{"id":5876,"date":"2022-02-28T11:27:52","date_gmt":"2022-02-28T11:27:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5876"},"modified":"2022-02-28T11:27:53","modified_gmt":"2022-02-28T11:27:53","slug":"val-germanasca-la-viticoltura-eroica-del-ramie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5876","title":{"rendered":"Val Germanasca, la viticoltura eroica del Ram\u00ece"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Provenendo dall\u2019abitato di Perosa Argentina, il viandante che alzi lo sguardo sulla riva sinistra del torrente Germanasca, all\u2019altezza della sua confluenza nel Chisone, noter\u00e0 la sequenza di terrazzamenti con muretti a secco che disegnano il fianco della montagna sopra il paese di <strong>Pomaretto<\/strong>, culminante nella punta Ceresa (1267 metri). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7d\/ba\/50\/7dba503f492010818034a08190d07bbb.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption> <br>Veduta di Pomaretto e dei primi rilievi della val Germanasca, un tempo nota come val San Martino. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Modellati dall\u2019operosit\u00e0 di generazioni di montanari, intenti a strappare al bosco ritagli di terra coltivabili, i <strong>terrazzamenti<\/strong> che si susseguono tra i comuni di Pomaretto e Perosa, chiamati \u201cbari\u201d e \u201cbari\u00f2l\u201d nella parlata locale d\u2019impronta provenzale alpina, vennero concepiti dagli abitanti del luogo per consentire la pratica della viticoltura, finalizzata alla produzione di vini un tempo in prevalenza destinati al consumo domestico o all\u2019approvvigionamento dei borghi della valle.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/90\/6b\/aa\/906baa10d192fdd109689beca8001b2b.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come risulta dagli scritti dell\u2019abate Goffredo Casalis (1847, Dizionario degli Stati di S.M. il Re di Sardegna) e da altre testimonianze, alla pratica della viticoltura in <strong>val San Martino<\/strong>, l\u2019antica denominazione della val Germanasca, e in <strong>val Perosa<\/strong>, il primo tratto vallivo della val Chisone, era riservata nei secoli passati una superficie molto pi\u00f9 estesa rispetto a oggi.<\/p>\n\n\n\n<p> Sul versante dell\u2019indiritto (pi\u00f9 solat\u00eco e asciutto) della Germanasca, come annota nel 1908 <strong>don Sallen<\/strong>, parroco di Perrero, descrivendo la viticoltura locale, \u201cnon c\u2019\u00e8 un palmo di terra che rimanga incolto\u2026 e questo spettacolo si prolunga indefinitamente da Pomaretto\u201d salendo di quota \u201cfino agli ultimi campicelli di Pomeifr\u00e8 e Richepanse dove ci possa essere la speranza che cresca un grappolo d\u2019uva\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ad\/13\/f3\/ad13f367319141429874834b1eaca317.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nelle sue memorie il sacerdote evidenzia l\u2019estrema <strong>frammentazione<\/strong> della propriet\u00e0 dei vigneti, dovuta al fatto che gli appezzamenti coltivati a vite erano suddivisi tra tutti gli abitanti della val San Martino, perch\u00e9 anche le famiglie residenti nell\u2019alta valle, a Praly, Massello, Rodoretto e Salza, ambivano ad acquistare la loro vigna sulla montagna di Pomaretto, beneficiata da un clima pi\u00f9 mite, come testimonia la presenza di mandorli frammisti alle viti. <\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>montanari dell\u2019alta valle<\/strong> si tramandavano la vigna di padre in figlio e, quando necessario, scendevano di quota per curarla, trasportandovi l\u2019attrezzatura realizzata durante l\u2019inverno, come i tini, le botti o i pali di sostegno delle viti, in legno di castagno, di maggiociondolo e larice. Chi non non aveva la fortuna di <strong>possedere vigne<\/strong> si procurava il vino dai produttori, spesso ricorrendo al baratto, scambiando un paio di chili di patate per ogni litro del prezioso nettare (A. Tarascio). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/13\/78\/ca\/1378cade2c66b63a51e9f2835ae23e8a.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le prime notizie sulla <strong>viticoltura valligiana<\/strong> risalgono agli esordi del Trecento, al tempo della corte dei Savoia-Acaia, grazie ai conti delle castellanie di Perosa e val San Martino, che ci riferiscono dei danni sofferti dai vigneti di queste zone a seguito di tempeste e forti nevicate. Le vigne, in certi casi coltivate addirittura sul versante inverso (in ombra) della valle, s\u2019arrampicavano fino a oltre <strong>1000 metri di quota<\/strong>, raggiungendo le frazioni pi\u00f9 alte verso Perrero e gli ex comuni di Bovile e Maniglia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/de\/56\/4f\/de564fadb2d4c1ba1fb7417f9fe925b9.