{"id":4450,"date":"2019-01-16T16:21:07","date_gmt":"2019-01-16T16:21:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4450"},"modified":"2019-01-16T16:31:12","modified_gmt":"2019-01-16T16:31:12","slug":"i-barabba-torinesi-nel-volume-collettaneo-torino-1880","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4450","title":{"rendered":"I barabba torinesi nel volume collettaneo \u00abTorino 1880\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n<p>Concludiamo la nostra ricognizione sui <strong>barabba torinesi.<\/strong> Dopo aver esaminato i due studi di fine secolo apparsi sulla rivista scientifica \u00ab<em>Archivio per lo studio delle tradizioni popolari<\/em>\u00bb sul finire del \u2018900, prendiamo ora in esame gli scarsi accenni a questo fenomeno comparsi in precedenza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/68\/e6\/3668e6c1f33947a2fde7606dbe7fe88e.jpg\" width=\"600\" height=\"480\" \/><\/p>\n<p>Quello dei barabba torinesi \u00e8 un fenomeno di devianza dei <strong>giovani operai<\/strong>. Il barabba incarna il prototipo del \u201ccattivo\u201d operaio: pessimo soggetto che non ama il lavoro, \u00e8 pronto alle risse e recidivo nel ribellarsi alla forza pubblica, che ama starsene all\u2019osteria, che frequenta cattive compagnie, che spesso \u00e8 disoccupato e incute timore agli onesti e pacifici cittadini.<\/p>\n<p>Il modello ideale di questa <strong>categoria sociale<\/strong> \u00e8 dato dall\u2019operaio buon lavoratore, buon cittadino, ben inserito nel contesto della societ\u00e0 torinese, scandito anche dalla collocazione delle abitazioni, illustrato da Vittorio Bersezio nel 1899, ma con riferimento alla met\u00e0 circa dell\u2019Ottocento: \u00ab<em>Un <strong>palazzo torinese<\/strong> era un modello in azione del corpo sociale<\/em>\u00bb perch\u00e9 al piano terreno vi erano collocate le botteghe, negli ammezzati i bottegai; al piano superiore noto come \u201cpiano nobile\u201d abitava l\u2019aristocrazia e quindi la ricchezza; negli altri piani successivi la borghesia, di grado sempre minore via via che si saliva di piano e infine, nelle soffitte, il popolo.<\/p>\n<p>Questa coabitazione, secondo Gian Luigi Bravo porta ad una condivisione di sentimenti, di vicende ed a forme spontanee di <strong>solidariet\u00e0 interclassista<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019operaio, oltre che ligio alle leggi, deve essere riconoscente alla beneficenza, pubblica e privata, resa indispensabile dalla precariet\u00e0 delle sue condizioni economiche, visto che i salari permettono appena la sopravvivenza e una malattia o un incidente possono gettare la famiglia sul lastrico.<\/p>\n<p>L\u2019operaio ideale \u00e8 quindi \u00ab<em>onesto, misero e sfortunato ma rassegnato e mai invidioso o ribelle, e neppure soltanto critico o informato,<\/em> [\u2026] <em>accettava con gratitudine e benedizioni ogni soccorso<\/em>\u00bb per usare le parole di <strong>Gian Luigi Bravo<\/strong>.<\/p>\n<p>Le deviazioni rispetto a questo schema comportamentale implicano il passaggio nella categoria dei <strong>\u00ab<em>barabba<\/em>\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d2\/f2\/58\/d2f2583644e25511ac791281dadc1919.jpg\" width=\"979\" height=\"607\" \/><\/p>\n<p>Il \u201cdisagio\u201d di parte degli operai torinesi che pu\u00f2 portare ad atteggiamenti da \u00ab<em>barabba<\/em>\u00bb, sistematici o saltuari, \u00e8 ben noto ai giornalisti torinesi del tempo: nel 1869, ad esempio, la \u00ab<em>Gazzetta del Popolo<\/em>\u00bb ha tentato di analizzare e motivare il fenomeno degli <strong>scambi di coltellate<\/strong> fra operai conseguenti alle loro solenni e sistematiche <strong>ubriacature domenicali<\/strong>.<\/p>\n<p>Il complesso fenomeno dei barabba torinesi viene poco studiato.<\/p>\n<p>Fino agli anni \u201880 dell\u2019Ottocento la causa del cattivo comportamento degli operai, analizzata soprattutto dai quotidiani, viene indicata nel vino e nella <strong>scarsa voglia di lavorare<\/strong>, senza implicazioni politiche. Successivamente si vogliono associare i cattivi comportamenti alla presa di coscienza dei propri diritti, a rivendicazioni sindacali e politiche, all\u2019adesione a \u201cfuneste\u201d ideologie.