{"id":3762,"date":"2018-02-14T15:48:44","date_gmt":"2018-02-14T15:48:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3762"},"modified":"2018-02-14T16:23:44","modified_gmt":"2018-02-14T16:23:44","slug":"delit-piemont-armus-ciand-ant-pape-dij-tribunaj-una-rissa-mortale-e-un-caso-di-malagiustizia-pessinetto-mezzenile-20-settembre-1868","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3762","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj &#8211; Una rissa mortale e un caso di malagiustizia tra Pessinetto e Mezzenile"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n<p>Questa storia ci viene narrata dal cronista giudiziario della \u201c<em><strong>Gazzetta Piemontese<\/strong><\/em>\u201d, l\u2019avvocato Carlo Mirone, che si firma Curzioncino (M). nella sua \u201cRivista dei Tribunali\u201d del 1\u00b0 aprile 1876. La storia inizia a <strong>Mezzenile<\/strong>, comune del mandamento di Ceres, dove fra la famiglia Vighetti e la famiglia Geninati-Biond sono nati da lungo tempo gravi rancori che hanno provocato una aperta inimicizia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/0f\/00\/6a\/0f006a7bd025ab5ec632b384accec5ba.jpg\" width=\"964\" height=\"613\" \/><\/p>\n<p>Michele Geninati-Biond una volta si \u00e8 rifiutato di vendere ai Vighetti un campicello che questi desideravano, un\u2019altra volta poi Geninati-Biond in una causa civile \u00e8 stato testimone contro Vighetti. Questi ultimi pertanto non perdono nessuna occasione per scagliare <strong>allusioni maligne<\/strong>, insolenze e anche minacce contro Michele Geninati-Biond, il quale ne ha molto timore e si prende ben guardia d\u2019incontrarsi da solo con suoi avversari, i fratelli Carlo e Giovanni Battista Vighetti, rispettivamente di 27 e di 23 anni, ben noti in paese per essere <strong>giovani prepotenti<\/strong>, rissosi e facili a mettere mano ai coltelli.<\/p>\n<p>Una notte i fratelli Vighetti hanno deposto contro la porta della casa dei Geninati-Biond una barella usata per trasportare il letame, sparando <strong>vari colpi di pistola<\/strong>, cosa che localmente \u00e8 considerata cattivo presagio di morte.<\/p>\n<p>Per parecchi mesi, quindi, Michele Geninati-Biond si \u00e8 prudentemente allontanato dal paese ma ha poi finito per ritornarvi ed ha fatto molto male: i fratelli Vighetti, infatti, continuano ad odiarlo, pensano ancora di vendicarsi, anche se, con <strong>atteggiamento subdolo<\/strong> ed ingannatore, fingono di avere dimenticato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/98\/a5\/3f\/98a53fed8de81b30c76fc051bd4a3e42.jpg\" width=\"576\" height=\"398\" \/><\/p>\n<p>A Mezzenile, domenica 20 settembre 1868, Michele Geninati-Biond si trova insieme con i fratelli Vighetti, con Martino e Antonio Pocchiola-Lussia, rispettivamente padre e figlio, e con parecchi altre persone. Tutti insieme fanno la <em>via<\/em> <em>crucis<\/em> in <strong>parecchie osterie<\/strong>.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, dopo aver bevuto e mangiato in quella di Domenico Bodda nella frazione Villa, tutti insieme decidono di fare ancora un\u2019ultima \u2018stazione\u2019 in quella che il segretario comunale, Giuseppe Teppati, tiene nel <strong>borgo di Pessinetto<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell\u2019osteria di Teppati si trovano cos\u00ec aggregati vari giovani di Ceres con altri di Mezzenile: una <strong>circostanza pericolosa<\/strong> perch\u00e9 fra questi paesani vi \u00e8 una forte rivalit\u00e0.<\/p>\n<p>In un primo momento, per\u00f2, la situazione appare tranquilla, i giovanotti bevono e scherzano tutti insieme allegramente. Pare regnare la concordia, che, in apparenza, sembra ristabilita anche fra Michele Geninati-Biond e i fratelli Vighetti. Ma l\u2019armonia dura ben poco: improvvisamente, e senza che si possa capirne il motivo, scoppia un<strong> rumoroso diverbio<\/strong> fra i giovani dell\u2019uno e dell\u2019altro comune: dalle parole si passa presto ai fatti, volano in aria bicchieri e bottiglie, i rissanti si prendono a pugni e si feriscono con i cocci.