{"id":4555,"date":"2023-02-14T15:25:00","date_gmt":"2023-02-14T15:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4555"},"modified":"2023-02-15T21:41:03","modified_gmt":"2023-02-15T21:41:03","slug":"le-rovine-del-gesion-a-piverone-una-suggestiva-ipotesi-sullorigine-bizantina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4555","title":{"rendered":"Le rovine del &#8220;Gesi\u00f9n&#8221; a Piverone, una suggestiva ipotesi sull\u2019origine bizantina"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di <em>Paolo Barosso<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Le rovine del <strong><em><em>Gesi\u00f9n<\/em><\/em><\/strong>, nome popolare con cui \u00e8 nota l\u2019antica pieve di San Pietro di Livione (o Sugliaco), sorgono nei pressi del paese di Piverone, alle pendici della Serra d\u2019Ivrea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a2\/6b\/69\/a26b69584f4836d9e2cc31bf454e513b.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Attribuito a un periodo compreso tra il X secolo e la met\u00e0 dell\u2019XI, ma probabilmente d\u2019origine pi\u00f9 antica, l\u2019edificio religioso, che ora si mostra al viandante come romantica rovina immersa nella quiete campestre, si richiama a una tipologia costruttiva inusuale per l\u2019area, di cui si fatica a trovare riscontri anche nel resto del Piemonte. <\/p>\n\n\n\n<p>Osservando le vestigia della chiesa balzano agli occhi i <strong>tre archi<\/strong> che separano il presbiterio dall\u2019unica navata della chiesa, con pilastrini in pietra sormontati da capitelli a stampella di foggia arcaica, e il tiburio di forma cubica che, innestandosi sull&#8217;area presbiteriale, svolge funzioni di campanile. Proprio la soluzione dei tre archi divisori rimanda a schemi riscontrabili nelle <strong>chiese rupestri bizantine<\/strong> del Materano (X-XI secolo) o a fondazioni basiliane in Sicilia, facendo ipotizzare ad alcuni studiosi il passaggio in zona di maestranze provenienti da quei territori (C. Caramellino, G. Forneris, P. Oppesso).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i-h2.pinimg.com\/originals\/46\/22\/9a\/46229ae9d786d65471f6a23440be2213.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo storico e saggista Romolo Gobbi avanza per\u00f2 un\u2019altra suggestiva ipotesi, che collega la singolare struttura della pieve di Piverone alla presenza in loco d\u2019una <strong>guarnigione di soldati bizantini<\/strong>, stanziata nel VI secolo a presidio del valico di Zimone, sito appena a nord del <em>Gesi\u00f9n<\/em>, allo scopo di respingere gli invasori provenienti da ovest. Nelle chiese orientali dei primi secoli dell\u2019era cristiana era invalso l\u2019uso del termine <strong><em>\u201cbema\u201d<\/em><\/strong> (dal greco antico), che nel mondo classico designava il luogo sopraelevato del tribunale da cui parlavano gli oratori di difesa e accusa, per indicare lo spazio dell\u2019edificio sacro riservato al clero. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3c\/42\/ef\/3c42efbf0bcb57e02bc11f350c6ce700.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tale area della chiesa, comprendente abside e presbiterio, veniva separata dall\u2019assemblea dei fedeli ricorrendo a un elemento divisorio, che presto assunse la forma d\u2019una <strong>bassa recinzione<\/strong> in pietra spesso sormontata da una trabeazione su colonne o pilastrini studiata per poter coprire con tende lo svolgimento di alcune parti della liturgia. Nel mondo bizantino e ortodosso la presenza del <em>bema<\/em>, nelle sue diverse declinazioni regionali, fin\u00ec per venire meno, in conseguenza dei mutamenti liturgici, ma il termine continu\u00f2 a essere adoperato per indicare genericamente lo spazio non visibile ai fedeli posto aldil\u00e0 dell\u2019iconostasi.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/32\/4f\/e2\/324fe20325f69a2df605c186444a13e8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tornando al nostro <em><strong>Gesi\u00f9n<\/strong><\/em>, si \u00e8 ipotizzato che l\u2019area compresa tra l\u2019abside, di dimensioni ridotte, e i tre archi divisori svolgesse le funzioni proprie del <em>bema<\/em> nelle prime chiese orientali e che quindi i primi fondatori dell\u2019edificio siano da identificarsi nei <strong>soldati bizantini<\/strong> della guarnigione di Zimone, desiderosi di avere un luogo di culto in cui celebrare secondo le proprie regole liturgiche. