{"id":5833,"date":"2022-01-29T15:31:01","date_gmt":"2022-01-29T15:31:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5833"},"modified":"2022-01-29T17:43:19","modified_gmt":"2022-01-29T17:43:19","slug":"itinerario-astigiano-tra-barocco-rococo-e-neoclassico-le-chiese-di-san-martino-san-michele-e-san-paolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5833","title":{"rendered":"Itinerario astigiano tra barocco, rococ\u00f2 e neoclassico: le chiese di San Martino, San Michele e San Paolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Asti<\/strong>, citt\u00e0 di mercanti e\ndi banchieri, tra le pi\u00f9 ricche e potenti del Piemonte medievale, raggiunse l\u2019apice\ndel benessere economico e dello splendore artistico fra XIII e XIV secolo, ma,\npur vantando significativi monumenti riconducibili a questo periodo, sia in\nambito civile che religioso, offre al visitatore anche importanti testimonianze\ndell\u2019architettura e arte barocca, con elementi rococ\u00f2 e neoclassici, espressione\ndi quell\u2019<strong>opera di rinnovamento edilizio <\/strong>promossa tra Seicento e Settecento\ndalle grandi famiglie astigiane di cui fu indiscusso protagonista l\u2019insigne architetto\n<strong>Benedetto Alfieri<\/strong> (1699-1767). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c3\/da\/e5\/c3dae5e9c95ae120c1d2c8e7b29ff34f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio del fregio pittorico con gli stemmi della Provincia di Asti, realizzato nel 1937 in palazzo Mazzetti (Asti) da Ottavio Bussanon.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Muovendoci nel vasto panorama del\n<strong>barocco astese<\/strong>, che annovera prestigiosi edifici di civile abitazione, ci\nsoffermiamo in questo articolo sull\u2019architettura religiosa, focalizzandoci\nsulle chiese parrocchiali di San Martino e di San Paolo, la prima situata nel\n\u201crecinto dei nobili\u201d, rione di San Martino-San Rocco, legata nelle forme\nattuali alla committenza dei <strong>Padri Barnabiti<\/strong>, presenti in Asti dal primo\nSeicento, e la seconda incastonata nel cuore dell\u2019omonimo rione, lungo l\u2019antica\nContrada Carrera, attigua alla scomparsa \u201cporta Sancti Pauli\u201d, una delle sei\nporte d\u2019accesso alla citt\u00e0 medievale, e plasmata, nelle linee tardo-barocche e\nneoclassiche che oggi la caratterizzano, per volere dei <strong>padri Oratoriani di\nSan Filippo<\/strong> (detti Padri Filippini). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/81\/f3\/50\/81f35059c3a676a79d04ad8bc157f1ab.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della facciata della chiesa di San Martino nel contesto urbano della piazza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La <strong>chiesa di San Martino<\/strong>, dedicata\nal santo vescovo di Tours, evangelizzatore della Gallia nel IV secolo, cui \u00e8\nintitolata anche la piazza antistante, risulta gi\u00e0 menzionata in un documento\ndel IX secolo, in seguito dalla seconda met\u00e0 del XII secolo fino al 1328 venne affidata\nai canonici regolari della Congregazione di Oulx, per poi passare, dopo alcuni\ncambi di gestione, ai <strong>Padri Barnabiti<\/strong>, che l\u2019hanno tenuta come loro sede\ndal 1606 al 1987. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/76\/60\/77\/766077149572695f9a8a9f8951b1f2df.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del campanile, con la bifora e la colonnina in pietra.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Furono proprio i Barnabiti a promuovere la ricostruzione della chiesa in forme barocche dopo la demolizione della precedente <strong>fabbrica gotica<\/strong> a tre navate, risalente al XIV secolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1695 a il 1696 si avvi\u00f2 il cantiere del nuovo edificio, realizzato su progetto del padre barnabita milanese <strong>Giovanni Ambrogio Mazenta<\/strong> (1565-1635) che, secondo il giudizio della storica dell\u2019arte Silvia Taricco, s\u2019ispir\u00f2 nel disegno ai grandi modelli romani del \u201ctrionfante Barocco\u201d, contenendone per\u00f2 le proporzioni, pi\u00f9 misurate, e frenandone l\u2019impeto fantasioso.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/02\/7d\/ba027d1d0aef40492517a6b1b585e4d4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;altare marmoreo della cappella di destra, opera del magistro comacino Pompeo Marchesi di Saltrio (Va), con affreschi murali eseguiti nel 1720 dall&#8217;Aliberti (Adorazione dei Magi, Riposo nella fuga in Egitto).