{"id":4585,"date":"2019-04-30T15:09:04","date_gmt":"2019-04-30T15:09:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4585"},"modified":"2019-04-30T15:15:42","modified_gmt":"2019-04-30T15:15:42","slug":"delit-an-piemont-armus-ciand-ant-ij-pape-dij-tribunaj-pasqua-di-sangue-ad-ala-di-stura-17-aprile-1870","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4585","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj \u2013 Pasqua di sangue ad Ala di Stura (17 aprile 1870)"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le risse e le conseguenti coltellate, anche mortali, scambiate nel corso delle feste paesane sono una manifestazione delittuosa molto nota ai <strong>cultori di <\/strong><em><strong>true crime<\/strong><\/em><strong> <\/strong>e agli antropologi ma ignorata dagli autori di libri \u201cgialli\u201d: chi di loro oserebbe infatti presentare ai suoi lettori un evento sicuramente efferato ma non premeditato, che viola la prima parte della 18<sup>ma<\/sup> regola del noto scrittore S. S. Van Dine, creatore dell\u2019investigatore Philo Vance: \u201c<em>Il delitto, in un <strong>romanzo poliziesco<\/strong>, non deve mai essere avvenuto per accidente:<\/em> [\u2026] <em>Terminare una odissea di indagini con una soluzione cos\u00ec irrisoria significa truffare bellamente il fiducioso e gentile lettore<\/em>\u201d (Le venti regole di S. S. Van Dine per poter scrivere un buon romanzo poliziesco). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/63\/a2\/80\/63a2802df9f38e35448e683ac4081fd5.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E ancora, la <strong>rissa mortale<\/strong> \u00e8 tanto banale nel suo svolgimento da non richiedere nessuna astuta macchinazione, nella sua attuazione non riveste nessuna delle caratteristiche del delitto perfetto o del delitto di \u201ccamera chiusa\u201d e, infine, avviene spesso davanti a molti testimoni tanto da essere risolta con un\u2019indagine non molto approfondita, condotta da un modesto investigatore di paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 le risse paesane sono studiate dagli antropologi: <strong>vino e coltello<\/strong> costituiscono un binomio tipico dei giorni di festa. Se ne \u00e8 occupato uno studioso di Perugia, Giancarlo Baronti<strong> <\/strong>professore associato di Storia delle tradizioni popolari presso la Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Perugia. I suoi studi hanno portato alla pubblicazione del libro \u201cColtelli d\u2019Italia\u201d, di cui esistono due edizioni (Padova, 1986 e 2008). <\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna dire che la maggior parte delle notizie sui <strong>coltelli del Piemonte<\/strong>, sia per quanto concerne i rituali di violenza sia per le tradizioni produttive nel mondo popolare, derivano dal libro di questo benemerito professore perugino.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/62\/99\/f6\/6299f666c584ae96196e8f3aa3a4f7b2.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong><em>Storia di\nvino e di coltello in Val d\u2019Ala<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le cronache giudiziarie dell\u2019Ottocento, anche in Piemonte, riportano con grande frequenza episodi di <strong>feste finite tragicamente<\/strong>, quando il vino ha scatenato il risentimento nato da vecchie o nuove gelosie amorose, da antiche inimicizie familiari, da mai sopite rivalit\u00e0 paesane: sono le diverse declinazioni delle motivazioni scatenanti che conferiscono alle varie vicende le loro peculiarit\u00e0. Quella che narriamo sulla scorta della cronaca giudiziaria pubblicata da<strong> <\/strong>Curzio nella <em>Rivista dei Tribunali<\/em> della \u201cGazzetta Piemontese\u201d di sabato 26 novembre 1870, trova le sue motivazioni in quello che il linguaggio giuridico dell\u2019epoca definisce \u201c<strong><em>impulso di brutale malvagit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ora fare la conoscenza dei protagonisti della nostra storia, che sono due tipacci, i<strong> <\/strong>fratelli Giovanni e Pancrazio Castagneri. Il primo \u00e8 nato ad Ala, il 3 giugno 1850, e l\u2019altro a Balme, nel 1846, entrambi lavorano come mulattieri. Sono considerati due individui <strong>facili alle risse<\/strong> e \u201cmanupronti\u201d, come si dice al tempo, cio\u00e8 sempre disposti a menare le mani. Mani con le quali impugnano spesso e volentieri il coltello. Pi\u00f9 di un compaesano li ha gi\u00e0 avvertiti ripetutamente di lasciare il coltello a casa, specialmente nella sera delle feste, quando i Castagneri fanno la loro <em>via crucis<\/em> nelle osterie. Ma i due fratelli disprezzano i consigli di chi li conosce bene e dicono che un coltello \u00e8 sempre una \u201cbuona compagnia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f9\/51\/7a\/f9517aae1cfd5df1150b894c66a558d8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>La biondina di Ceres<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel <strong>giorno di Pasqua<\/strong>, 