di Redazione

Victor Vegan, addetto stampa della risorta società, narra i gloriosi trascorsi di questa squadra

Lo scorso 6 settembre, nella sala conferenze di Palazzo Lascaris, sede della Regione Piemonte, abbiamo assistito alla presentazione-rinascita della rifondata Foot-ball Club “Torinese 1894”.

“Torinese 1894”: la squadra

Il presidente Sante Squillace ci ha fatto conoscere la società, lo staff tecnico e la squadra in vista del campionato di terza categoria e Coppa Piemonte, stagione 2018/2019.

Ospiti speciali erano Marco Morelli di Popolo, memoria storica e collezionista, e Loris Fiore, in arte Victor Vegan, attore, regista e storico del calcio italiano degli albori.

Marco Morelli, nipote di Vittorio Morelli, uno dei fondatori del F. C. Torino nel 1906 proveniente dalla Torinese, poi giocatore e allenatore del Torino: gli è stata conferita la carica di presidente onorario.

Victor Vegan ha appositamente realizzato per l’evento un video, tratto dai suoi lavori filmografici, incentrato sull’epopea del club “F. C. Torinese” proiettato durante l’evento. Gli è stato assegnato il ruolo di addetto stampa nella risorta società.

A fine manifestazione gli abbiamo chiesto di tracciare la storia del club “F. C. Torinese”, partendo da questa domanda un po’ provocatoria: «Alfred Dick doveva essere molto arrabbiato quando ha lasciato lo Sport Club Juventus, che aveva appena vinto il primo scudetto, per trasformare la Torinese nel Toro, il 3 dicembre del 1906?».

Così ha risposto Victor Vegan: «In realtà spiace dirlo però il Toro sorse proprio da una grande arrabbiatura. Il presidente Dick voleva cambiare il nome alla Juventus con quello svizzero “Jugend Verein” e in seguito al rifiuto dei soci se ne andò stizzito per cercare velocemente dei soci per fondare, anzi trasformare in appena 3 ore la Torinese nel F. C. Torino, togliendogli pure lo stadio dove giocavano: il Velodromo.

Le radici del calcio torinese, ma anche nazionale, sono assai più antiche della nascita del Genoa Cricket and Football Club, la Società attualmente esistente che porta il nome più antico d’Italia, essendo stata fondata nel 1893 nelle sale del consolato britannico per dare ufficialità ad un circolo che da oltre un anno svolgeva attività sportive anche se al Foot-Ball toccherà aspettare l’arrivo nella città del dottor James Spensley che, associandosi con una quota di 5 lire, iniziò a far praticare il gioco del pallone a Genova.

“Torinese 1894”: (Da sin.): Francesco D’Aguì, Andrea Calabrese, Sante Squillace, Victor Vegan, Omar Pellegrini

Il giuoco del Foot-Ball, come allora veniva chiamato, vede la luce in Italia nella primavera del 1887 ad opera di Edoardo Bosio, gentiluomo di origini svizzere ma torinese di adozione, non ancora a quel tempo commerciante di articoli ottici e fotografici, ma sportsman molto attivo in città, dedito a molte attività sportive.

In occasione di un suo viaggio di lavoro in Inghilterra alla Thomas Adams, per conto dei suoi zii industriali di Sant’Ambrogio di Torino, approfondisce la conoscenza di una nuova attività sportiva che già aveva visto praticare in Svizzera da giovanotti di oltre Manica.

Al ritorno da Nottingham s’è portato un pallone da football, un gioco di maglie rossonere in disuso del Notts Olympic ed insieme a suoi colleghi, che si trasferiscono nell’azienda dei parenti per impiantare i telai di pizzi e merletti, ritorna a Torino intenzionato a fondare un circolo calcistico.

Con la collaborazione di un gruppo di inglesi dipendenti della ditta Thomas Adams di Nottingham, nasce il Foot-Ball and Cricket Club Torino, dedito all’alpinismo, cricket e al canottaggio nel periodo estivo, al calcio, con i colori rosso e nero, nel periodo invernale.

È il primo club in Italia dedito alla nuova disciplina sportiva.

Tra i fondatori del club, oltre a Bosio, troviamo Beaton, Beltrami, Dobbie, Pecco, Savage, Kilpin (futuro fondatore del Milan F. C. che arriverà a Torino solo nel 1891), Weber e altri. La lunga strada del calcio torinese e nazionale è cominciata, grazie alla passione di questi pionieri.

Non è facile comunque svolgere l’attività perché non ci sono terreni di gioco idonei e, soprattutto, mancano le squadre con cui confrontarsi.

Nel 1889 si ha una svolta quando viene costituito un nuovo club dai frequentatori della “patinoire” del Valentino, ritrovo della gioventù bene cittadina. La nuova Società assume la denominazione di “Nobili” e ne fanno parte, tra gli altri, il Duca degli Abruzzi, il Marchese Ferrero di Ventimiglia, il Barone Casana, Nasi, Colongo e altri rappresentanti dell’alto ceto cittadino.

“Torinese 1894”: (Da sin.): Victor Vegan, Sante Squillace, Omar Pellegrini, Marco Morelli di Popolo

La maglia è oro-nera a strisce verticali. Nasce subito una rivalità con la squadra di Bosio, che termina ben presto perché nel 1891 i due club dilettantistici, dopo l’arrivo di Herbert Kilpin, decidono di fondersi dando origine alla prima vera società calcistica italiana il “Foot-Ball Club Internazionale” con i colori sociali arancio e nero a strisce verticali ma anche bianconero e granata.

