continua dalla prima parte

di Cristina Quaranta 

Anche il giovane cavalier Biagio Amedeo ha il vizio del gioco, non sa più farne a meno dacchè quattro anni fa ha incontrato il Ravetti d’Ivrea. L’eporediese risiede a Torino da molti anni ormai, dice di essere impiegato in qualche regio ufficio ma dice anche d’essere chirurgo abilitato. Tutto questo poco importa al patrizio Biagio Amedeo: per lui quel poco di buono è solo il partner ideale per l’azzardo e i giochi proibiti, prima e dopo il regio editto portante la loro proibizione.

Il santuario della Consolata in una vecchia immagine

“Prima della pubblicazione ho perso piccole somme in molte volte sino ad un totale di lire 400, dopo la proibizione ho giocato due fiate e perdute lire 10 il mercoledì passato e lire 15 il giorno dopo, 25 lire in tutto”. Quel mercoledì nel pomeriggio i due si incontrano nelle vicinanze del Monastero della Consolata e si avviano verso la sopanta che si trova nel retrobottega di un margaro che tiene la rivendita di formaggette, appena passata la chiesa delle monache di santa Chiara andando verso il condotto della Consolata, proprio in faccia al sito della Madonnina , per essere precisi.

Per raggiungere tale sopanta occorre salire una piccola scala di legno. In questo piccolo ambiente molto riservato si trova come unico arredo un bavule ed un letto nel quale solitamente riposa tal madama Mosso, che di mestiere fa la sarta e che affitta il locale dal negoziante per il suo mestiere, e dal quale saltuariamente lavora quando scarseggiano i lavori di cucito. Il baule sembra contenere gli effetti personali della donna sebbene non abiti lì, bensì in altra contrada e nemmeno vi consuma i pasti. Tutti sanno, infatti, che ogni giorno nell’ora di pranzo si reca in una vivanderia nei Quartieri dei soldati.

Caravaggio, I bari, olio su tela, 1594 (Fort Worth, Kimbell Art Museum)

Biagio Amedeo gioca per alcuni giorni nella sopanta, scoprendo il Ravetti barare spudoratamente mentre lui perde malinconicamente le sue lire. Sono cadute a terra alcune carte e un “10” era spuntato chissà da dove. Quel giorno è stato comprato un mazzo di carte nuove: lo stesso baro l’aveva richiesto al portiere che gestisce la rivendita clandestina. Da dove uscivano le carte incriminate? Biagio Amedeo scopre così  che il baule oltre la lingeria della madama vi trovano posto altri mazzi di carte nuove e usate, tutte di proprietà del Ravetti a suo uso e consumo e tra queste vi sono quelle comunemente dette “da picchetto”.

Alla compagnia qualche volta si era aggiunto un terzo giocatore e una certa complicità aleggiava fra i due, dirà poi al commissario il povero Biagio Amedeo: avrebbe dovuto capire e andarsene, ma la voglia di giocare e di riguadagnare il perduto con gli interessi è così forte che tutto il resto passa in secondo ordine.

 

La Porta Palatina, che fu sede carceraria dal 1724, come si presentava a seguito degli interventi di ripristino e restauro della seconda metà dell’Ottocento (da www.museotorino.it)

Torna ancora altre volte alla sopanta, il proibito e l’azzardo lo stimolano, talvolta si trova anche la madama Mosso, lei sbircia le puntate e tiene d’occhio i soldi nella scarsella sino a che son terminati.

Ora Biagio Amedeo, figlio del conte Filippo di Scagnello, oltre al denaro ha terminato la sua deposizione davanti al conte Vicario. Forse, nonostante sia residente a Torino da ben undici anni, sta seriamente pensando di far ritorno a casa, a Savigliano, dalla sua famiglia. Oggi ha 23 anni e si sente uno schifo e nulla possiede. Poche ore prima poteva asserire di vivere della pensione mensile corrisposta dal padre; ora non sa cosa ne sarà di lui domani.

Una discreta somma si è volatilizzata, sfumata in un paio di giorni nella sopanta del retro della bottega di formaggette, davanti alla chiesa di Santa Chiara. Biagio nel suo esposto non ha dimenticato di dire che sa scrivere, forse ritiene che almeno questo sia la nota positiva della sua vita. Anche questa volta se la caverà con una ramanzina da parte del Commissario: si sa è giocatore, ma fosse pure baro e truffatore mai si apriranno per lui le porte del carcere delle Torri, che da ben altre persone sono frequentate.

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