{"id":5925,"date":"2022-03-24T12:01:00","date_gmt":"2022-03-24T12:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5925"},"modified":"2022-03-24T14:26:03","modified_gmt":"2022-03-24T14:26:03","slug":"5925","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5925","title":{"rendered":"Torre Canavese commemora Marco Datrino, l\u2019antiquario e gallerista che port\u00f2 per la prima volta nel mondo occidentale i tesori del Cremlino"},"content":{"rendered":"\n<p>di Milo Julini<\/p>\n\n\n\n<p>Era il 10 marzo 2021 quando <strong>Marco\nDatrino<\/strong>, noto antiquario e gallerista, originario di Trino Vercellese, si\nspegneva all\u2019ospedale di Ivrea, seguito, a soli tre giorni di distanza, dalla\nmoglie, Fiorella Vercellotti. <\/p>\n\n\n\n<p>Vogliamo rendere omaggio alla figura\ndi questo significativo esponente della cultura piemontese ricordandone, grazie\nalla testimonianza di Massimo Boccaletti, le imprese pi\u00f9 importanti, che contribuirono\na proiettare in una dimensione internazionale il suo paese d\u2019adozione, <strong>Torre\nCanavese<\/strong>, dove Datrino nel 1968 aveva acquistato l\u2019antico castello,\nappartenuto ai conti San Martino, adibendolo a dimora di famiglia, galleria\nd\u2019arte e sede di mostre prestigiose. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/48\/fd\/2d\/48fd2d1433cafeb6dbbaace1f1b801ef.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Particolare del castello di Torre Canavese, acquistato da Datrino nel 1968 &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra le prime esposizioni di grande\nrichiamo, vi fu la rassegna allestita nel 1991 sul tema degli <strong>avori<\/strong>, che\nraccolse oltre cento opere provenienti in prevalenza dal museo tedesco di\nErbach nell\u2019Odenwald, un tempo appartenente al langraviato dell\u2019Assia, in cui\nla tornitura e l\u2019intaglio del prezioso materiale, associato nell\u2019immaginario\ncollettivo alla sfera della regalit\u00e0, raggiunse alti livelli di\nspecializzazione. <\/p>\n\n\n\n<p>Un altro filone artistico su cui si\nconcentr\u00f2 l\u2019attenzione di Datrino fu quello legato alla produzione di\nceramiche, in particolare maioliche, che culmin\u00f2 nel giugno del 1992\nnell\u2019allestimento della mostra sul tema \u201c<strong>Maioliche italiane dal 1650 al 1780<\/strong>\u201d,\ncon una vasta rassegna di piatti d\u2019apparato, tazze da brodo, acquasantiere di\nRossetti, piatti tondi da parata di Savona e Albisola, prodotti delle fabbriche\ndi Milano e di Lodi. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/95\/73\/58\/9573585a1fa294ad3267183296bfbe06.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La fama di Marco Datrino e, di\nriflesso, del castello di Torre Canavese \u00e8 per\u00f2 indissolubilmente legata a una\ndelle operazioni culturali pi\u00f9 stupefacenti del <em>fin-de-si\u00e8cle<\/em>\nnovecentesco, che trov\u00f2 la sua rappresentazione simbolica nello sbarco\nall\u2019aeroporto di Caselle, nel marzo 1993, dei <strong>Tesori del Cremlino, <\/strong>destinati\nad essere esposti nel piccolo borgo canavesano, invaso per l\u2019occasione da un\nflusso travolgente, e mai sperimentato prima, di turisti e visitatori. <\/p>\n\n\n\n<p>Grazie alla testimonianza del gi\u00e0\ncitato Massimo Bocaletti, tratta dallo scritto \u00ab<em>Il passaggio dall\u2019URSS alla\nRussia nei ricordi del mercante d\u2019arte Marco Datrino<\/em>\u00bb apparso su <em>Studi\nPiemontesi<\/em> del dicembre 2014, apprendiamo che Marco Datrino, sul finire\ndegli Anni \u201880, quando era un mercante-antiquario ormai affermato, cominci\u00f2 a\nrivolgere il suo interesse commerciale all\u2019Unione Sovietica, mercato fino ad\nallora interdetto agli occidentali. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9f\/1a\/52\/9f1a52c72c187a78eb592df8b6c23319.