{"id":5802,"date":"2022-01-19T14:30:22","date_gmt":"2022-01-19T14:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5802"},"modified":"2022-01-19T14:30:23","modified_gmt":"2022-01-19T14:30:23","slug":"il-castello-di-ozegna-dalle-intricate-vicende-della-guerra-del-canavese-ai-fasti-del-conte-bonifacio-di-san-martino","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5802","title":{"rendered":"Il castello di Ozegna, dalle intricate vicende della Guerra del Canavese ai fasti del conte Bonifacio di San Martino"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>La prima menzione scritta del <strong>castello\ndi Ozegna<\/strong>, che oggi possiamo ammirare con la sua mole turrita nel cuore\nantico del paese canavesano, risale al 1363 ed \u00e8 contenuta nel <em>De bello\ncanepiciano<\/em>, opera del notaio e cronachista novarese Pietro Azario (1312-dopo\n1366) che vi descrisse le varie fasi della cosiddetta \u201c<strong>guerra del Canavese<\/strong>\u201d,\ncombattuta nel corso del Trecento in questa fetta di Piemonte bagnata dalle\nacque della Dora Baltea e dell\u2019Orco. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5a\/3f\/29\/5a3f294037e596202fe5e7bc1f47dace.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il castello visto dal lato sud con la poderosa torre cilindrica a protezione dello spigolo<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il conflitto, seguendo la\nricostruzione dell\u2019Azario, aveva tratto origine dalle aspre rivalit\u00e0 tra le due\nfamiglie comitali apparentate, ma avversarie, dei <strong>Valperga<\/strong>, di parte\nghibellina, e dei <strong>San Martino<\/strong>, di parte guelfa, i primi appoggiati dai <strong>marchesi\nPaleologi del Monferrato <\/strong>e i secondi forti dell\u2019alleanza stretta con i <strong>principi\ndi Savoia-Acaia<\/strong>, che al tempo governavano buona parte del Piemonte\noccidentale in qualit\u00e0 di vassalli dei conti di Savoia. <\/p>\n\n\n\n<p>Accanto a questi attori\nprincipali, che ricorsero ampiamente, com\u2019era d\u2019uso all\u2019epoca, ai servigi di\nmercenari e compagnie di ventura inglesi e tedesche, intervennero sulla scena\nbellica altri casati con interessi in Canavese, in particolare i <strong>conti di\nBiandrate<\/strong>, che, dagli originari possedimenti nel Novarese, s\u2019erano\nnotevolmente espansi, acquisendo terre e ramificandosi in varie zone del\nPiemonte. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3a\/66\/c9\/3a66c98d3c84f924c4fb6e9eedd3527f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il fronte nord con le tre torri quadrangolari<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In Canavese i Biandrate, sostenitori dei conti di Valperga, avevano il loro pi\u00f9 importante attestamento nel <strong>castello di San Giorgio Canavese<\/strong> (da cui il ramo dei conti Biandrate di San Giorgio), ma, in base alle informazioni riportate nella cronaca di Azario, detenevano diversi altri siti fortificati, come Caluso, San Benigno, Volpiano e <strong>Ozegna<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa localit\u00e0 venne quindi coinvolta nella lunga guerra, protrattasi fino al 1362 con esiti favorevoli ora all\u2019uno ora all\u2019altro dei <strong>contendenti in campo<\/strong>, ma che determin\u00f2, alla fine, il consolidamento in area canavesana della posizione dei principi di Savoia-Acaia, vassalli dei conti di Savoia, e dei marchesi del Monferrato. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b7\/11\/9e\/b7119e6c50bef0e16096dc0f66de8e9d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La manica centrale del castello, con il lato rivolto verso ovest dal disegno \u201cschiettamente rinascimentale\u201d<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra tappa significativa\nnella storia della comunit\u00e0 di Ozegna \u00e8 il 1432: in quell\u2019anno, come scrive l\u2019abate\n<strong>Goffredo Casalis<\/strong> (1781-1856), storico del Piemonte, il permanere di un\nquadro di incertezza generale aveva indotto gli abitanti di Ozegna, che al\ntempo erano in parte soggetti alla signoria, evidentemente sgradita, dei\nValperga ramo di Rivara, a raggiungere un accordo di protezione con il conte <strong>Gotofredo\ndi Biandrate<\/strong>, residente nel limitrofo paese di San Giorgio, il quale si\nobbligava a difendere la popolazione locale da qualsivoglia nemico, ricevendo in\ncambio l\u2019impegno degli Ozegnesi a costruire un nuovo castello, ad uso del signore\ndi Biandrate, munendolo di valide mura. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d4\/93\/b8\/d493b85f89e35a748b26b14d0e6b10d8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della torre tonda dello spigolo sud con le tracce della merlatura ghibellina tamponata nel corso del Cinquecento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec fecero gli abitanti del borgo che, in ossequio al patto, provvidero in breve tempo ad erigere la residenza fortificata, plasmandola, forse su progetto fornito dallo stesso Gotofredo di Biandrate, nelle forme architettoniche che oggi possiamo ammirare, rimaste sostanzialmente integre fino ai nostri giorni nei loro <strong>lineamenti quattrocenteschi<\/strong>  <br>(\u201cquinta scenografica di sapore umanistico padano\u201d, secondo il giudizio del Cavallari Murat), in quanto poco compromesse dai cantieri avviati in periodi successivi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/85\/4c\/ce\/854cce2c72b1b0d2aee2b6df913e9dca.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019anno seguente, il 1433, un nuovo fatto d\u2019arme segn\u00f2 la storia del castello, che venne assaltato e espugnato dagli uomini di <strong>Teobaldo d\u2019Avanchier <\/strong>(o d\u2019Avanchy), condottiero al servizio del duca Amedeo VIII di Savoia, che in quel tempo era coinvolto nell\u2019ennesimo conflitto con i milanesi Visconti e i marchesi del Monferrato. <\/p>\n\n\n\n<p>Essendo i Biandrate, proprietari di Ozegna, alleati dei Paleologi monferrini, il Savoia aveva inviato il d\u2019Avanchier a occupare la fortezza e, in seguito al buon esito dell\u2019impresa, che avrebbe sancito, con la pace conclusa nel 1435, il passaggio del paese canavesano sotto l\u2019<strong>egemonia sabauda<\/strong>, il condottiero venne premiato con l\u2019investitura del feudo, sottratto ai Biandrate. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/41\/ce\/c4\/41cec491a85459dbc5db4b25c4ffa325.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del portico sovrastato dal loggiato, a sua volta sormontato da una balconata lignea<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Negli anni della signoria del d\u2019Avanchier, vennero effettuati interventi di riparazione della struttura, che aveva subito danni dall\u2019assedio, cos\u00ec come il ricetto di Ozegna, ma un altro cantiere, che incise in modo pi\u00f9 significativo sull\u2019aspetto degli ambienti interni, ampliati e abbelliti, fu avviato nella seconda met\u00e0 del XVI secolo, quando la residenza era in propriet\u00e0 dei <strong>conti San Martino d\u2019Agli\u00e8<\/strong>, cui era stata ceduta dai figli di Teobaldo d\u2019Avanchier. <\/p>\n\n\n\n<p>Committente dei lavori fu <strong>Bonifacio San Martino<\/strong>, conte di Ozegna, che si era distinto al servizio dei duchi di Savoia, ricoprendo il ruolo di ambasciatore dello Stato Sabaudo a Madrid, presso il Re di Spagna, poi dall\u2019Imperatore e infine presso la Santa Sede, alla corte di papa Innocenzo IX. <\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>brillante carriera diplomatica<\/strong> gli consent\u00ec di essere spettatore di alcuni degli avvenimenti pi\u00f9 significativi del suo tempo, di cui troviamo testimonianza negli affreschi realizzati per suo volere all\u2019interno del castello di Ozegna. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4e\/48\/2f\/4e482fe9d8499a50d5e162916ca91709.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il fronte nord con la torre centrale, aggiunta a fine Cinquecento<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Entrando nel grande salone d\u2019onore al piano nobile si nota infatti alle pareti un ciclo pittorico, dovuto forse a maestranze fiamminghe, che raffigura episodi celebri della vita del <strong>re di Francia Enrico IV di Borbone <\/strong>(1553-1610)<strong>,<\/strong> vissuto in un periodo di forti ostilit\u00e0 tra Cattolici e calvinisti nonch\u00e9 protagonista, insieme con Enrico III di Valois e Enrico di Guisa, della contesa dinastica al vertice del Regno sfociata nella cosiddetta \u201cGuerra dei tre Enrichi\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>In particolare si segnalano le scene dell\u2019<strong>abiura<\/strong>, riferita alla rinuncia al protestantesimo (1593) da parte di Enrico di Borbone (che dal 1572 era anche re di Navarra come Enrico III), al quale si attribuisce la frase, divenuta celebre, \u201cParigi val bene una Messa\u201d, e dell\u2019<strong>incoronazione<\/strong>, che sanc\u00ec l\u2019ascesa della Casa di Borbone al trono di Francia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b7\/11\/9e\/b7119e6c50bef0e16096dc0f66de8e9d.