{"id":6103,"date":"2025-06-02T08:18:08","date_gmt":"2025-06-02T08:18:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6103"},"modified":"2025-06-02T08:20:51","modified_gmt":"2025-06-02T08:20:51","slug":"trisobbio-nel-cuore-dellalto-monferrato-ovadese-il-castello-che-fu-dei-malaspina-e-degli-spinola","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6103","title":{"rendered":"Trisobbio, nel cuore dell\u2019alto Monferrato ovadese il castello che fu dei Malaspina e degli Spinola"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Nel cuore dell\u2019Alto Monferrato ovadese, lungo la linea di comunicazione tra le citt\u00e0 di Acqui e Ovada, s\u2019incontra il <strong>paese di Trisobbio<\/strong>, dominato dalla mole turrita d\u2019uno dei numerosi castelli che punteggiano quest\u2019area del Piemonte meridionale cos\u00ec fittamente fortificata nei secoli del Medioevo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/88\/a0\/19\/88a01903ca6faf6bc93d0f329e456e28.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Le origini di Trisobbio &#8211; <em>T\u00ebrseubi<\/em>&nbsp;o <em>Tarsobi<\/em> nella variante locale della lingua piemontese e <em>Trexoblo\/Trixoblo <\/em>nelle pi\u00f9 antiche attestazioni scritte del toponimo, risalenti alla met\u00e0 dell\u2019XI secolo &#8211; si perdono nella notte dei tempi. L\u2019ipotesi etimologica pi\u00f9 \u201cpopolare\u201d, che fa derivare il nome del borgo da <strong>tre famiglie di uomini \u201csobri\u201d <\/strong>indicati dalla tradizione come i fondatori della comunit\u00e0, si accompagna alla tesi dello storico Geo Pistarino, che ritiene plausibile un\u2019antica <strong>presenza etrusca<\/strong>, adducendo quale indizio linguistico il suffisso TAR, tipicamente etrusco, riscontrabile nella versione piemontese del toponimo, <em>Tarsobi<\/em>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/da\/db\/48\/dadb485b997e783681a441947e6aed13.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019<strong>appetibilit\u00e0 strategica <\/strong>dell\u2019insediamento di Trisobbio, a lungo conteso nel periodo medievale tra alessandrini, genovesi e monferrini, dipendeva soprattutto dalla sua dislocazione lungo due importanti percorsi di collegamento dell\u2019alto Monferrato con la costa ligure: la prima, nota come <strong><em>via Aemilia Scauri<\/em><\/strong>, era quella pi\u00f9 lunga, ma anche la pi\u00f9 frequentata, che connetteva Acqui con Vado, mentre la seconda percorreva la valle Stura, congiungendo Ovada e Genova.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0c\/1f\/6d\/0c1f6d0822ab6dd6c09bd40bb7e01132.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il paese, collocato alla sommit\u00e0 della collina, si presenta al visitatore come un tipico <strong>insediamento di crinale<\/strong>, con un impianto urbanistico \u201cavvolgente\u201d \u2013 un<em> unicum<\/em> nella zona &#8211; formato dalla successione regolare di tre anelli concentrici, con una conformazione tale da far ipotizzare la possibile derivazione dell\u2019abitato da un <em>castellaro<\/em> ligure di et\u00e0 pre-romana.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/02\/cf\/af02cf85cc96a9cac980bc9dad2420cb.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il vertice \u00e8 occupato dal <strong>magnifico castello<\/strong>, in perfetto stato di conservazione grazie all\u2019intervento nel primo Novecento dell\u2019architetto e medievista d\u2019origine portoghese, ma piemontese d\u2019adozione, <strong>Alfredo D\u2019Andrade<\/strong>, chiamato nel 1913 a dirigere il cantiere di restauro dell\u2019edificio su iniziativa della famiglia Spinola. I lavori restituirono alla struttura, descritta in stato di degrado e di rovina, l\u2019aspetto originario del XIII secolo, periodo a cui \u00e8 fatta risalire la prima campagna edificatoria del sito fortificato, con le successive modifiche apportate nel corso del XV secolo, quando il castello rientrava nei possedimenti feudali della potente e ramificata <strong>signoria malaspiniana<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/15\/08\/dd\/1508dde5196f0ccf1aade459de542657.