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A seguito del suo primo viaggio nei\nterritori dell\u2019allora URSS, avvenuto nel gennaio 1990, l\u2019antiquario e\ncollezionista piemontese, che s\u2019era accostato ai temi trattati dalla corrente\npittorica del \u201crealismo sovietico\u201d, matur\u00f2 l\u2019intenzione di organizzare per la\nprima volta nel mondo occidentale, e proprio nel cuore del Canavese, una grande\nmostra denominata \u201c<strong>Arte rossa dei Soviet<\/strong>\u201d, abbinandola a \u201c<strong>Due secoli\ndi pittura russa<\/strong>\u201d, altra rassegna focalizzata sui \u201cgrandi vedutisti russi\ndell\u2019800, ispirati al Rinascimento e ai paesaggi italiani, sottolineando in tal\nmodo l\u2019antico legame artistico culturale tra Italia e Urss\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/77\/4e\/f9\/774ef9a33170727452540690c7683da3.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come annota Boccaletti, Datrino pot\u00e9\nacquistare con relativa facilit\u00e0 le migliori opere del <strong>realismo sovietico<\/strong>,\nma si rese presto conto che la burocrazia della vecchia Urss gli avrebbe\nfrapposto ostacoli non agevolmente superabili nel tentativo di ottenere in\nprestito i grandi capolavori dell\u2019Ottocento russo, operazione sino ad allora\nmai attuata e capace di quindi di suscitare timori di ritorsioni, qualora fosse\ninsorto qualche inconveniente, a carico dei funzionari coinvolti. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo fu per\u00f2 raggiunto grazie\nalla inaspettata collaborazione con l\u2019unico museo sovietico che si rivel\u00f2 disponibile\na sostenere il progetto. Come scrive Boccaletti, \u201csu duemila musei sovietici\ndove potenzialmente attingere le opere dei Grandi, solo quello di <strong>Kiev<\/strong>,\ndiretto dalla intraprendente Tamara Soldatova, os\u00f2 aderire (maggio 1990) alla\nrichiesta dello spregiudicato antiquario italiano\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cf\/3b\/2a\/cf3b2a0eeb17eabc1969467ffecc3d40.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Cremlino di Mosca: le cupole dorate della cattedrale dell&#8217;Annunciazione &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La doppia mostra con le opere del\nrealismo sovietico e i quadri dei pittori russi dell\u2019Ottocento, prestati dal\nmuseo di Kiev, si svolse dal 27 ottobre al 25 novembre 1990 riscuotendo uno straordinario\nsuccesso e suscitando vasta eco sui media mondiali. Per merito di Marco Datrino\ne della sua coraggiosa iniziativa culturale, l\u2019impenetrabile Urss per la prima\nvolta si apriva al mondo occidentale. <\/p>\n\n\n\n<p>Grazie al rapporto di stima e simpatia che si instaur\u00f2 tra Datrino e <strong>Raissa Gorbaciova<\/strong>, influente moglie dell\u2019ultimo Presidente dell\u2019URSS, l\u2019antiquario e gallerista piemontese pot\u00e9, da l\u00ec a poco, concretizzare un altro sogno, quello di \u201cfare nel castello di Torre, una mostra dei <strong>Tesori del Cremlino<\/strong>: un\u2019idea folle, inconcepibile. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/59\/4f\/78\/594f78f58593feb8c15a9287bfdf05c3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del parco circostante il castello di Torre Canavese &#8211; ph Paolo Barosso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Pensare che le frontiere dell\u2019Urss, che migliaia di persone cercavano allora di lasciarsi alle spalle a rischio della vita, si aprissero per far passare i favolosi \u201ctesori\u201d blindati nel cuore stesso del potere sovietico, per giunta, per una rassegna da tenersi non in una capitale occidentale, in virt\u00f9 di chiss\u00e0 quale scambio diplomatico, bens\u00ec a <strong>Torre Canavese<\/strong>, paese di 600 anime dimenticato da Dio, pareva impossibile\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>La straordinariet\u00e0 dell\u2019evento \u00e8 ben\nrimarcata nella testimonianza di Boccaletti che ricorda come Datrino riusc\u00ec a\nvincere anche le resistenze di chi insisteva per organizzare la mostra non in\nPiemonte, bens\u00ec a Roma, ma alla fine, con caparbiet\u00e0 e determinazione,\ns\u2019impose, e il 4 aprile 1993 la mostra \u201cI Tesori del Cremlino\u201d, che comprendeva\nuna selezione di 108 pezzi straordinari come il favoloso <strong>trono di Ivan il\nTerribile<\/strong>, la corona