{"id":5812,"date":"2022-01-24T15:41:35","date_gmt":"2022-01-24T15:41:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5812"},"modified":"2022-01-24T15:53:55","modified_gmt":"2022-01-24T15:53:55","slug":"ossola-lungo-lastrada-antronesca-seguendo-leco-di-antiche-tradizioni-e-storie-di-vita-alpina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5812","title":{"rendered":"Ossola: lungo la\u201cStrada Antronesca\u201d, seguendo l\u2019eco di antiche tradizioni e storie di vita alpina"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Ambiente \u201cfortemente alpino\u201d, affascinante per l\u2019aspetto rude e impervio, e per la \u201cvigoria montanara\u201d che vi traspare (R. Mortarotti), la <strong>valle Antrona<\/strong> \u00e8 forse la meno conosciuta tra le valli ossolane, ma meritevole d\u2019essere scoperta dal visitatore, soprattutto percorrendola a piedi e vivendola nella selvaggia bellezza dei suoi boschi e nell\u2019atmosfera antica dei suoi borghi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1a\/bd\/8c\/1abd8c53c1d51b291e22d6e2b8b603d3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Viganella: veduta di Casa Vanni, edificio risalente al XV secolo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Da tempi remoti la valle del torrente Ovesca (questo il nome del corso d&#8217;acqua che vi scorre) \u00e8 attraversata da una via di collegamento che rivest\u00ec una certa importanza in particolare nel Medioevo, nota come \u201c<strong>Strada Antronesca<\/strong>\u201d, che metteva in comunicazione l\u2019abitato di Villadossola, grosso centro situato all\u2019imboccatura della valle, con la valle di Saas e il comune di Visp, nel <strong>Vallese svizzer<\/strong>o.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019itinerario, frequentato da mercanti, montanari, viaggiatori, s\u2019inerpicava con ripidi tornanti tra aspre giogaie e vertiginosi strapiombi rocciosi, raggiungendo il culmine nel <strong>passo di Saas<\/strong>, a 2884 metri d\u2019altitudine, il pi\u00f9 elevato valico storico dell\u2019Ossola, di poco superiore al vicino passo del monte Moro (2868 metri) che consentiva di raggiungere la valle di Saas dalla colonia Walser di <strong>Macugnaga<\/strong> in alta valle Anzasca. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/09\/1b\/c4091bfefa7c5d97e5e8116918671ebf.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del lago di Antrona nell&#8217;alta valle.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pur non avendo mai acquisito la rilevanza della strada del Sempione, protetta da accordi internazionali, la Strada Antronesca ebbe comunque una certa importanza nella promozione dei collegamenti tra Vallese e alto Piemonte e nella gestione dei <strong>traffici commerciali <\/strong>tra i due versanti, come attesta il documento redatto a met\u00e0 Quattrocento nel villaggio di Saas Grund che certificava gli impegni solennemente presi dai rappresentanti delle comunit\u00e0 valligiane per la manutenzione del percorso, di cui si doveva garantire l\u2019agibilit\u00e0 sia per gli uomini che per le some.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Vallese, attraverso la strada della valle Antrona, s\u2019importavano capi di bestiame e il famoso \u201c<strong>panno valesio<\/strong>\u201d mentre dall\u2019Ossola prendevano la strada dei mercati svizzeri i vini prodotti sui terrazzamenti della bassa valle (smerciati nell\u2019Oberland bernese e nell\u2019alto Vallese), alcune produzioni dell\u2019artigianato locale, il sale, essenziale per la conservazione dei cibi e la produzione casearia (salatura dei formaggi), e il ferro estratto dalle miniere della zona. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cc\/10\/29\/cc1029aea5a7714bf4ecefad04d52ddb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ancora oggi, in alcuni tratti del tragitto, che pu\u00f2 essere percorso a piedi, \u00e8 riconoscibile l\u2019antica <strong>lastricatura<\/strong> della Strada Antronesca, che prendeva le mosse dal fondovalle ossolano, dipartendosi dalla cosiddetta <strong><em>Via Francisca<\/em><\/strong>, itinerario privilegiato dai mercanti padani in viaggio verso le regioni della Svizzera centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>La strada, insinuandosi tra i fianchi scoscesi della valle, tra balze rocciose e fitte foreste, ne toccava i principali centri abitati, partendo, come abbiamo scritto, dal paese di<strong> Villadossola<\/strong>, che a partire dal primo Ottocento leg\u00f2 le proprie sorti alla vocazione manifatturiera e industriale (polo siderurgico). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c2\/1c\/1f\/c21c1f037117ad016cf5ced3ea00c8e2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Vicolo di Viganella. Nello stemma del comune, oggi aggregato a Borgomezzavalle, compaiono la vite e un maglio idraulico, a voler indicare le due attivit\u00e0 storiche degli abitanti del borgo, impegnati un tempo nell&#8217;estrazione e lavorazione del ferro e nella coltivazione dell&#8217;uva. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> <br>Il primo comune in cui ci si imbatte addentrandosi nella valle \u00e8 <strong>Montescheno<\/strong>, distribuito in quattordici borgate, che conservano ancora i torchi consortili per la spremitura dell\u2019uva, un tempo estesamente coltivata sui terrazzamenti dei versanti montani, e alcuni forni frazionali per la cottura del <strong>pane di segale, <\/strong>il cereale storicamente pi\u00f9 coltivato in Ossola. <\/p>\n\n\n\n<p>Proseguendo il tragitto, s&#8217;incontra <strong>Borgomezzavalle<\/strong>, comune costituitosi nel 2016 dalla fusione dei due comuni preesistenti di <strong>Seppiana<\/strong>, l&#8217;antica <em>Selvaplana<\/em>, che fu punto di riferimento religioso della valle Antrona fin dal XIII secolo, quando, con il distacco da Oxila (Domodossola), vi si fond\u00f2 la prima pieve (Sant&#8217;Ambrogio), e <strong>Viganella<\/strong>, borgo che nei tempi passati fond\u00f2 la sua prosperit\u00e0 alla viticoltura e alla lavorazione del &nbsp;ferro estratto dalle miniere di Ogaggia.  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/44\/78\/d6\/4478d6ec08b746e93e9fa675d01d9347.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Costruzioni in pietra con copertura in piode tipiche della valle Antrona.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il comune di <strong>Antrona Scheranco<\/strong> accorpa invece, dal 1928, diversi aggregati, tra cui principalmente Schieranco, antico centro minerario, come Rovesca e Locasca, e<strong> Antronapiana<\/strong>, nell\u2019alta valle, che basava la propria economia sullo sfruttamento di pascoli e alpeggi e sulla produzione di latte, burro, formaggi.<\/p>\n\n\n\n<p>I villaggi rurali della valle Antrona sono costruiti quasi interamente in pietra, con abitazioni realizzate ricorrendo alla tecnica del muro \u201ca secco\u201d (pietre impilate senza leganti) e coperte dai tradizionali <strong>tetti di \u201cpiode\u201d<\/strong>, che sono lastre di serizzo o beola (gneiss). <\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista economico, nelle frazioni situate in alto, ma non oltre gli 800 metri, si riscontrano i tratti caratteristici della &#8220;civilt\u00e0 rurale montana&#8221;, con prevalenza delle <strong>pratiche agricole<\/strong> sull\u2019allevamento, che invece era predominante, con tendenza a divenire quasi esclusivo, negli stanziamenti umani collocati alle quote pi\u00f9 elevate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c4\/58\/d3\/c458d3cf3dea4c4ba0349c47283bbd8e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Insediamento d&#8217;alta quota nei pressi del lago di Antrona.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli abitati disposti lungo i fianchi delle montagne avevano il vantaggio, rispetto ai centri del fondovalle, di godere di una migliore esposizione solare, con una durata inferiore dell\u2019innevamento e evidenti benefici per l\u2019agricoltura, e di essere posti al riparo dalle <strong>inondazioni periodiche<\/strong> dell\u2019impetuoso torrente Ovesca, ma, in compenso, i membri di queste comunit\u00e0 dovevano ingegnarsi di pi\u00f9 per strappare alla natura e al bosco il terreno necessario per le coltivazioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Presero cos\u00ec forma, nei secoli, i terrazzamenti (<em>s\u00f6stin<\/em> nella parlata ossolana) che, sostenuti da muretti a secco, consentivano di ricavare <strong>campicelli coltivabili<\/strong>, preparati trasportando a spalle dal fondovalle terra pi\u00f9 fertile. Da questi spazi per la pratica agricola, faticosamente modellati dall\u2019azione antropica, si traevano prodotti in quantit\u00e0 modeste, <strong>cereali, vino e canapa<\/strong>, utili per\u00f2 per il consumo domestico e per lo scambio commerciale con beni non disponibili in loco. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ef\/14\/1b\/ef141b23823fa637fb2d8e541c47d324.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Religiosit\u00e0 popolare ossolana: affresco a carattere sacro sulla parete d&#8217;una casa di Viganella.