{"id":4942,"date":"2020-04-07T17:19:10","date_gmt":"2020-04-07T17:19:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4942"},"modified":"2020-04-19T15:07:59","modified_gmt":"2020-04-19T15:07:59","slug":"cinque-anni-di-vita-amministrativa-torinese-1909-1914-note-di-un-sindaco-iv-parte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4942","title":{"rendered":"Cinque anni di vita amministrativa torinese 1909-1914: note di un sindaco \u2013 IV parte"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Prosegue il nostro esame dello scritto \u201c<em>Cinque anni di vita amministrativa torinese: 1909-1914. Note di un sindaco<\/em>\u201d, scritto da <strong>Teofilo Rossi, conte di Montelera<\/strong>, e pubblicato nel maggio 1914 sulla <em>Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Questione\nospitaliera e di assistenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nelle vicinanze del futuro Politecnico sorgeranno i nuovi Ospedali progettati a notte del Corso Spezia, colla fronte orientale disposta lungo il Corso Galileo Galilei, tra il Corso Spezia predetto e il Corso Piemonte [<em>via Demonte? Il corso Piemonte era parallelo al corso Moncalieri, lungo la sponda del Po, dal Ponte Umberto I a via Gioanetti, N.d.R.<\/em>]. Mentre si stanno compiendo le pratiche per portare a compimento questo grandioso <strong>nuovo Policlinico<\/strong>, destinato a risolvere in modo definitivo la questione ospitaliera di Torino, la mia amministrazione ha provvisto gi\u00e0 in modo efficace agli altri problemi che ad esso sono connessi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/70\/cc\/bd\/70ccbd3516ea5895066ccaeeff277d34.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>[<em>L\u2019anno di nascita dell\u2019Ospedale a noi noto come \u201c<strong>Le Molinette<\/strong>\u201d, sito in corso Bramante n. 90, \u00e8 il 1935. Appare compreso tra via Genova, via Cherasco, via Santena, corso Ventotto Ottobre 1922 e corso Bramante nella Guida Paravia del 1936, sostanzialmente sovrapponibile al progetto dell\u2019Ospedale, pubblicato da La Stampa nel 1915, da noi integrato con l\u2019indicazione delle variazioni nell\u2019intitolazione delle vie: si rende infatti necessaria una serie di precisazioni sulla toponomastica della zona. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Inizialmente il corso Galileo Galilei origina da Ponte Isabella, segue la sponda sinistra del Po e, all\u2019altezza dell\u2019attuale <strong>Ponte Balbis<\/strong> (gi\u00e0 Vittorio Emanuele III, 1928) raggiungeva la ferrovia di Genova percorrendo il tratto dell\u2019attuale corso Bramante che viene cos\u00ec battezzato dal 23 dicembre 1910. Alla stessa data, viene dato il nome di Galileo Galilei al tratto di strada lungo il Po che fiancheggia le Molinette. Questo corso ha preso successivamente i nomi di \u201cVentotto Ottobre 1922\u201d, \u201cPolonia\u201d e oggi \u201cAchille Mario Dogliotti\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un secondo cambio di nome riguarda la via Genova. Al tempo di Teofilo Rossi, l\u2019attuale via Genova, si chiama <strong>via Demonte<\/strong>. Aveva il nome di Genova l\u2019attuale via San Francesco d\u2019Assisi, cos\u00ec ribattezzata in una seduta del Consiglio Comunale del 20 maggio 1889.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per questo motivo nei progetti dell\u2019Ospedale Molinette coevi di Teofilo Rossi l\u2019attuale via Genova \u00e8 ancora chiamata via Demonte. Mantiene questa intitolazione fino ai primi mesi del 1926, quando via S. Francesco d\u2019Assisi riprende il suo nome e via Demonte \u00e8 ribattezzata via Genova. Il nome di Demonte viene dato a una breve via nella stessa zona. Muta il nome anche la via Molinette che diventa <strong>via Augusto Abegg<\/strong> (1861 \u2013 1924) benefattore che ha finanziato la costruzione di un nuovo padiglione nel nuovo Ospedale. N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1f\/fc\/1f\/1ffc1f8c0e6f20c2779638d0c7b73618.