{"id":5933,"date":"2022-03-27T17:51:49","date_gmt":"2022-03-27T17:51:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5933"},"modified":"2022-03-27T18:03:13","modified_gmt":"2022-03-27T18:03:13","slug":"5933","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5933","title":{"rendered":"Valle Strona, l&#8217;origine Walser di Campello Monti"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i villaggi pi\u00f9 isolati del Piemonte, attraversato da un\u2019unica stradina\nchiamata \u201c<strong>La<\/strong> <strong>Gassa<\/strong>\u201d (evidente la derivazione dal vocabolo\ngermanico \u201cstrasse\u201d, nel significato appunto di strada), l\u2019abitato di Campello\nMonti (K\u00e0mpel nella lingua dei Walser, localmente detta \u201ctittschu\u201d) fa risalire\nle sue origini allo stanziamento in valle Strona, nell\u2019alto Cusio, di un gruppo\ndi genti Walser che nel corso del XIV secolo si stabilirono qui, provenienti\ndalla contigua Valsesia. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/05\/bd\/86\/05bd861ecae3bdfe438e933916012133.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta invernale di K\u00e0mpel\/Campello Monti &#8211; ph Filippo Spadoni<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Com\u2019era consuetudine per queste popolazioni di montanari, abituate a\nconvivere con le asperit\u00e0 dell\u2019ambiente alpino, alcuni abitanti del piccolo <strong>centro\nvalsesiano di Rimella <\/strong>(<em>Remmalju<\/em>), adagiato nella valle laterale del Mastallone e a sua volta fondato a met\u00e0\ndel Duecento da coloni del Vallese svizzero, giunti in fasi successive da Visp\ne dalle valli di Saas e del Sempione, si distaccarono dalla comunit\u00e0 di origine,\nallo scopo di trovare pascoli da sfruttare per il bestiame, dando vita, con il\ntempo, a un nuovo insediamento permanente, battezzato K\u00e0mpel\/Campello, posto a\n1305 metri d\u2019altitudine nella selvaggia e boscosa <strong>valle Strona<\/strong>, che si\nallunga verso nord dalla citt\u00e0 lacustre di Omegna incuneandosi tra Valsesia e\nOssola. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4c\/72\/19\/4c7219c5fe61385e50284dbc7eb22365.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I pascoli di Campello, tra cui le alpi Pennino e Penninetto, che con i loro\ntoponimi rivelano un\u2019origine pre-cristiana, legata al culto di Pen, dio celtico\ndelle alture, erano nel Medioevo di propriet\u00e0 del monastero benedettino di <strong>San\nGraciniano di Arona<\/strong> che soleva affittarli, da tempo immemore, a pastori del\nCusio, ma gi\u00e0 dalla prima met\u00e0 del Trecento, come attestato dai cartari\nmonastici, compaiono i primi abitanti Walser di Rimella che, sulla base di <strong>contratti\ndi locazione novennali,<\/strong> si assicuravano l\u2019uso di questi pascoli alla\ntestata della valle Strona. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/46\/e5\/6b\/46e56b050810700c3cdf176f4d1f82b5.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La settecentesca chiesa parrocchiale di Campello con la caratteristica copertura in piode &#8211; ph Paolo Barosso  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La negoziazione per l\u2019affitto degli alpeggi avveniva, per consuetudine, tramite intermediari, in questo caso i signori di Crusinallo, che agivano come fossero <strong>\u201cavogadri\u201d laici<\/strong>, cio\u00e8 incaricati dall\u2019abate di curare l\u2019amministrazione dei beni monastici, comparendo quindi come mediatori tra la comunit\u00e0 monastica e i pastori che sfruttavano l\u2019alpe, essendo responsabili del buon andamento del contratto e della conduzione dell\u2019impresa. <\/p>\n\n\n\n<p>La fondazione di un <strong>insediamento permanente<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019odierno abitato di Campello (la dicitura \u201cMonti\u201d venne aggiunta alla titolatura del paese solo nel 1862 per distinguerlo da Campello sul Clitunno in Umbria), non avvenne contestualmente all\u2019inizio della presenza Walser in queste zone, ma va situata cronologicamente alla met\u00e0 del XV secolo, quando i contratti di affitto novennali dei pascoli si tramutarono in <strong>locazione perpetua e ereditaria<\/strong> a canone fisso, stipulata direttamente tra il monastero di Arona e la Comunit\u00e0 Walser di Rimella. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d8\/ed\/60\/d8ed60efb35f88585adc3eef762c0829.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta panoramica dell&#8217;abitato di Campello &#8211; ph Filippo Spadoni<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fino al 1551, l\u2019anno in cui un vescovo di passaggio provvide a consacrare\nun pezzetto di terra per ricavarvi il <strong>nuovo cimitero<\/strong>, gli abitanti della\ncolonia Walser di Campello continuarono a valicare il passo della Bocchetta di\nRimella (o Bocchetta di Campello), a oltre 1900 metri di quota, per raggiungere\nil paese degli antenati, Rimella, e seppellirvi i loro defunti. Sul piano religioso\nil processo di affrancamento di Campello dalla comunit\u00e0 di Rimella si complet\u00f2\ntardi e in due fasi successive: nel 1597 si decret\u00f2 il passaggio di Campello\ndalla parrocchia di Rimella a quella di Forno in valle Strona, mentre risale al\n1749 il riconoscimento dell\u2019autonomia ecclesiastica con la nomina del <strong>primo\nparroco<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>I costumi e le abitudini di vita degli abitanti di Campello erano naturalmente\nquelli propri dei <strong>Walser<\/strong>, popolazione di ceppo germanico derivata dagli\nAlemanni che, nel corso delle loro leggendarie migrazioni, si insediarono tra\nil X e l\u2019XI secolo alla testata della valle del Rodano, la \u201cvallis poenina\u201d dei\nRomani (da cui Alpi Pennine, evidente lascito della cultura celtica), e in\nparticolare sull\u2019<strong>altopiano del Goms <\/strong>a 1500 metri circa di altitudine. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/92\/61\/ad\/9261addb8a8b31c0b6cbfa4e9565b5c3.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>I ripidi versanti della valle Strona coperti da fitti boschi <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Qui i Walser, contrazione di Walliser, cio\u00e8 abitante del Vallese, acquisirono le abilit\u00e0 necessarie per sopravvivere alle alte quote, imparando a sfruttare i terreni magri e impervi di montagna e a convivere con le difficolt\u00e0 di un <strong>ambiente ostile<\/strong>, che essi seppero modellare per adattarlo alle esigenze umane. <\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019incremento della popolazione, a partire dal tardo XII secolo, e poi nel corso dei secoli successivi, i pastori del Goms raggiunsero, in piccoli gruppi, tutto il Vallese, e da qui diedero vita alla <strong>\u201cdiaspora\u201d Walser<\/strong>, fondando colonie sempre a quote elevate, in genere oltre i 1000 metri d\u2019altitudine, in un raggio territoriale molto vasto, fino al Voralberg austriaco e alla Baviera, espandendosi anche verso l\u2019Oberland bernese, i Grigioni, il Canton Ticino (Bosco Gurin) e, ad est, nell\u2019alta Savoia. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/db\/11\/d1\/db11d19ed1cea3c3790bef5135bb8532.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio della valle Strona<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella prima met\u00e0 del XIII secolo i Walser dell\u2019alta valle del Rodano, ormai ben conosciuti per la loro capacit\u00e0 di rendere produttivi, per finalit\u00e0 agricole o di allevamento, i terreni d\u2019alta quota, altrimenti destinati a rimanere incolti o non sfruttati, iniziarono a spostarsi nel versante sud delle Alpi, stanziandosi in comunit\u00e0 via via pi\u00f9 numerose alla testata delle valli <strong>dell\u2019alto Piemonte<\/strong>, dove la colonia pi\u00f9 antica \u00e8 quella di Formazza\/Pomatt, e in alcune valli laterali della Valle d\u2019Aosta. <\/p>\n\n\n\n<p>Contrariamente a quanto si riteneva in origine, recenti studi hanno appurato, con sufficiente margine di certezza, che furono pi\u00f9 che altro <strong>enti religiosi<\/strong> e ecclesiastici, in particolare i monasteri, in veste di proprietari di vasti appezzamenti e pascoli in alta montagna, a chiamare i Walser affinch\u00e9, sulla base di contratti di affitto ereditario e perpetuo secondo le norme del \u201c<strong>diritto dei coloni<\/strong>\u201d, mettessero a frutto questi terreni d\u2019alta quota, che essi erano perfettamente in grado di far rendere. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/05\/a7\/d4\/05a7d42b5ae2985625b45dbf29cd471e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;edificio della vecchia scuola elementare di Campello <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I Walser di Campello vivevano secondo il caratteristico modello\ndell&#8217;insediamento di tipo sparso, imperniato sulla fondazione di <strong>fattorie isolate<\/strong>\ne autosufficienti, dette \u201chof\u201d, integrando i proventi di un\u2019agricoltura di\nmontagna, basata sulla coltivazione di cereali adatti alle alte quote,\nresistenti al freddo, in particolare la segale e l\u2019orzo, con l\u2019allevamento di\ncapi bovini, ovini e caprini, da cui si otteneva latte, burro e formaggi, beni\nalimentari usati per consumo domestico o venduti dalle donne di famiglia al <strong>mercato\ndi Omegna<\/strong> per acquistare con il ricavato prodotti non disponibili o\nscarseggianti in alta valle, quali farina, pane, riso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/db\/88\/76\/db8876a0edc91969c6cb8f515163dace.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le abitazioni di Campello, raccolte attorno alla chiesa di San Giovanni Battista<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le caratteristiche morfologiche dell\u2019alta valle Strona, con terreni a forte\npendenza, condizionarono l\u2019economia della comunit\u00e0 di Campello, basata pi\u00f9 sullo\nsfruttamento dei pascoli per l\u2019allevamento che non sull\u2019agricoltura, ma in\ngrado di contare anche su altre significative attivit\u00e0 tradizionali, come l\u2019impiego\ndel legno, di cui sono ricchi i boschi della valle Strona, per la fabbricazione\ndi attrezzi e utensili a uso domestico, ma soprattutto la <strong>lavorazione del\npeltro<\/strong>, una lega ottenuta da un impasto di materiali, con prevalenza dello\nstagno, settore in cui i campellesi si distinsero a tal punto che una famiglia\ndi <strong>peltrai<\/strong> locali &nbsp;fece fortuna e\ndivenne famosa esercitando questo mestiere in Baviera. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a1\/a7\/b9\/a1a7b90811054ac8c7d70ef6d03acb0d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le borgate della valle Strona appaiono aggrappate ai ripidi fianchi montani, tra fitti boschi e pascoli<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda <strong>la lingua dei Walser<\/strong>, a Campello, diversamente\ndalle altre colonie Walser del Piemonte, che seppero mantenerla pi\u00f9 a lungo e\nanche, in alcuni casi, fino ai nostri giorni, se ne perse completamente l\u2019uso tra\nla fine dell\u2019Ottocento e il primo Novecento, anche per l\u2019effetto di decisioni assunte\ndalle autorit\u00e0 civili e religiosi che finirono per disincentivarne il ricorso\nda parte della popolazione, gi\u00e0 a partire dall\u2019accorpamento a fine Cinquecento\ndella comunit\u00e0 di Campello alla parrocchia di Forno e l\u2019invio di parroci non\nparlanti il tittschu. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5f\/27\/40\/5f2740179dcae7e4f7f3bbe8643e6949.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Campello fu poi <strong>comune autonomo<\/strong> per circa un secolo, dal 1814 al 1929, quando venne aggregato al nuovo comune di Valstrona, creato per fondere assieme diverse comunit\u00e0 della valle, e, con lo spopolamento progressivo del secondo Dopoguerra, l\u2019antica colonia Walser oggi non conta pi\u00f9 residenti fissi per tutto l\u2019anno, ma si anima solo durante la stagione estiva per l\u2019arrivo dei villeggianti e la salita delle mandrie agli alpeggi. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> Vercellino F., <em>Insediamenti Walser a sud del Monte Rosa.&nbsp;Liberi&nbsp;all&#8217;ombra&nbsp;del&nbsp;tiglio,<\/em> Priuli&nbsp;&amp;&nbsp;Verlucca, Torino 2004 <\/p>\n\n\n\n<p> www.isolelinguistiche.it,<em> sezione Campello Monti Piemonte<\/em> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Tra i 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