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Si eresse una chiesa, che \u00e8 quella attualmente visibile, celebrata come una delle pi\u00f9 alte realizzazioni del <strong>barocco e barocchetto astigiano<\/strong>, capace di comunicare al visitatore un senso di meraviglia, accentuato dalla ricchezza e esuberanza dell\u2019apparato decorativo interno. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019edificio, con facciata austera, ma alleggerita dall\u2019elegante timpano a volute e fastigio tondeggiante, si presenta ad aula unica, con cappelle laterali e <strong>profonda zona presbiteriale<\/strong>, il cui sviluppo \u00e8 spiegabile con la necessit\u00e0 di farvi radunare i membri della Congregazione nei momenti di meditazione e preghiera (in altre zone del Piemonte, ad esempio nel Cuneese, si rispondeva alla stessa esigenza predisponendo un apposito ambiente situato a un livello superiore della chiesa). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/8c\/73\/368c73c8f6bfb87b427b1a4092f7d374.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il grande affresco della cupola, con la Gloria di San Martino assunto in Paradiso, capolavoro del pittore canellese Aliberti (1726), autore anche delle figure sui pennacchi, personificazioni delle Virt\u00f9 Cardinali.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019elemento superstite di maggiore\nevidenza dell\u2019antica costruzione gotica, di cui si modific\u00f2 anche l\u2019orientamento\n(non pi\u00f9 est-ovest, ma nord-sud), \u00e8 la <strong>torre campanaria<\/strong>, con basamento\ntrecentesco, dotato di bifore e colonnine in pietra, e sopraelevata nel\nSettecento.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Osservando la facciata, si notano delle nicchie, utilizzate per accogliervi <strong>statue<\/strong> provenienti da altri luoghi di culto e ivi trasportate a seguito delle leggi napoleoniche di soppressione delle congregazioni religiose che determinarono la nazionalizzazione e spoliazione dei loro beni. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/35\/89\/32\/3589323770710fec8859c9e1b2f553c2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La statua di San Martino, opera di Carlo Francesca Rista, tra le migliori realizzazioni della statuaria marmorea astigiana del Settecento.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sopra il portale d\u2019ingresso troviamo il santo titolare della chiesa, San Martino, raffinata scultura in marmo dell\u2019astigiano <strong>Carlo Francesco Rista<\/strong>, cui era stata inizialmente commissionata nel 1732 per l\u2019altar maggiore, mentre gli altri quattro vani ospitano due pregevoli statue marmoree dei santi Filippo e Giacomo, prelevate nel 1815 dall\u2019antico monastero vallombrosano di Asti (dedicato proprio a San Filippo e San Giacomo), popolarmente noto come <strong>Certosa di Valmanera<\/strong>, e due sculture in legno, ora conservate all\u2019interno, raffiguranti la Fede e la Speranza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bd\/ff\/45\/bdff453dbfe6695b375b05e8db17733c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa di San Martino, con l&#8217;elegante timpano a volute e fastigio tondeggiante.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019apparato decorativo e pittorico che impreziosisce l\u2019interno della chiesa, rendendola uno dei riferimenti principali nel panorama architettonico del \u201crecinto dei nobili\u201d, venne invece in prevalenza realizzato nella prima met\u00e0 del Settecento, quando furono chiamati a operare nel cantiere <strong>mastri luganesi<\/strong>, il pittore canellese <strong>Giovanni Carlo Aliberti<\/strong>, che lasci\u00f2 in San Martino il suo lavoro pi\u00f9 grandioso, eseguito nel 1726, l\u2019affresco della cupola sul tema della Gloria di San Martino assunto in Paradiso, e, in seguito, il bolognese<strong> Antonio Caccioli<\/strong> (1672-1740) , che prosegu\u00ec l\u2019opera dell\u2019Aliberti dopo la sua morte (1729), occupandosi in particolare dell\u2019area presbiteriale, dove si ammirano le scene della Vita di San Martino. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/79\/77\/4a\/79774ac85d1ab9a3086a47587efe9d1d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La volta della sacrestia di San Martino, con gli affreschi a finte architetture con effetti illusionistici e di sfondamento spaziale realizzati dai fratelli Pozzi (o Pozzo).