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Finalizzati alla produzione vinicola erano gli enormi torchi, cui si \u00e8 fatto cenno in precedenza, di uso comunitario, in alcuni casi conservati e visibili, che rispondono al modello del \u201c<strong>torchio piemontese a leva<\/strong>\u201d, composto da una grande trave in legno (<em>arbul<\/em>) di castagno o di rovere e da una grossa pietra collegata alla trave per mezzo di una vite realizzata in legno di noce, pero o frassino. Il torchio veniva impiegato per la spremitura delle uve, ma anche delle <strong>noci<\/strong>, per estrarvi l\u2019olio, e di un particolare <strong>tipo di pere<\/strong> a maturazione invernale usate per produrre una bevanda alcolica dolce. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La viticoltura, sebbene in misura limitata rispetto al passato, \u00e8 ancora praticata sui terreni attorno a Viganella, con il metodo di allevamento a <strong>pergola<\/strong> (<em>topia<\/em>), e vanta, oltre a Barbera, Croatina e Merlot, alcune variet\u00e0 autoctone, attualmente in fase di studio, come la Rachina, a bacca rosata, e il Negrun (Negrone), a bacca nera. <\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>terrazzamenti megalitici<\/strong>, ritrovati nel sito archeologico di Varchignoli e altrove (Villadossola, Viganella), attestano l\u2019antichit\u00e0 della coltivazione della vite in valle Antrona e nell\u2019Ossola, e consentono di ipotizzare una primitiva produzione vinicola nella societ\u00e0 lepontica, finalizzata al consumo rituale per le <em>elit\u00e9s<\/em> dominanti.  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/12\/98\/ab\/1298abfe83124419437b7ba1f44cd0cb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La valle Antrona \u00e8 anche ricordata come la <strong>valle del ferro<\/strong>, metallo che abbonda nei giacimenti della zona, sfruttati fin dal principio del XIII secolo come risulta da un documento del 1217 riferito alla localit\u00e0 Valmagliasca, a Viganella. Scavi archeologici condotti nei pressi di Gravellona Toce negli anni Cinquanta del Novecento avevano rinvenuto tracce di un <strong>forno fusorio<\/strong> del ferro, testimonianza di un\u2019attivit\u00e0 metallurgica praticata gi\u00e0 dagli antichi Leponzi (o Leponti), popolazione pre-romana stanziata nell\u2019Ossola. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019estrazione e la lavorazione del\nferro, attestata dalla frequenza di toponimi legati a queste pratiche (Furno o\nForno, dai forni per la fusione del ferro, Frera, da ferriera, Val Magliasca,\ndai magli idraulici operativi lungo il torrente) proseguirono dal Medioevo fino\nal primo Settecento, quando entrarono in crisi, sopraffatte dalla pi\u00f9\nredditizia <strong>attivit\u00e0 estrattiva dell\u2019oro<\/strong>, molto presente in valle (uno\nscritto del 1824 conteggia oltre cento mulini per l\u2019amalgamazione, processo\ntradizionale per l\u2019estrazione dell\u2019oro con il mercurio), ma conobbero una stagione\ndi rinascita tra la fine del XVIII secolo e l\u2019inizio dell\u2019Ottocento, grazie all\u2019intraprendenza\ndi <strong>Pietro Maria Ceretti<\/strong> (1735-1801), fabbro ferraio di Verbania. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4a\/a4\/b3\/4aa4b3074c68e7a31bf317e454629892.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Sponde rocciose del lago di Antrona.  <br><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il Ceretti, intuendo le potenzialit\u00e0 legate alle nuove tecniche di lavorazione e fusione ed essendo a conoscenza della qualit\u00e0 dei giacimenti ferriferi della valle Antrona, in particolare quello di Ogaggia, avvi\u00f2 una fonderia a <strong>Viganella<\/strong>, che si espanse poi nel 1804 con l\u2019attivazione di un forno per la ghisa (lega ferro-carbonio) a Villadossola, favorita dalla vicinanza alla strada del Sempione e da un attracco sul fiume Toce, nucleo primigenio della fiorente <strong>industria siderurgica <\/strong>(produzione di ferro puro e delle sue leghe, ghisa e acciaio), destinata ad affermarsi in questo centro del fondovalle. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/30\/0f\/83\/300f83f8fa59c2576c9beeff72a089cc.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il lago di Antrona in una cartolina del 1926.