di Eugenio Buffa di Perrero *

Le fiabe, dicono gli studiosi, raccontano delle verità universali, in cui il protagonista, attraverso alcuni ostacoli, scopre il proprio valore e riesce a sconfiggere chi non credeva in lui. E’ proprio per il loro valore collettivo che tutte le narrazioni hanno il medesimo incipit: “C’era una volta, in un regno lontano lontano, un prode cavaliere…

Nella vita reale, invece, le stesse vicende sono spesso raccontate con angolature diverse, a seconda del coinvolgimento di chi le narra. E’ compito di ognuno di noi ricercare la verità, sperando di avere gli strumenti per poter afferrarla.

Ma come si potrebbe giudicare la vita di un personaggio che visse tra leggenda e storia, in un passato così lontano, in cui le sue azioni si confondono con la fantasia?

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Vigneti terrazzati a Carema (Alto Canavese)

C’era una volta, circa mille anni fa, un prode cavaliere chiamato Arduino.

Il suo regno non era troppo lontano: era il Canavese, una terra ricca di laghi e vigneti, tra la Serra d’Ivrea, il Po, la Stura di Lanzo e le Alpi Graie…“.

Questo potrebbe essere l’incipit per descrivere le gesta di Arduino d’Ivrea, il marchese che visse tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo.

Ma chi fu, veramente, Arduino?

Per alcuni, un coraggioso difensore della libertà, tanto che, nel XIX secolo, la figura di questo eroe medioevale fu associata alla lotta dell’Italia contro il dominio straniero e Arduino divenne il “Primo Re d’Italia”, quando l’Italia unita ancora non esisteva.

Cattedrale di Ivrea - cripta del vescovo Warmondo (X secolo) - foto di Paolo Barosso
Cattedrale di Ivrea – cripta del vescovo Warmondo (X secolo): affresco raffigurante San Gaudenzio vescovo di Novara – foto di Paolo Barosso

 

Per altri, invece, Arduino fu un usurpatore, un orribile mostro assetato di sangue.

Alla fine del X secolo, il Sacro Romano Impero, fondato pochi anni prima da Carlo Magno, si stava già disgregando: l’unità politica del continente europeo si dissolveva tra lotte intestine.

Lotario, il primogenito, riuscì ad avere vasti domini, che si estendevano da Roma ai Paesi Bassi.

Ma, con lo scoppio di nuove guerre di successione, l’autorità imperiale si indebolì ulteriormente e alcuni potenti aristocratici rivendicarono l’ereditarietà delle terre.

Anscario, primo marchese d’Ivrea, riuscì a ottenere il controllo di un territorio che, proprio da Ivrea, giungeva sino a Milano, ed il suo discendente, Arduino, proclamò la propria indipendenza contro gli Ottoni, la casata del Sacro Romano Impero che si considerava la legittima detentrice del potere.

Scaturirono guerre sanguinose, che videro il nobile Arduino contro l’Imperatore Ottone ed il Vescovo d’Ivrea, Warmondo.

In quegli anni, macchiati da così tanto sangue, l’eporediese diveniva, quasi per miracolo, un rifugio per chi cercava la misericordia di Dio.

Lo Scriptorium di Ivrea elaborò codici miniati straordinari, la città vide ricostruita la Chiesa di Santa Maria, mentre ogni villaggio del Canavese si arricchiva di chiese e affreschi meravigliosi che, ancora oggi, ci fanno commuovere per la ricerca di una bellezza interiore e spirituale. Si onorava Dio, la sua stabilità e la sua perfezione, con la potenza evocativa della pittura e l’armonia silenziosa di pievi che, dall’esterno, non ostentavano alcuna ricchezza.

Negli stessi anni, Arduino veniva scomunicato, per essersi ribellato all’autorità del Papa e dell’Imperatore. Ciononostante, nel 1002, riuscì a ottenere la Corona d’Italia a Pavia, sostenuto da altri cavalieri nemici degli Ottoni.

Ivrea - resti del Chiostro dei Canonici - foto di Paolo Barosso
Ivrea – resti del Chiostro dei Canonici – foto di Paolo Barosso

Dopo anni di continue battaglie, Arduino si ritirò nell’Abbazia di Fruttuaria, un luogo antichissimo, fondata nel 1003 da Guglielmo da Volpiano.

Qui, il nemico della Chiesa vestì il saio e morì il 14 dicembre 1015: probabilmente onorato, forse odiato, sicuramente temuto da tutti.

Alla fine degli anni ’70, una scoperta archeologica all’Abbazia ha riportato alla luce i preziosi mosaici romanici rimasti nascosti per secoli dopo che, nel 1749, sullo stesso sito si costruì una fastosa chiesa barocca.

Le tessere, oggi visibili, rappresentano disegni di grifoni alati, tralci di vite ed aquilotti, che probabilmente rimandano al Sacro Impero Germanico.

Ed è proprio in questi disegni che si può desumere un sistema simbolico piuttosto complesso: il Vecchio Testamento a sinistra, il Nuovo Testamento a destra e, davanti, nel mosaico Ovest, i due “grandi “soli” della visione politica medioevale: il potere spirituale rappresentato dal Papa, ed il potere temporale, quello dell’Imperatore.

Rimane soltanto un dubbio, allora: chi fu, veramente, Arduino?

Guerriero senza dio o devoto fondatore di chiese? ribelle proveniente dalle montagne o grande sovrano nazionale?

In ogni epoca, i miti e le fiabe sono lo specchio dei propri desideri.

Nota della redazione: *per chi fosse interessato, Eugenio Buffa di Perrero, cultore di storia ed enogastronomia piemontese e guida turistica, organizza per sabato 11 aprile, nell’ambito del ciclo “Storia di Torino e Provincia”, un itinerario alla scoperta del Canavese e delle terre di Arduino.

Per informazioni e prenotazioni, cliccare qui: Dal Medioevo al Rinascimento, da Torino al Canavese

Cattedrale di Ivrea - cripta del vescovo Warmondo (X secolo) - foto di Paolo Barosso
Cattedrale di Ivrea – cripta del vescovo Warmondo (X secolo) – foto di Paolo Barosso