Il borgo di Monteu Roero (Montèj in piemontese), un tempo noto come Mons Acutus Rotarium (Monte Acuto), è sovrastato dal castello, in posizione dominante sulla distesa collinare del Roero, caratterizzata dall’alternarsi di vigne, noccioleti, frutteti, boschi, e segnata dall’erosione, con pendii scoscesi, forre e calanchi. Il nucleo embrionale del maniero, in origine rispondente alla tipologia del castello-recinto, è fatto risalire alla metà del XII secolo, periodo in cui risulta appartenere ai conti di Biandrate, cui venne confermato il possesso prima dall’imperatore Federico Barbarossa (che si dice vi cercò rifugio per sfuggire ad una pestilenza) e poi da Federico II nel 1248.

Nel 1299 il castello venne venduto ai Rotari (Roero), astigiani, che ne mantennero il controllo, salvo brevi parentesi, sino al 1797, estendendo gradualmente la propria area d’influenza sulle colline della sinistra Tanaro, oggi note come Roero proprio dalla famiglia che vi esercitò la signoria per così tanto tempo. Nel portico del giardino interno è visibile un capitello che reca scolpito lo scudo, sorretto da due figure abbigliate da paggetti, con l’arme dei Roero, formata dalle tre celebri ruote d’argento (sormontate dall’Ercole con la clava che regge il cartiglio con il motto di famiglia A bon rendre).

L’edificio, trasformato in senso residenziale nel XVI secolo e rimaneggiato a fine Ottocento, presenta il corpo centrale allungato a forma di L attorno alla torre e conserva all’interno pregevoli testimonianze del glorioso passato, come i due saloni affrescati tra tardo Cinquecento e Seicento con scene a tema mitologico e, nel salotto adiacente al salone centrale, la raffigurazione pittorica della Vergine che intercede per la liberazione di Bonifacio Roero, caduto prigioniero durante le Crociate (fu lui nel 1358 a guadagnare per primo la vetta del Rocciamelone, al tempo creduta la cima più alta delle Alpi, deponendovi un trittico in ottone inciso a bulino, di fattura fiamminga, raffigurante la Madonna con il Bambino attorniata da San Giovanni Battista e da San Giorgio che trafigge il drago, ora custodito al Museo Diocesano d’Arte Sacra a Susa).

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Redazione piemontèis