{"id":5947,"date":"2022-04-15T10:15:13","date_gmt":"2022-04-15T10:15:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.net\/?p=5947"},"modified":"2022-04-15T10:26:52","modified_gmt":"2022-04-15T10:26:52","slug":"itinerario-valsusino-tra-mattie-e-bussoleno-la-casaforte-di-menolzio-e-il-castel-borello","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=5947","title":{"rendered":"Itinerario valsusino tra Mattie e Bussoleno: la casaforte di Menolzio e il Castel Borello"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>comune di Mattie<\/strong>, composto\nda pi\u00f9 frazioni (<em>borgi\u00e0<\/em>) sparse sul versante destro (inverso) della\nmedia valle di Susa, si trova adagiato in un fertile altopiano, a circa 700\nmetri di altitudine, appartato e nascosto alla vista di chi percorre il\nfondovalle tra Bussoleno e Susa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a7\/61\/3c\/a7613c94567c83f94bf256f22f740203.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta delle vette valsusine da Mattie <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il pianoro su cui sorge, tenuto a prati e pascoli alternati a orti, frutteti e piccole vigne, \u00e8 stretto tra le pendici del gruppo montuoso dell\u2019Orsiera, Rocca Nera e Punta Mezzod\u00ec e la sequenza di contrafforti delle colline \u201cmontonate\u201d che sono state modellate in epoca preistorica dall\u2019azione del grande<strong> ghiacciaio valsusino<\/strong> e che lo proteggono dai freddi venti di nord-ovest, garantendo condizioni climatiche favorevoli alle pratiche agricole. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0d\/99\/6e\/0d996e341f24905ad79836e8f35bbc77.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019area di Mattie \u00e8 stata abitata\nsin da tempi remoti, come attestano le numerose testimonianze archeologiche\nrinvenute. Tra queste, ricordiamo: gli attrezzi risalenti al <strong>Neolitico<\/strong>,\ntra cui un\u2019ascia e un martello a mandorla con foro, custoditi nel Museo Civico\ndi Susa, oggi ospitato nelle sale del castello di Adelaide, il sito di arte\nrupestre noto come <strong><em>Pera Cr\u00ebvoul\u00e0<\/em><\/strong>, poco a monte della borgata\nMenolzio, in cui sono visibili 237 incisioni coppelliformi su tavola rocciosa,\noltre a 13 canaletti e 5 croci, forse appartenenti a un pi\u00f9 esteso complesso\ncultuale, scoperto nel 1965\/66 dall\u2019archeologo pinerolese Berger e interpretato\ncome \u201caltare preistorico\u201d (la tradizione locale vede invece nel reticolo delle\nincisioni una sorta di \u201cmappa del paese\u201d, aggiornata nel tempo, dove le\ncoppelle rappresentano le abitazioni e le croci indicano le chiese), e il <strong><em>menhir<\/em><\/strong>\nsituato in prossimit\u00e0 della <strong><em>Pera dou Rei<\/em><\/strong>, sempre nelle vicinanze\ndell\u2019abitato di Menolzio, dove si conservano anche i resti di un <em>oppidum <\/em>celto-ligure\ne le tracce di <em>Villa Menosii, <\/em>insediamento di epoca romana la cui\nesistenza \u00e8 stata suffragata dal ritrovamento di elementi laterizi e lapidei\nriferibili a una struttura funeraria. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/75\/9e\/64\/759e646d960557388e10f6e3baf08650.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del pianoro di Menolzio, frazione di Mattie<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima citazione scritta della localit\u00e0 di Mattie \u00e8 contenuta nella \u201ccronaca di Fredegario\u201d, testo attribuito al <strong>cronista merovingio Fredegario,<\/strong> che nel VII secolo la menziona con il nome di \u201cAmetegis\u201d. Si ritiene che, almeno fino al XIV secolo, il territorio mattiese fosse, dal punto di vista giuridico e amministrativo, suddiviso tra due distinte comunit\u00e0, fisicamente separate dal corso del <em>rio Gorand<\/em> (antico idrotoponimo forse derivante dall\u2019unione della radice preindoeuropea <em>gor<\/em>, acqua, e dal germanico <em>randa<\/em>, limite o confine), oggi conosciuto come rio Corrente: a est l\u2019abitato di Maticum\/Mathiesis (l\u2019originaria Mattie) e ad ovest quello di Menosii\/Menonis (Menolzio), trattate per parecchio tempo anche negli atti di investitura come feudi a se stanti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/16\/db\/e5\/16dbe5308d0d7e0d2b0fdb64ca9c1056.