di diamanti creata dal laboratorio del Cremlino di\nMosca per lo Zar Pietro il Grande, la lastra sepolcrale di San Cirillo e l\u2019uovo\n\u201c<strong>Alexander Palace<\/strong>\u201d di Faberg\u00e9, venne inaugurata nel castello di Torre ,\nregistrando, dopo circa tre mesi di apertura, un flusso costante di 4.500 ingressi\nal giorno, con \u201cradicale sconvolgimento non solo nella vita del castello,\ndimora della famiglia Datrino, ma nell\u2019intero Canavese\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e9\/68\/c5\/e968c5a01d20a56cb5a4fce0591ea5d5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della parrocchiale di Torre Canavese &#8211; ph Paolo Barosso <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per l\u2019occasione l\u2019antico castello che fu dei conti San Martino, testimone di tanti secoli di storia canavesana, venne rivestito con impalcature scenografiche che richiamavano l\u2019<strong>ambientazione russa<\/strong>, accompagnando il visitatore in un viaggio ideale in territori ancora chiusi al turismo occidentale: chi entrava era accolto dalla facciata di una chiesa ortodossa, realizzata con tecnica ad intonaco graffiata, poi nella prima sala una serie di gigantografie rappresentavano i cortili del Cremlino, e anche nel giardino, che circonda la dimora, era stato disegnato un percorso \u201calla russa\u201d con sagome di guerrieri e torri a cupola. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/db\/3c\/df\/db3cdf3d56249649e26383f6bfe1764d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La &#8220;citt\u00e0 di Susdal&#8221; (Suzdal&#8217;) in Russia, opera di Vitali Popov esposta lungo le vie del paese <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra le tante iniziative di Marco Datrino, ve n&#8217;\u00e8 una in particolare che ha potuto concretizzarsi grazie al convinto sostegno dell&#8217;amministrazione comunale di Torre Canavese e che, ancor oggi, pu\u00f2 essere ammirata da chi percorre le vie del grazioso borgo canavesano: la realizzazione di <strong>150 opere<\/strong> pittoriche su supporto in f\u00f2rmica eseguite da <strong>quindici artisti<\/strong> provenienti da ciascuna delle repubbliche della ex URSS e fissate alle pareti delle abitazioni di Torre come parte di un grande &#8220;museo a cielo aperto&#8221;. I dipinti, i cui soggetti sono stati suggeriti agli autori dallo stesso Datrino, sono di propriet\u00e0 del Comune, che ne cura la manutenzione, insieme con altre 400 opere, in parte esposte nella Pinacoteca del paese.   <\/p>\n\n\n\n<p>Note bibliografiche: <\/p>\n\n\n\n<p><em>Massimo Boccaletti, Il passaggio dall\u2019URSS\nalla Russia nei ricordi del mercante d\u2019arte Marco Datrino, Studi Piemontesi\ndicembre 2014, vol. XLIII, fasc. 2.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/s\/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&amp;field-author=M.+Luisa+Moncassoli+Tibone&amp;search-alias=stripbooks\"><em>M. Luisa\nMoncassoli Tibone<\/em><\/a><em>&nbsp;e&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/s\/ref=dp_byline_sr_book_2?ie=UTF8&amp;field-author=L.+M.+Cardino&amp;search-alias=stripbooks\"><em>L. M. Cardino<\/em><\/a><em>,\nIl Canavese: Terra di storia e di arte, Omega edizioni, 2002 <\/em><em><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Milo Julini Era il 10 marzo 2021 quando Marco Datrino, noto antiquario e gallerista, originario di Trino Vercellese, si spegneva all\u2019ospedale di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5930,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,16,26,291,495,143,4],"tags":[3700,76,3691,3702,3698,133,3692,3699,511,305,682,3701,30,3695,3694,3696,342,3693,2900,3697],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5925"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5925"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5925\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5932,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5925\/revisions\/5932"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5930"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}