{"id":5258,"date":"2021-04-01T10:42:30","date_gmt":"2021-04-01T10:42:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5258"},"modified":"2021-04-01T13:47:21","modified_gmt":"2021-04-01T13:47:21","slug":"corio-in-canavese-testimonianze-di-vita-rurale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5258","title":{"rendered":"Corio, testimonianze di vita rurale dalle montagne del Canavese"},"content":{"rendered":"\n<p>Introduzione di Paolo Barosso e\ntestimonianza di Giulio Giuliano<\/p>\n\n\n\n<p><em>Situato nella valle del Malone, il territorio del <strong>paese di Corio<\/strong>, formato da pi\u00f9 borgate sparse sui fianchi della montagna, immerse tra boschi di castagni e faggi alternati a prati e pascoli, s\u2019incunea tra la pianura canavesana, la valle di Locana e le valli di Lanzo. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/da\/a6\/f6\/daa6f6bb18e647d4dc074d6fa94f46c7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il ponte in pietra sul torrente Malone in localit\u00e0 dell&#8217;Avvocato o dei Pesci Vivi<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>La zona, colonizzata dai Romani, risulta frequentata ab antiquo da popolazioni celtiche, che impressero una forte impronta culturale destinata a sopravvivere ai secoli, come traspare ad esempio dal ritrovamento in localit\u00e0 Piano Audi di un\u2019<strong>erma bifronte<\/strong>, gi\u00e0 di epoca romana come datazione ma rivelante forti influenze galliche, con un volto barbuto e l\u2019altro glabro, forse femminile (oggi conservata nel Museo Civico di Ivrea), e dalla presenza, come elemento ornamentale, nella parete della chiesa della stessa frazione Piano Audi di un <strong>volto umano scolpito in pietra<\/strong>, frutto probabilmente di un processo imitativo di modelli arcaici il cui archetipo risale all\u2019epoca celtica. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Corio, il cui toponimo, secondo\nuna non corretta etimologia, viene fatto popolarmente derivare dal piemontese \u201ccheur\u201d,\ncuore (da cui lo stemma del paese, con il disegno di un cuore), &nbsp;vanta una solida tradizione agricola e\nartigianale, prevalentemente incentrata sulla <strong>lavorazione della pietra<\/strong> (famosi\ni \u201cpicap\u00e8re\u201d della borgata Case Macario, dove erano attive diverse \u201closere\u201d, cave\ndi pietra), del legno e del ferro, e sulla filatura e tessitura della lana e\ndella canapa (tipica di Corio era la produzione del \u201c<strong>drap<\/strong>\u201d, speciale\ntessuto con ordito in canapa e trama in lana), come attestato dalla collezione\ndi attrezzi conservata nel <strong>Museo Etnografico<\/strong> delle valli del Tesso e del\nMalone in frazione Cudine. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/46\/36\/cf\/4636cfdd1ae3b688a2e9b9d93340d6bc.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Cartolina d&#8217;epoca con veduta di Piano Audi, frazione di Corio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Storicamente Corio dipese per\ndiversi secoli, pur con fasi alterne, dall\u2019alta signoria dei <strong>marchesi del\nMonferrato <\/strong>e dal dominio feudale diretto dei <strong>conti Biandrate di San\nGiorgio<\/strong>, che avevano ricevuto dai primi l\u2019investitura sul luogo, cos\u00ec come\nsul limitrofo paese di Rocca Canavese, originariamente denominato \u201c<strong>Rocca di Corio<\/strong>\u201d\n(Rocha ad Corium) perch\u00e9, situato a valle di Corio, svolse per molto tempo la\nfunzione di presidio fortificato (rocca) posto a difesa della valle del Malone.\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel corso del Medioevo le due\nlocalit\u00e0 di Corio e di Rocca di Corio, strettamente collegate, furono pi\u00f9 volte\nal centro di aspre contese tra le forze signorili che si contendevano l\u2019<strong>egemonia\nsul territorio canavesano<\/strong>, gli Acaia, i Savoia e i Monferrato, cui si\nappoggiavano per ottenerne vantaggi politici i discendenti dei conti del\nCanavese, principalmente i Valperga (alleati del marchese del Monferrato\ninsieme con i Biandrate) e i San Martino (alleati dei Savoia). Come altre\nlocalit\u00e0 canavesane, Corio e Rocca vennero acquisiti ai domini sabaudi con il <strong>trattato\ndi Cherasco<\/strong> del 1631, che pose termine alla guerra di successione di\nMantova e del Monferrato. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f8\/76\/ed\/f876ed7c0cb69326acfa5e024fd9093a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Interno della cappella di San Giacomo presso il ponte dell&#8217;Avvocato<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Numerose sono le testimonianze architettoniche e artistiche che illustrano il passato di Corio. Qui ricordiamo brevemente: la parrocchiale settecentesca dedicata a San Genesio e Sant\u2019Anna; la<strong> cappella dei Battuti<\/strong>, con affreschi interni di met\u00e0 Cinquecento firmati dal pittore Oldrado Perino di Novalesa; la cappella di San Giovanni Battista, verso frazione Ritornato, con lacerti di affreschi trecenteschi; il<strong> ponte Picca<\/strong>, tradizionalmente datato al Trecento come il Ponte del Diavolo di Lanzo, ma forse successivo; il <strong>ponte dell\u2019Avvocato<\/strong>, anch&#8217;esso ritenuto d&#8217;origine trecentesca, che attraversa il torrente Malone in corrispondenza della localit\u00e0 detta Molino dell\u2019Avvocato, dalla presenza di un mulino che fu di propriet\u00e0 di un avvocato coriese (cui apparteneva anche una villa costruita in loco), ma anche curiosamente noto come &#8220;ponte dei pesci vivi&#8221;, dal&nbsp;nome&nbsp;di&nbsp;una&nbsp;vecchia&nbsp;osteria&nbsp;che&nbsp;aveva&nbsp;vasche&nbsp;per&nbsp;l&#8217;allevamento&nbsp;delle&nbsp;trote,&nbsp;come&nbsp;&#8220;ponte&nbsp;delle&nbsp;fucine&#8221;,&nbsp;perch\u00e9&nbsp;vi&nbsp;funzionava&nbsp;una&nbsp;fucina&nbsp;poi&nbsp;abbandonata,&nbsp;e&nbsp;&#8220;ponte&nbsp;di&nbsp;San&nbsp;Giacomo&#8221;,&nbsp;dall&#8217;intitolazione&nbsp;della&nbsp;cappella&nbsp;alla sua base.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo questa introduzione,\nnecessariamente sintetica e lacunosa, alla conoscenza di Corio, lasciamo la\nparola, anzi la penna, a <strong>Giulio Giuliano<\/strong>, lettore di Piemont\u00e8is e originario\ndi Corio, che intende trasmetterci, con questa sua genuina testimonianza,\nl\u2019amore viscerale che ha sempre legato la sua famiglia a questi luoghi, situati\nin un contesto paesaggistico e naturale invidiabile. &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1b\/2d\/19\/1b2d1958cd22302ff2562e4e2e33cee8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il ponte dell&#8217;Avvocato e la cappella di San Giacomo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Testimonianza e foto di Giulio Giuliano <\/p>\n\n\n\n<p>Corio \u00e8 un piccolo paese di montagna, caratteristico per le sue frazioni sparpagliate in mezzo a boschi e pascoli e per i panorami spettacolari che si aprono sulla pianura sottostante. Non a caso queste borgate sono conosciute come \u201c<strong>le balconate del Canavese<\/strong>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le casette che si trovano nelle\nvarie frazioni sono pervase da un\u2019atmosfera fiabesca, tanto da sembrare un\ndipinto d\u2019altri tempi, una stampa antica. <\/p>\n\n\n\n<p>In una di queste borgate si trova la casa dei miei nonni materni, dove nacque mia madre e vi trascorse la giovent\u00f9. Da qui partono le mie radici. I miei nonni amarono quelle terre pi\u00f9 della loro vita, un amore quasi morboso che trasmisero anche a mia madre e a me. Dal cortile della casa rurale dei miei nonni si ammira un\u2019amplissima <strong>vista panoramica<\/strong> e dal cortile vi \u00e8 un balcone che permette di vedere tutta la pianura fino alla citt\u00e0 di Torino, alla collina torinese e, lontananza, alle torri di Trino Vercellese. Sull\u2019altro lato del cortile, verso destra, si apre invece la&nbsp;vallata di Lanzo con il <strong>santuario di Sant\u2019Ignazio<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/08\/ed\/9f\/08ed9fa83b4e4468903283912562c636.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta panoramica dalla montagna di Corio. All&#8217;orizzonte la collina torinese.