<\/p>\n<p>In questo parapiglia, il povero <strong>Michele Geninati-Biond<\/strong> si prende <strong>diverse coltellate<\/strong> e cade esanime a terra, dove in breve muore per la forte perdita di sangue.<\/p>\n<p>Il Pretore accorre prontamente con i Carabinieri. Mentre si indaga sull\u2019accaduto, il giovane Antonio Pocchiola-Lussia, ancora in <strong>stato di ubriachezza<\/strong>, vuole entrare per forza nell\u2019osteria. I Carabinieri rifiutano di aprire la porta, lui si mette a insultarli con i titoli di oziosi, prepotenti e simili, estesi anche al Pretore.<\/p>\n<figure style=\"width: 824px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/eb\/22\/8c\/eb228c7db9c288644b5906ae62800d46.jpg\" width=\"824\" height=\"756\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">&#8220;Allegrezza popolare all&#8217;osteria&#8221; di Wilhelm Marstrand<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dopo il fattaccio, i due fratelli Vighetti e Antonio Pocchiola-Lussia si allontanano da Mezzenile. Nel 1876 sono ancora <strong>latitanti<\/strong>. Se ne va da Mezzenile anche Antonio Pocchiola-Lussia, che \u00e8 un bel giovanotto di venticinque anni, alto, biondo, vivace, gi\u00e0 soldato d\u2019artiglieria, nato e residente a Mezzenile dove lavorava come <strong>chiodaiolo<\/strong>. Dopo aver vagato per pi\u00f9 di sei anni in Spagna e in Algeria, dove ha lavorato come minatore, ritorna in Italia e si costituisce volontariamente in carcere, nel gennaio del 1876, per respingere la condanna che lo ha colpito in contumacia come <strong>uccisore di Michele Geninati-Biond<\/strong>.<\/p>\n<p>Chi sono gli uccisori di Michele Geninati-Biond? A questa domanda l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria ha risposto tenendo presente in primo luogo la <strong>grave inimicizia<\/strong> che i Vighetti nutrivano contro di lui, il fatto che sono stati visti alle prese con la vittima. Alcuni coraggiosi testimoni affermano di aver notato che avevano le mani <strong>sporche di sangue<\/strong> mentre uscivano dall\u2019osteria. I Vighetti sono fuggiti e la voce pubblica li accusa di questo misfatto.<\/p>\n<figure style=\"width: 616px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/4b\/65\/b4\/4b65b48d18cb219bdcd572c56cc1951b.jpg\" width=\"616\" height=\"572\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">&#8220;Danza di contadini&#8221; di Mario Sturani<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ma l\u2019autorit\u00e0 giudiziaria pensa che anche il giovane <strong>Antonio Pocchiola-Lussia<\/strong> \u00e8 fuggito, che era anche lui in quella osteria quando avveniva l\u2019omicidio e che si \u00e8 allontanato da Mezzenile e cos\u00ec lo ritiene <strong>complice<\/strong> dell\u2019uccisione di Geninati-Biond. Su queste basi, in verit\u00e0 un po\u2019 fragili, \u00e8 istruito il processo, non solo contro i due fratelli Carlo e Giovanni Battista Vighetti ma anche contro Pocchiola-Lussia: i tre latitanti sono stati accusati dell\u2019<strong>omicidio volontario<\/strong> di Michele Geninati- Biond, commesso in complicit\u00e0 fra loro, e, con sentenza della Corte d\u2019Assisie di Torino del 20 dicembre 1870, tutti e tre sono stati condannati in contumacia ai <strong>lavori forzati a vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Ora che Pocchiola-Lussia si \u00e8 costituito, riprende il procedimento nei suoi confronti. Nei giorni 28 e 29 marzo 1876, viene processato alla Corte d\u2019Assise di Torino, accusato:<\/p>\n<p>1\u00b0 &#8211; di <strong>omicidio volontario<\/strong> di Michele Geninati-Biond, commesso in complicit\u00e0 con i fratelli Vighetti, ancora latitanti;<\/p>\n<p>2\u00b0 &#8211; di <strong>oltraggio<\/strong> all\u2019ufficio di Pretura e all\u2019Arma dei Reali Carabinieri, commesso all\u2019ora una antimeridiana del 21 settembre dello stesso anno.