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel corso dell\u2019Ottocento, con l\u2019affermarsi dell\u2019<strong>industria mineraria<\/strong> in val Germanasca (talco, grafite) e la fioritura del settore tessile (setifici e cotonifici) in val Chisone, molte delle vigne che ricoprivano il versante sinistro della valle vennero abbandonate, mantenendosi soltanto la coltivazione di quelle situate nelle zone meglio esposte al sole e pi\u00f9 vocate, in prevalenza tra Pomaretto e Perosa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/18\/3b\/c6\/183bc698eaf0fe9a485ae34fe455f6fe.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Qui l\u2019area che dava e d\u00e0 tutt\u2019oggi le uve migliori \u00e8 quella detta \u201c<strong>di li ram\u00ece<\/strong>\u201d, toponimo riferito a una fascia ristretta di terrazzi che, impennandosi sino ai 1000 metri di quota, si rincorrono disponendosi \u201ctra le ultime case del borgo e il gruppo di abitazioni che precedono la borgata della Lauza\u201d (Franco Bronzat). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d7\/e7\/5b\/d7e75b5bedefb424bd66dd16a6b7d360.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E\u2019 questa la zona, caratterizzata da terreni ghiaiosi, disseminati di roccioni che paiono sul punto di precipitare a valle da un momento all\u2019altro, in cui nasceva <strong><em>lou vin di ram\u00ece<\/em><\/strong> che, con l\u2019andar del tempo e l\u2019estendersi della sua fama oltre i confini comunali, assunse semplicemente il nome, tuttora conservato, di <strong>Ram\u00ece<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Si ipotizza che il nome, legato in principio a una localit\u00e0 e in seguito passato a designare il rinomato vino di Pomaretto, derivi dalle <strong>cataste di ramaglie<\/strong>, \u201cram\u00ece\u201d nella parlata locale, che vennero ammucchiate ai bordi delle vigne quando gli abitanti della zona, nel corso del Medioevo, provvidero all\u2019immane opera di disboscamento dei fianchi della montagna per modellarvi i terrazzamenti e \u201cstrappare\u201d alla natura selvaggia lo spazio occorrente per l\u2019impianto dei vigneti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/69\/c8\/35\/69c835d76be4ffb1e9af1c05c7ef0c69.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 quanto riporta Claudio Rotelli nell\u2019opera \u201cUna campagna medievale. Storia agraria del Piemonte tra il 1250 e il 1450\u201d, evocando le <strong>gesta quasi mitiche<\/strong> d\u2019un gruppo di uomini che, domando le forze selvagge della natura senza stravolgerne per\u00f2 l\u2019aspetto, fondarono una \u201c<strong>viticoltura eroica<\/strong>\u201d praticata ancora oggi dai loro discendenti in condizioni di estrema difficolt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Il paesaggio era ed \u00e8, nelle zone ancora coltivate, <strong>fortemente modellato<\/strong> dalla mano dell\u2019uomo: le viti, messe a dimora in stretti terrazzamenti, venivano disposte su linee orizzontali, singole o doppie, ma non erano organizzate in veri e propri filari, bens\u00ec ogni ceppo risultava autonomo, appoggiato al proprio sostegno. Fino all\u2019avvento della fillossera, che rivoluzion\u00f2 la viticoltura europea, per la moltiplicazione delle piante si ricorreva alla \u201c<strong>provanatura<\/strong>\u201d, che comportava l\u2019interramento di un tralcio in un fosso ai piedi della pianta madre, affinch\u00e9 mettesse radici, e lasciandone affiorare l\u2019estremit\u00e0 per la germogliatura.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/67\/b0\/4d\/67b04da830675cf6fb334814004bd657.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A differenza di altri vini valligiani, il <strong>Ram\u00ece<\/strong>, prodotto in una fascia territoriale circoscritta, che dal limitare dell\u2019abitato di Pomaretto saliva in una successione continua di terrazze verso il Podio (C. Ferrero), acquis\u00ec una notoriet\u00e0 tale da valicare i confini della valle, guadagnandosi addirittura uno spazio sulla tavola del <strong>re di Francia<\/strong>, secondo quanto scrive un autore evitando per\u00f2 di citare la fonte e rendendo quindi impossibile la verifica della notizia. <\/p>\n\n\n\n<p>Fu la reputazione del Ram\u00ece, apprezzato per le qualit\u00e0 organolettiche, \u201c<strong>il colore chiarissimo e il sapore asciutto<\/strong>\u201d, a favorire la sopravvivenza di questo vino, che ha resistito al declino della viticoltura valligiana, gi\u00e0 iniziato con la fase dell\u2019industrializzazione, ma aggravatosi da met\u00e0 Novecento, tanto che una guida delle valli Lemina e Chisone edita nel 1986, riferendosi proprio al Ram\u00ece, lo giudicava addirittura \u201cquasi introvabile\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/64\/dc\/59\/64dc592966716af0b5ce67933866d5cb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Solo in tempi recenti si \u00e8 risvegliato l\u2019interesse di alcuni giovani del posto, intenzionati a mantenere vive le tradizioni degli antenati, riuscendo a ottenere nel tempo i finanziamenti necessari per progetti di recupero dei <strong>vigneti di Pomaretto<\/strong>, ritenuti meritevoli di attenzione anche per la valenza paesaggistica dei terrazzamenti, testimonianza della plurisecolare e armonica interazione fra intervento antropico e ambiente naturale. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra le iniziative messe in campo per la valorizzazione della viticoltura locale, spicca il panoramico <strong>Sentiero dei Ram\u00ece<\/strong> che, attraversando i vigneti, sviluppa un itinerario alla scoperta della \u201cviticoltura eroica\u201d di Pomaretto. Il tracciamento del sentiero, con le opere collegate, \u00e8 stato realizzato nel quadro del progetto <em>ALCOTRA Strada dei Vigneti Alpini<\/em>, che coinvolge amministrazioni pubbliche di Piemonte, Valle d\u2019Aosta e Savoia, disegnando nuovi percorsi enoturistici sui due versanti delle Alpi occidentali. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/46\/e1\/6a\/46e16a190e944aa505b9cffcd26c8130.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Seguendo l\u2019itinerario a piedi, si\npu\u00f2 anche apprezzare il restauro di alcuni <strong><em>chabot<\/em><\/strong> \/ <strong><em>ciab\u00f2t,\n<\/em><\/strong>caratteristici casotti di vigna costruiti in pietra che non soltanto\nservivano per il ricovero degli attrezzi, il riparo dei contadini impegnati\nnella cura delle viti e la raccolta in apposite cisterne dell\u2019acqua piovana\nnecessaria per le poltiglie anti-parassitarie, ma accoglievano altres\u00ec, dopo la\nvendemmia, le varie fasi della vinificazione. Una volta pronto, il vino veniva\ntrasportato in paese avvalendosi di otri in pelle di capra.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di <strong>Pomaretto<\/strong>, a dispetto del toponimo che, modellato sul vocabolo \u201cpumar\u00e8\u201d, allude alla coltivazione del melo, evidentemente diffusa <em>ab antiquo<\/em> in queste lande, \u00e8 oggi quindi strettamente associato alla presenza della vite e alla rinascita del vino Ram\u00ece. <\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo il sentiero, si ha modo di apprezzare la vista sui vigneti che appaiono come <strong>aggrappati<\/strong> al ripido versante, ben esposto al sole e posto al riparo dai gelidi venti alpini, sovrastante il nucleo antico del paese. Le vigne sono disposte tra i 600 e i 900 metri d\u2019altitudine, incombendo sulla strada che attraversa il fondovalle: i terrazzamenti che le ospitano si succedono come una ciclopica gradinata che modella l\u2019aspro pendio petroso rivolto a meridione. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a5\/e7\/f4\/a5e7f4e41e9b8f1a170f51d6dd093e19.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il vino Ram\u00ece, apprezzato tra gli altri da <strong>Luigi Veronelli<\/strong>, che ne descriveva il colore rosso rubino, il delicato profumo e il sapore asciutto e fine, veniva un tempo prodotto mescolando vitigni di variet\u00e0 diverse, spesso tramandate da testimonianze orali e non sempre identificabili con precisione. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo l\u2019inclusione del Ram\u00ece nella Doc Pinerolese, avvenuta nel 1996, il disciplinare di produzione ha invece regolamentato le tipologie di uve utilizzabili, imponendo l\u2019impiego di cultivar provenienti da vigneti che abbiano la seguente composizione: 30% di <strong>Avan\u00e0<\/strong>, variet\u00e0 valsusina conosciuta in Savoia come \u201cHibou noir\u201d e allevata in forme alte e espanse per la vigoria produttiva, 15% minimo di <strong>Avarengo<\/strong>, vitigno diffuso nel Pinerolese che riflette nel nome la caratteristica d\u2019essere poco produttivo, quindi avaro (da cui Avarengo), e un 20% minimo di <strong>Neretto<\/strong>, in aggiunta a una restante quota del 35% di uve non aromatiche a bacca nera come Becuet, Barbera, Chatus. <\/p>\n\n\n\n<p>Altre tappe basilari nella valorizzazione del Ram\u00ece furono il 2003, con la costruzione della <strong>monorotaia<\/strong> che ha facilitato le operazioni colturali nelle vigne, e il 2009, quando si istitu\u00ec il consorzio tra i contadini rimasti a coltivare i terrazzamenti di Pomaretto.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/la-viticoltura-eroica-del-ramie-e-un-itinerario-del-gusto-in-val-germanasca\/\">Piemonte Top News<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Provenendo dall\u2019abitato di Perosa Argentina, il viandante che alzi lo sguardo sulla riva sinistra del torrente Germanasca, all\u2019altezza della sua&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5883,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,2,27,11],"tags":[2320,47,871,872,365,3646,3645,1001,3640,3647,298,3643,875,3648,30,2908,876,877,870,35,3642,29,3211,38,863],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5876"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5876"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5876\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5884,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5876\/revisions\/5884"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5883"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5876"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5876"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5876"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}