{"id":3877,"date":"2023-05-01T07:58:00","date_gmt":"2023-05-01T07:58:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3877"},"modified":"2023-05-01T15:49:00","modified_gmt":"2023-05-01T15:49:00","slug":"il-castello-di-masino-dimora-millenaria-dei-conti-valperga-ii-parte-la-rinascita-seicentesca-e-fasti-del-settecento-con-carlo-francesco-ii-vicere-di-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3877","title":{"rendered":"Il castello di Masino, dimora millenaria dei conti Valperga &#8211; II parte: la rinascita seicentesca e i fasti del Settecento con Carlo Francesco II vicer\u00e9 di Sardegna"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Il Seicento \u00e8 un\u2019epoca d\u2019oro, sia per il castello, perch\u00e9 ne segna la rinascita dalle ceneri delle devastazioni cinquecentesche, sia per la famiglia dei conti Valperga, che assurse ai vertici della gloria, grazie a figure come il conte <strong>Carlo Francesco I di Masino<\/strong>, vero artefice insieme con la moglie Maria Vittoria Trotti Bentivoglio della trasformazione del castello avito in <em>maison de plaisance<\/em>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/29\/ad\/ba29adb37c402eebac5d8b13abd89ee9.jpg\" width=\"4252\" height=\"2824\"><\/p>\n<p><strong>Carlo Francesco I<\/strong> rivest\u00ec un ruolo importante alla corte sabauda, prima del suo allontanamento, dovuto alla <em>liaison dangereuse<\/em> intrecciata con la seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, e osteggiata dal figlio, il futuro re Vittorio Amedeo II. Per i soggiorni della duchessa al castello, il conte fece allestire un elegante appartamento, detto appunto di <strong><em>Madama Reale<\/em><\/strong>, con sete raffinate e un sontuoso letto a baldacchino.<\/p>\n<p>Le alte relazioni intrattenute a corte dai membri della famiglia Valperga si riflettono sull\u2019apparato decorativo del <strong>salone dei Savoia<\/strong>, ambiente di rappresentanza ricavato nel mastio medioevale, in seguito adibito a galleria dei ritratti, in cui sono sistemate tele raffiguranti personaggi delle famiglie Valperga e Savoia e, nella parte alta, una serie di ovali con \u201c<em>belle donne<\/em>\u201d. Il salone esibisce sulla volta affrescata gli stemmi associati dei <strong>Savoia<\/strong> e dei <strong>Borbone Francia<\/strong> (a ricordare l\u2019unione di Vittorio Amedeo II con Anna d\u2019Orl\u00e9ans), con catene dorate che sorreggono drappi ornati con croci di Savoia e gigli di Francia e ghirlande in cui ricorrono i temi alternati del giglio e della rosa di Cipro, fiore dell\u2019iconografia sabauda.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/80\/e1\/54\/80e1544474d9550ae4496c71bdb8a2da.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Camera degli ambasciatori di Spagna con l&#8217;imponente letto a baldacchino ricoperto di damasco rosso<\/figcaption><\/figure>\n<p>Adiacenti al <em>salone dei Savoia<\/em> sono le <strong><em>camere degli Ambasciatori<\/em><\/strong>, cos\u00ec chiamate perch\u00e9 concepite come ambienti di rappresentanza sul modello degli appartamenti di corte: in successione si trova la <strong><em>camera degli ambasciatori di Spagna, <\/em><\/strong>con le arme di Filippo V d\u2019Asburgo-Spagna e della consorte Maria Luisa Gabriella di Savoia affrescate sulla volta e altri stemmi riferiti a personaggi legati alla casa regnante spagnola; la <strong><em>camera degli ambasciatori d\u2019Austria, <\/em><\/strong>con gli stemmi dell\u2019elettore Leopoldo Ignazio e della consorte Anna Maria Giuseppina di Baviera accanto a allegorie e arme riferibili alle province dell\u2019Elettorato Palatino e dei domini asburgici; infine la <strong><em>camera degli ambasciatori di Francia<\/em><\/strong>, oggi non pi\u00f9 riconoscibile nell\u2019aspetto originario perch\u00e9 suddivisa in ambienti minori, con un piccolo corridoio che conduce al <strong><em>salottino all\u2019Etrusca<\/em><\/strong>, testimonianza di gusto del primo Ottocento.