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La chiesa di San Martino \u00e8 entrata recentemente a far parte del progetto di \u201c<strong>Museo Diocesano diffuso<\/strong>\u201d che, oltre alla ex-chiesa di San Giovanni, attigua alla Cattedrale, include proprio il piccolo museo parrocchiale d&#8217;Arte Sacra, in cui sono esposti oggetti liturgici, paramenti, quadri e statue. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/83\/d5\/1a\/83d51a8c4811c19f8953f47e80ed7ae5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Sacrestia di San Martino &#8211; i mobili in noce chiaro realizzati dal minusiere Antonio Manzone e ultimati nel 1714.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Degna di nota \u00e8 la <strong>magnifica sacrestia<\/strong>, che conserva un arredo ligneo in noce chiaro opera del minusiere <strong>Antonio Manzone<\/strong> (1714), attivo in Asti, e mostra, sulla volta, un affresco a finte architetture con effetti illusionistici spaziali (1748\/9) dovuto ai fratelli Pietro Antonio e Giovanni Pietro <strong>Pozzi&nbsp;(o&nbsp;Pozzo),&nbsp;<\/strong>fratelli di origini luganesi, cui si riconducono diversi interventi di quadrature architettoniche e pittura murale a prospettive in cantieri di residenze sabaude e edifici ecclesiastici in Piemonte.   <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e0\/0f\/88\/e00f88f0e78c641085fabe6d0be1a398.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Statue e oggetti liturgici conservati nel piccolo Museo di Arte Sacra della chiesa di San Martino.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sempre firmata dai fratelli Pozzi, in collaborazione con il figurista Gobbi, \u00e8 la decorazione pittorica della <strong>ex chiesa dell\u2019Arciconfraternita dei Disciplinanti di San Michele Arcangelo<\/strong>, oggi sconsacrata, che si affaccia sul lato opposto di piazza San Martino e presenta un interno in stile barocco con elementi rococ\u00f2. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d0\/d9\/ab\/d0d9ab12a4cd4b718c530857fcb06cb5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Facciata della ex chiesa dell&#8217;Arciconfraternita di San Michele Arcangelo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ricostruita verso la met\u00e0 del Settecento su progetto dell\u2019ingegner Giovanni Peruzzi, era ornata all\u2019interno di arredi (in parte ancora in loco) riconducibili all\u2019intervento di <strong>Francesco Maria Bonzanigo<\/strong>, appartenente a una celebre famiglia di intagliatori in legno, ebanisti e costruttori d\u2019organo originaria del Ticino in Svizzera (Bellinzona) e stabilitasi in Piemonte nel primo Settecento. <\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019opera dei vari Bonzanigo si riscontra una sopravvivenza di gusto barocco frammisto a elementi classicheggianti, combinati in realizzazioni di <strong>raro virtuosismo<\/strong>. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/79\/30\/b1\/7930b161450ba6ff566c8d28892fccac.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Arciconfraternita di San Michele &#8211; il fregio che orna la facciata con la raffigurazione di San Michele Arcangelo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> <br>Sopra il portale d\u2019ingresso spicca un fregio con la raffigurazione dell\u2019arcangelo San Michele nel duplice atteggiamento di \u201c<strong>pesatore della anime<\/strong>\u201d, con il tipico attributo iconografico della bilancia, strumento adoperato per \u201cpesare\u201d i peccati, e di <strong>angelo guerriero<\/strong>, capo delle milizie celesti e protettore della Cristianit\u00e0, impegnato nella lotta contro il Maligno e destinato, secondo l\u2019Apocalisse, a guidare nei Tempi Ultimi l\u2019esercito angelico in difesa della \u201cdonna vestita di sole&#8221; e di suo Figlio. &nbsp;  &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bd\/01\/dc\/bd01dc1919d2c400be7819c12ec2326e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Facciata della chiesa parrocchiale di San Paolo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Spostandoci nel rione di San Paolo, incontriamo, lungo l&#8217;antica Contrada Carrera, la chiesa parrocchiale dedicata al santo nativo di Tarso. Anche la <strong>chiesa di San Paolo<\/strong>, come quella di San Martino, esisteva gi\u00e0 nel Medioevo, documentata per la prima volta nel 1292. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9c\/9f\/6f\/9c9f6f4ff79a4230f34ad35765795461.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di San Paolo &#8211; la torre campanaria con la base romanica e la sopraelevazione settecentesca.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Di questa primitiva costruzione rimane buona parte della struttura, pur inglobata nei fabbricati di epoca successiva. L&#8217;elemento pi\u00f9 visibile \u00e8 la <strong>torre campanaria, <\/strong>che, nella sovrapposizione di stili, ricorda quello di San Martino, dato che la base conserva l\u2019aspetto romanico, con le caratteristiche sequenze di archetti pensili, mentre il coronamento, con la cella campanaria, venne aggiunto nel Settecento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/80\/65\/4c\/80654c60a932b3b5507192ae6e8ab467.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cupola della chiesa di San Paolo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La storia della chiesa parrocchiale di San Paolo venne segnata da un cedimento strutturale, il <strong>crollo della copertura<\/strong>, avvenuto nel 1578, che indusse il vescovo di Asti, Domenico Della Rovere, a intervenire finanziando il rifacimento dell\u2019edificio, che cambi\u00f2 anche orientamento, con la nuova facciata rivolta a levante (prima era a ponente), e la suddivisione dell\u2019interno in tre navate. <\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo cantiere di ricostruzione della chiesa nelle attuali forme tardo-barocche venne avviato nella seconda met\u00e0 del Settecento dai <strong>Padri Filippini<\/strong>, che avevano stabilito la loro sede in alcune abitazioni attigue, adibite a convento.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2f\/0a\/d9\/2f0ad9d184b60dc149b0236591f37241.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> <br>L&#8217;altar maggiore della chiesa di San Paolo. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La realizzazione della nuova\nchiesa, ultimata nel 1794 su progetto di <strong>padre Massirio<\/strong>, architetto che\nconfer\u00ec alla chiesa la \u201ccompassata severa misura dei volumi neoclassici\u201d (Noemi\nGabrielli), comport\u00f2 l\u2019abbandono della precedente costruzione, la cui parte\nabsidale venne convertita parzialmente in<strong> sacrestia<\/strong>, con le magnifiche\nvolte ellittiche che si possono tutt\u2019oggi ammirare. Delle tre navate\npreesistenti, quella di destra venne demolita nel 1939 per far posto\nall\u2019attuale piazzetta, mentre la navata sinistra, alla cui facciata si appoggia\nil campanile, fu trasformata per contenere il vano scala della casa\nparrocchiale. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interno, a navata unica con cupola, conserva opere pregevoli, come la pala della <strong>Madonna del Rosario<\/strong>, sull\u2019altare sinistro, un tempo attribuita a <strong>Orsola Caccia <\/strong>(1596-1676), figlia di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, ma oggi assegnata al pittore astigiano <strong>Bartolomeo Pellizza<\/strong> (fu dipinta nel 1595, l&#8217;anno prima della nascita di Orsola Caccia), e il gruppo in legno dorato di Sant\u2019Anna e Maria Bambina, opera settecentesca dell\u2019intagliatore <strong>Giovanni Battista Bonzanigo<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> Noemi Gabrielli, <em>Arte e cultura ad Asti attraverso i secoli<\/em>, Ist. Bancario San Paolo di Torino, 1976 <\/p>\n\n\n\n<p>\n\nAA.VV., <em>Guida di Asti. Un percorso tra storia, arte e folklore,&nbsp;<\/em>GS editrice, Santhi\u00e0, 2000\n\n<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Asti, citt\u00e0 di mercanti e di banchieri, tra le pi\u00f9 ricche e potenti del Piemonte medievale, raggiunse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5837,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,27,241],"tags":[2391,1050,3604,3602,3608,204,3596,3616,3594,474,1046,2756,3609,3114,3611,3612,3409,3518,2826,3598,3617,3618,206,3595,3601,3610,2588,3603,3605,2212,3607,3619,3613,3597,3606,35,3614,3599,3615],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5833"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5833"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5833\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5844,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5833\/revisions\/5844"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5837"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}