continua dalla prima parte 

di Cristina Quaranta

Spese per l’Arte di corte, comprese le ghincaglierie

Le opere d’arte vanno spesso restaurate perciò necessita una compra d’oro di 1000 fogli di terza qualità per il lavoro dell’indoratore Ponticelli che restaura il berlingotto di Sua Maestà. Si restaurano nello stesso tempo 2 piatti detti del cavallo, altri due paia di piatti semplici e 5 dozzine di quelli tondi, una dozzina di posate, 2 zuppiere e 4 candelieri.

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Il berlingotto di re Vittorio Emanuele I di Savoia (1789), unica carrozza reale sabauda del Settecento sopravvissuta alla Rivoluzione Francese e alle depredazioni napoleoniche – esposta a Venaria Reale nel 2013 in occasione della mostra “Si parte Maestà…”

Al mercante Pagliari vengono pagate 3 once d’oro fino, 3 di quello mezzano e 3 grosso che occorreranno agli indoratori Genta e Nuvoli per dorar in pieno la carrozza di parata della duchessa.

Negli anni che seguiranno le spese saranno più o meno le stessa con l’aggiungersi talvolta di voci nuove come una sepoltura o gli stipendi di Giò Batta Pomis primo violino maestro di Cappella e di un controllore di cucina.

Nel 1814, anno della restaurazione si aggiungeranno le spese dell’inchiostro per gli uffici, una pelle di montone al cocchiere per pulire le guarnizioni della carrozza, carta da lettere e scope e ramazzetti: tutto in uso alla Real Casa, comprese una fruttiera e del caffè.

Frivolezze

Nel 1722 il prezzo della carne in Torino oscillava tra tra i 2 soldi e 8 denari e i 2 soldi e 10 denari la libra. Alla Consierge della Vigna della Regina ne vengono consegnate per tutto il tempo della malattia della regina stessa e per suo ordine 3 libre di carne bovina, ½ di pollo al giorno per i pranzi e le cene dei valletti a piè, palafrenieri al mulattiere ed al volontario di cucina da bocca: Giò Viale detto “Limone” al suo servizio.

Per il ballo di Carnevale e quello del 13 aprile, si ordinò agro di cedro per far l’acqua da servire all’Opera e ancora una certa quantità venne usata per il viaggio a Vercelli di S.M. in quel periodo si annotano anche le spese di 10 libre di spirito di vino per Sua Maestà da usarsi sia in città che fuori. Non se ne conosce il motivo ma nello stesso periodo, al guantaio della regina si consegnerà dello champagna.

Per il ballo della sera del 6 gennaio vengono consegnate 36 libre di sale ai mastri confettieri per far congelare i sorbetti da servire al ballo in casa del marchese della Roccia. Per ordine del re si elargiscono a madama Vermut 4 libre di carne e un pollastro più due colombotti a settimana per tutto il mese di febbraio. Così per la custodia dei cani della regina: a Dianina e Italia, non si lesina la carne, a Dagoletta che sta allevando i suoi quattro piccoli oltre la carne si darà anche qualche colombotto. A Sultana e Mignona l’aggiunta di carne.

Galleria degli antenati sabaudi nella Reggia di Venaria Reale – ph Paolo Barosso

Alla cagna di S.M., Svelta, ½ libra di butirro al dì per almeno un mese, fino alla fine di giugno, da mettere nelle sue zuppe, dal momento che sta allevando ben due altri cani oltre ai suoi che ha partorito nel mese di aprile.

Al garzone detto Limone ancora ammalato si daranno le carni avanzate dalle cosce di vitello che sono servite per i brodi della principessa. Giovanni Amoretti d’Oneglia sarà ricompensato con 1 libra di gruviera per aver portato le verdure a S.M., altri donatici ai tappezzieri che han tappezzato piazza San Giovani per la processione del Corpus Domini.

Un fagiano gentile che sarà servito a tavola del Maggiordomo, sarà pagato al faggianaro ben 4 lire e mezzo.

Al ballo del 6 gennaio 1722, dovrà essere servita l’orangiada per questa il giorno precedente vengono recapitati al someliere di bocca 4 dozzine di citroni del Portogallo. La stessa bevanda sarà servita nella stessa quantità in ogni ballo  che si terrà nel corso del Carnevale.

Casa reale

Lo spirito della pubblica economia, la quale è senza dubbio il nerbo delle sostanze dello Stato, e lo stabilimento della comune felicità per ogni ordine di cose essendosi in questi fortunati Stati diramato secondo la nobile idea del Gran Vittorio Amedeo II immaginata e dal memorabile Carlo Emanuele III, gelosamente custodita e sottoquesto glorioso Regno con lodevole zelo mantenuta in vigore con non minor beneficenza s’estese ancora sopra il Governo della real Casa a provvedere con savj regolamenti non meno al troppo giusto decoro d’essa, che alla sicurezza, e tranquillità degl’interessi, che debitamente impegnano e felicemente obbligano le sostanze de’ sudditi al mantenimento, e al servizio delle Reali Persone, ed allo splendore della Corona.

E perché la varietà degl’Impieghi, che sono nella Real Corte e la molteplice diversità delle spese, che vi si fanno, non assoggettasse il maneggio economico d’essa alla confusione del disordine dalla saviezza, e previdenza dei Regolamenti economici fu stabilita una ordinata distribuzione di Persone, ed Uffizi, la quale sotto certi determinati Capi a se richiamasse i varj e diversi affari di questa Generale Azienda.

E tra i Grandi di Corona e gli altri Primi Impiegati d’Onore, dividendosi l’onorevole incarico del loro rispettivo dipartimento coll’autorità di firmare li Mandati degli Stipendi, e delle Spese, che a ciascun grado d’impieghi, e di cose appartengono, vennero così li Regolamenti ad introdurre nel governo economico della Reale Casa un ordine eguale di tutte le parti, che l’amministrazione d’essa compongono degno della Grandezza Reale, e giusto distributore d’ogni cosa che al buon governo possa condurre.

Scudo sabaudo al castello della Manta – ph Paolo Barosso

Ad ogni modo in tanta  moltitudine, e differenza di relazioni, dipendenze e rapporti di Persone, e di Spese, affinché tosto sotto all’occhio di chi ne veglia all’esatta osservanza si metta tutto l’aspetto di questa bella, e ben ordita macchina, e serie del governo economico della Reale Casa, si è stimato acconcio di formare il presente Stato delle Persone addette alla Real Corte, e delle Spese ordinarie secondo la diversità dei Gradi, Uffizi, Stabilimenti ed Appartenenze.

Essendo questo Stato sulla norma dei Regolamenti fedelmente descritto, potrà servire all’opportunità d’agevole e pronto ricorso coll’ajuto di un indice alfabetico, e presenterà ad ogni occasione una giusta relazione delle subalterne dipendenze ai Grandi di Corte, e degli Stipendi, e Spese ordinarie, che formano il Bilancio della Reale Casa.

Oltre a questo Stato, in cui tutto si scorge il ben condotto ordine del Governo economico della Real Casa, alcune osservazioni fattesi in breve tempo sulla disamina delle provviste, e spese eccitarono in ultimo luogo a trattare di certi particolari Capi, che, siccome possono essere per la loro ampiezza, ed importanza i più soggetti al disordine, così debbono meritare ogni più attenta sollecitudine a conoscerli, e vigilante previdenza a moderarli.

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