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tradizionale di un\u2019area ristretta, compresa tra la valle Antrona e la valle Vigezzo, \u00e8 anche l\u2019estrazione della \u201c<strong>laugera<\/strong>\u201d, termine ossolano usato per designare la \u201cpietra ollare\u201d, roccia rara sulle Alpi, di colore verde scuro, gi\u00e0 menzionata negli scritti di <strong>Plinio il Vecchio<\/strong> (I secolo d.C.) come materiale ideale, per la sua resistenza al fuoco (\u201cvehementer igni resistens\u201d) per la fabbricazione di recipienti utili a cuocere cibi o contenere alimenti (il termine \u201colla\u201d indica proprio un recipiente, di solito un vaso panciuto, con coperchio). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/89\/69\/4a\/89694a0c08a5eeb267703387ab559b69.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio di Viganella dal loggiato della quattrocentesca Casa Vanni.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In valle Antrona la coltivazione delle <strong>cave di \u201claugera\u201d<\/strong>, adoperata oltre che per i \u201claveggi\u201d (pentole) anche per la realizzazione di elementi architettonici decorati e scolpiti (come i capitelli di piazza Mercato a Domodossola), risulta fiorente fin dal XIV secolo, quando i giacimenti erano di propriet\u00e0 del <strong>vescovo di Novara<\/strong>, che ne concedeva lo sfruttamento a imprenditori locali dietro corresponsione di una \u201cdecima\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c3\/25\/9c\/c3259cd211de36fac19327024c5d93d5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Domodossola: i corsi chiari e scuri del portale d&#8217;ingresso della ex chiesa conventuale di San Francesco, oggi Palazzo San Francesco, sede museale. Nel paramento murario si alterna il verde scuro della pietra ollare al candido marmo di Crevoladossola.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Concludiamo questo breve itinerario sulle orme dei viaggiatori della Strada Antronesca con una sosta sulle sponde del suggestivo <strong>lago di Antrona<\/strong>, bacino lacustre situato a 1240 metri d\u2019altitudine, la cui origine, in tempi non troppo lontani, s\u2019intreccia con gli echi di un cataclisma naturale che fu causa di una tragedia umana.   <\/p>\n\n\n\n<p>Era la notte del 27 luglio 1642 quando, d\u2019improvviso, <strong>un\u2019enorme frana<\/strong> si stacc\u00f2 dal monte Pozzuoli, compiendo un salto di mille metri e rovinando a velocit\u00e0 impressionante sulle case delle sottostanti borgate di Antrona. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6e\/20\/97\/6e2097966851438cac00cdac29a6d51d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del lago di Antrona con il camminamento che ne costeggia il perimetro e la cascata Sajont.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019evento, probabilmente favorito dalle <strong>intense precipitazioni<\/strong> dei giorni precedenti, che facilitarono lo scivolamento degli strati di gneiss, provoc\u00f2 la morte di un numero non precisamente definibile di persone, ma che la maggior parte delle fonti indica in 95. <\/p>\n\n\n\n<p>Il gigantesco smottamento, che cancell\u00f2 gran parte delle abitazioni, ostru\u00ec il corso del torrente Troncone, creando uno sbarramento di detriti e pietrame che, trattenendo le acque, fu all\u2019origine della formazione del <strong>lago di Antrona.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Crosa Lenz P. e Pirocchi P., <em>Verso il Parco dell\u2019Alta Valle Antrona<\/em>, <em>Itinerario didattico tra Storia e Natura<\/em>, Regione Piemonte, 2013 <\/p>\n\n\n\n<p>Giambattista Fantonetti, <em>Le Miniere metalliche dell\u2019Ossola in Piemonte,&nbsp;<\/em>1838,&nbsp;Milano <\/p>\n\n\n\n<p>Augusto Sella, <em>Giacimenti auriferi delle Alpi italiane,&nbsp;<\/em>1943 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Ambiente \u201cfortemente alpino\u201d, affascinante per l\u2019aspetto rude e impervio, e per la \u201cvigoria montanara\u201d che vi traspare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5826,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[142,26,2321,14,15,27,86],"tags":[3580,47,3565,3567,3585,3570,3572,3577,3187,2517,3573,3581,3579,3571,2293,2829,3590,3584,3188,3574,2518,3586,3583,49,3591,3592,2577,43,3210,3593,30,3587,3588,3566,971,3190,3568,3578,3582,3335,3575,3191,3569,3576,38,3589,462],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5812"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5812"}],"version-history":[{"count":17,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5812\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5831,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5812\/revisions\/5831"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5826"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}