{"id":1923,"date":"2016-01-05T20:54:12","date_gmt":"2016-01-05T20:54:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=1923"},"modified":"2016-01-05T20:54:12","modified_gmt":"2016-01-05T20:54:12","slug":"il-pelaverga-di-verduno-rarita-enoica-sulle-colline-del-barolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=1923","title":{"rendered":"Il Pelaverga di Verduno, rarit\u00e0 enoica sulle colline del Barolo"},"content":{"rendered":"<p>Tra gli undici comuni inclusi nel <em>distretto del Barolo<\/em> s\u2019incontra <strong>Verduno<\/strong>, borgo delle Langhe albesi dove, tra i filari di vitigni classici del Piemonte, Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Favorita, si fa strada una rarit\u00e0 ampelografica, il <strong>Pelaverga<\/strong>, coltivato su circa quindici ettari, da cui l\u2019azienda vinicola <a href=\"http:\/\/castellodiverduno.com\/ita\/cantina.asp\"><strong>Castello di Verduno<\/strong><\/a>, condotta da Gabriella Burlotto e Franco Bianco, ricava il <strong>Verduno Doc Basadone<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1931\" aria-describedby=\"caption-attachment-1931\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Verduno-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1931\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Verduno-1.jpg\" alt=\"Veduta di Verduno\" width=\"960\" height=\"640\" srcset=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Verduno-1.jpg 960w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Verduno-1-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Verduno-1-600x400.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1931\" class=\"wp-caption-text\">Veduta di Verduno<\/figcaption><\/figure>\n<p>La tradizione assegna al <strong>Beato Sebastiano Valfr\u00e8<\/strong>, nato a Verduno nel 1629, il merito d\u2019aver avviato su queste colline ricche di marne calcaree ed arenacee la coltivazione del vitigno, mettendo a dimora le prime barbatelle della variet\u00e0 <strong>Pelaverga<\/strong> proveniente dal Saluzzese. Il vino da uve Pelaverga, forse introdotte nel territorio di Saluzzo dai monaci di Pagno nell\u2019VIII secolo, da cui il nome di <strong>Pelaverga di Pagno<\/strong>, era tanto apprezzato da papa Giulio II che nel primo Cinquecento Margherita di Foix, consorte del marchese di Saluzzo Ludovico II, riforniva la corte pontificia ogni anno di \u201c<em>una trantena di botalli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Recenti analisi hanno per\u00f2 riconosciuto al vitigno coltivato a Verduno e, in parte, nel territorio di La Morra e Roddi, autonomi caratteri genetici rispetto a quello omonimo del Saluzzese, individuando nelle dimensioni dell\u2019acino la differenza pi\u00f9 evidente tra le due variet\u00e0. Nacque cos\u00ec la distinzione tra <strong>Pelaverga Grosso<\/strong>, presente nel Saluzzese e tra Torinese e Chierese, dove \u00e8 noto come <em>Cari<\/em>, e <strong>Pelaverga Piccolo<\/strong>, con cui s\u2019identifica la variet\u00e0 di Verduno (di diverso ceppo \u00e8 il <em>Peilavert<\/em> canavesano), caratterizzata da maturazione medio-tardiva (principio di ottobre) e resistenza a ritorni di freddo, per via del germogliamento tardivo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1932\" aria-describedby=\"caption-attachment-1932\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pelavergaPiccolo2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1932\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pelavergaPiccolo2.jpg\" alt=\"Grappolo di Pelaverga Piccolo\" width=\"500\" height=\"652\" srcset=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pelavergaPiccolo2.jpg 500w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pelavergaPiccolo2-230x300.jpg 230w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1932\" class=\"wp-caption-text\">Grappolo di Pelaverga Piccolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sopravvissuto a flagelli come la fillossera, ma condannato alla marginalit\u00e0 (veniva venduto come uva da tavola sui mercati torinesi negli anni Cinquanta), il <strong>Pelaverga di Verduno<\/strong> risorse dai primi anni Settanta, quando alcuni produttori presero a vinificarne in purezza le uve, un tempo mescolate nei filari a Barbera e Nebbiolo e utilizzate per rinforzare altri vini. Fra questi pionieri, spicca la famiglia Burlotto, discendente da quel commendator <strong>Giovan Battista Burlotto<\/strong> che, acquistato dai Savoia il castello di Verduno nel 1909, pass\u00f2 alla storia come uno dei padri del Barolo moderno.<\/p>\n<p>Il vino che se ne ricava, insignito della Doc come <strong>Verduno Pelaverga<\/strong> nel 1995 (il disciplinare prescrive l\u2019uso di uve Pelaverga da sole o in concorrenza, nella misura massima del 15%, con altri vitigni a bacca nera non aromatici), risalta per il colore rosso rubino talora con riflessi violacei, i sentori floreali e fruttati con accenti di fragola, le note speziate con predominio del pepe bianco.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1933\" aria-describedby=\"caption-attachment-1933\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/10577191_1554464351510393_697589542508428344_n.