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i bizantini se ne andarono, il piccolo tempio rimase, assumendo in seguito le funzioni di <strong>pieve di villaggio<\/strong>, destinata a servire la comunit\u00e0 che s\u2019insedi\u00f2 in loco, fondando l\u2019abitato di Livione o Sugliaco. Dal principio del XIII secolo, in concomitanza con i profondi cambiamenti che interessarono la geografia dell\u2019insediamento umano in diverse zone del Piemonte, l\u2019abitato si spopol\u00f2 e gli abitanti si trasferirono poco pi\u00f9 distante, confluendo nel borgo franco (<em>locum francum<\/em>) delle <strong>Coste di Piverone<\/strong>, formatosi dall\u2019aggregazione di quattro villaggi gi\u00e0 esistenti per iniziativa del comune di Vercelli, che aveva messo a punto l&#8217;operazione in funzione anti-eporediese. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0e\/16\/c5\/0e16c596fc6f031f244f68d6839680ee.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Porta Orientale di Piverone<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il nuovo centro abitato venne munito di strutture fortificate, oggi in parte sopravvissute, come evidenziato dalla massiccia <strong>Porta Orientale<\/strong>, torre-porta d\u2019accesso al borgo un tempo completamente aperta dal lato interno (questa scelta, comune ad altre porte urbiche canavesane, era dettata da motivazioni pratiche perch\u00e9, in caso di presa della torre, un quarto muro avrebbe offerto riparo agli assalitori, compromettendo la difesa degli assediati). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d0\/17\/08\/d017089aade8cf5e0eae9052c595c45a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del lago di Viverone<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con l\u2019abbandono del villaggio la pieve\nperse con il tempo le proprie funzioni di parrocchiale, rimanendo isolata nella\ncampagna e andando incontro a una lenta quanto inesorabile rovina. <\/p>\n\n\n\n<p>Le vestigia della pieve, recuperate e messe in sicurezza, mantengono oggi una loro suggestione, accresciuta dalla splendida vista che si gode dal luogo e che abbraccia il <strong>bacino lacustre di Viverone<\/strong> contornato dalle vette alpine. Notiamo anche che l\u2019edificio \u00e8 collocato lungo una delle diramazioni della <strong>Via Francigena<\/strong>, che non va considerata come un unico percorso, bens\u00ec come un fascio di vie battute sin dal Medioevo dai pellegrini diretti nei luoghi simbolo della Cristianit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/e7\/f9\/f8e7f9ef473de1208baf6ad9ff645dbb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Grappolo di Erbaluce<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tutt\u2019attorno alle rovine del <em>Gesi\u00f9n<\/em> prosperano vigne e frutteti: in particolare la zona \u00e8 vocata alla produzione del vino<strong>Erbaluce<\/strong>, ottenuto dall\u2019omonimo vitigno a bacca bianca tradizionalmente coltivato in Canavese e nel Piemonte orientale, dove \u00e8 conosciuto anche come Greco novarese. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Le rovine del Gesi\u00f9n, nome popolare con cui \u00e8 nota l\u2019antica pieve di San Pietro di Livione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4564,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27],"tags":[2445,2444,452,2442,2443,1219,133,2163,124,2199],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4555"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4555"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4555\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6494,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4555\/revisions\/6494"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4564"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4555"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4555"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4555"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}