17 aprile 1870, tre uomini di Ceres, Agostino Vall\u00f2, Domenico Prandino e Bartolomeo Poma-Ballotin si recano ad Ala di Stura per sbrigare alcuni loro affari. Si trattengono per tutto il giorno ad Ala, dove passano dall\u2019osteria alla casa di vari amici, poi ancora all\u2019osteria. Dovunque sono ricevuti ed ospitati con cordialit\u00e0 e gentilezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sera i tre di Ceres entrano nell\u2019osteria tenuta da Clementa Bissando, dove gi\u00e0 si trovano i <strong>fratelli Castagneri,<\/strong> i quali stanno parlando con altri di una certa biondina di Ceres. I nuovi arrivati sentendo parlare di una loro compaesana, iniziano anche loro a scherzare sulla biondina. Cos\u00ec se la spassano allegramente con le pi\u00f9 grasse risate a spese della ragazza ceresina dai capelli d\u2019oro. <\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 tardi, Vall\u00f2, Prandino e Poma-Ballotin decidono di tornarsene a Ceres e si avviano. Fatti pochi passi, per\u00f2, Vall\u00f2 e Prandino si ricordano che hanno ancora una commissione da fare: invitano perci\u00f2 <strong>Bartolomeo Poma-Ballotin<\/strong> a procedere ma camminando adagio perch\u00e9 in breve tempo lo avrebbero raggiunto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/79\/3b\/f5793b540b31ea17c4067cf7d1690bb6.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Poma-Ballotin\nprosegue lentamente il suo cammino e giunto fuori d\u2019Ala, presso la frazione Villar\nincontra i fratelli Castagneri. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Castagneri<\/strong> domanda a Poma-Ballotin: &#8211; <em>Dove vai?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Vado a casa<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>E gli altri due tuoi compagni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Sono rimasti indietro: or ora mi raggiungeranno<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ritorna ad Ala e poi andrete a casa tutti tre insieme.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Non ho volont\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Voglio che ritorni indietro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>L\u2019erba voglio non nasce in tutti gli orti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>O ritorni indietro, altrimenti ti sbudello.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Questa \u00e8 una prepotenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Una prepotenza? Prendi! <\/em>e Giovanni Castagneri gli assesta due potenti pugni sul collo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/03\/78\/15\/03781583a2489d06f9bde06d70a96040.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il\npovero Poma tenta di difendersi ma si sente sopraffatto dalle botte e inizia a\ninvocare aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto arrivano Vall\u00f2 e Prandino: Vall\u00f2 giunge per primo e Pancrazio Castagneri gli pianta subito il <strong>coltello in gola<\/strong> e lo stende morto a terra. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche\nPoma-Ballotin viene gravemente ferito dagli scatenati fratelli, ma non muore. <\/p>\n\n\n\n<p>Il gioved\u00ec 24 novembre 1870 davanti alla Corte d\u2019Assise di Torino pu\u00f2 raccontare l\u2019<strong>aggressione<\/strong> di cui \u00e8 stato vittima insieme ai suoi due compaesani. <\/p>\n\n\n\n<p>I\ndue fratelli Castagneri, ancora \u00abaccaniti\u00bb secondo la cronaca di Curzio,\ncercano di difendersi alla meglio ma vengono smentiti dai testimoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cavalier Caccia, che rappresenta il Pubblico Ministero, chiede ai giurati un <strong>verdetto di colpevolezza<\/strong>. La stessa cosa fa l\u2019avvocato Rossotti che parla a favore di Poma e degli eredi di Vall\u00f2 che si sono costituiti parte civile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cavalier Guido Giacosa, padre del drammaturgo, scrittore e librettista Giuseppe, \u00e8 l\u2019avvocato difensore degli accusati che ottiene dai giurati soltanto la concessione delle circostanze attenuanti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/7c\/a8\/007ca85586553442cfc2119952cb9c61.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In conseguenza, la Corte condanna Giovanni e Pancrazio Castagneri alla <strong>pena dei lavori forzati<\/strong>, il primo per quindici anni ed il secondo per dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong><em>Uso del coltello in Piemonte<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 sembrare strano, ma in passato il fenomeno per cui durante le feste il <strong>coltello da utensile<\/strong> si trasforma in arma ha rappresentato un rilevante problema anche nella nostra regione. Lo dice una fonte autorevole, Giacinto Chiapussi, un brillante funzionario di Polizia che sar\u00e0 questore di Torino, nel suo opuscolo \u201c<em>Alcuni cenni sull\u2019Amministrazione di Sicurezza Pubblica<\/em>\u201dedito a Torino nel 1851. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f7\/e7\/aa\/f7e7aaf38b4bdc80bfd021607854fd0d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Coltelli con lama mozza secondo le indicazioni della Legge Giolitti del 1908 <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Chiapussi scrive che la legge di Pubblica Sicurezza deve adattarsi al carattere delle popolazioni quindi, nel caso dei Piemontesi, \u201c\u2026 <em>l\u2019<strong>abbondante uso del vino <\/strong>e certa <strong>inclinazione battagliera<\/strong> nel nostro popolo richiedono qualche legislativa precauzione nel permettere l\u2019uso di alcuni coltelli lunghi ed acuti, tuttoch\u00e8 non di genere proibito. Forse molti funesti casi non sarebbero a lamentarsi<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Considerazioni analoghe sono espresse da Curzio, vent\u2019anni dopo l\u2019opuscolo di Chiapussi, a commento della vicenda dei fratelli Castagneri, sempre a proposito dei <strong>coltelli a serramanico<\/strong>, tanto pericolosi nelle mani di appartenenti alle classi subalterne quando sono avvinazzati. Anche Curzio, che \u00e8 avvocato e vice-pretore urbano, pensa ad una soluzione del problema su base legislativa e repressiva. \u201c<em>Anticamente esisteva in Piemonte un editto che vietava, sotto gravi pene, ad ogni cittadino di portare sulla persona ogni sorta di coltelli a lama fissa e coltelli serramanico a punta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Due giorni dopo la pubblicazione dell\u2019editto parecchi commissari regi, muniti di morse o tenaglie, giravano nei vari negozi e fabbriche, ed ivi <strong>rompevano la punta<\/strong> a tutti i coltelli che rinvenivano.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/db\/47\/c8\/db47c81b2b5a6d3b0c67571d8933262f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Coltello con lama mozza secondo le indicazioni della Legge Giolitti del 1908 <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Quella proibizione produsse salutarissimi effetti: se\nnelle risse succedeva ancora qualche ferimento, raramente per\u00f2 avvenivano\nomicidii.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A\u2019 giorni nostri un simile provvedimento sarebbe di somma utilit\u00e0 alla sicurezza pubblica, ed ove non si volesse di troppo restringere la libert\u00e0, si potrebbe permettere il porto di coltelli soltanto a chi ne chiegga la permissione, dietro esibizione di un <strong>certificato di buona condotta<\/strong> ed il pagamento di una leggiera tassa, come si pratica per il porto d\u2019arme da fuoco. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se ai nostri legislatori piacesse d\u2019impiantare una tal\nsanzione nel codice penale, che quanto prima andr\u00e0 in discussione, essi\nfarebbero un gran benefizio non solamente alle persone oneste e tranquille, ma\nben anche ai rissanti e turbolenti, i quali non avrebbero pi\u00f9 la comodit\u00e0 di\naprirsi negli alterchi le porte della galera, come fecero i due fratelli\nCastagneri<\/em>\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Con la legge Giolitti dell\u20198\/11\/1908, si arriver\u00e0 ai <strong>coltelli spuntati<\/strong> invocati da Curzio, detti \u201cmozzette\u201d perch\u00e9 l\u2019estremit\u00e0 della loro lama \u00e8 priva di punta. Allo scopo di ottenere un coltello adatto solo al taglio, questa legge fissa a soli quattro centimetri la lunghezza della lama dei coltelli appuntiti ed a dieci centimetri quella dei coltelli privi di punta<strong>. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Su questo tema concludiamo con le qualificate osservazioni a firma <a href=\"http:\/\/www.summamaxima.com\/files\/126-131_law_aerea.pdf\">Proteus<\/a>, dove si ricorda che precise prescrizioni sulle dimensioni di coltelli e altri oggetti da taglio sono state anche fornite dall\u2019art. 80 del Regolamento al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS) del 1940. Per contro, la legge 110\/1975 ha stabilito che la lunghezza non conta:<strong> \u00ab<\/strong><em>Permane tuttavia ancora oggi la credenza, udibile in certi discorsi da bar, circa la liceit\u00e0 del porto di coltelli inferiori alle \u201cquattro dita\u201d<\/em>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Le risse e le conseguenti coltellate, anche mortali, scambiate nel corso delle feste paesane sono una manifestazione delittuosa molto nota ai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4588,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2453,2456,2454,2455,937,1291,2458,2457,1635,78,1652,29,38],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4585"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4585"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4585\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4592,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4585\/revisions\/4592"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4588"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}