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La casaforte di Menolzio con le cime innevate sullo sfondo <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ancora <strong>Ettore Patria<\/strong>, nel suo studio su Mattie, descrive le sacre rappresentazioni di Santa Margherita del 1820 e 1821 sottolineando la tendenza degli abitanti di Menolzio a rimarcare con orgoglio identitario la propria autonomia dalla parrocchia di Mattie come segno che evocava l\u2019antica indipendenza, di cui ancora c\u2019era memoria. <\/p>\n\n\n\n<p>Proprio nel territorio della frazione di Menolzio, in cima a uno sperone roccioso in posizione dominante sul fondovalle valsusino, sorge uno dei monumenti pi\u00f9 suggestivi del comune di Mattie, la cosiddetta \u201c<strong>Casaforte di Menolzio<\/strong>\u201d. Dell\u2019antica struttura, pensata per scopi militari e residenziali insieme, originaria del XIII secolo, sopravvive un torrione massiccio, di forma parallelepipeda, che, in origine, doveva essere protetto da un <strong>recinto fortificato<\/strong>, non pi\u00f9 esistente, se non per alcune porzioni superstiti. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fe\/d6\/68\/fed6689556a2df1d2866b75629e988c8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La casaforte di Menolzio vista dalla stradina di accesso che collega il pianoro alla sommit\u00e0 del dosso roccioso<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il ripido scoscendimento che si apre aldil\u00e0 della valletta in cui si trova la borgata Grandi Tanze e che, bruscamente, sprofonda verso il fondovalle, oltre ad accrescere il fascino della casaforte, per la sua <strong>posizione di vedetta<\/strong>, ne rende evidente l\u2019attitudine difensiva, pur avendo il manufatto anche funzioni di residenza per il signore e la sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>La casaforte di Menolzio,\nmostrando chiare affinit\u00e0 con altre costruzioni valsusine pi\u00f9 o meno coeve,\ncome la Torre dei Saraceni di Oulx o la torre del ricetto di San Didero, \u00e8\nritenuto originaria della <strong>seconda met\u00e0 del Duecento<\/strong>, e non molto oltre\ncome collocazione temporale, situandosi cos\u00ec in quel periodo del Medioevo in\ncui in valle di Susa si ebbe il passaggio dalle fortificazioni in legname e\nterra a quelle realizzate facendo ricorso alla pietra, pur senza mai\nabbandonare del tutto gli elementi lignei. L\u2019aspetto esterno \u00e8 conforme ai\ncaratteri tipologici delle caseforti di area susina, studiate da Cristina\nNatoli, che appaiono in genere <strong>prive di fossato difensivo<\/strong>, anche per la conformazione\nrocciosa dei terreni, e senza apparato a sporgere. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0f\/4d\/a2\/0f4da2217c90c6d52bd60adad9742a18.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Caratterizzata da un coronamento\na merli guelfi ancora ben visibile, la casaforte era formata dalla\nsovrapposizione di <strong>tre ambienti<\/strong>, ciascuno provvisto di un ingresso\nautonomo: la cantina, l\u2019ampia stalla al pian terreno, sorretta dal\ncaratteristico pilastro centrale, e la parte superiore abitativa, composta dal\ngrande salone del primo piano, riscaldato da un grade camino, e dal sottotetto.