di Paolo Barosso

Immerso nella sconfinata distesa dell’est Sesia, nella bassa Novarese, sorge il complesso abbaziale dei Santi Nazario e Celso, fondazione monastica attorno a cui si sviluppò l’abitato, che prese il nome di San Nazzaro Sesia.

L’elegante facciata al fondo del vestibolo, spazio dalla discussa funzione posto tra due ali laterali porticate

L’abbazia benedettina, che oggi si presenta in forme tardo-gotiche quattrocentesche, è originaria dell’XI secolo e se ne riconduce la fondazione tra il 1039 e il 1053 per iniziativa dell’allora vescovo di Novara Riprando e dei suoi fratelli, conti di Pombia.

Dell’originaria costruzione romanica, posta sotto il patronato dei conti di Pombia, poi di Biandrate, rimangono non corpose tracce: tra le più evidenti, oltre all’atrio addossato alla facciata della chiesa abbaziale, è il poderoso campanile, ascritto all’XI/XII secolo, suddiviso orizzontalmente in sette ripiani da cornici di archetti pensili e un tempo provvisto, come tutto il complesso, di “fortilicia”, elementi aggiunti a scopo difensivo, come i beccatelli ancora visibili nella parte sommitale (poi rifatta), che conferivano all’edificio religioso un aspetto militare, di abbazia incastellata, utile a respingere assalti di bande di predoni e compagnie di venturieri.

Il poderoso campanile d’impianto romanico

Un nuovo fervore edilizio si manifestò alla metà del XV secolo quando uno degli ultimi abati regolari, Antonio Barbavara, in carica dal 1426 al 1466, si fece promotore di interventi che impressero un’identità tardo-gotica al complesso, cancellando quasi del tutto la precedente connotazione romanica.

La rinascita architettonica del monastero, impreziosito da affreschi e raffinate decorazioni in cotto, non corrispose però alla rifioritura della vita monastica, condannata a un inesorabile declino, certificato dall’entrata in vigore dal 1472 dell’istituto della commenda, proseguito con la trasformazione in parrocchia nel 1573 e culminato nei provvedimenti napoleonici, con le conseguenti depredazioni e la vendita a privati.

Scorcio del paese di San Nazzaro Sesia, cresciuto nei secoli attorno alla fondazione monastica benedettina

Sorprendenti, per chi visiti per la prima volta all’abbazia, sono alcuni tratti caratterizzanti dal punto di vista stilistico e architettonico.

Il primo che balza agli occhi è l’aspetto “guerresco” del complesso monastico, attestato dal permanere di alcune opere di fortificazione (torrette, merlature, beccatelli) sopravvissute alle azioni di smantellamento imposte nei secoli (risale al 1223 l’ordine del podestà di Milano di eliminare le fortificazioni abbaziali) e in gran parte rifatte nel corso del XV secolo.

Bassa torre cilindrica con merlatura a coda di rondine e tratto della cinta muraria a difesa dell’abbazia

Il secondo elemento è costituito dalle due curiose costruzioni risalenti al XII secolo, aperte in un porticato al piano terra, che, disposte perpendicolarmente alla facciata della chiesa, formano una sorta di lungo corridoio (atrio) che accompagna il visitatore dinnanzi al raffinato portale d’ingresso, realizzato nel XV secolo e arricchito da eleganti lavorazioni in cotto come anche il bellissimo oculo sovrastante.

La funzione originaria di queste strutture a due piani con nartece incorporato (don Mario Capellino), che paiono quasi un prolungamento esterno delle navate laterali della chiesa, non può essere stabilita con certezza e varie ipotesi sono state avanzate dagli studiosi. Alcuni lo hanno interpretato come vestibolo riservato al popolo, che poteva partecipare alla vita liturgica senza interferire con la recita corale del monastero, altri come spazio per l’accoglienza dei pellegrini, altri ancora come cortile o area di ritrovo per i monaci, che avevano in origine le loro celle disposte nelle due maniche laterali.

Il bellissimo oculo sovrastante il portale d’ingresso con le cornici lavorate in cotto a motivi vegetali, floreali, geometrici

Il terzo aspetto degno di nota è il raffinato apparato decorativo, caratterizzato in particolare dalle lavorazioni tipiche della civiltà del cotto piemontese che raggiunse il massimo splendore nel Quattrocento, con l’ornato vegetale (cardo, vite, zucca, ghiande) che s’impose sui motivi geometrici più arcaici e che dalla metà del secolo si arricchì di figure zoomorfe ispirate ai Bestiari medievali, e poi puttini, santi e personaggi di fantasia.

Scorcio del complesso abbaziale fortificato con il massiccio campanile

In questo senso appare significativo il chiostro, realizzato a est della chiesa tra la fine del Trecento e la prima metà del Quattrocento, che conserva anche un interessante ciclo di affreschi del XV secolo dedicati alla Vita di San Benedetto, opera di due pittori diversi, il primo noto come dei “castelli rossi” e il secondo delle “case grigie”, dalla differente cornice architettonica in cui sono inserite scene e figure.

Veduta del chiostro

Il nome del comune, San Nazzaro Sesia, richiama, oltre alla fondazione monastica, un altro elemento, questa volta naturale, che caratterizza il luogo, la vicinanza al fiume Sesia, fonte di ricchezza per i monaci che, sin dal loro insediamento, non solo agirono per bonificare a fini agricoli i paludosi terreni circostanti, ma misero a frutto la proprietà, loro riconosciuta, del guado sulla Sesia (detto guado del Dovesio), riscuotendo il pedaggio dai viandanti che percorrevano la cosiddetta Via Regia.

L’asse viario metteva in comunicazione l’est Piemonte con l’area milanese, connettendosi poi al fascio di percorsi noto come Via Francigena, e in corrispondenza di San Nazzaro s’incrociava con l’altrettanto importante Via Biandrina, che conduceva verso il Biellese e i monti valsesiani, su cui i monaci possedevano alpeggi e ricchi pascoli.

Paesaggio di risaia nell’est Sesia con la torre di Mandello Vitta sullo sfondo

Tutto da esplorare è poi lo scenario naturale in cui il comune di San Nazzaro Sesia è inserito, perché a ridosso del paese insiste un’importante area protetta, il parco delle Lame del Sesia, creato a tutela dell’ambiente caratteristico delle “lame”, stagni di forma arcuata che si sono formati nei periodi di piena, quando il fiume, superati gli argini, ha scavato un nuovo alveo di raccordo tra due anse trasformando il meandro saltato in un bacino di acqua ristagnante, detto “lama”.

A breve distanza sorge poi la Riserva naturale speciale Isolone di Oldenico, con boschi di pioppi, salici, robinie e, fra gli alberi, una garzaia dove nidificano aironi, garzette, nitticore.

Tutte le foto pubblicate sono di Paolo Barosso