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Si provvide, d\u2019accordo coll\u2019ospedale di\nSan Giovanni e mediante un concorso di 500 mila lire da parte del Comune, ad\nuna <em>casa per i convalescenti<\/em>, i\ncronici e i provvisoriamente dimessi, sulla collina torinese. <\/p>\n\n\n\n<p>Per la gravissima piaga della <em>tubercolosi<\/em>, l\u2019Amministrazione municipale provvide, d\u2019accordo con quella dell\u2019<strong>ospedale di San Luigi<\/strong>, al progetto di un nuovo grandioso sanatorio sullo stradale Orbassano in vicinanza di quello gi\u00e0 esistente, con contemporaneo abbattimento dell\u2019attuale ospedale centrale di San Luigi. Per la prevenzione contro il diffondersi di questa terribile malattia, oltre all\u2019istituzione di preventori antitubercolari, si provvide alla formazione di una colonia nella cascina Confina di propriet\u00e0 municipale, dove gi\u00e0 fin d\u2019ora vengono ricoverati i bambini appartenenti a famiglie tubercolotiche. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Nel\n1911, Torino dispone di due Sanatori, uno a cura del Cottolengo, annesso all\u2019Ospedale\nAmedeo di Savoia (aperto dal 1\u00b0 gennaio 1900) ma separato dagli altri\npadiglioni che accoglie tubercolotici ancora curabili e dispone di 100 letti. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il secondo dipende dall\u2019<strong>Ospedale di San Luigi Gonzaga<\/strong> \u00e8 stato costruito nel 1909, grazie alla Cassa di Risparmio, su progetto dell\u2019ingegner Eugenio Mollino, fuori della Barriera di Orbassano (attuale Piazza Omero) in regione Tre Tetti, in strada poi corso Orbassano n. 339, civico che non corrisponde a quello attuale. Capace di 200 letti per malati in fase avanzata (1911), \u00e8 stato trasferito nel 1970 a Orbassano dove \u00e8 rimasto attivo fino al 1980. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019Ospedale di San Luigi Gonzaga, in via Piave n. 21, non \u00e8 stato abbattuto e, dal 1925, \u00e8 sede dell\u2019Archivio di Stato-Sezioni Riunite. La sua costruzione \u00e8 iniziata nel 1818 su progetto dell\u2019architetto <strong>Giuseppe Talucchi<\/strong> e, nel 1911, ricovera 200 ammalati poveri colpiti da malattie croniche e ospita la Clinica dermopatica universitaria (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.<\/em>]<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ad\/91\/60\/ad91606ca0a1b80368deee6bba816440.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Abbiamo concorso mediante aiuto all\u2019<strong>ospedale Maria Vittoria<\/strong>, per la sistemazione del suo bilancio e per la cura delle malattie delle donne. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>L\u2019Ospedale Maria Vittoria, in via Cibrario\nn. 72, fondato dal professor G. Berruti per donne e bambini sofferenti \u00e8 stato\nufficialmente inaugurato il 10 ottobre 1887 con 12 letti per le donne e 4 per\nbambini (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali,\nTorino, 1911). N.d.R.<\/em>]<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Ospedaletto infantile Regina Margherita<\/strong><\/em>: Sorger\u00e0 tra breve il nuovo grandioso edificio su terreno concesso dal Municipio, nelle vicinanze del futuro Politecnico. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/33\/ea\/fa\/33eafa737637d5c6e90db4d873003a84.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>[<em>L\u2019Ospedaletto Infantile \u201cRegina Margherita\u201d \u00e8 stato realizzato dal dottor Secondo Laura (1833 -1902) uno dei pi\u00f9 lodevoli medici filantropi di Torino &#8211; definito al tempo come \u201cL\u2019apostolo degli ospedali infantili in Italia\u201d &#8211; grazie al decisivo contributo delle logge massoniche torinesi. L\u2019Ospedaletto ha avuto una prima, modesta, sede in corso Dante dove, dal 24 dicembre 1883 a 30 giugno 1888, ha ospitato 916 bambini. Nel novembre 1888 si \u00e8 trasferito nella nuova sede collocata tra le attuali vie Federico Menabrea, Giotto e corso Bramante, usata fin dopo la Seconda Guerra Mondiale, ancora esistente e destinata a diverso uso. Il nuovo <strong>moderno ospedale Regina Margherita<\/strong> \u00e8 stato inaugurato nell\u2019ottobre 1961 su un terreno messo a disposizione dal Comune in piazza Polonia, nell\u2019area dove, secondo i progetti di Teofilo Rossi, avrebbe dovuto sorgere il Politecnico. N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e4\/4f\/3a\/e44f3a68e10238814ee807d7b92d4f09.