{"id":4669,"date":"2022-11-30T15:22:00","date_gmt":"2022-11-30T15:22:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4669"},"modified":"2022-12-02T14:09:33","modified_gmt":"2022-12-02T14:09:33","slug":"la-cappella-di-san-giulio-a-forno-di-lemie-e-i-suoi-affreschi-di-scuola-jaqueriana","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4669","title":{"rendered":"Forno di Lemie, la cappella di San Giulio e gli affreschi di scuola jaqueriana"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo la strada provinciale\ndella valle di Vi\u00f9, prima di raggiungere Lemie, s\u2019incontra la <strong>borgata di\nForno<\/strong>, una manciata di case in pietra, con le caratteristiche coperture in\nlosa, che conserva pregevoli testimonianze artistiche e architettoniche, segni\ndi una passata prosperit\u00e0 economica, in larga parte dovuta allo sfruttamento\ndelle risorse minerarie valligiane, principalmente ferro, ma anche rame, argento\ne cobalto. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ab\/97\/47\/ab9747aa296a6e89b525868db56d7085.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta delle montagne dell&#8217;alta valle di Vi\u00f9, nei secoli passati sede di redditizie attivit\u00e0 estrattive &#8211; ph ufficio turistico valli di Lanzo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza del ciclo produttivo legato all\u2019estrazione del ferro nelle valli di Lanzo, attivit\u00e0 documentata sin dalla met\u00e0 del Duecento, trova conferma nell\u2019appello rivolto dal comune di Lanzo intorno al 1380 al <strong>conte di Savoia<\/strong> affinch\u00e9 prendesse provvedimenti contro i \u201cmercanti ultramontani\u201d colpevoli di contraffare il marchio di qualit\u00e0 dei prodotti ferrosi lavorati nei forni valligiani. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/88\/eb\/4288ebac4ebb13227d5e70758e5b5dee.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ambiente montano attorno al villaggio di Forno di Lemie. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il villaggio di Forno, frazione di Lemie, richiama nel toponimo le origini dell&#8217;abitato, sorto come centro per la fusione (forno) e la lavorazione dei <strong>minerali ferrosi <\/strong>estratti dalle miniere dell\u2019alta valle (in particolare dal complesso minerario di Punta Corna). <\/p>\n\n\n\n<p>La fioritura dell\u2019<strong>attivit\u00e0 proto-siderurgica<\/strong>, i cui esordi si collocano alla met\u00e0 del XIII secolo, port\u00f2 a stabilirsi nella borgata dalla seconda met\u00e0 del Trecento diverse famiglie di fonditori bergamaschi e valsesiani, che s\u2019inserirono nella comunit\u00e0 lasciando un\u2019impronta nella parlata e negli usi locali, come attestato ad esempio dalla dedicazione a San Giulio della cappella sorta poco fuori dell&#8217;abitato e abbellita da affreschi tardo-gotici per iniziativa dei fratelli Goffi, imprenditori minerari. <\/p>\n\n\n\n<p>San Giulio, religioso d\u2019origine greca, conosciuto come l\u2019evangelizzatore della Riviera d\u2019Orta (insieme con il fratello San Giuliano), \u00e8 infatti poco venerato nel Piemonte occidentale, mentre il suo culto \u00e8 assai diffuso nel <strong>Piemonte orientale<\/strong>, tra Cusio, Ossola e Valsesia, l\u2019area da cui proveniva una parte delle famiglie di fonditori residenti a Forno. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0e\/a3\/65\/0ea365b719b777962dc3bf6572e9e3c3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il ponte in pietra sul torrente Stura a Forno di Lemie (tratto dal sito www.vallediviu.it)<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019elevato livello tecnico e\nqualitativo raggiunto dall\u2019attivit\u00e0 siderurgica nella frazione lemiese trov\u00f2\nriconoscimento anche presso la corte sabauda: \u00e8 infatti documentata all\u2019inizio\ndel Trecento la fornitura di semilavorati ferrosi che, per ordine di <strong>Filippo\nI di Savoia-Acaia<\/strong>, vennero impiegati nel cantiere di restauro e ammodernamento\ndella fortezza torinese degli Acaia, in precedenza nota come castello di Porta\nFibellona e oggi inglobata nel complesso di Palazzo Madama. <\/p>\n\n\n\n<p>I due pi\u00f9 importanti monumenti che impreziosiscono la borgata di Forno di Lemie sono collegati proprio al benessere economico generato dall\u2019attivit\u00e0 di lavorazione e vendita dei prodotti ferrosi, essendo dovuti alla munificenza dei <strong>fratelli Goffi<\/strong>, imprenditori minerari, Antonio, Amedeo e Giovanni, figli di Pietro Goffi, titolare dei diritti sulle miniere dell\u2019alta valle di Vi\u00f9. <\/p>\n\n\n\n<p>Come accadeva un tempo, anche nella prosperit\u00e0 non ci si dimenticava n\u00e9 di assumere iniziative benefiche a vantaggio della comunit\u00e0 di cui si era parte e verso cui si era riconoscenti n\u00e9 di coltivare il lato spirituale dell\u2019esistenza, manifestando gratitudine a Dio attraverso il finanziamento di opere devozionali. Cos\u00ec i Goffi si fecero promotori di due importanti opere d&#8217;architettura e di arte, di cui ancor oggi la borgata pu\u00f2 andare fiera: il caratteristico <strong>ponte in pietra<\/strong> sul torrente Stura e il ciclo di affreschi che orna la chiesetta intitolata a <strong>San Giulio<\/strong>, di raffinata fattura. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/62\/03\/ae\/6203ae991d6101ba43d2286b7c4bf780.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cappella di San Giulio sorge in cima a uno sperone roccioso che domina la strada sottostante<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vecchio ponte, che si pu\u00f2 ammirare nella sua aggraziata semplicit\u00e0 percorrendo in auto la provinciale, essendo parallelo al ponte edificato in tempi pi\u00f9 recenti per il traffico automobilistico, venne fatto costruire dai fratelli Goffi nel 1477 (e quindi noto anche come &#8220;ponte Goffi&#8221;) per consentire all\u2019antica mulattiera l\u2019<strong>attraversamento del torrente Stura&nbsp;di&nbsp;Vi\u00f9<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera, a schiena d&#8217;asino, si caratterizza per la presenza, al centro dell&#8217;arcata maggiore, d\u2019una edicola coperta dedicata alla Vergine, un tempo ornata di affreschi, di cui rimangono flebili tracce, guastati dalle intemperie e consumati dal tempo. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/83\/70\/008370f1185a195ddf9586e1739ed92e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa di San Giulio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La <strong>cappella di San Giulio<\/strong> si trova invece poco a monte dall\u2019abitato, in direzione Lemie, su uno sperone roccioso in posizione dominante sul tratto di strada sottostante. Avvolta dalla cornice verdeggiante dei boschi che rivestono gli scoscesi fianchi delle montagne, la chiesetta si mostra esternamente nella sua disadorna essenzialit\u00e0 di edificio di culto montano realizzato in pietra, a navata unica e con tetto in lose. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9d\/3d\/c2\/9d3dc230998faa74fce7a7a2abae972d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>I tre fratelli Goffi, committenti dell&#8217;opera, raffigurati ai piedi di San Giulio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La costruzione appare costituita da due ambienti distinti: un primitivo presbiterio con volta a botte e un atrio per i fedeli, aggiunto in epoca successiva. La datazione dell&#8217;edificio al 1486, che \u00e8 l&#8217;anno di esecuzione degli affreschi, come attesta un&#8217;iscrizione dedicatoria parzialmente mutila, non \u00e8 condivisa da <strong>Augusto Cavallari Murat<\/strong>, che intravedeva invece nella conformazione della chiesa evidenti analogie con le cappelle dell&#8217;abbazia di Novalesa, retrodatandone la fondazione all&#8217;<strong>epoca carolingia<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Se accettiamo come valida l&#8217;ipotesi del Murat, ne deduciamo che i fratelli Goffi commissionarono non l&#8217;intero edificio, gi\u00e0 esistente, bens\u00ec soltanto il <strong>ciclo di affreschi tardo-gotici<\/strong> che orna la porzione pi\u00f9 antica dell&#8217;oratorio di San Giulio e che sorprende il visitatore per il realismo pittorico, caratteristico del tardo-gotico d&#8217;impronta nordica, e per la notevole qualit\u00e0 artistica. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/94\/57\/ae\/9457ae74f802a64523cea2a961aada85.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;affresco sulla parete di fondo: da sinistra Santa Lucia, il beato Amedeo IX di Savoia, la Madonna con il Bambino e San Giulio, titolare della chiesa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Non si conosce il nome dell\u2019artista che li realizz\u00f2 (cui ci riferisce con l&#8217;appellativo di &#8220;maestro di Forno di Lemie&#8221;), ma gli studiosi concordano sull\u2019appartenenza dell\u2019autore alla scuola torinese di <strong>Jacopo (o Giacomo) Jaquerio<\/strong> (1375- 1453), maestro del gotico internazionale che deve la sua fama principalmente al ciclo pittorico eseguito per la precettoria di Sant\u2019Antonio di Ranverso in bassa valle di Susa, ma che, sotto la protezione del duca Amedeo VIII di Savoia, oper\u00f2 in molti cantieri sparsi nei territori del ducato (lavor\u00f2 anche a Ginevra). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/86\/f5\/71\/86f571756f56e68c6f041a24837f85ac.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta d&#8217;insieme dell&#8217;area absidale affrescata<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Balza subito agli occhi, sulla parete di fondo, la regale figura della <strong>Madonna assisa in trono<\/strong>, affiancata a destra da San Giulio, colto nel gesto di presentare alla Vergine i tre committenti (i fratelli Goffi), dipinti nell\u2019angolo in basso a destra in atteggiamento orante, e a sinistra da Santa Lucia e da una <strong>figura di beato<\/strong>  (come si desume dal nimbo, in luogo dell&#8217;aureola, attorno al capo) di non immediata lettura, che i pi\u00f9 identificano con il <strong>duca Amedeo IX di Savoia<\/strong>, morto nel 1472, ma beatificato nel 1677, mentre alcuni, come ipotesi alternativa, riconducono a un altro personaggio importante per le tradizioni devozionali sabaude,<strong> Amedeo di Losanna<\/strong>, morto nel 1159, che fu abate di Hautecombe e vescovo di Losanna, a lungo venerato come beato, specialmente nella vicina Savoia, e poi proclamato santo.   <\/p>\n\n\n\n<p>La Madonna regge il Bambino, che indossa un collana di <strong>corallo rosso <\/strong>(considerata una forma di protezione contro le malattie infantili e per questo donato ai bambini come amuleto, ma arricchito poi di significati simbolici legati alla Passione di Cristo) e in compagnia d\u2019un uccellino, che il piccolo Ges\u00f9 trattiene per mezzo d\u2019una cordicella (nel Medioevo era passatempo abituale per i bambini giocare con uccellini legati alla zampa). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/09\/c5\/55\/09c555169d6db6c47baef362e8ea4413.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Gli affreschi della parete sinistra con San Michele Arcangelo, San Rocco, San Sebastiano e San Giovanni Battista <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sulla parete sinistra, accanto a San Giovanni Battista, San Sebastiano, trafitto dalle frecce, San Rocco, che solleva l\u2019orlo della tunica per mostrare i segni della peste, e le sante Cristina e Caterina nel registro inferiore, risalta per la qualit\u00e0 dei tratti la figura di <strong>San Michele Arcangelo<\/strong>, rappresentato con l\u2019armatura, in linea con il suo attributo pi\u00f9 importante, quello di protettore della Cristianit\u00e0 (venerato con il titolo di Archistratega nelle chiese orientali e di principe delle milizie celesti nella Chiesa cattolica) e nell\u2019atto di trafiggere con la lancia una creatura mostruosa (il diavolo) strisciante ai suoi piedi, richiamo alla sua funzione di antagonista del demonio e difensore dell\u2019uomo dagli assalti e dalle astute macchinazioni del diavolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, mentre la mano destra brandisce la lancia, con la sinistra San Michele regge una bilancia, evocazione di un altro suo attributo, quello di angelo <strong>psicopompo,<\/strong> accompagnatore dei defunti dinnanzi al Giudizio di Dio, e di \u201cpesatore\u201d delle anime nei loro meriti e peccati (psicostasia), cercando di sottrarle al demonio, che giace sconfitto ai suoi piedi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/fe\/33\/5cfe33e7f2718f3239f2010f4c3aa7c3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La parete destra con la figura di Sant&#8217;Antonio Abate e il grande riquadro che raffigura San Giorgio che uccide il drago salvando la principessa<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La parete opposta, oltre alla raffigurazione di Sant\u2019Antonio Abate sul lato sinistro, \u00e8 quasi interamente occupata da un grande affresco che \u00e8 considerato una delle migliori realizzazioni in Piemonte del tema iconografico di <strong>San Giorgio che uccide il drago<\/strong> liberando la principessa dalla prigionia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/43\/74\/ac\/4374acd0fe03bb2d3a3cbb8a17843109.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Particolare dell&#8217;affresco di San Giorgio che uccide il drago e salva la principessa.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Risalta la vividezza cromatica e la cura dei dettagli nella resa del paesaggio, dell&#8217;abbigliamento delle figure (ispirato alla moda borgognona del tempo) e del turrito castello che, con gli spalti popolati di personaggi in trepidante attesa dell\u2019esito della lotta, restituisce un\u2019<strong>immagine fiabesca<\/strong>, idealizzata, del Medioevo, teatro di epici scontri tra cavalieri e di nobili atti di eroismo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Riferimenti bibliografici e siti internet<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Augusto Cavallari Murat, <em>Lungo la Stura di Lanzo<\/em>, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1973<\/p>\n\n\n\n<p>Delfina Sissoldo, <em>Alla riscoperta delle valli piemont<\/em>e<em>si. Lanzo,<\/em> Editrice Piemonte in Bancarella, 1977<\/p>\n\n\n\n<p>Costanza Maria Tibaldeschi, <em>La cappella di San Giulio. Il restauro degli affreschi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>www.archeocarta.org, <em>Carta archeologica del Piemonte<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Percorrendo la strada provinciale della valle di Vi\u00f9, prima di raggiungere Lemie, s\u2019incontra la borgata di Forno, una manciata di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6346,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27,86],"tags":[2320,2519,2521,2516,2517,2513,2522,2064,2395,1635,2518,2515,2520,2514,35,300,55],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4669"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4669"}],"version-history":[{"count":23,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4669\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6365,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4669\/revisions\/6365"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6346"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4669"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4669"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4669"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}