La nuova squadra inizia una intensa attività di partite amichevoli contro compagini formate da marinai inglesi ma, grazie alla buona conoscenza delle regole da parte di Herbert, praticano per la prima volta il “Foot-ball Association”, sport diverso sia dal calcio-rugby e dal calcio ginnastico praticato prima. Normalmente la formazione è la seguente: Beaton, Kilpin (futuro fuoriclasse del Milan), Dobbie, Lubatti, Schoenbrod (futuro primo presidente del F. C. Torino), Pecco, Beltrami, Weber, Bosio, Savage, Nasi. Nella primavera del 1893 arriva la grande vittoria contro una forte rappresentativa inglese, capace di generare entusiasmo: 2-1 il risultato finale con reti di Weber e Schoenbrod.

Serve però un’altra squadra per giocarci contro e, nel 1894, dalla sezione calcio dei pattinatori del Valentino nasce ufficiosamente una nuova realtà, il F. C. Torinese, sotto la prima presidenza di Ferrero De Gubernatis di Ventimiglia e la supervisione di Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, che tre anni dopo, nella costituzione ufficiale, si invertono i ruoli.

Da alcuni considerata la seconda squadra dell’Internazionale per via dei giocatori prestati nelle medesime, ecco che a quel punto però il gioco del calcio non è più circoscritto alla capitale del Piemonte. Nascono nuove realtà in molte città del settentrione. Possono così essere programmati incontri amichevoli regionali e interregionali. Nasce con sede a Torino la Federazione Italiana del Foot-Ball. Primo presidente è il Conte d’Ovidio e segretario il signor Adolf Jordan. Le Società affiliate sono cinque.

A quei tempi il Genoa, rispetto alle altre contendenti, è una squadra di livello tecnico quasi inarrivabile, anche perché’ inizialmente composta da soli inglesi: sarà poi il dott. Spensley ad inserire nella rosa l’amico Edoardo Pasteur e pian piano far arrivare anche i connazionali. Viene ricordata per tanto tempo come una impresa al limite dell’impossibile la vittoria conseguita sul campo della vicina Porta Susa dai giocatori torinesi sui liguri, che ancora non indossano la storica maglia rossoblù, ma una camicia bianca, la stessa usata dai giocatori del cricket, per 1-0, con rete di Savage.

Immagine della partita Torinese-Juventus disputata nel Campionato del 1904

Nel 1898 la Federazione organizza il primo Campionato Italiano.Viene disputato a Torino in una sola giornata.

In finale arrivano il Genoa e l’Internazionale Torino. Vincono i liguri per 1-0 dopo i tempi supplementari.

L’anno successivo il titolo va ancora al Genoa che batte in finale nuovamente l’Internazionale per 2-0.Questa volta fra le cinque squadre partecipanti c’è anche il F. C. Torinese.

Nel 1900 le due maggiori realtà del calcio cittadino (esisteva anche la Società Ginnastica Torino) il F. C. Torinese e l’Internazionale si fondono e visto che il settanta per cento del capitale necessario a creare la nuova Società è apportato dai soci del primo club, la nuova realtà mantiene quel nome e cioè F. C. Torinese.

Il campionato viene ancora una volta vinto dal Genoa per 1-0 sul F. C. Torinese tra grandi contestazioni per due palloni parati in extremis dai portieri. Giudicato gol valido quello del Genoa e non valido quello dei piemontesi.

Per la squadra oro-nera segue un periodo di crisi, con i migliori giocatori che lasciano il club.  Bosio si ritira per fare il dirigente, Kilpin va a fare le fortune del Milan, Savage quelle della Juventus. Si continua con alterna fortuna e tra mille difficoltà. Sono anni difficili sia dal punto di vista finanziario che da quello sportivo con l’onta di vedere i rivali cittadini della Juventus vincere il campionato del 1905. Nel 1906 il F.C. Torinese rinuncia a iscriversi al campionato e praticamente si scioglie… per confluire nel F. C. Torino, come si diceva all’inizio», così conclude Victor Vegan.

Certo ci vorranno anni prima che la Torinese torni a riprendersi il prestigioso livello che le appartiene dal 1905. Il presidente Sante Squillace, il vice presidente Francesco D’Aguì, il direttore sportivo Omar Pellegrini, gli allenatori Roberto Rossi e Andrea Calabrese si dicono convinti che sarà il campo a parlare e che è meglio non fare proclami ora.

Il presidente onorario Marco Morelli nel suo intervento si è detto molto contento di questa impresa e ha auspicato la partecipazione di altri nipoti di giocatori e dirigenti che hanno fatto grande lo sport torinese di quegli anni. Aggiunge la speranza che la Torinese possa riprendersi il ruolo che le compete nel panorama sportivo ricordando che in essa confluirono le squadre torinesi e dalle sue radici sorse poi il Grande Torino e si sa che senza una radice un albero non produce frutti.

È emerso dagli interventi motivati dei rifondatori odierni e dalle loro brillanti risposte come, pur senza troppe illusioni, siano convinti che grazie al sostegno dei vecchi e nuovi appassionati, si possa andare lontano, pur partendo coi piedi per terra, e così superare tutte le difficoltà connesse al difficile progetto.

Victor Vegan ha dichiarato, nella sua veste di addetto stampa: «Sono onorato di far parte di questa impresa, cercheremo insieme di portare il nome della Torinese il più alto possibile e di ridare agli sportivi quell’antico sapore di lealtà e di passione».