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1764 il castello di Ozegna,\nin abbandono, venne ceduto al <strong>re Carlo Emanuele III di Savoia<\/strong>, che lo incluse,\ninsieme con i feudi e relativi castelli di Agli\u00e8 e Bairo, nell\u2019appannaggio del\nfiglio, Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese, passando poi, con le\nvicende dinastiche successive, ai duchi di Genova che, con Filiberto di\nSavoia-Genova, nel 1964 lo cedettero infine a un privato del posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il castello, che occupa l\u2019angolo nord-occidentale del ricetto di Ozegna, inglobandone alcune strutture murarie, si presenta con una curiosa <strong>pianta a L<\/strong><em>,<\/em> dovuta all\u2019incompiutezza del disegno originario (e forse a demolizioni operate dal d\u2019Avanchier quando diede l\u2019assalto al castello). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ad\/1b\/83\/ad1b833bea16b43419b933bff1326239.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del loggiato che corre sopra il portico della manica nord-sud<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sul fronte nord si ergono <strong>tre eleganti torri<\/strong> quadrangolari, che rivelano segni di diverse fasi costruttive (a differenza delle torri angolari, d\u2019impianto medievale, quella posta al centro mostra infatti tratti rinascimentali, essendo stata eretta a fine Cinquecento per contenere il nuovo scalone di collegamento tra i piani, in aggiunta a quello elicoidale pi\u00f9 antico), mentre lo spigolo sud \u00e8 protetto da una poderosa<strong> torre cilindrica<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>La parte pi\u00f9 interessante\ndell\u2019edificio, dal punto di vista architettonico, \u00e8 per\u00f2 la manica nord-sud,\nche mostra, nel lato rivolto a ovest, un portico sormontato da un loggiato dal\nsapore \u201c<strong>schiettamente rinascimentale<\/strong>\u201d, a sua volta sovrastato da una\nbalconata lignea. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La struttura del loggiato e parti\ndella decorazione in cotto si trovano riprodotte nella cosiddetta \u201c<strong>Casa di\nOzegna<\/strong>\u201d al Borgo Medievale di Torino, insieme con elementi decorativi\nispirati ai castelli della Manta, Rivara e Settimo Torinese. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e6\/8b\/be\/e68bbe9f6e504d19e49eae81c3e9f5bd.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nei primi anni 2000 il castello di Ozegna sembr\u00f2 vivere una fase di rinascita, destinata per\u00f2 a durare soltanto pochi anni, in quanto l\u2019edificio venne acquistato da un imprenditore con l\u2019intenzione di restaurarlo e adibirlo a <strong>struttura turistico-alberghiera<\/strong>, sull\u2019esempio di altri castelli piemontesi. <\/p>\n\n\n\n<p>Si apr\u00ec un cantiere di \u201c<strong>restauro strutturale<\/strong>\u201d e \u201crestauro conservativo degli interni\u201d, ma purtroppo, a causa della mancanza di finanziamenti, i lavori si fermarono prima di poter procedere alla seconda fase, che avrebbe dovuto comportare il restauro e recupero funzionale degli ambienti interni. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/11\/06\/86\/110686e304e86ea26fa7434c088f9ed8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il castello, pur consolidato dal punto di vista strutturale, giace oggi in stato di abbandono, nell&#8217;attesa di un <strong>nuovo proprietario<\/strong> disposto a recuperarne gli interni, con i maestosi camini realizzati al tempo del conte Bonifacio di San Martino e gli interessanti affreschi di fine Cinquecento, trasformando il bene in un punto di riferimento culturale e turistico al centro di un\u2019area di sicuro interesse per il visitatore. <\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia:<\/p>\n\n\n\n<p><em>I castelli del Piemonte, Tomo\nII Alessandria e Asti<\/em>, Flavio Conti e Gian Maria Tabarelli, Gorlich\neditore, 1978<\/p>\n\n\n\n<p><em>Atlante Castellano. Strutture\nfortificate della Provincia di Torino,&nbsp;<\/em>AA.VV., Celid, Torino, 2007<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso La prima menzione scritta del castello di Ozegna, che oggi possiamo ammirare con la sua mole turrita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5811,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,27],"tags":[3236,3557,2320,438,1949,2999,3424,3563,1980,3555,819,3561,76,274,2899,3559,1905,3553,3379,3552,3548,3556,3554,3546,3560,3564,3558,3094,105,418,3545,30,3551,2278,391,3150,1982,35,1837,3549,3069,503],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5802"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5802"}],"version-history":[{"count":8,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5802\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5810,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5802\/revisions\/5810"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5811"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}