\n<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019iniziativa della costruzione \u00e8\nricondotta dagli studiosi agli <strong>Aschieri<\/strong>, nobile famiglia savoiarda di\norigine burgunda arrivata in valle di Susa al seguito dei conti di Savoia, di\ncui furono fedeli vassalli. Un documento del 1151 li indica come generici\nconcessionari del territorio, comprensivo di Menolzio e Mattie, soggetto alla\ngiurisdizione degli abati di San Giusto di Susa, fiorente monastero fondato nel\n1029 per iniziativa di Alrico, vescovo di Asti, e del fratello Olderico\nManfredi, marchese di Torino (altre fonti, invece, attribuiscono la fondazione\ndella casaforte alla famiglia dei <strong>Farguil<\/strong>, che venne investita di parte\ndel feudo nel corso del Duecento e che, a sua volta, cedette la costruzione ai\nBartolomei con atto di vendita del 1291). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6e\/0d\/22\/6e0d22d35e5750b3dfcd88516fce1073.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il campanile della chiesa di Santa Margherita nel territorio di Menolzio<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalla cima del dosso su cui svetta la casaforte lo sguardo, spaziando liberamente, incontra, a un certo punto, il campanile della <strong>chiesa di Santa Margherita<\/strong>, anch\u2019essa situata su un promontorio roccioso nel territorio di Menolzio. Le sembianze dell\u2019edificio sacro sono oggi seicentesche, ma la fondazione \u00e8 molto pi\u00f9 antica, trovandosi menzionato gi\u00e0 in un documento del 1250. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/bb\/39\/a7\/bb39a7356b20c6b2ab226eb4cf142e9f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le vestigia del &#8220;castrum&#8221; nei pressi della chiesa di Santa Margherita<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>In origine, doveva assolvere alla funzione di <strong>cappella castrense, <\/strong>luogo di culto privato annesso a un castello o casaforte, che sorgeva sull\u2019altura e di cui si scorgono le vestigia, in parte avvolte dall\u2019edera. Qui, e negli immediati dintorni, si trovavano le altre costruzioni medievali di Menolzio, di cui sopravvivono affascinanti ruderi, tra cui la \u201cTorre della Giustizia\u201d, nome romantico assegnato in epoca successiva alla <strong><em>Turris Barralium<\/em><\/strong> citata nelle fonti, fatta erigere dalla famiglia Barrali (o Barralis), che nel corso del XIV secolo subentr\u00f2 nella titolarit\u00e0 del feudo. Il manufatto ebbe vita breve in quanto risulta gi\u00e0 in rovina nel 1641.  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f1\/a5\/e4\/f1a5e47afd8f2e5fa9c5bebcdce926d7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio della borgata Meitre, frazione di Bussoleno<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019itinerario sul versante \u201cinverso\u201d della valle compreso tra i comuni di Mattie e Bussoleno, oltre a toccare diverse borgate, che meritano una visita per ammirare il ricco patrimonio architettonico alpino, include un altro sito medievale fortificato, il cosiddetto <strong><em>Castel Borello<\/em><\/strong>, gi\u00e0 citato in documenti del Trecento, ma risalente, come la casaforte di Menolzio, al secolo precedente o addirittura, come ritengono alcune fonti, al tempo della <em>comitissa<\/em> Adelaide di Torino, impropriamente conosciuta come marchesa di Susa, che avrebbe concesso la localit\u00e0 in feudo alla famiglia Borello, promotrice della costruzione di un primo apprestamento difensivo e residenziale. &nbsp; <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/06\/71\/9e\/06719e21211ede92c70c1b7d718f6ada.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cappella di borgata Meitre di Bussoleno<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Riferendosi alla struttura fortificata, il narratore inglese <strong>Samuel Butler<\/strong> nel suo libro \u201cAlpi e santuari\u201d (1881) annotava \u201c<em>Lungo la strada vidi una radura su una collina poco sopra di me, degna del pennello di Cima da Conegliano, su cui sorgeva fra i castagni una specie di maniero turrito. [&#8230;] Il nome del posto \u00e8 Castel Burrello ed \u00e8 tenuto da un vecchio prete che si \u00e8 ritirato qui a finire in