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Guardando verso il basso, sulla\ndestra, si vede l\u2019abitato principale di Corio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Su quelle montagne i miei nonni&nbsp;e mia mamma, ancora bambina, vissero la <strong>guerra<\/strong>. Secondo i racconti che sentivo in famiglia, molto spesso i soldati tedeschi passavano a casa dei&nbsp;miei nonni minacciando donne e bambini per avere un po\u2019 di cibo, soprattutto farina. Infatti mia nonna, per salvare le riserve alimentari di famiglia, aveva imparato a nascondere bene la farina.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi narrarono che una volta i\ntedeschi, contrariati per non aver trovato la farina,&nbsp;portarono mia bisnonna\nal centro del cortile, minacciandola con il fucile. Mia mamma, piccolina, era\nsulla lobbia e, assistendo alla scena, prese un sasso e lo lanci\u00f2 sulla testa del\nsoldato tedesco.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2a\/78\/32\/2a7832181e6e3bab84f67471278bc5ab.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A quel punto il soldato sal\u00ec\nsulla lobbia e prese in braccio mia madre, portandola in cortile e minacciando\nanche lei. Allora la nonna di mia mamma si inginocchi\u00f2, rivolgendo lo sguardo\nverso il&nbsp;cielo e implorando che, in nome di Dio, la bambina venisse\nrisparmiata. <\/p>\n\n\n\n<p>Il soldato tedesco, mosso a\ncompassione, se ne and\u00f2, salvando cos\u00ec la famiglia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta la mia infanzia l\u2019ho passata, almeno un paio di giorni a settimana, a casa dei nonni sulla <strong>montagna di Corio<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo quando mio nonno mi\nportava gi\u00f9 nel frutteto, io lo aiutavo a curare le piante e lui mi parlava,\nrivolgendomi sempre questo monito: \u201cQuando sarai grande porta avanti&nbsp;i\nvalori e i principi che tuo&nbsp;nonno ti ha trasmesso, e ricordati sempre\ntutte le fatiche e i sacrifici fatti dai tuoi nonni!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/a2\/83\/4fa2837808f64667fb04e61f2359f525.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oggi, da adulto, ogni volta che torno alla casa dei nonni, lass\u00f9 tra i boschi di Corio, osservo gli <strong>alberi del frutteto<\/strong>, solidi e grandi, e immagino che ogni ramo racconti una storia di vita vissuta e che sui tronchi nodosi, esposti ai caldi raggi del sole, ma anche alla forza delle intemperie, siano riflesse tutte le fatiche dei miei nonni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi ricordi di <strong>vita rurale vissuta<\/strong> si chiudono quando alla sera, andando alla casa dei nonni, mi affaccio dalla balaustra del cortile, godendomi lo spettacolare panorama notturno, che abbraccia la citt\u00e0 di Torino, con le sue luci e la collina che la sovrasta, mentre sulla destra in basso lo sguardo si posa sull\u2019abitato di Corio, con la bella chiesa barocca e il campanile,&nbsp;e poi ammiro la volta celeste sopra di me, punteggiata di stelle ravvicinate e con la luna che, con la sua romantica bellezza, riflette i suoi raggi sulla montagna del Bandito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo spettacolo a sipario aperto viene accompagnato dal canto dei grilli, dallo strid\u00eco delle civette e dal verso dei gufi, ed \u00e8 in questi momenti che si rinnova, ogni volta, il senso vivo delle mie <strong>radici familiari e personali<\/strong>, saldamente innestate tra i boschi e i pascoli della montagna di Corio. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione di Paolo Barosso e testimonianza di Giulio Giuliano Situato nella valle del Malone, il territorio del paese di Corio, formato da pi\u00f9&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5260,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14,86],"tags":[47,76,3067,1635,3068,105,540,3070,35,562,3069],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5258"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5258"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5258\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5266,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5258\/revisions\/5266"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5260"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5258"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5258"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5258"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}