<\/p>\n<p>\u00c8 molto interessante in questo senso il libro \u201c<strong>Torino 1880<\/strong>\u201d. Questo volume collettaneo di 1.000 pagine, edito dalla casa editrice torinese Roux e Favale in quello stesso anno, si propone di offrire un quadro dei molteplici aspetti della nostra citt\u00e0 il pi\u00f9 possibile completo ed esaustivo, visto che raccoglie i contributi di 26 \u201cesperti\u201d cittadini.<\/p>\n<p>Alcuni sono ancor oggi noti, come Edmondo De Amicis, Giuseppe Giacosa e Vittorio Bersezio, altri pi\u00f9 o meno vagamente ricordati (se non altro dalle vie loro intitolate) come Michele Lessona, Giacinto Pacchiotti, Padre Francesco D\u2019Enza, Nicomede Bianchi, Valentino Carrera, Leopoldo Marenco, Corrado Corradino, Giovanni Faldella, e infine molti ormai dimenticati, Alberto Arnulfi, Carlo Anfosso, Roberto Sacchetti, Stanislao Carlevaris, D. Busi-Aime, G. Gloria, G. C. Molineri, Francesco Gamba, Mario Michela, G. B. Ferrante, G. Bercanovich, Vittorio Turletti, Nino Pettinati, G. B. Arnaudo, Luigi Roux.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a0\/4f\/85\/a04f85b75d3bbffb3f73b41c6634b105.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"699\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Interno di uno stabilimento torinese: la fabbrica Diatto di via Frejus (dal gruppo fb \u201cTorino sparita su facebook\u201d)<\/figcaption><\/figure>\n<p>In questa notevole massa di informazioni, i barabba trovano posto soltanto per due brevi citazioni.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 di <strong>Alberto Arnulfi<\/strong> (Torino, 1849 \u2013 Roma, 1888), autore di poesie e commedie in lingua piemontese scritte con lo pseudonimo di Fulberto Alarni, nel capitolo \u201c<em>Vita torinese<\/em>\u201d. Arnulfi insiste sulla distinzione fra gli operai, quelli onesti e quelli \u00ab<em>falsi<\/em>\u00bb quando scrive: \u00ab[\u2026] <em>gli operai hanno acquistato assai maggiore importanza che prima non avessero. Si sono ordinati e disciplinati in potenti sodalizi, si sono istruiti nelle scuole appositamente istituite e si sono capacitati della loro forza<\/em> [\u2026] <em>E se la miglior parte di essi si vale di questa nuova<\/em> <em>importanza per occupare nella Societ\u00e0 il posto che spetta per diritto all\u2019onesto ed intelligente figlio del lavoro, vi \u00e8 altres\u00ec l\u2019operaio che, <strong>incline al vizio<\/strong> ed insofferente di ogni freno, spadroneggia nei borghi e nei rioni a detrimento della pubblica morale, della tranquillit\u00e0 e della sicurezza dei pacifici Torinesi.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/74\/32\/c47432c2abf12fa0694c037fd163555a.jpg\" width=\"688\" height=\"960\" \/><\/p>\n<p>Questo falso operaio che lavora soltanto alcuni giorni della settimana, che s\u2019impanca nelle bettole colla ganza, di dove uscendo schifosamente briaco d\u00e0 ributtante spettacolo di s\u00e9, che per mantenersi nel vizio deve necessariamente ricorrere alla frode e al ladroneccio\u00bb, questo \u00abfalso operaio\u00bb appartiene, secondo Arnulfi, alla <strong>categoria dei barabba<\/strong>.<\/p>\n<p>Si tratterebbe, secondo questo autore, di una \u00ab<em>nuova<\/em>\u00bb categoria: \u00ab[\u2026] <em>nuova fra noi nella sostanza e perfino nella parola, che non si trova peranco registrata in niun vocabolario del vernacolo piemontese<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Questa interpretazione appare decisamente riduttiva, soprattutto se messa a confronto con l\u2019imponente massa di <strong>citazioni giornalistiche<\/strong> delle malefatte dei barabba risalenti al decennio precedente. Un po\u2019 patetico appare il tentativo di esorcizzare il fenomeno invocandone una presunta origine extratorinese perch\u00e9 il vocabolo barabba non \u00e8 piemontese. Arnulfi doveva sicuramente sapere che la barabberia rappresentava una evoluzione delle <em>C\u00f2che<\/em> giovanili della Torino preunitaria, anche se etichettata con un termine milanese!