<\/p>\n<p>L\u2019imputato, alle domande del Presidente, afferma che stava pagando il conto mentre i Vighetti e Michele Geninati-Biond stavano litigando nella vicina camera: \u00e8 uscito per <strong>difendere<\/strong> Geninati-Biond ma ha dovuto lottare a lungo con un altro rissante. Dice poi di essere uscito di l\u00e0 con suo padre Martino, di essere andato in altra osteria e nella casa di una famiglia dove vi erano ragazze che gli piacevano. Qui ha saputo del ferimento di Geninati-Biond. Non aveva coltelli, era un <strong>amico affezionato<\/strong> di Geninati-Biond e desiderava ancora vederlo: perci\u00f2 voleva entrare per forza nella trattoria, non sapendo che dentro vi era il Pretore. Aveva dato in escandescenze perch\u00e9 era ancora ubriaco.<\/p>\n<figure style=\"width: 898px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/0e\/f8\/c8\/0ef8c81fa8a1fe366d32032b4dbd319b.jpg\" width=\"898\" height=\"726\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">&#8220;Scena di rissa&#8221; di Bartolomeo Pinelli<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le deposizioni dei vari testimoni ascoltati nelle due udienze, confermano tutta la sua<strong> linea di difes<\/strong>a. \u00c8 provato che non ha preso parte alla rissa con Geninati- Biond perch\u00e9 in quel momento si trovava altrove. Tutti affermano concordi che non poteva essere uno dei feritori.<\/p>\n<p>Quanto poi all\u2019oltraggio al Pretore e ai Carabinieri, questo \u00e8 accertato, ma vari testimoni, tra cui lo stesso Pretore, confermano che in quel momento Pocchiola-Lussia era <strong>ubriaco<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Pubblico Ministero, nella sua requisitoria, chiede ai giurati un <strong>verdetto di assoluzione<\/strong> per l\u2019omicidio e di colpevolezza per l\u2019oltraggio alla pubblica autorit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo punto, le miti richieste del Pubblico Ministero limitano le possibilit\u00e0 di intervento degli avvocati difensori di Pocchiola-Lussia che non possono fare sfoggio di tutta la loro <strong>abilit\u00e0 oratoria<\/strong>. I due parlano comunque a lungo e molto bene, con soddisfazione del pubblico che si pu\u00f2 immaginare formato da molti abitanti di Mezzenile e dei comuni vicini.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/f4\/ed\/24\/f4ed24654f3523d4e9a3c75c78e24b5d.jpg\" width=\"578\" height=\"406\" \/><\/p>\n<p>Grazie alle belle e calorose arringhe dei difensori, i giurati, oltre ad <strong>assolvere<\/strong> l\u2019imputato dall\u2019accusa di omicidio, ammettono anche che nel momento dell\u2019oltraggio, era in <strong>stato di piena ubriachezz<\/strong>a. In base a questo verdetto dei giurati la Corte condanna Pocchiola-Lussia, per l\u2019oltraggio, a due mesi di carcere, il minimo della pena, gi\u00e0 scontato con quello preventivamente sofferto che \u00e8 stato di ben 14 mesi.<\/p>\n<p>Questa storia si inserisce nel vasto filone dei \u201c<strong>crimini del giorno di festa<\/strong>\u201d, ovvero di quelle risse, ferimenti e omicidi che, purtroppo, funestavano con eccessiva frequenza le ricorrenze festive popolari.<\/p>\n<p>Il cronista giudiziario lo considera un<strong> caso di malagiustizia<\/strong>, anche se nel 1876 questa parola \u00e8 ancora sconosciuta, con un innocente che ha sofferto 14 mesi di carcere preventivo prima di essere assolto. Anche se l\u2019immaginario collettivo tende a considerare gli errori giudiziari come un male del passato, da parte nostra non ci sentiamo di affermare che oggi, a quasi centocinquant\u2019anni di distanza, casi del genere non capitano pi\u00f9!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Questa storia ci viene narrata dal cronista giudiziario della \u201cGazzetta Piemontese\u201d, l\u2019avvocato Carlo Mirone, che si firma Curzioncino (M). nella sua&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3763,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,143,237],"tags":[1651,1646,1643,1645,1648,222,1647,1644,1641,1650,1642,1649,1652,299],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3762"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3762"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3762\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3770,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3762\/revisions\/3770"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3763"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}