pace i suoi giorni. [&#8230;] Mi spieg\u00f2 che il vecchio castello non era mai stato un luogo fortificato, ma che serviva soltanto come residenza estiva dei baroni di Bussoleno, che erano soliti recarvisi durante il periodo in cui il caldo era pi\u00f9 intenso, tempi permettendo. [&#8230;] Il luogo, comunque, con i prati in declivio dominati dal castello, \u00e8 di impareggiabile bellezza<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/95\/ea\/f5\/95eaf5c238ef55b40225a0b9b1c1f92b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il pianoro di Castel Borello <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il castello, sito nei pressi della frazione Baroni a 633 metri di altitudine alla sommit\u00e0 di un dosso arrotondato in splendida posizione panoramica sul fondovalle, appare sostanzialmente integro nel suo aspetto trecentesco, con il <strong>coronamento a merli guelfi<\/strong>, l\u2019assenza di fossato e apparato a sporgere, come nel caso di Menolzio, e le due bertesche laterali, torrette pensili in forma cilindrica sporgenti dallo spigolo (con il termine \u201cbertesca\u201d, derivato dal latino medievale <em>brittisca<\/em>, forse da <em>Brittus<\/em>, bretone, si indica, secondo il Dizionario del Medioevo di Alessandro Barbero e Chiara Frugoni, \u201cun\u2019opera leggera in legno o in muratura, fatta a torretta, costruita a piombo o sporgente da un<strong> muro fortificato<\/strong>, per migliorare le funzioni di guardia e d\u2019avvistamento\u201d).  <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/68\/11\/14\/6811141121cbe8db9af07af160c1c167.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il fronte nord del Castel Borello con le torrette pensili ai lati <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Passato pi\u00f9 volte di propriet\u00e0, Castel Borello fu anche abitato nella prima met\u00e0 del Seicento dal celebre medico <strong>Gian Francesco Fiocchetto<\/strong>, la cui fama \u00e8 legata all\u2019opera di assistenza che egli prest\u00f2 in favore degli ammalati durante la pestilenza del 1630 a Torino, ma anche alla descrizione di quei nefasti eventi contenuta nel suo &#8220;Trattato della peste o sia contagio di Torino descritto dal protomedico G.F. FIOCHETTO&#8221;. Gi\u00e0 protomedico e consigliere di stato del duca Carlo Emanuele I di Savoia, nel 1633 ricevette in feudo Bussoleno e Castel Borello. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/77\/6f\/f5\/776ff5c0c730bf6ede1ed8b55279a509.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio di Castel Borello con il coronamento a merli guelfi ancora ben visibile<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Note bibliografiche:<\/p>\n\n\n\n<p>di Flavio Conti, <em>Castelli del\nPiemonte. Tomo III: Torino e Cuneo, <\/em>De Agostini, 1980<\/p>\n\n\n\n<p>Tesi di laurea di Marianna\nAntonielli d\u2019Oulx, <em>Il feudo ed il comune di Mattie e di Menolzio<\/em>, Vivant\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Il comune di Mattie, composto da pi\u00f9 frazioni (borgi\u00e0) sparse sul versante destro (inverso) della media valle di Susa, si&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5956,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,27,86],"tags":[392,388,3750,3747,3756,3749,3755,3757,1353,2277,3746,461,3748,3752,3754,1248,960,206,3745,3753,30,1518,3751,35,952,953],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5947"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5947"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5947\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5950,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5947\/revisions\/5950"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5956"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5947"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5947"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5947"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}