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e3\/7d\/84\/e37d841dbecd14ff8c3d8f055be72255.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Camera degli ambasciatori d&#8217;Austria con la volta adorna di stemmi affrescati<\/figcaption><\/figure>\n<p>Significativa \u00e8 anche la <strong>cappella<\/strong>, sita nel cuore della parte medioevale del castello, sia per la pala d\u2019altare (1608) attribuita a Guglielmo Caccia detto <strong>il Moncalvo<\/strong> (sulla cimasa si nota l\u2019effigie di San Carlo Borromeo che pare abbia soggiornato al castello nel 1578 durante il viaggio verso Torino per venerare la Sindone), sia per la lapide marmorea, fatta posare nel 1892 da Cesare Valperga di Caluso, che indica la presenza delle spoglie mortali di <strong>re Arduino<\/strong>, conservate all\u2019interno d\u2019una cassetta. I resti vennero in passato contesi tra le due famiglie eminenti del Canavese, i San Martino e i Valperga, che dal marchese anscarico rivendicavano la discendenza.<\/p>\n<p>Seguendo il racconto del Giacosa, fu il conte <strong>Filippo San Martino d\u2019Agli\u00e8<\/strong>, letterato vissuto nel Seicento famoso per essere stato il favorito della prima Madama Reale, a volere il trasporto delle ossa di re Arduino, sepolto alla Fruttuaria, nel castello di Agli\u00e8. Con la vendita nel 1674 della dimora alladiese a re Carlo Emanuele III di Savoia, che la diede in appannaggio al figlio Benedetto Maurizio Maria Duca del Chiablese, i resti mortali di Arduino, per intervento di Cristina di Saluzzo-Miolans, amante di Carlo Francesco Valperga di Masino, vennero traslati nottetempo nel castello di Masino, dove tuttora si trovano. Risale al 1827, regnante Carlo Felice di Savoia, l\u2019ultima ricognizione del contenuto della cassetta, che venne poi benedetta e richiusa, imprimendovi il motto arduinico <strong><em>Sans despartir<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/de\/5c\/f5de5c343a289ee1cacc57042d6d8f8c.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><\/p>\n<p>Nel Settecento si distinsero poi le figure dell\u2019abate <strong>Tommaso Valperga di Masino<\/strong>, matematico e poeta, membro dell\u2019Accademia delle Scienze di Torino, e del fratello <strong>Carlo Francesco II di Masino<\/strong>, che dal 1780 fu <strong>vicer\u00e9 di Sardegna<\/strong> per Vittorio Amedeo III. Entrambi lasciarono la loro impronta di gusto, dettata da differenti interessi e ruoli, nell\u2019arredo della residenza, che vollero rendere pi\u00f9 monumentale e aggiornata ai pi\u00f9 moderni canoni del gusto neoclassico.<\/p>\n<p>All\u2019abate Valperga di Masino si deve la <strong>Galleria dei Poeti<\/strong>, ideata tra 1811 e 1814 quale passaggio di collegamento con il Salone dei Savoia, sorta di antologia dei poeti in cui occupano una posizione di preminenza Vittorio Alfieri, trageda legato da rapporti di amicizia con l\u2019abate, e la poetessa torinese Diodata Roero di Saluzzo.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/48\/80\/68\/488068ee5c3217fb179294414db7b707.