{"id":271,"date":"2014-11-20T11:55:06","date_gmt":"2014-11-20T11:55:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=271"},"modified":"2014-11-20T11:55:06","modified_gmt":"2014-11-20T11:55:06","slug":"la-barbera-tra-storia-e-mito","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=271","title":{"rendered":"La Barbera, tra storia e mito"},"content":{"rendered":"<p>Tra i vitigni piemontesi pi\u00f9 noti al grande pubblico, vi \u00e8 senza dubbio <strong>il Barbera<\/strong> (o la Barbera, come dicevano i vecchi monferrini), variet\u00e0 dominante nell\u2019Astesana, ma diffusa un po\u2019 in tutto il Piemonte e anche oltre i suoi confini (ad esempio Colli Piacentini, Bolognesi e di Parma, Oltrep\u00f2 Pavese, ma anche California e Sud America, dove fu portata da viticoltori piemontesi; in Sardegna, invece, la locale Barbera pare piuttosto corrispondere al <em>Carignan<\/em>).<\/p>\n<p>Il processo di specializzazione del vigneto piemontese si concluse nei primi decenni dell\u2019Ottocento, quando si imposero le <strong>variet\u00e0 dominanti<\/strong>, come la Barbera, che prevalse su vitigni \u201cconcorrenti\u201d e fin\u00ec per colonizzare, a partire dal secondo ventennio del XIX secolo, l\u2019Astigiano, caratterizzando la geografia ampelografica del Piemonte sino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Sull\u2019etimologia del nome Barbera si discute ancora oggi: tra le varie ipotesi, vi \u00e8 chi sostiene la derivazione del nome da <strong><em>vinum berberis<\/em><\/strong>, un succo fermentato di bacche selvatiche prodotte dalla pianta detta <em>Crespino<\/em> (<em>Berberis Vulgaris<\/em>), anticamente consumato a Nord delle Alpi, ma che godette di buona fama nel Piemonte tardo-medievale per le supposte propriet\u00e0 terapeutiche. Altri collegano il nome del vitigno Barbera al latino medievale <em>Barberus <\/em>nel significato di irruente, aggressivo, indomito, con allusione al carattere forte, rude, del vino che si ricava da queste uve.<\/p>\n<p>Le prime citazioni scritte della Barbera risalgono al Cinque-Seicento, in documenti relativi ad impianti del vitigno nel Chierese e in una carta conservata a Nizza Monferrato, ma sar\u00e0 il conte Nuvolone, al tempo vicedirettore della Societ\u00e0 Agraria di Torino, ad inserire nel suo studio ampelografico del 1798 il vitigno Barbera nell\u2019elenco ufficiale delle variet\u00e0 coltivate in Piemonte. L\u2019origine autoctona piemontese della Barbera \u00e8 avvalorata anche dalle testimonianze dell\u2019abate Milano e del Gallesio che nei loro scritti (1839) la definirono <strong><em>vitis vinifera montisferratensis<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>E\u2019 probabile che in precedenza si parlasse e si scrivesse della Barbera usando altri nomi, forse <em>Grisa<\/em> o <em>Grisola <\/em>(cio\u00e8 Uva Grigia), accomunando cos\u00ec il vitigno all\u2019uva spina per la spiccata nota acida. Alcuni ritengono che il termine <em>Grilla <\/em>o <em>Grixa<\/em> ricorrente nelle fonti medievali, impiegato ad esempio ai primi del Trecento da Pier de\u2019 Crescenzi nel <em>Liber Ruralium Commodrum<\/em>, indichi una sotto-variet\u00e0 della Barbera attuale (e non il Nebbiolo, come erroneamente creduto dai traduttori seicenteschi dell\u2019opera). Ancora Giovanni Battista Croce cita, nel suo scritto del 1606 sulla geografia ampelografica della Montagna di Torino (la collina torinese), la <em>Grisa Maggiore<\/em>, evidenziandone per\u00f2 la scarsa diffusione in zona e distinguendola con nettezza dal Nebbiolo.<\/p>\n<p>Da segnalare l\u2019esistenza in Piemonte di un\u2019altra variet\u00e0 autoctona, la <strong>Barbera Bianca <\/strong>(chiamata anche Bertolino, <em>Peis\u00ecn<\/em>, <em>Caria l\u2019aso<\/em>), forse originaria dell\u2019areale di Acqui e Alessandria (ma ne \u00e8 attestata la presenza anche nell\u2019Oltrep\u00f2 Pavese), la cui coltivazione \u00e8 oggi praticata da pochi contadini, tra Ovada e Acqui Terme, che ne conservano gelosamente alcuni filari. L\u2019omonimia \u00e8 dovuta alla somiglianza del grappolo (dalla forma allungata) e dell\u2019acino di questa variet\u00e0 a bacca bianca con quello della Barbera.<\/p>\n<p>Dalle uve Barbera si ricavano la Docg <strong>Barbera d\u2019Asti <\/strong>(90% Barbera in concorrenza per un massimo del 10% con altri vitigni a bacca nera non aromatici e idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte) e le Doc <strong>Barbera del Monferrato <\/strong>(minimo 85% Barbera in concorrenza con Freisa, Grignolino e Dolcetto, da soli o congiuntamente, sino ad un massimo del 15%), <strong>Barbera d\u2019Alba<\/strong> (minimo 85% Barbera in concorrenza con Nebbiolo sino ad un massimo del 15%) e Piemonte Barbera (minimo 85% Barbera in concorrenza per un massimo del 10% con altri vitigni a bacca nera non aromatici e idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/10410628_712456348862503_1457597047232666589_n.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-274\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/10410628_712456348862503_1457597047232666589_n.jpg\" alt=\"10410628_712456348862503_1457597047232666589_n\" width=\"720\" height=\"960\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i vitigni piemontesi pi\u00f9 noti al grande pubblico, vi \u00e8 senza dubbio il Barbera (o la Barbera, come dicevano i vecchi monferrini),&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":274,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,11],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/271"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=271"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/271\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":276,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/271\/revisions\/276"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/274"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}