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Sifilicomio\ne Maternit\u00e0<\/em>:\nGi\u00e0 si provvide all\u2019acquisto dei terreni per le nuove costruzioni. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Il primo ospedale torinese per la <strong>cura della sifilide<\/strong> nasce nel 1733 ad opera del banchiere filantropo Lodovico Boggetto: l\u2019Opera Boggetto occupa alcune stanze dell\u2019Ospizio di Carit\u00e0 in via Po n. 31 (Palazzo degli Stemmi). Qui nel 1815 si istituisce la cattedra universitaria di malattie sifilitiche, rimasta attiva fino al 1865. Dal 1866 al 1936, l\u2019Opera Boggetto occupa i locali attigui alla chiesetta dei frati minori in corso Cairoli 14 bis all\u2019angolo con via Mazzini. Qui viene creato, anche per forte impulso del professor Casimiro Sperino, un <strong>Ospedale dedicato a San Lazzaro<\/strong>, con 44 letti (54 nel 1868). Questo Sifilocomio, nel 1911, ha 73 letti e ogni anno cura oltre 500 persone affette da malattie veneree e sifilitiche. \u00c8 sede della clinica sifilopatica universitaria. Considerato \u00abantigienico e insufficiente\u00bb, se ne annuncia il prossimo trasporto nella nuova sede oltre la barriera di Nizza (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). Nel 1936, l\u2019Ospedale di San Lazzaro si trasferisce in via Cherasco n. 23, nel complesso delle Molinette. \u00c8 demolito negli anni \u201950 del Novecento per costruire il palazzo Riv Skf, ora Assicurazioni Toro. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Occorre ricordare che nel 1836, per volere del re Carlo Alberto, \u00e8 stato progettato un istituto-modello, collocato all\u2019incirca nell\u2019area oggi occupata dal Liceo classico Vittorio Alfieri, il \u201c<strong>Correzionale delle Prostitute e Ospizio Celtico<\/strong>\u201d, principale ospedale femminile per le malattie veneree, diretto dal professor Casimiro Sperino. Chiuso nel 1910 e trasformato in carcere militare, \u00e8 stato demolito negli anni \u201950. N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p>[<em>L\u2019Ospizio\ndella Maternit\u00e0, fondato nel 1733, fa parte dell\u2019Ospedale di S. Giovanni fino\nal 1801 quando \u00e8 dichiarato autonomo e alloggiato presso il convento dei\nTrinitari Scalzi, che ha ingresso da via Giolitti nn. 42 e 44, con l\u2019annessa\nChiesa di San Michele Arcangelo (oggi di rito bizantino). Ottiene il\nriconoscimento regio nel 1815. Nel 1911, ricovera le partorienti povere, nubili\no maritate, della Provincia di Torino e questa sede \u00e8 considerata insufficiente\ne disadatta. \u00c8 sede della clinica ostetrica universitaria che sar\u00e0, tra non\npoco, trasportata in un nuovo ed adatto edificio (Torino. Sue istituzioni\nigieniche, sanitarie, filantropiche e sociali, Torino, 1911). N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/87\/13\/ba8713e8da1498b5c45b58a5a60074bf.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em><strong>Nuovo ospedale Martini<\/strong><\/em> in regione di San Paolo: Il Municipio concorse con appoggio ed aiuto al suo benemerito fondatore, Dr. Enrico Martini, ottenendo cos\u00ec di dotare di un grandioso nuovo nosocomio una regione da poco sorta e in continuo grandissimo sviluppo. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Il \u00abNuovo ospedale Martini in regione di San Paolo\u00bb, inaugurato il 22 novembre 1911, era collocato nell\u2019attuale corso Ferrucci ai civici 48 e 50, tra la via Vinadio e la via Moretta, location oggi compresa nel quartiere Cenisia. Distrutto da bombardamenti del novembre 1942, nel dopoguerra \u00e8 stato sostituito da un grande moderno palazzo. Le vicende, travagliate da molte polemiche, riguardanti questo ospedale e la <strong>Astanteria Martini<\/strong> alla Barriera di Milano (1923) sono descritte nel libro del dottor Enrico Martini \u201cI miei ospedali. Annotazioni e chiarimenti\u201d (Torino, 1925). N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8d\/f5\/8f\/8df58fdf907b3ab332339683a681861d.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em><strong>Manicomio Provinciale<\/strong><\/em>: Sono in corso le trattative per l\u2019acquisto da parte del Municipio dell\u2019area dell\u2019attuale manicomio che sar\u00e0 trasportato fuori della citt\u00e0: il Municipio concorrer\u00e0 inoltre per la spesa della costruzione del manicomio futuro. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>Il\nManicomio di via Carlo Ignazio Giulio n. 22 (noto come \u201cAlbergo dei Due Pini\u201d)\nrisale al 1834 ed \u00e8 capace di 500 letti. Per quanto costruito con criteri\nd\u2019ordine e di pulizia, nel 1911 non \u00e8 pi\u00f9 adeguato. Dal 1872 si \u00e8 aperta una\nsuccursale in Collegno, dove vengono ricoverati pi\u00f9 di 800 ospiti, parte a\npagamento. Nel manicomio di Torino ha sede la Clinica psichiatrica\nuniversitaria (Torino. Sue istituzioni igieniche, sanitarie, filantropiche e\nsociali, Torino, 1911). N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p><em>Malati poveri e abbandonati<\/em>: Attualmente questi sono ospitati a cura del Municipio nell\u2019<strong>antico monastero della Visitazione<\/strong>: il Comune sta provvedendo alla costruzione di un nuovo riparto nell\u2019Ospizio di Carit\u00e0 per ricoverare e curare pi\u00f9 efficacemente questi ammalati. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1f\/3a\/5c\/1f3a5c2573f7552ffdaa261e8a62bb8b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Convento delle Monache della Visitazione<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>[<em>Il\nConvento di clausura delle Monache della Visitazione era in via della Consolata\nn. 10, all\u2019angolo via San Domenico. Oggi \u00e8 stato sostituito dal Palazzo dei\nServizi di Igiene e Sanit\u00e0, realizzato nel 1936 su progetto dell\u2019architetto\nGiovanni Battista Ricci dell\u2019Ufficio Tecnico Municipale, in tardo gusto\nart-d\u00e9co, per accorpare in un unico edificio i servizi di sanit\u00e0 comunali prima\ncollocati nel Palazzo Civico e in altri locali in affitto. N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cucina\nmalati poveri<\/em>:\nFu dato gratuitamente il terreno in localit\u00e0 centralissima per la costruzione\ndi questa cucina che adempie ad uno scopo altamente benefico e pratico. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fb\/0a\/f9\/fb0af9d093319d9d3e2b7ea9bf40d3cd.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Cucina Malati Poveri<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>[<em>La <strong>Cucina Malati Poveri<\/strong> esiste ancora oggi, come Opera Pia Cucina Malati Poveri. Dal suo sito apprendiamo che \u00e8 nata in seguito al voto di Ernesta Samp\u00f2 Vallerino, maestra elementare di Rubiana, miracolosamente guarita da una nefrite. Con l\u2019appoggio della principessa Laetitia Bonaparte (1866 &#8211; 1926), la Samp\u00f2 Vallerino ha dato vita alla Cucina per fornire gratuitamente alimenti agli indigenti e ai malati riconosciuti dai medici municipali. Dopo l\u2019inaugurazione, al 14 febbraio 1903, la Cucina opera per due mesi, riprende a dicembre e prosegue per quattro mesi. In seguito la sua attivit\u00e0 si stabilizza nei mesi invernali: secondo il professor Abba, nel 1913, la Cucina resta aperta per otto mesi all\u2019anno, da novembre a giugno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fino al 31 marzo 1905 questa attivit\u00e0 viene svolta in via Arsenale n. 13. I volontari, allontanati per la costruzione del palazzo delle Poste, nel 1904 trovano sede in via IV Marzo n. 11, in locali del Policlinico Generale Umberto I. Nel 1913, anno in cui la Cucina \u00e8 dichiarato Ente Morale (16 luglio), iniziano i lavori di costruzione di una sede propria sul terreno in <strong>corso Palestro <\/strong>n. 11, all\u2019angolo con via Bertola, concesso dal Municipio il 3 maggio 1912. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019edificio,\nin stile liberty, dove ancora oggi risiede la Cucina, \u00e8 progettato dagli\ningegneri Giacomo Salvadori di Wiesenhoff e Daniele Ruffinoni. La sua\nrealizzazione \u00e8 resa possibile dalla donazione di 50.000 lire fatta fin dal\ndicembre 1911 dal cav. uff. Clemente Cirio, da molti anni benefico cooperatore,\nin memoria del figlio Giuseppe scomparso a soli 17 anni il 7 novembre di\nquell\u2019anno, affinch\u00e9 l\u2019ente potesse disporre di una sua sede. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019inaugurazione avviene il 7 ottobre 1914, alla presenza delle autorit\u00e0 cittadine e con la partecipazione della <strong>Principessa Laetitia<\/strong> che distribuisce personalmente alimenti e bevande ai circa trecento poveri convenuti (Francesco Abba, La Cucina per Malati Poveri di Torino, Rivista di Ingegneria Sanitaria e di Edilizia Moderna, anno IX, n. 12, Torino 30 giugno 1913; Enrico Miletto, Laici e solidali. Massoneria e associazionismo a Torino e in Piemonte (1861-1925), Milano, 2018). N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8c\/2b\/8f\/8c2b8f25dfafc775108c254a59ddcb2a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em><strong>Congregazione di Carit\u00e0<\/strong><\/em>: Il Municipio concesse in uso gratuito alla Congregazione di Carit\u00e0 un suo stabile in ottime condizioni in via della Zecca, ove la Congregazione di Carit\u00e0 ha attualmente la sua pi\u00f9 degna sede. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>L\u2019edificio citato da Teofilo Rossi, al\ncivico 31 di via della Zecca, l\u2019attuale via Giuseppe Verdi, tra via Montebello\ne via Riberi, destinato alla Congregazione di Carit\u00e0 \u00e8 oggi scomparso,\nsostituito da un palazzo della RAI. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il discorso sulla Congregazione di Carit\u00e0 porta a considerare una ulteriore declinazione della beneficienza torinese. Scrive il gi\u00e0 ricordato professor Francesco Abba (1913): \u00abUna delle molte caratteristiche che misero la citt\u00e0 di Torino alla testa delle altre sorelle italiane, e che tuttavia ve la mantengono, \u00e8 la <strong>Beneficenza<\/strong>. Numerosissime ed antichissime sono le istituzioni che hanno per scopo di alleviare le miserie umane in tutte le sue molteplici manifestazioni, sicch\u00e9 pu\u00f2 dirsi che non esista pei torinesi dolore a cui non sia chi ha pensato e provveduto; (\u2026)\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a0\/9a\/cd\/a09acddea0358ee47337d746f44b9876.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Non \u00e8 questa la sede per dilungarsi sulla normativa che dal 1862 ha regolato gli enti assistenziali con estensione all\u2019Italia del sistema della beneficenza pubblica gi\u00e0 in vigore nel <strong>Regno di Sardegna<\/strong> fino alla soppressione delle Congregazioni di Carit\u00e0 nel 1937. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Secondo\nla Guida Paravia del 1936, la Congregazione di Carit\u00e0 di Torino, con Ufficio di\nbeneficenza in via Riberi n. 1, \u00e8 stata costituita come previsto dalla legge n.\n6.972\/1890 (Legge Crispi), ed \u00e8 succeduta alle Congregazioni di Carit\u00e0\nparrocchiali e speciali prima esistenti. Cura specialmente gli interessi dei\npoveri del Comune, amministra i beni che le appartengono e quelli destinati ai\npoveri ed eroga le sue entrate in loro soccorso. Per approfondire: Carla Ceresa,\nValeria Mosca, Daniela Siccardi, Congregazione di carit\u00e0. Ente comunale di\nassistenza di Torino (Torino, 1996). N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec pure in questi ultimi cinque anni si\nprovvide mediante concessioni di terreni o sussidi alla sistemazione di altre\nbenemerite istituzioni, quali l\u2019Istituto dei minori corrigendi, ed altri\ncongeneri. <\/p>\n\n\n\n<p>[<em>A proposito di questa istituzione, citata anche come <strong>Patronato<\/strong>, Regio Patronato e Societ\u00e0 Reale Patrocinio pei minori corrigendi, non disponiamo di una adeguata documentazione che permetta di delinearne strutture e personale, anche se le finalit\u00e0 appaiono evidenti. N.d.R.<\/em>].<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ab\/86\/d2\/ab86d24cbd0d4eb9875418df94a65c29.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>L\u2019<strong>Istituto per le Case popolari<\/strong><\/em><strong> <\/strong>venne fondato nel 1908: in 5 anni costru\u00ec 8 gruppi di fabbricati, comprendenti 37 case. Erog\u00f2 nelle costruzioni oltre 8 milioni di capitale, dei quali L. 2,460,000 prese a mutuo, e mise a disposizione delle classi operaie 4500 camere, del valore locativo da 8 a 10 lire mensili. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Prosegue il nostro esame dello scritto \u201cCinque anni di vita amministrativa torinese: 1909-1914. 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