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nelle intricate vicende del castello si riflette la storia della comunit\u00e0 di Trisobbio. Nel primo Duecento, la propriet\u00e0 del feudo risultava ripartita tra due famiglie di ceppo aleramico, i <strong>marchesi del Bosco<\/strong> e i <strong>marchesi di Occimiano,<\/strong> con una terza parte intestata ai signori di Belforte Monferrato. <\/p>\n\n\n\n<p>La cessione di met\u00e0 dei diritti sulla <em>villa <\/em>e sul <em>castrum<\/em> di Trisobbio decisa dai signori di Occimiano in favore del comune di Alessandria, di cui essi divennero cittadini, alla fine del XII secolo e la donazione della quota spettante ai marchesi del Bosco al comune di Genova, formalizzata nel 1217, fece s\u00ec che si creasse una situazione di <strong>gestione in condominio <\/strong>del feudo e del castello, foriera di gravi contrasti, con la agguerrita competizione di alessandrini, genovesi e monferrini per il controllo di Trisobbio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/98\/22\/88\/9822882dbf0c9bfd36a15b0ee1f5bf99.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Nel 1224 si ebbe infatti l\u2019occupazione militare degli alessandrini, ma di l\u00ec a poco intervenne nella controversia l\u2019<strong>imperatore Federico II <\/strong>che, alla ricerca di alleati, dapprima convalid\u00f2 i diritti dei del Bosco su Trisobbio, riconoscendo indirettamente le pretese di Genova, e, verso il 1240, invest\u00ec del dominio eminente sulla localit\u00e0 il <strong>marchese del Monferrato<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>La posizione dei marchesi monferrini venne riconosciuta anche dall\u2019accordo del 1419 con il comune di Genova, che rinunciava, in favore del Monferrato, a qualsiasi diritto su diverse localit\u00e0 della zona, inclusi quelli insistenti <strong><em>in castro et loco Trisobii<\/em><\/strong>, e fu ribadita dal trattato stipulato nel 1471 tra il duca di Milano e Guglielmo VIII del Monferrato, che sanciva altres\u00ec la disgregazione della signoria malaspiniana, avviata al declino.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/93\/c6\/c7\/93c6c77cb616d9c4b6befb2983e8ff45.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il paese di Trisobbio segu\u00ec le sorti del <strong>marchesato del Monferrato<\/strong> fino al 1708, l\u2019anno che decret\u00f2 la definitiva incorporazione dei possedimenti monferrini, elevati a ducato sotto i Gonzaga di Mantova, nei territori del <strong>ducato di Savoia<\/strong>, concretizzando un\u2019aspirazione a lungo coltivata dalla dinastia sabauda e finalmente portata a realizzazione da Vittorio Amedeo II.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza dei <strong>Malaspina<\/strong> come feudatari di Trisobbio, subentrati ai marchesi del Bosco per via ereditaria, si consolid\u00f2 nel corso del Trecento, con il riconoscimento della loro posizione sia da parte di Genova che del Monferrato. La comparsa sulla scena dei <strong>marchesi Spinola<\/strong>, facoltosa famiglia d\u2019origine genovese, risale invece alla seconda met\u00e0 del Cinquecento, quando diversi piccoli feudi monferrini vennero venduti dai Gonzaga di Mantova per finanziare la loro sfarzosa corte. Fu cos\u00ec che gli Spinola divennero signori di Trisobbio e di altre terre vicine, delineandosi una <strong>complessa situazione geopolitica<\/strong> che registrava la presenza nell\u2019alto Monferrato di un \u201cgrosso blocco feudale della presenza territoriale ed economica genovese\u201d nel quadro dei confini politici di un altro Stato, quello monferrino (Mariangela Toselli in <em>Guida di Trisobbio<\/em>).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/10\/10\/b8\/1010b829740fafdfd1da1502454dc6e4.