenuta alimentando il laghetto e le tre fontane.

La denominazione del sito, Roccolo, deriva dai “roccoli”, le reti impiegate per la cattura degli uccelli di piccola taglia, ma è da registrare l’interpretazione poetica di Silvio Pellico che, dimorando al castello dopo la prigionia nel carcere dello Spielberg, spiegò così in versi l’origine del nome: “…E quel castello La Roccia è detto da ferrigno masso che in bel laghetto specchiasi”, alludendo all’imponente masso che ancor oggi sovrasta lo specchio d’acqua.

Sempre a Busca, sulla collina di Santo Stefano, a ponente della città, giacciono le rovine di un’altra fortificazione, oggi nota come il Castellaccio, fondata nel XII secolo per iniziativa di Guglielmo, figlio di Bonifacio del Vasto, per presidiare la strada verso la Val Maira. Il castello, appartenuto per secoli ai marchesi di Busca, venne conteso da vari principi, i Savoia, poi i marchesi di Saluzzo, gli Angioini, poi ancora i Saluzzo, infine i Savoia-Acaia, cui subentrò dal 1418 il ramo principale. Risale al 1620 l’abbattimento del castello con mine.

Tutte le foto pubblicate sono di Roberto Beltramo

Fonti bibliografiche:

A cura di Micaela Viglino Davico ed Elena Dellapiana Tirelli, Dal castrum al “castello” residenziale. Il Medioevo del reintegro o dell’invenzione, Atti del Convegno di Studi, Torino, 12 marzo – 13 marzo 1999, Celid, 2000

www.castellodelroccolo.it