{"id":4535,"date":"2019-03-07T10:29:05","date_gmt":"2019-03-07T10:29:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4535"},"modified":"2019-03-07T11:04:52","modified_gmt":"2019-03-07T11:04:52","slug":"la-lomellina-del-quattrocento-la-nascita-del-ceto-neofeudale-tra-interferenze-ducali-presenza-della-citta-e-rivendicazioni-comunitarie-iii-parte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4535","title":{"rendered":"La Lomellina del Quattrocento: la nascita del ceto neofeudale tra interferenze ducali, presenza della citt\u00e0 e rivendicazioni comunitarie &#8211; III parte"},"content":{"rendered":"\n<p>Continua dalla seconda parte: <a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4523\">Le devastazioni di Facino Cane e l&#8217;avvento di nuove signorie <\/a><\/p>\n\n\n\n<p>di Fabio Occhial<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo Quattrocento si ebbe anche un parziale recupero delle grandi famiglie pavesi, ma i <strong>nuovi signori lomellini <\/strong>furono soprattutto dei \u201cforestieri\u201d. Tra di essi i milanesi Crivelli, che furono ricompensati per aver ceduto la piazzaforte di Pizzighettone ed ottennero l\u2019investitura nel feudo di Dorno e Lomello, nonch\u00e9 il titolo di conti palatini. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2a\/0c\/8c\/2a0c8c7ad8d08b357ffc6ae05bd07d11.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Paesaggio agrario tipico della Lomellina &#8211; foto di Andrea Dall&#8217;Erba<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dopo Dorno e Lomello ai Crivelli, il duca don\u00f2 a Cicco Simonetta, primo segretario, una grande possessione a Sartirana con il castello, la rocca, il recetto e varie entrate, concedendogli poi in feudo la giurisdizione oltre agli importanti diritti di acque, benefici vari e privilegi. Tra le infeudazioni a persone non autoctone, va menzionata quella di Ottobiano nel 1455 ai <strong>Rossi di Piacenza<\/strong>, famiglia legata all\u2019importante corte piacentina degli Scotti, mentre il custode del castello di Pavia Bolognino Attendolo, un soldato braccesco di origini modeste, ricevette Olevano e Ceretto; erano due piccole terre, gi\u00e0 tolte ai nobili omonimi, ma si aggiungevano alla prestigiosa contea di Sant\u2019Angelo Lodigiano. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Ottanta,&nbsp; <strong>Ludovico il Moro*<\/strong> svilupper\u00e0 invece una radicale politica antifeudale sia mediante una nuova&nbsp; legislazione mirante a&nbsp; limitare le prerogative signorili, sia mediante imposizioni fiscali sui feudi e mediante attacchi diretti alle casate aristocratiche, tanto che si parler\u00e0 per quest\u2019epoca di una \u00abrottura della normale trasmissione del feudo\u00bb. Il Moro, non ancora duca ma <strong>luogotenente del ducato<\/strong>, costru\u00ec una sua area di \u201caffinit\u00e0\u201d mediante l\u2019ausilio di donazioni e infeudazioni a una cerchia di&nbsp; favoriti, rimodellandone efficacemente&nbsp; la societ\u00e0 politica. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b3\/f8\/1a\/b3f81a60d408be392efd335d6f55192d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> <br> Ludovico Maria Sforza detto <em>il Moro<\/em> (Milano, 3 agosto 1452 \u2013 Loches, 27 maggio 1508) &#8211; opera conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>All\u2019interno di queste dinamiche contarono preminentemente&nbsp; gli interessi&nbsp; di Ludovico il Moro \u2013 possessioni e aziende agrarie, riserve di caccia, castelli \u2013 tra Vigevano, Gambol\u00f2 e altre localit\u00e0 della Lomellina, dove il luogotenente del ducato risiedeva per gran parte dell\u2019anno. Il feudo tese&nbsp; a indebolirsi nel suo connotato di bene camerale, avvicinandosi sempre pi\u00f9&nbsp; alla <strong>propriet\u00e0 totale<\/strong> e incondizionata, sostenuta dalla forza economica e dalle relazioni personali del nuovo signore dove questi consolidava la sua posizione mediante imponenti acquisti di terre, di possessioni, di diritti di acque e di nuove entrate fiscali.  <\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto con le comunit\u00e0 divenne pi\u00f9 solido e duraturo, con pi\u00f9 ampie e importanti ricadute sulla vita locale. Esemplare \u00e8 <strong>il caso dei Crotti<\/strong>, i quali&nbsp; furono tra i primi ad abbinare la concessione feudale alla penetrazione fondiaria. Segretari e consiglieri viscontei, nel 1432 i Crotti approfittarono &#8211; forti della loro posizione &#8211; di un momento critico di una famiglia gi\u00e0 molto cara ai Visconti, i Porro conti di Pollenzo, dai quali acquistarono vaste tenute a Robbio e in un gruppo di <strong>localit\u00e0 del Novarese<\/strong> (Vinzaglio, Casalino e altre). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/25\/f5\/85\/25f585fb1f4c1b42e2efd0f963219ab0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gian Giacomo Trivulzio, condottiero e uomo politico spregiudicato, coinvolto nelle complesse vicende del ducato di Milano tra fine XV e inizio XVI secolo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Successivamente, le propriet\u00e0 si estesero e si localizzarono al confine tra Lomellina e Novarese lungo il corso della <strong>roggia Nova<\/strong>, che venne ribattezzata <strong>roggia Crotta<\/strong>; nel secondo Quattrocento le acquisizioni della famiglia \u00ab<em>ubbidivano a una sola strategia, (\u2026) impadronirsi dell\u2019intero e importante corso d\u2019acqua in modo da sfruttare tutte le potenzialit\u00e0 di energia idrica e ogni possibilit\u00e0 di irrigazione<\/em>\u00bb (Andenna, Grandi casati e signori feudali cit., pp. 33-45, 39 ss.). <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La concessione feudale non pot\u00e9&nbsp; quindi che convalidare la <strong>penetrazione fondiaria privata<\/strong>: prima l\u2019acquisto di terre, poi grazie alle benemerenze cortigiane, la concessione feudale dal principe e quindi l\u2019ulteriore radicamento fondiario mediante acquisti oppure con modalit\u00e0 pi\u00f9 aggressive, per esempio scorporando beni gi\u00e0 comunali e portando attacchi ben condotti alla vasta propriet\u00e0 ecclesiastica locale. In questa direzione, si mosse con progetti e&nbsp;pressioni il&nbsp; feudatario Giovan Pietro Visconti sulla <strong>comunit\u00e0 di Breme,<\/strong> che infine gli \u201ccedette pacificamente\u201d pascoli e rive lungo il Ticino. Anche la comunit\u00e0 di Gambol\u00f2 si trov\u00f2 a lottare e infine rassegnarsi a cedere cospicue estensioni di terre e boschi prima a Ludovico il Moro, impegnato nelle sue aziende modello e intento ad accaparrare spazi destinati alle caccie e successivamente a <strong>Gian Giacomo Trivulzio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/2b\/ae\/f52bae7240e96108564c021b70dcab38.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Francesco Simonetta, noto come Cicco Simonetta<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un interessante rapporto feudale \u00e8 quello che si stabil\u00ec tra <strong>Cicco Simonetta <\/strong>e le comunit\u00e0 soggette e infeudate di Sartirana, Valle, Castelnovetto, Carosio e Bordignana: queste concessioni, moltiplicatesi nel tempo grazie al favore ducale, furono poi rese pi\u00f9 cospicue da investimenti e da oculate operazioni fondiarie. Prima di cadere in disgrazia nel 1479, egli impiant\u00f2 aziende agrarie ben organizzate, restaur\u00f2 castelli, fece scavare condotte d\u2019acqua e rogge, ridisegnandone il paesaggio agrario. Concessioni ben fatte, come queste si traducevano in importanti <strong>valori economici<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 ben noto, la presenza fondiaria lomellina del Simonetta su terre peraltro gi\u00e0 devastate dalle guerre fu premiata da successi rilevanti, facilitati dall\u2019abbondanza di licenze di esportazione di grani verso il ducato stesso o <strong>verso il Monferrato<\/strong>. Una localit\u00e0 come Sartirana, uscita dalle guerre di met\u00e0 secolo in uno stato di conclamata devastazione, non poteva risentire che positivamente