La seconda parte dell’itinerario in Canavese descritto da Giovanni Dughera ci conduce a visitare i borghi di Pavone, Parella e Strambinello, con i loro importanti castelli, seguendo la strada panoramica che tocca Colleretto Giacosa (dove ebbe dimora il letterato Giuseppe Giacosa) e Loranzè Alto, con l’ampia visuale su piana d’Ivrea e Serra.

Pavone si raggiunge aggirando Ivrea direzione Rivarolo-Castellamonte.

Apriamo qui un discorso sulla moda che imperversò in Piemonte dalla seconda metà dell’Ottocento: il recupero, anzi l’idealizzazione che fecero del Medioevo i romantici, come il letterato Giuseppe Giacosa e l’impulso che questo ebbe sul restauro di castello ormai abbandonati o usati come fienili. Il portoghese Alfredo D’Andrade fu il massimo esponente di questa operazione poco filologica, ma evidente testimonianza del fenomeno “neogotico”.

Il castello di Pavone è una tappa basilare dell’itinerario e del discorso ora fatto, in quanto venne restaurato dall’architetto D’Andrade per farne la sua abitazione: egli qui diede quindi il meglio di sé, anche se l’esuberante fantasia cui diede corpo nella ricostruzione è da taluno criticata come eccessiva. Eppure è affascinante vedere i resti del vecchio castello che di colpo si rivestono di materiali, forme, mura evidentemente più “fresche”.

Castello di Pavone - Foto di Giovanni Dughera
Castello di Pavone – Foto di Giovanni Dughera

Un impasto di ciottoli e mattoni che si eleva nelle alti torri poggiate sulle rocce lisciate dal passaggio di antichissimi ghiacciai, con un panorama di vigne e montagne poco distanti. Stupendo il cortiletto interno con un pozzo dai ferri battuti che hanno come tema la vite. Sotto il castello è molto interessante vedere ciò che resta dell’antico ricetto, con le case dai muri “a scarpa”, minute, addossate al castello a chiederne protezione (e così era nel Medioevo).

Pavone è un castello decisamente romantico, ispirato dal letterato Giacosa all’amico architetto D’Andrade.

Il castello è oggi un albergo ristorante di classe.

Da Pavone, trascurando la piatta pedemontana, saliamo leggermente sulla strada panoramica che tocca Colleretto Giacosa, con le sue belle ville fin de siècle, tra le quali la casa di Giuseppe Giacosa, poeta, prosatore e drammaturgo ottocentesco. Questa villa vide ospiti illustri tra Ottocento e Novecento: Giovanni Verga, Edmondo De Amicis, Arturo Toscanini, Eleonora Duse, Giovanni Pascoli, Guido Gozzano: essi lasciarono una  insolita “firma” sulle mura del castello. In alto si eleva il Castelrosso e l’altopiano di Loranzè Alto, nei pressi della cui chiesa si ha un panorama esteso della Serra d’Ivrea e della piana d’Ivrea.

Poco dopo ecco Parella, col suo elegante castello.

Castello di Parella - esterno - Foto di Giovanni Dughera
Castello di Parella – esterno – Foto di Giovanni Dughera

Questo edificio può essere considerato emblematico di quell’epoca nella quale i castelli, persa la loro funzione difensiva a causa dell’invenzione della polvere da sparo (Quattrocento) che rendeva inutili mura e torri, iniziarono a divenire dimore raffinate, di piacere e quindi si ingentilirono le loro forme, decori, arredi.

Castello di Parella - ingresso - Foto di Giovanni Dughera
Castello di Parella – ingresso – Foto di Giovanni Dughera

Parella, pur permanendo in esso le torri, presenta un bel cortile con logge e fontana centrale, dove un tocco di raffinatezza ha inventato “tendaggi” di vite vergine che scendono dai muri a coprire l’arcata cieca dei portoni e delle logge. Ha un bel parco e una stupenda prospettiva di vigneti.

Il castello è attualmente in restauro.

Poco dopo Parella ecco Strambinello, dove gli appassionati di giardinaggio potranno visitare l’affascinante giardino del castello, creato ex novo dal proprietario e che presenta una mescolanza di fiori che ricrea l’atmosfera dei vecchi cortili canavesani, dove lo scambio di piante tra vicini creava una sorta di unico giardino nei paesi.

Castello di Strambinello - Foto di Giovanni Dughera
Castello di Strambinello – Foto di Giovanni Dughera

Abbiamo qui inoltre una profusione di rose antiche, fontane in pietra, panchine create dal proprietario, vasi di Castellamonte sullo sfondo di un anfiteatro verde.

Testo e foto di Giovanni Dughera