di Arconte

Prosegue il nostro esame, sulla scorta del libro di Fausto, dei personaggi dell’entourage del re Vittorio Emanuele II e prendiamo così in considerazione quello che lui indica semplicemente come «Galletti», ovvero il generale Angelo Galletti, nato a Cunico (Asti) nel 1818 e morto a Piossasco (Torino) nel 1886.


Angelo Galletti (da Enciclopedia militare, vol. III)

Angelo Galletti, sottotenente di fanteria nel 1841, partecipa alla campagna del 1848 meritandosi la medaglia d’argento. Nel 1859 coi Bersaglieri si distingue a San Martino, dove rimane gravemente ferito e riceve la croce dell’Ordine Militare di Savoia.

Guadagna una menzione onorevole nella lotta contro quello che al tempo era detto “brigantaggio meridionale” (1861). Colonnello nel 1863, comanda il 1° reggimento Bersaglieri e nella guerra del 1866 la riserva dei Bersaglieri addetta al 1° Corpo d’Armata: si merita una seconda menzione onorevole.

Nel 1868 viene nominato aiutante di campo del Re e nel 1877 passa nella riserva col grado di maggior Generale (Enciclopedia Militare, vol III, 1927).

Fausto così lo presenta:

Il Commendatore Angelo Galletti, già Colonnello de’ Bersaglieri, oggi Generale al riposo, è stato per dieci anni Aiutante di Campo di Sua Maestà, ed uno dei più leali e devoti familiari del Re.

Vittorio Emanuele lo vedea assai di buon occhio, lo trattava molto confidenzialmente, e spesso, quand’era di buon umore, gli faceva degli scherzi o delle facezie.

Galletti gli era veramente affezionato, ed era felice quando poteva stare accanto al Re; tanto per non allontanarsi dalla sua Persona, non si è mai curato d’esser Generale.

Spesso ha accompagnato il Re alle caccie; ed era immancabile al teatro quando v’interveniva l’Augusto Signore; anzi lo aspettava infallantemente all’ingresso del teatro.

Galett, cosa jelo d’ neuv? – gli domandava il Re.

Ritratto di Vittorio Emanuele II

E il buon Colonnello gli narrava tutto ciò che sapeva, roba di questo mondo e dell’altro; e pareva proprio un gazzettino ambulante.

Talvolta il Re, che non avea mai quattrini addosso, si giovava di Galletti come elemosiniere; ed egli era tutto raggiante di gioia quando poteva fare un po’ di bene, segretamente, in nome del suo Signore.

Un’altra specialità del Colonnello si era che quando il Re poneva mano al portasigari Galletti si trovava lì pronto col fiammifero acceso che offriva al Regal fumatore.

Vittorio Emanuele dicea talora per ridere:

– Io tengo apposta Galletti presso di me per fornirmi i brichett – E un giorno o l’altro lo nomino addirittura mio Grande Accendisigaro!

Una sera si era in vari al teatro Apollo, e nell’antipalco Sua Maestà ragionava di varie cose, quando dietro una porta a lastre opache, chiusa, il Re vide spuntar l’ombra del Colonnello Galletti, che, standogli un lume dietro, si delineava magnificamente in profilo.

Bougia nen, Galett! veui fète ‘l ritratt – disse Vittorio Emanuele – E cavando un lapis di tasca (aveva dei lapis in tutte le tasche) disegnò ammirevolmente le sembianze lineari del Colonnello.-

La sera seguente al medesimo teatro, Sua Maestà, facendo capolino dal palco fra un atto e l’altro, per prendere aria, si avvide che lo staffiere di servizio era tutto intento con una pezzola, a cancellare quel ritratto.

– Che fai? – chiese il Re.

– Maestà, sto ripulendo questo vetro, perché un qualche imbecille si è permesso di farvi un disegno col lapis.

– Ebbene lascia stare! perché l’imbecille che ha disegnato sono proprio io!

Poco mancò che lo staffiere non rimanesse come la moglie di Lot, cangiato in una statua di sale.

L’episodio del profilo disegnato ricorda, almeno ai diversamente giovani, la sigla finale del programma “L’ora di Hitchcock” dove compariva una caricatura di profilo del regista, realizzata da lui stesso, accompagnata dalla “Marcia Funebre di una marionetta” di Charles Gunod (1879).

Tornando al nostro Galletti, ci pare un po’ paradossale che uno scrittore non piemontese abbia tramandato il ricordo di personaggi piemontesi, come il nostro Galletti, ormai dimenticati nella nostra regione.

Il web non è ricco di informazioni al loro riguardo perché riporta pochi testi che li citano di sfuggita. Tutto questo non aiuta la ricostruzione della loro biografia. Per nostra fortuna, l’amico dottor Mario Ercole Villa ci è venuto in soccorso con l’Enciclopedia militare cartacea.

Grazie di cuore, Mario!

Enciclopedia militare: arte, biografia, geografia, storia, tecnica militare, vol. III, Il popolo d’Italia, Milano 1927.