<\/p>\n<p>La seconda citazione viene da <strong>Carlo Anfosso<\/strong> (Torino, 1846 \u2013 Roma, 1918), medico, naturalista, docente nei licei di Venezia, Milano e Roma e autore di testi di divulgazione scientifica, legato agli ambienti scientifici positivisti che hanno come esponenti Faldella, Lessona, De Amicis (coautori nel libro \u201cTorino 1880\u201d) e Lombroso.<\/p>\n<p>Anche Anfosso, autore del capitolo \u201c<em>Torino industriale<\/em>\u201d, minimizza la <strong>barabberia torinese<\/strong>. \u00ab<em>L\u2019operaio torinese non pu\u00f2 dar estro ai lavori letterar\u00ee della scuola nuova naturalista e sperimentale, come la chiama lo Zola, che ne \u00e8 il gran mastro internazionale. Il vino generoso dei nostri colli piemontesi, bevuto largamente la domenica, lo pu\u00f2 indurre all\u2019allegria chiassona, alla canzone un po\u2019 sgangherata, e ad un equilibrio meno stabile di quello che vuole la fisiologia; ma l\u2019<strong>ubbriachezza<\/strong> non \u00e8 piaga del nostro ceto operaio, come lo \u00e8 in altre citt\u00e0 industriali. In quanto all\u2019abuso della acquavite \u00e8 cosa rarissima. Quel brutto figuro del barabba, insolente e briccone, che ci fu importato dal di fuori, viene scomparendo fra di noi: i compagni stessi, la fermezza degli industriali, i benefizi dell\u2019istruzione ci liberano di questo gramo germoglio, che faceva torto alla dignit\u00e0 del nostro ceto operaio<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0a\/8d\/63\/0a8d632157f7453ca992c58c21eb3f8e.jpg\" width=\"608\" height=\"960\" \/><\/p>\n<p>E pi\u00f9 avanti: \u00ab<em>\u00c8 raro quell\u2019infausto vezzo della <strong>lunediata<\/strong>, riservato solamente agli operai di second\u2019ordine: i proprietar\u00ee di fabbriche, colla loro insistente severit\u00e0, sono riusciti a sradicare questa mala erba quasi del tutto dalle abitudini operaie<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Quelle di Arnulfi e di Anfosso sono affermazioni che si possono facilmente spiegare col desiderio di fornire ai lettori una immagine fortemente positiva della vita cittadina torinese ma che vengono ampiamente smentite dalla cronaca dei giornali e, soprattutto, dagli studi di Giovanni Saragat pubblicati all\u2019inizio del Novecento!<\/p>\n<p>Anfosso C., <em>Torino industriale<\/em> in AA. VV., <em>Torino 1880<\/em>, Torino, 1880, citato da Levra U., <em>Dalla citt\u00e0 \u00abdecapitalizzata\u00bb alla citt\u00e0 del Novecento<\/em> in Levra U. (a cura di), <em>Storia di Torino. Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915),<\/em> Vol. VII, Torino, 2001.<\/p>\n<p>Arnulfi A., <em>Vita torinese<\/em>, in AA. VV., <em>Torino 1880<\/em>, Torino, 1880.<\/p>\n<p>Bravo G. L., <em>Vita quotidiana e tradizioni popolari<\/em> in Levra U. (a cura di), <em>Storia di Torino. Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915)<\/em>, Vol. VII, Torino, 2001.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Concludiamo la nostra ricognizione sui barabba torinesi. Dopo aver esaminato i due studi di fine secolo apparsi sulla rivista scientifica \u00abArchivio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4454,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,143,22,237],"tags":[2358,2359,2348,2349,2360,2356,2357],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4450"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4450"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4450\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4452,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4450\/revisions\/4452"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4454"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4450"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4450"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4450"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}