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta d&#8217;assieme della Galleria dei Poeti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Al vicer\u00e9 di Sardegna si deve invece, oltre a vari interventi come la posa dei magnifici pavimenti in graniglia di marmo alla veneziana e gli arredi decorati in pastiglia di riso, la chiusura del loggiato del piano terra e primo piano, con la sistemazione nello spazio ricavato di tre nuovi ambienti, modernamente concepiti: la <strong><em>sala delle tre finestre<\/em><\/strong>, la <strong><em>sala dei Gobelins<\/em><\/strong> e la <strong><em>sala del biliardo<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong><em>sala delle tre finestre<\/em><\/strong> \u00e8 un\u2019ambiente concepito in sintonia con il gusto classicheggiante del tardo Settecento, evidente sia negli affreschi delle pareti, dove si alternano sfingi, simbolo della tendenza egittizzante in voga al tempo, piccoli draghi, paesaggi in miniatura, sia nell\u2019arredo, in cui si manifesta l\u2019abilit\u00e0 degli artigiani piemontesi di imitare il grande mobilio intagliato alla maniera del Bonzanigo attraverso l\u2019applicazione di lavorazioni in \u201cpastiglia di riso\u201d. Gli altri due spazi, la <strong><em>sala dei Gobelins<\/em><\/strong> (detta in precedenza<strong> <em>degli Atlanti<\/em><\/strong><em>)<\/em>&nbsp;e la <strong><em>sala del biliardo <\/em><\/strong>(detta in origine<strong> <em>delle Cariatidi<\/em><\/strong>), cos\u00ec chiamate rispettivamente per i rivestimenti delle poltrone in preziosi tessuti fiamminghi e per il grande biliardo, anche se riallestiti secondo le mode dell\u2019epoca, conservano alle pareti le decorazioni realizzate durante la campagna di lavori di met\u00e0 Seicento, dovute a maestranze lombardo-ticinesi.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ee\/d3\/ff\/eed3ff3289c2919e07dce6519ef47050.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Camera degli ambasciatori d&#8217;Austria con il letto a baldacchino in legno dorato rivestito delle originali sete settecentesche<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tale pagina decorativa rimane la pi\u00f9 evidente attestazione di un gusto tardo-manierista d\u2019impronta nordica per le vedute illusionistiche, i finti loggiati, le aperture su sfondi vegetali, l\u2019alternarsi di <strong>cariatidi<\/strong> e <strong>telamoni<\/strong> agghindati con festoni di fiori e frutta, quasi a richiamare quell\u2019architettura topiaria che in antico caratterizzava i fianchi della collina e i possedimenti dei Valperga, e da cui gli stessi ricavavano pregiati vini.<\/p>\n<p>Testimonianza della passione settecentesca per il collezionismo \u00e8 la <strong><em>sala delle stampe<\/em><\/strong>, che mostra alle pareti una serie di raffinate stampe e incisioni francesi e inglesi, mentre il <strong><em>baudoir del vicer\u00e9<\/em><\/strong> esibisce una decorazione parietale con riquadri e grottesche alla pompeiana. Entrambi fanno parte della successione di ambienti che compongono <em>l\u2019appartamento del Vicer\u00e9<\/em> insieme con la <strong><em>camera da letto del Vicer\u00e9<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Spettacolare \u00e8 il <strong><em>salone da ballo<\/em><\/strong>, ricavato nel massiccio torrione rotondo, in cui la sensazione di ampiezza e luminosit\u00e0 risulta accentuata dagli affreschi realizzati verso il 1730, con l\u2019illusionistica apertura verso paesaggi arcadici che si aprono attraverso mossi tendaggi e con la cupola che alterna pilastri e finestre a cielo aperto.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/f9\/4e\/4ef94e83b1c3c2feead3d65e7d7bad02.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il tempietto neogotico in fondo al viale dei tigli<\/figcaption><\/figure>\n<p>All\u2019Ottocento si devono soprattutto interventi che incisero sull\u2019arredo, come nel <em>salotto rosso<\/em> e nella <em>camera da letto del Vicer\u00e9<\/em>, visibilmente riarredata, e di revisione e ampliamento del vasto <strong>parco<\/strong>, reimpostato secondo i crismi del giardino romantico all\u2019inglese, dove, in luogo delle geometrie tipiche del giardino all\u2019italiana, la natura viene apparentemente lasciata libera di espandersi e di crescere <strong>senza costrizioni progettuali <\/strong>con un\u2019alternanza sapientemente dosata di radure e boschi, disseminati di manufatti ispirati alla moda dell\u2019orientalismo e al gusto per l\u2019esotico, ma anche al sogno romantico del Medioevo.