{"id":4608,"date":"2019-06-25T09:23:30","date_gmt":"2019-06-25T09:23:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4608"},"modified":"2019-07-18T15:31:37","modified_gmt":"2019-07-18T15:31:37","slug":"delit-an-piemont-armus-ciand-ant-ij-pape-dij-tribunaj-le-imprese-dei-tre-fratelli-sperone-di-canale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4608","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj \u2013 Le imprese dei tre fratelli Sperone di Canale &#8211; I parte"},"content":{"rendered":"\n<table class=\"wp-block-table\"><tbody><tr><td>   di <em>Arconte <\/em><\/td><\/tr><\/tbody><\/table>\n\n\n\n<p>Questa storia inizia verso le ore quattro del pomeriggio&nbsp; del 24 settembre 1869, quando un contadino tutto affannato giunge alla stazione dei carabinieri di Pancalieri. Ansante e spaventato, il contadino narra al brigadiere Carlo Fornelli di avere visto in un vigneto del territorio di Lombriasco <strong>quattro giovinastri<\/strong> che oziavano, coricati sotto un filare, e che dovevano avere cattive intenzioni, perch\u00e9 ha notato vicino a loro molte armi da fuoco, fucili a trombone e pistole. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/25\/b7\/0025b74e2f4085e8e31db257895cc82b.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il brigadiere Fornelli, conscio della pericolosa situazione, mette\ninsieme una pattuglia formata da cinque militari, i carabinieri Pietro\nBonacina, Francesco Robbiano, Giovanni Ridoli, Pietro Gamba e Daniele Dalmazzo.\nSi avviano, armati delle loro carabine, rivoltelle e manette, in direzione\ndella localit\u00e0 indicata.<\/p>\n\n\n\n<p>Giungono nel <strong>vigneto di Lombriasco <\/strong>verso le cinque del pomeriggio. Uno dei giovani sospetti si accorge dell\u2019arrivo dei militari e d\u00e0 l\u2019allarme ai suoi compari: tutti quattro caricano le armi, e appena i carabinieri giungono a portata di fucile, spararono e feriscono Bonacina e Robbiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla scarica, i\ncarabinieri rispondono con un\u2019altra scarica, feriscono a loro volta anche\nqualcuno dei malandrini, i quali si danno alla fuga, sparando pistole e\ntromboni man mano che li possono caricare contro&nbsp; i carabinieri che li inseguono.<\/p>\n\n\n\n<p>Il brigadiere Fornelli sta gi\u00e0 per afferrare il giovane che ha dato l\u2019allarme, il quale affrontandolo, gli spara contro quasi a bruciapelo la pistola. Il colpo lo manca ed i carabinieri, con una nuova scarica, lo <strong>stendono morto al suolo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Poi tutti i carabinieri inseguono gli altri tre, li raggiungono e avviene tra loro una lunga e sanguinosa lotta che dura pi\u00f9 di mezz\u2019ora, nella quale malandrini e carabinieri rimangono tutti pi\u00f9 o meno gravemente feriti. Alla fine, i carabinieri hanno la meglio, e i <strong>tre malfattori<\/strong>, ben legati, vengono condotti con un carro in caserma. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5d\/80\/80\/5d8080c1c5dfe32bc8978415a8f4e732.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>I quattro facinorosi sono identificati. Tre sono fratelli, i <strong>fratelli Sperone<\/strong>, nativi di Canale: <\/p>\n\n\n\n<p>Battista, di ventitr\u00e9 anni, cenciaiolo abitante a Poirino e Giuseppe, di ventinove anni, abitante a Santena. Il terzo fratello, Giovanni, il pi\u00f9 giovane perch\u00e9 appena ventenne, \u00e8 rimasto ucciso nello scontro a fuoco coi carabinieri. Il quarto complice, pi\u00f9 anziano, \u00e8 Lorenzo Varrone, di quarant\u2019anni, contadino di Santena. In caserma, prima di essere inviati nel carcere di Pinerolo, gli arrestati sono interrogati dal <strong>pretore di Pancalieri<\/strong>, l\u2019avvocato Luciano. Mentre Lorenzo Varrone non vuole saperne di ammettere nessuna responsabilit\u00e0 e persister\u00e0 nel negare ogni addebito,&nbsp; i fratelli Battista e Giuseppe Sperone si dimostrano particolarmente disposti a collaborare con la giustizia. Al pretore Luciano confessano una <strong>lunga serie di grassazioni<\/strong>, cio\u00e8 rapine accompagnate da violenza, da loro compiute, anche con la complicit\u00e0 di&nbsp; Lorenzo Varrone.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di addentrarci nella ricostruzione delle <strong>imprese criminose<\/strong> dei fratelli Sperone, che si estendono a svariate zone del Piemonte, bisogna fare un cenno sulla particolare situazione del regno d\u2019Italia nell\u2019anno 1869. A livello nazionale, nel 1869, dopo l\u2019istituzione della impopolare <strong>tassa sul macinato<\/strong>, scoppiano tumulti popolari, anche con dei morti fra i manifestanti. Del pari travagliata appare la situazione torinese, subito dopo il trasferimento della capitale da Torino a Firenze. A Torino si riscontra una <strong>grave crisi economica<\/strong> ed una recrudescenza della criminalit\u00e0 comune, veramente scatenata. Si sono verificati misteriosi omicidi, inquietanti aggressioni, seguite da accesi dibattiti sulla inefficienza della Questura e sui possibili miglioramenti organizzativi per una pi\u00f9 efficace tutela della sicurezza dei cittadini. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/24\/67\/cf\/2467cff0f36e2da4e0072a58d49e7e6b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Panorama di Torino dal monte dei Cappuccini nel 1889<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si potrebbe ritenere che, in questo difficile momento, l\u2019arresto eseguito dai carabinieri a Lombriasco venga enfatizzato dalla <strong>stampa torinese<\/strong> per i suoi aspetti rassicuranti: pericolosi malfattori sono stati assicurati alla giustizia dall\u2019impegno e dalla abnegazione delle forze dell\u2019ordine. Invece, la notizia non compare sulla Gazzetta Piemontese, anche per la concomitanza di un clamoroso fatto di <strong>cronaca nera francese<\/strong>: la scoperta a Pantin, nella periferia parigina, dei cadaveri delle vittime di Jean Baptiste Troppmann, che risulter\u00e0 aver ucciso l\u2019intera famiglia Kinck, formata da otto persone, i genitori e i loro sei figli. Cos\u00ec la sensazionale e grandguignolesca notizia francese viene a prevalere sulla \u201cprovinciale\u201d notizia piemontese.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la ricostruzione delle imprese criminose dei fratelli Sperone ci\naffidiamo alla vivace narrazione fatta dal cronista giudiziario Curzio nella <em>Gazzetta\nPiemontese<\/em> del 13 luglio 1872. <\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Curzio: \u00abMoltissime grassazioni si perpetrarono nel 1869 in Piemonte, e molte delle medesime furono commesse dai terribili fratelli Sperone, in unione, per alcune, con certo Lorenzo Varrone da Santena.<\/p>\n\n\n\n<p>Delle venti e pi\u00f9 <strong>grassazioni<\/strong> confessate dagli Sperone, noi non possiamo occuparci che di sei, perch\u00e9 la giustizia istru\u00ec il processo soltanto per sei, attesa la impossibilit\u00e0 di trovare i grassati ed i testimoni per le altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci occupiamo anche di un mancato assassinio e della ribellione da quei&nbsp; malfattori commessa nell\u2019atto del loro arresto, ribellione che ha pochi esempi negli annali giudiziari per l\u2019accanita lotta sostenuta dai malandrini e dai carabinieri e pel sangue sparso in tale circostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>I fratelli Sperone sono nati in <strong>Canale<\/strong>, e chiamati Giovanni, Giuseppe e Battista. Il pi\u00f9 feroce di loro era Giovanni, sebbene sia il pi\u00f9 giovane: conta appena venti anni di sua vita.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/85\/5a\/58\/855a58219439363b782c1719689151f6.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Egli, in unione di altri individui rimasti sconosciuti, commise grassazioni audacissime, e come si sent\u00ec abbastanza forte, audace ed esperto <strong>nell\u2019arte del malfare<\/strong>, abbandon\u00f2 i suoi compagni a cui doveva obbedire, e si fece capo di una nuova banda di grassatori, alla quale indusse a prender parte i fratelli Giuseppe e Battista.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel giorno 9 aprile 1869, armando di tutto punto con pistole, tromboni e coltelli Giuseppe, Battista, non che Lorenzo Varrone, li condusse sulla strada provinciale di Alba, al ponte detto del Mabucco, in territorio di <strong>Diano d\u2019Alba<\/strong>, dove doveva passare la corriera d\u2019Alba che ogni giorno va a Cortemilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso le ore 10 e mezza antimeridiane di quel giorno passava appunto per quel luogo la corriera guidata da Domenico Ravassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul sedile, assieme al conduttore, stavano il cavalier Giuseppe Patetta, esattore del mandamento di Sommariva del Bosco, ed il chirurgo Luigi Canonica, e nell\u2019interno della vettura, vi si trovavano don Fiorenzo Bonino, rettore del collegio di Cortemilia, e don Giovanni Abbona, parroco di Scaletta. Ad un tratto, sentono gridare: &#8211; Ferma, ferma!<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>quattro grassatori <\/strong>erano sbucati da un burrone, e Giovani Sperone col trombone rivolto a Ravassa, correndo davanti ai cavalli, ripeteva: &#8211; Ferma, ferma, altrimenti sei morto!<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi compagni intimarono ai viaggiatori di discendere, dicendo: <em>&#8211; A l\u2019\u00e8 la miseria ch\u2019an fa f\u00e9 soss\u00ec<\/em>, vogliamo il denaro.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni viaggiatori vorrebbero fare osservazioni, ma la bocca dei tromboni e delle pistole loro impone il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Li frugarono e li spogliarono tutti, togliendo a Ravassa lire 160, all\u2019esattore Patetta lire 200 ed agli altri altre somme, che in tutto ascendono a lire 600 circa, oltre gli orologi ed alcuni piccoli coltelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 fatto, i grassatori impongono ai viaggiatori di far silenzio, e si avviano verso Diano, indi verso Trezzo, poi alla Loggia ove prendono una refezione, e per ultimo, dopo <strong>aver diviso il bottino<\/strong>, ritornano ciascuno alle rispettive abitazioni, poste per Giuseppe Sperone a Canale, per Giovanni e Battista a Poirino e per Varrone a Santena.<\/p>\n\n\n\n<ul><li><em>continua <\/em><\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Questa storia inizia verso le ore quattro del pomeriggio&nbsp; del 24 settembre 1869, quando un contadino tutto affannato giunge alla stazione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4613,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[40,2471,937,1291,2472,222,2474,2473,882,2470],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4608"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4608"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4608\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4649,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4608\/revisions\/4649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4613"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4608"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4608"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4608"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}