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1933\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/10577191_1554464351510393_697589542508428344_n.jpg\" alt=\"Le colline del Barolo vestite d'inverno\" width=\"960\" height=\"578\" srcset=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/10577191_1554464351510393_697589542508428344_n.jpg 960w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/10577191_1554464351510393_697589542508428344_n-300x181.jpg 300w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/10577191_1554464351510393_697589542508428344_n-600x361.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1933\" class=\"wp-caption-text\">Le colline del Barolo vestite d&#8217;inverno<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra i personaggi nativi del borgo spicca il <strong>beato Sebastiano Valfr\u00e8<\/strong>, prete oratoriano della Congregazione Filippina di Torino che, ricordato dalla storiografia sabauda per aver infuso coraggio ai Torinesi durante l\u2019assedio franco-spagnolo del 1706 e dalla tradizione locale come importatore del <strong>Pelaverga<\/strong>, fu cappellano di corte di Vittorio Amedeo II di Savoia e, in questa veste, protagonista d\u2019uno dei tanti aneddoti che tentano di spiegare le origini del motto dinastico FERT. Il Valfr\u00e8, rimproverando a Vittorio Amedeo II le frequentazioni extraconiugali, lo ammon\u00ec con la frase <em>Foemina erit ruina tua<\/em> &#8211; la donna sar\u00e0 la tua rovina &#8211; da cui l\u2019acronimo Fert, in realt\u00e0 gi\u00e0 esistente da secoli.<\/p>\n<p>Attorno alla casa natale del Beato si edific\u00f2 tra il 1888 e il 1940 un santuario, dove si conservano 17 ex-voto che indicano come intercessore il <strong>Valfr\u00e8<\/strong>, in alcuni casi raffigurato con le insegne vescovili, allusione alla nomina ad arcivescovo caldeggiata da Vittorio Amedeo II, ma declinata dal Beato.<\/p>\n<p>Le colline tra Roddi e Verduno, ricoperte in et\u00e0 romana di fitti boschi (la <em>barbarica silva<\/em>), \u00a0furono teatro, secondo Claudiano, nel 101 a.C. della battaglia dei Campi Raudii tra i Romani di Caio Mario e i Cimbri, fatto bellico che altri studiosi, basandosi su Plutarco, situano invece presso Vercelli.<\/p>\n<p>La fondazione del <strong>castello di Verduno<\/strong> risale forse al X secolo, epoca in cui l\u2019incastellamento si manifest\u00f2 sia come reazione difensiva contro Ungari e Saraceni, sia come segno architettonico d\u2019una mappa del potere parcellizzata tra un pulviscolo di <em>domini loci.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_1934\" aria-describedby=\"caption-attachment-1934\" style=\"width: 720px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/12495184_1554464374843724_8854851758118997834_n.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1934\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/12495184_1554464374843724_8854851758118997834_n.jpg\" alt=\"Via di Verduno\" width=\"720\" height=\"960\" srcset=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/12495184_1554464374843724_8854851758118997834_n.jpg 720w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/12495184_1554464374843724_8854851758118997834_n-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/12495184_1554464374843724_8854851758118997834_n-600x800.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1934\" class=\"wp-caption-text\">Via di Verduno<\/figcaption><\/figure>\n<p>La comunit\u00e0 di <strong>Verduno<\/strong>, legatasi al comune di Alba, con cui stipul\u00f2 un patto nel 1197, e successivamente soggetta agli Angioini e ai marchesi del Monferrato, venne poi integrata, con il trattato di Cherasco del 1631, nei domini sabaudi, e del relativo feudo, eretto in marchesato, venne investito il nizzardo Carlo Luigi Caissotti, gi\u00e0 conte di Santa Vittoria, che dal 1737 fece in parte riplasmare il castello su disegno di Filippo Juvarra. Nel 1838 re Carlo Alberto lo acquist\u00f2 per farne un\u2019azienda vinicola, ispirandosi al modello attuato a Barolo dai marchesi Falletti, e l\u2019edificio venne frequentato come dimora di campagna dai membri della famiglia reale, tra cui il figlio di Vittorio Emanuele II, Oddone, che, costretto su una carrozzella, trascorreva il tempo catalogando i fossili delle vicine Rocche Patarine.<\/p>\n<p>Paolo Barosso<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/kiteinnepal.com\/\">Kiteinnepal.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra gli undici comuni inclusi nel distretto del Barolo s\u2019incontra Verduno, borgo delle Langhe albesi dove, tra i filari di vitigni classici del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1931,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,2,11],"tags":[40,39,35,38],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1923"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1923"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1923\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1935,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1923\/revisions\/1935"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1931"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}