<\/p>\n<p>Risale al 1840 il bellissimo <strong>tempietto neogotico<\/strong> in fondo al viale di tigli, mentre tra 1840 e 1847 venne aperta la strada a ventidue tornanti che risale il fianco della collina, facendosi largo nel bosco e terminando presso la cascina svizzera, alle pendici della collina verso Strambino.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f3\/af\/ad\/f3afadb212bbf5334953b798edd1b5ce.jpg\" width=\"960\" height=\"637\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Soffitto all&#8217;interno della torre dei venti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel terrazzamento est, tra il <em>torrione rotondo<\/em> e la <strong><em>torre dei venti<\/em><\/strong>, si trova il <strong><em>giardino dei cipressi<\/em><\/strong>, che reca ancora traccia nel disegno ordinato e geometrizzante del gusto per il giardino all\u2019italiana, mentre all\u2019esterno del recinto castellano, in un\u2019ala indipendente detta \u201c<em>Palazzo<\/em>\u201d, \u00e8 allestito un piccolo <strong><em>Museo delle Carrozze<\/em><\/strong>, con dodici esemplari appartenuti ai conti Valperga.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6a\/8a\/f9\/6a8af971696d85a7481f7b295afb75dc.jpg\" width=\"960\" height=\"720\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Particolare del giardino dei cipressi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Fonti bibliografiche:<\/p>\n<p>Augusto Cavallari Murat,&nbsp;<em><span id=\"productTitle\" class=\"a-size-large\">Tra Serra d\u2019Ivrea Orco e Po,&nbsp;<\/span><\/em><span id=\"productTitle\" class=\"a-size-large\">Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1976, Torino<\/span><\/p>\n<p class=\"a-section a-spacing-micro bylineHidden feature\">AA.VV.,&nbsp;<em>Atlante castellano. Strutture fortificate della provincia di Torino,&nbsp;<\/em>Celid, 2007, Torino<\/p>\n<p>M.L. Tibone e L.M. Cardino,&nbsp;<em>Il Canavese, terra di storia e di arte<\/em>, coll. Percorsi d\u2019arte in Piemonte, Omega ed., 1993, Torino<\/p>\n<p><em>Tutte le foto pubblicate sono di&nbsp;<strong>Roberto Beltramo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il <strong>castello di Masino<\/strong> \u00e8 stato affidato al FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 1987 per volont\u00e0 dell&#8217;ultima abitatrice della dimora, Virginia Leumann, moglie del conte Cesare Valperga, e del figlio, conte Luigi Valperga di Masino. Compito del FAI \u00e8 di prendersi cura del complesso, preservando la memoria storica della prestigiosa e antica famiglia dell&#8217;aristocrazia piemontese che vi ha dimorato per cos\u00ec tanti secoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso&nbsp; Il Seicento \u00e8 un\u2019epoca d\u2019oro, sia per il castello, perch\u00e9 ne segna la rinascita dalle ceneri delle devastazioni cinquecentesche, sia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6657,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,14,27],"tags":[1050,1877,1881,1880,1006,1879,1876,1102,274,445,1872,1873,1819,1884,439,1882,144,1883,1823,1856,1875,1814,1878,380,1103,1871,1818,1874,272,1111],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3877"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3877"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3877\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6659,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3877\/revisions\/6659"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6657"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}