di Paolo Barosso

Il Museo di Arte Sacra dell’Alta Val Maira è allestito dal 1998 negli spazi  della Confraternita dell’Annunziata di Acceglio. Visto dall’esterno, l’edificio sacro che ospita la raccolta museale, con la sua semplice facciata culminante nel campanile a vela e le tracce ormai sbiadite di decorazione pittorica, è il frutto di una serie di rifacimenti architettonici e aggiunte realizzati in epoche diverse.

Sono state ragioni di tutela a spingere la locale parrocchia di Acceglio, posta al centro di un’area a forte spopolamento, con conseguente rischio di dispersione e depauperamento del patrimonio culturale religioso, ad assumere l’iniziativa intesa alla creazione di una piccola realtà museale in cui raccogliere, mettere in sicurezza e valorizzare i tanti oggetti d’arte sacra presenti in chiese e cappelle disseminate nei villaggi montanti dell’alta valle Maira.

L’affresco quattrocentesco della Pietà inglobato nell’altare

In accordo con le Soprintendenze preposte, la Regione Piemonte, la Diocesi di Saluzzo e il Comune di Acceglio, si è provveduto a selezionare e restaurare il materiale, esposto al pubblico secondo criteri di allestimento che tengono conto dell’originaria destinazione dell’edificio, preservando i segni lasciati dai secoli in cui questi spazi furono sede di culto e di adunanza dei fedeli.

Oltre la porta settecentesca si apre al visitatore l’aula della chiesa: le teche che conservano i paramenti liturgici evocano la presenza e la funzione del clero, guidando l’occhio sino all’altare, pregevole per gli stucchi dipinti e dorati e per la pala dell’Annunciazione risalente alla metà del Seicento. Nell’altare è inglobato l’affresco quattrocentesco della Pietà, avvicinato ai modi dei fratelli Biazaci di Busca.

Tra le collezioni risaltano per valore artistico una preziosa miniatura quattrocentesca, opera di un miniatore ligure-piemontese (1430-1440), ritagliata da una pagina di corale e raffigurante un episodio della vita di Santa Margherita, e tre pale di Vittorio Amedeo Rapous (Torino 1729-1800),databili agli anni sessanta del Settecento, dipinte per la chiesa dei Cappuccini di Acceglio, insediamento soppresso nel 1802.

Considerato tra i più eccelsi artisti del Settecento piemontese, influenzato dalla coeva pittura francese, il Rapous, oltre alla vasta produzione di pale d’altare, lavorò per la committenza sabauda, eseguendo, tra le varie opere, le sovrapporta per la Palazzina di Caccia di Stupinigi (1765-1768), dove è anche conservato, nella cappella, uno dei suoi capolavori, la Visione di Sant’Uberto. Caratteristico del Rapous è il filone pittorico con quadri raffiguranti putti scherzosi, con significati allegorici, che richiamano le opere di Carlo Van Loo.

Sempre dalla chiesa dei Cappuccini di Acceglio proviene uno dei due dipinti attribuiti a Jean Claret (Fiandre, 1599 – Savigliano, 1679), che fu commissionato al pittore di origine fiamminga, ma naturalizzato piemontese, dalla facoltosa famiglia dei Taffini d’Acceglio, dinastia di militari al servizio dei Savoia, proprietari dell’omonima lussuosa dimora, nota come palazzo Taffini d’Acceglio, costruita nell’antico quartiere dei nobili, lungo l’asse viario della Contrada Maestra, nel cuore di Savigliano.

Per quanto riguarda la pittura, si segnalano ancora una Sacra Famiglia alla maniera di Giovanni Angelo Dolce, vissuto tra la metà del Cinquecento e il primo Seicento, figlio del pittore saviglianese Pietro Dolce, e una Madonna del Carmine accostabile ai modi di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625).

La quattrocentesca scultura della Madonna con Bambino, opera proveniente da San Martino di Stroppo.

Negli spazi del museo, dislocati sue due livelli, sono inoltre visibili opere di oreficeria e sculture d’arte sacra, tra cui si distinguono un San Bernardo da Mentone, protettore dei valichi alpini, proveniente da Albaretto, la Madonna con Bambino da San Martino di Stroppo, il monumentale Crocifisso già collocato nella Cappella di San Maurizio di Lausetto, tutti manufatti quattrocenteschi, e la settecentesca Madonna delle Grazie proveniente dall’omonima cappella di Acceglio.

Il monumentale Crocifisso, opera quattrocentesca proveniente da San Maurizio di Lausetto

L’ampliamento museale avviato nel 2000 ha portato all’inaugurazione di nuove sale, tra cui quella dedicata alle devozioni locali, con una raccolta di tavolette ex-voto e di offerte votive, che comprendono i caratteristici nastri in seta, chiamati liouréos, tipici dell’abbigliamento della valle, e lo spazio destinato a ospitare le opere del pittore di Acceglio Matteo Olivero (Acceglio, 1879 – Saluzzo, 1932).

Autoritratto, opera del pittore accegliese Matteo Olivero (1904).

Tra i maestri dimenticati del Divisionismo, vissuto tra la natìa valle Maira e Torino, l’Olivero si dedicò in una prima fase della sua arte a temi sociali, stringendo amicizia con Pellizza da Volpedo, per poi trasferirsi nuovamente nel Saluzzese, sostenuto dalla madre e da alcuni affezionati collezionisti, concentrandosi su temi legati alla natura e alla montagna.

Morì tragicamente nel 1932, lanciandosi dalla finestra del suo studio a Verzuolo, incapace di superare il dolore dovuto alla morte dell’amata madre, avvenuta due anni prima. A lui è dedicata la Pinacoteca Matteo Olivero di Saluzzo, dove sono esposte molte delle sue opere, realizzate con tecnica ineccepibile.   

I luoghi:

Museo di Arte Sacra dell’Alta Valle Maira ad Acceglio

Pinacoteca Matteo Olivero di Saluzzo

Tutte le foto pubblicate sono di Roberto Beltramo