{"id":5940,"date":"2023-07-05T18:17:00","date_gmt":"2023-07-05T18:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5940"},"modified":"2023-07-08T15:21:51","modified_gmt":"2023-07-08T15:21:51","slug":"il-castello-reale-di-govone-residenza-estiva-prediletta-di-re-carlo-felice-di-savoia-e-maria-cristina-di-borbone","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5940","title":{"rendered":"Il Castello Reale di Govone, residenza estiva prediletta di re Carlo Felice di Savoia e Maria Cristina di Borbone"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>Castello Reale di Govone<\/strong>, situato in posizione dominante sull\u2019ampia valle del Tanaro, a met\u00e0 strada tra le citt\u00e0 di Alba e di Asti, fa risalire le proprie origini agli anni attorno al Mille anche se l\u2019aspetto dell\u2019edificio \u00e8 oggi prevalentemente barocco. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b0\/fa\/ed\/b0faed9a847ecd681677cdd45b9266fa.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata rivolta a sud con le due statue di canidi che sorvegliano l&#8217;ingresso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il presidio fortificato medievale, eretto su una delle cime pi\u00f9 alte di quella sequenza di colline che costeggia il corso del Tanaro, saldando il Roero albese con l\u2019Astigiano, venne radicalmente trasformato tra Seicento e Settecento per volere dei proprietari di allora, i <strong>conti Solaro<\/strong>, feudatari di Govone fin dal primo Duecento, quando ricevettero l\u2019investitura dal <strong>vescovo di Asti<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bc\/01\/93\/bc019383075e890274af0f8ceb849636.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata rivolta a nord, in mattoni a vista<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Insigne famiglia del patriziato astigiano, i Solaro, cos\u00ec come i Malabayla, i Troya, gli Scarampi, i Falletti, i Cacherano, gli Isnardi, gli Asinari, gli Alfieri, i Guttuari, e altri gruppi familiari, facevano derivare le proprie fortune economiche non solo dalla <strong>gestione delle casane<\/strong>, banchi di cambiavalute e prestito di denaro su pegno, ma anche da un variegato ventaglio di iniziative finanziarie e commerciali messe in campo, durante il corso del Medioevo, nelle contrade del centro-nord Europa, dove Astigiani e Chieresi si distinsero come veri e propri precursori della <strong>moderna attivit\u00e0 bancaria<\/strong>, accumulando ricchezze e raggiungendo posizioni di rilievo sociale.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d1\/91\/a2\/d191a249cd108e88df04bbb2c4e43e10.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio di una delle due statue di cani a lato dell&#8217;ingresso <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Suddivisi nel tempo in pi\u00f9 rami, i Solaro misero a frutto le loro finanze acquisendo, in Piemonte, terre e feudi, tra cui quello di Govone, dove, tra Seicento e Settecento, promossero imponenti lavori di trasformazione dell\u2019antico fortilizio, che assunse cos\u00ec l\u2019attuale <strong>veste barocca<\/strong>, in parte ispirata ai disegni forniti dall\u2019architetto teatino <strong>Guarino Guarini<\/strong> (1675) e, in seguito, completata con il probabile intervento di Paolo Antonio Masazza e Bendetto Alfieri (facciata nord). <\/p>\n\n\n\n<p>La facciata rivolta a sud appare impreziosita da <strong>inserzioni scultoree in marmo <\/strong>(e statue in pietra)<strong>, <\/strong>tra cui gli imponenti telamoni che sorreggono la balconata centrale e i rilievi con alcuni episodi delle dodici fatiche di Ercole, attribuibili al luganese Giovanni Battista Casella, che furono aggiunte verso la met\u00e0 del Settecento, pur risalendo al secolo precedente. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9a\/7d\/ed\/9a7ded756fca7bcd4a44bd4f04a6ec06.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019apparato scultoreo del prospetto sud, infatti, non era stato pensato per il castello di Govone, ma si trovava in origine collocato ad ornamento dei giardini della <strong>Reggia Sabauda di Venaria Reale<\/strong>, voluta da re Carlo Emanuele II di Savoia nel 1659 e posta a nord-est di Torino. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/42\/ef\/ae\/42efae97fa8bf692875e599d53a70be8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>I telamoni della facciata sud <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I lavori settecenteschi di ingrandimento della Reggia, affidati all\u2019architetto Michelangelo Garove e, in seguito, a Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, avevano comportato anche una rivisitazione dei giardini, con la demolizione del Tempio di Diana e della grande <strong>Fontana dell\u2019Ercole<\/strong>, in omaggio al nuovo gusto per i cannocchiali prospettici protesi verso l\u2019infinito senza ostacoli alla vista. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli elementi scultorei sopravvissuti, opera di artisti di livello, non furono distrutti, bens\u00ec<strong> reimpiegati <\/strong>nella decorazione di dimore nobiliari piemontesi, appartenenti a dignitari legati alla corte, come i conti Solaro, che portarono alcuni pezzi nel castello di Govone, dove tuttora possono essere ammirati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5c\/8d\/21\/5c8d21cd982c4b1f22a205756347ad49.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del portale d&#8217;ingresso con i due telamoni ai lati<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel 1792 si ebbe la svolta, che\navrebbe decretato il passaggio di Govone nel novero delle residenze sabaude, perch\u00e9,\ncon la morte senza eredi diretti dell\u2019ultimo Solaro, l\u2019edificio pass\u00f2 alla\nCorona e, tre anni pi\u00f9 tardi, il <strong>re Vittorio Amedeo III di Savoia<\/strong>, per\ndecreto, lo assegn\u00f2 ai due figli, Carlo Felice duca del Genevese e Giuseppe\nBenedetto Placido conte di Moriana.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/5d\/93\/e6\/5d93e6f0bcbfa3832fce1a5f5fad2da1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Ercole uccide l&#8217;idra di Lerna, uno dei rilievi marmorei provenienti dalla Reggia di Venaria<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Anni infausti nella vita del\ncastello furono quelli della dominazione napoleonica del Piemonte, in quanto l\u2019edificio,\ncon la partenza dei Savoia per l\u2019esilio in terra di Sardegna, venne abbandonato\na se stesso e spogliato degli arredi. Solo l\u2019interessamento dei <strong>marchesi Alfieri\ndi Sostegno<\/strong>, che lo acquist\u00f2 all\u2019asta nel 1810, permise la salvaguardia\ndella struttura architettonica, con lo scopo di restituirla ai sovrani sabaudi dopo\nl\u2019auspicato ritorno della monarchia.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/86\/1e\/c2\/861ec231519ff345ac035255093981b1.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Gli anni Venti dell\u2019Ottocento\nsegnarono la rinascita della dimora, eletta a residenza estiva prediletta dalla\ncoppia reale, formata da <strong>Carlo Felice di Savoia<\/strong> e <strong>Maria Cristina di\nBorbone Napoli<\/strong>, che ne organizz\u00f2 i restauri, sotto la direzione degli\narchitetti Giuseppe Cardona e Michele Borda. Nello stesso periodo, tra il 1819\ne il 1820, si avvi\u00f2 il cantiere del grande parco all\u2019inglese, assegnando\nl\u2019incarico a <strong>Xavier Kurten<\/strong>, paesaggista prussiano, ma naturalizzato\npiemontese, che proprio nel febbraio 1820 ricevette dal principe Carlo Alberto\ndi Savoia-Carignano la qualifica di direttore del parco e dei giardini del\nCastello di Racconigi, dove dovette trasferirsi, seguito dalla famiglia, per\nobblighi contrattuali. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/2d\/61\/f2\/2d61f2a4c7c560cfbd6c6084f803c126.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Dettaglio della facciata sud con le preziose inserzioni marmoree<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Alla morte di Carlo Felice, avvenuta nel 1831, la residenza pass\u00f2 in propriet\u00e0 al secondogenito di Carlo Alberto, il <strong>duca di Genova Ferdinando di Savoia<\/strong>, che nel 1870 lo vendette alla casa bancaria Tedeschi di Genova, ponendo cos\u00ec fine alla \u201cstagione sabauda\u201d del castello di Govone, destinato a finire, dal 1897, nella propriet\u00e0 dell\u2019amministrazione comunale. <\/p>\n\n\n\n<p>Con questa nuova condizione giuridica, privato della funzione residenziale, l\u2019antico castello, che fu testimone delle vicende familiari dei conti Solaro e che, per qualche tempo, aveva ospitato i <strong>sovrani sabaudi<\/strong> nei loro soggiorni estivi, venne completamente privato del suo sfarzoso arredo, messo all\u2019asta nel 1898 e, in parte, acquistato da Victor Mass\u00e9na, duca di Rivoli (Rivoli Veronese) e principe di Essling, discendente del maresciallo di Francia Andr\u00e9 Mass\u00e9na, per essere trasferito nella sua villa di Nice (Nizza). Oggi molti pezzi dell\u2019arredo originario di Govone si trovano esposti proprio nella citt\u00e0 di Nizza, facendo parte delle collezioni del <strong>Mus\u00e9e Mass\u00e9na<\/strong>. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/02\/e5\/55\/02e555f8c1ccd1b9ebc9fc23a3621d26.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Giardino del castello: una delle vasche con fontana centrale<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Negli interni \u00e8 degno di\nammirazione, tra i raffinati ambienti del piano nobile, il magnifico <strong>salone da\nballo o d\u2019onore<\/strong>, capolavoro del <em>trompe-l\u2019oeil<\/em> piemontese, ornato dagli\naffreschi parietali in chiaroscuro del torinese Luigi Vacca (1778-1854)\naffiancato da Fabrizio Sevesi, che vi riproposero il <strong>mito di Niobe<\/strong>, tema\ntratto dalla mitologia greca assai in voga a quel tempo (dopo il ritrovamento a\nRoma del gruppo scultoreo classico dei \u201cNiobidi\u201d, i figli di Niobe, che Carlo\nFelice e la moglie ebbero modo di osservare in occasione del viaggio a Firenze\nnel 1817), inquadrandolo nella cornice pittorica di spettacolari finte\narchitetture con effetti suggestivi di illusionismo ottico. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b0\/8b\/32\/b08b3243a2be0f9bcda8e9a1511746d2.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Uno degli ambienti dell&#8217;appartamento cinese, con le figure di volatili di varie specie tra specchi d&#8217;acqua, rami di melograno e peonie<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Di particolare ampiezza e\nariosit\u00e0 \u00e8 la <strong>galleria del gran priore<\/strong>, voluta a met\u00e0 Settecento dal\ngran priore Antonio Maurizio Solaro che intendeva celebrarvi i suoi avi, anch\u2019essi\ngran priori dell\u2019Ordine di Malta, mentre, a sud della camera da parata, sempre\nal piano nobile, si trova l\u2019<strong>appartamento cinese<\/strong>, composto da galleria,\ncamera da letto e <em>bodoire<\/em>, significativa testimonianza del gusto per\nl\u2019esotismo orientale e per l\u2019arredo \u201c\u00e0 la chinoise\u201d che s\u2019era andato radicando\nnel Piemonte sabaudo tra Seicento e Settecento per influsso della corte\nfrancese. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appartamento \u00e8 decorato da <em>papier peints<\/em> (carte da parato) cinesi, forse acquistate a Vienna al tempo di <strong>Giuseppe Roberto Solaro<\/strong> (verso la met\u00e0 del Settecento), marchese di Breglio, il personaggio pi\u00f9 in vista della famiglia (fu ambasciatore sabaudo, come il padre), con scene che rappresentano in modo enciclopedico le produzioni del t\u00e8, della porcellana, del riso e della seta, e, nell\u2019ultimo sala, paesaggi floreali con volatili di varie specie tra rami di melograno, specchi d\u2019acqua e peonie in fiore. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/53\/33\/39\/5333397488164e7f9a7e172721dc5591.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le <strong>carte cinesi<\/strong> (definite negli archivi \u201ccarte delle Indie\u201d o \u201ccarte indiane\u201d, in francese <em>papiers des Indes<\/em>, perch\u00e9 importate per il tramite di navi della Campagnia delle Indie Orientali) sono integrate da pannelli e decori di fattura occidentale del tipo <em>chinoiseries<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p> Per informazioni su visite e accessibilit\u00e0: <a href=\"https:\/\/www.castellorealedigovone.it\/\">https:\/\/www.castellorealedigovone.it\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche: <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Borra S. (a cura di), <em>Il Castello Di Govone. Architettura, Appartamenti e Giardini,&nbsp;<\/em>Celid, settembre 2020 <\/p>\n\n\n\n<p>www.castellorealedigovone.it  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Il Castello Reale di Govone, situato in posizione dominante sull\u2019ampia valle del Tanaro, a met\u00e0 strada tra le citt\u00e0 di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5942,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,25,2321,495,14,27],"tags":[2391,40,1050,3729,3743,204,474,819,3728,780,445,3733,3141,3142,2899,3732,3731,3040,3725,3726,3742,502,3720,2279,3727,3736,3740,2826,3723,3744,3739,3741,3737,3738,34,30,3734,333,3721,942,3730,3735,35,3722,2037,3181,3614,3717,1103,941,332,3269,2952,1111],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5940"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6762,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940\/revisions\/6762"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5942"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}