del benessere portato dalle iniziative simonettiane. <\/p>\n\n\n\n<p>\n\nNonostante il numero e la frequenza delle nuove concessioni feudali, il <strong>nuovo tessuto signorile<\/strong> della Lomellina rest\u00f2 fondamentalmente debole. Dopo la morte di Filippo Maria Visconti, le comunit\u00e0 di confine, poste di fronte all\u2019alternativa tra Milano, lo Sforza e i Savoia, furono allettate dalle offerte di esenzioni dei <strong>duchi di Savoia<\/strong>, che avrebbero reso la Lomellina una sorta di zona franca fiscale. In queste trattative si pu\u00f2 notare una singolare autonomia d\u2019azione a scegliere i protettori ritenuti pi\u00f9 opportuni per conseguire i propri obiettivi.\n\n<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/78\/a4\/09\/78a40937ba0a11361532a9425813b2ee.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta aerea di Sartirana Lomellina<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Soprattutto Mortara e Vigevano, le due quasi citt\u00e0 lomelline, spiccarono per il loro profilo demografico e per la vivace coscienza comunitaria e&nbsp;sociale; notevole fu la capacit\u00e0 dei <strong>ceti dirigenti vigevanesi<\/strong>, una volta reinseriti nella nuova compagine regionale sforzesca, di sfruttare le amicizie a corte. Analogamente i quasi cittadini di Mortara, capaci costruttori di un mirabile sistema idraulico basato sulle acque dell\u2019Agogna, potevano godere della rete di collegamenti costruiti attorno alla canonica di Santa Croce e si rivelarono&nbsp;caparbi nel conservare spazi di indipendenza. <\/p>\n\n\n\n<p>Ostacolo all\u2019irrobustimento del tessuto feudale in Lomellina fu la costante <strong>interferenza della citt\u00e0 di Pavia<\/strong>, ben decisa a non perdere influenza, ma l\u2019amministrazione pavese viveva&nbsp; quotidianamente la difficolt\u00e0 di esercitarvi la giurisdizione data la distanza e l\u2019esiguit\u00e0 delle forze a loro disposizione.&nbsp; Per concludere: Schiacciato tra interferenze ducali, presenza costante della citt\u00e0 e rivendicazioni delle comunit\u00e0, il profilo giurisdizionale del ceto neofeudale lomellino risult\u00f2 complessivamente debole; talvolta i feudatari esercitarono il ruolo classico di <strong>protettori<\/strong> alternandolo a quello di <strong>oppressori<\/strong> e cercarono al meglio di arginare le pretese giurisdizionali della citt\u00e0 e dello stato. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/71\/78\/367178a544c8af495abbd0f84aeee7af.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il castello di Sartirana Lomellina, appartenuto a Cicco Simonetta<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>*<em>Ludovico il Moro fu duca di Bari dal 1479, reggente del Ducato di Milano dal 1480 al 1494 affiancando il nipote Gian Galeazzo Maria Sforza e infine duca egli stesso dal 1494 al 1499. Durante il suo governo, Milano raggiunse il pieno rinascimento e la sua corte divenne una delle pi\u00f9 splendide del nord Italia. Fu protettore di Leonardo da Vinci e di altri artisti di rilievo della sua epoca<\/em><br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"\" alt=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/1\/19\/Cicco_Simonetta.jpg\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua dalla seconda parte: Le devastazioni di Facino Cane e l&#8217;avvento di nuove signorie di Fabio Occhial Nel secondo Quattrocento si ebbe anche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4543,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[2429,2431,2430,1377,2411,105,418,2432,30,35,504,503],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4535"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4535"}],"version-history":[{"count":8,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4535\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4546,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4535\/revisions\/4546"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4543"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}