Il viaggio in Canavese in compagnia di Giovanni Dughera prosegue con la quinta tappa, che ci condurrà a scoprire i borghi storici di Bairo, con la possente Torre Rossa del ricetto e le memorie del celebre Amaro Dom Bairo, Torre Canavese, con gli affreschi murali eseguiti da artisti russi, e Agliè, resa celebre dai trascorsi sabaudi e dalle villeggiature gozzaniane. 

Bairo. Piccolo paese sospeso tra Medioevo e Ottocento, è dominato dalla Torre Rossa, testimonianza dell’antico ricetto, dalla cui sommità si gode di un dolce panorama del Canavese.

L’abitato di Bairo con la massiccia Torre Rossa – foto di Paolo Barosso

La chiesa, edificio in cotto che pare un barocco al quale sia stato imposto con una mano di fermare e appiattire le sue linee ondeggianti, è un composto esempio di tardo settecento piemontese e dalla piazza appare la Torre illusoriamente sormontata da una cupola barocca, che in realtà appartiene a una chiesa che si trova dietro di essa. Possiamo vedere questo come emblema di due momenti importanti della storia del Piemonte: Medioevo e età barocca che si sovrappose, riplasmando i borghi medievali.

Panorama di Bairo - foto di Giovanni Dughera
Panorama di Bairo – foto di Giovanni Dughera

A Bairo sorge un ex convento del Settecento dove si produsse sino agli anni Settanta del Novecento l’amaro Bairo (poi Dom Bairo) a base di cardamomo, pianta aromatica d’origine indiana, e di trentasei diversi tipi di erbe. Pare che la paternità della ricetta, risalente al XV secolo, sia da ricondursi a Pietro de Micheli, archiatra dei duchi di Savoia, nativo di Bairo e sepolto nel Duomo di Torino.

Il mulino a ruota idraulica - foto di Giovanni Dughera
Il mulino a ruota idraulica – foto di Giovanni Dughera

Esiste qui, lungo il canale di Caluso, derivato dall’Orco, un antico mulino a ruota idraulica, che venne fatto costruire per l’abbeveraggio dei cavalli dal maresciallo di Brissac, governatore e luogotenente generale del Piemonte durante l’occupazione francese del Cinquecento.

Visione invernale di Torre Canavese - foto di Giovanni Dughera
Visione invernale di Torre Canavese – foto di Giovanni Dughera

Indi troveremo Torre Canavese, coi suoi affreschi dipinti da artisti russi sui muri delle case e il castello che ospitò nel 1993 la mostra sui Tesori del Cremlino.

Torre II
Scorcio di Torre Canavese – foto di Paolo Barosso

Agliè

Ad Agliè è d’obbligo una visita alla deliziosa villa “Il Meleto”, costruzione dell’Ottocento ingentilita da aggiunte liberty, come il glicine dipinto sul muro che s’accompagna a quello vero e gli interni dall’arredamento ottocentesco e liberty, che fanno rivivere le poesie di Guido Gozzano, in particolare “Il salotto di nonna Speranza”. Il poeta crepuscolare l’abitò nelle sue villeggiature estive ed è affascinante rivivere questo importante fenomeno legato alla borghesia del Piemonte ottocentesco che si ispirava a mode parigine e londinesi, nonché al più prosaico modo di evitare la calura estiva di Torino. Particolare l’intimo giardino, con tavolini d’epoca, statuette in marmo, glicini e i fiori dei meli che gli danno il nome (visite tutto l’anno, tel. 0124/330150).

La villa Il Meleto - foto di Giovanni Dughera
La villa Il Meleto – foto di Giovanni Dughera

Il castello Ducale, appartenuto a Filippo d’Agliè, brillante cortigiano del Seicento, coreografo di spettacoli dei duchi di Savoia, e al re Carlo Felice di Savoia, è importantissimo per i suoi sfarzosi interni e per il grande parco all’inglese, i giardini all’italiana di siepi di bosso a disegni geometrici e scenografici fondali di grotte, statue, telamoni.

Il castello ducale di Agliè - foto di Giovanni Dughera
Il castello ducale di Agliè – foto di Giovanni Dughera

Stupenda la Fontana dei Fiumi, con sculture raffiguranti allegorie dei fiumi, tritoni, mostri acquatici, delfini, dei e dee legate alla mitologia. Visitabile il parco da maggio a ottobre, il castello tutto l’anno. Il complesso è sotto la tutela della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte.

Testo di Giovanni Dughera

La Fontana
La Fontana dei Fiumi – foto di Giovanni Dughera