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Oltre al castello, tra gli edifici di pregio che spiccano nel cuore antico di Trisobbio \u00e8 impossibile non notare l\u2019austero <strong>palazzo De Rossi Dogliotti<\/strong>, oggi aulica sede municipale, un vasto complesso edilizio cui si pose mano nel corso del Cinquecento, come dimostra il disegno della facciata, ispirato ai criteri di armonia, compattezza ed equilibrio tipici dell\u2019arte rinascimentale, unificando in un unico organismo architettonico d\u2019aspetto signorile un gruppo di preesistenti cellule abitative di impianto medievale. <\/p>\n\n\n\n<p>Nei secoli successivi si effettuarono ulteriori interventi di ammodernamento, ciascuno dei quali lasci\u00f2 la propria impronta nel palazzo, dall\u2019<strong>ingentilimento barocco <\/strong>delle forme all\u2019arricchimento decorativo degli interni di gusto ottocentesco.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/44\/db\/68\/44db68c4fc02777921a68be5879e703e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il patrimonio architettonico religioso di Trisobbio comprende la bella <strong>chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta<\/strong>, di linee barocche, che mostra affreschi interni realizzati nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e dovuti ai <strong>fratelli Ivaldi<\/strong>, artefici di importanti decorazioni pittoriche in edifici ecclesiastici sparsi per tutto il Piemonte, <strong>la chiesa medievale di Santo Stefano<\/strong>, posta in cima a un\u2019alta collina al di fuori dell\u2019abitato, che fu la prima pieve del borgo, gi\u00e0 citata in un documento dell\u2019XI secolo, e la <strong>chiesa della frazione Villa Botteri<\/strong>, che conserva un affresco, di recente riscoperto, raffigurante un personaggio identificato, in base ai tratti iconografici, come <strong>San Bovo<\/strong>, figura di santo soldato (nativo della Provenza, combatt\u00e9 contro gli invasori Saraceni nel corso del X secolo) e pellegrino (fece voto del pellegrinaggio annuale a Roma, presso la tomba di San Pietro), ma strettamente legato all\u2019ambiente contadino. Un tempo molto venerato in diverse zone rurali dell\u2019Alessandrino in veste di protettore del bestiame, San Bovo, forse anche per un gioco di parole con il nome, \u00e8 solitamente rappresentato <strong>in compagnia di un bue<\/strong>, ritratto come emblema dello stendardo issato dal santo oppure accovacciato ai suoi piedi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fc\/c8\/2a\/fcc82a545ce20e93ff24a833613c50dc.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il territorio di Trisobbio, come tutto l\u2019alto Monferrato ovadese, \u00e8 rinomato per la ricca e variegata <strong>produzione enogastronomica<\/strong>, che comprende i vini tipici dell\u2019area, tra cui spicca il Dolcetto di Ovada DOCG o Ovada DOCG, le specialit\u00e0 a base di carne bovina di pregiata razza piemontese e i prodotti da forno, come i prelibati grissini prodotti dall\u2019azienda I Grissinari, che ha laboratorio e punto vendita nel paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il paese, collocato alla sommit\u00e0 della collina, si presenta come un tipico insediamento di crinale, con un originale impianto urbanistico &#8220;avvolgente&#8221; formato dalla successione regolare di tre anelli concentrici. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7525,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,25,2321,495,14,27],"tags":[3922,421,3914,3920,2899,3918,3916,3925,1912,3923,3915,206,105,3917,3829,3830,30,3926,3924,3912,3921],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6103"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6103"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6103\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7526,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6103\/revisions\/7526"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7525"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}