{"id":6118,"date":"2022-08-29T16:05:49","date_gmt":"2022-08-29T16:05:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6118"},"modified":"2022-08-29T16:06:53","modified_gmt":"2022-08-29T16:06:53","slug":"venaus-storia-e-tradizioni-di-unantica-comunita-della-val-cenischia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6118","title":{"rendered":"Venaus, storia e tradizioni di un\u2019antica comunit\u00e0 della val Cenischia"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di Venaus si trova adagiato all\u2019imbocco della <strong>val Cenischia<\/strong>, diramazione laterale della valle di Susa formatasi per effetto dell\u2019erosione del torrente Cenischia, affluente di sinistra della Dora Riparia. Il centro abitato, il cui toponimo \u00e8 di origine preromana, probabilmente celtica, risulta menzionato gi\u00e0 nell\u2019VIII secolo, quando il <strong>nobile franco Abbone<\/strong>, noto agli storici per essere il fondatore dell\u2019abbazia della Novalesa e aver ricoperto la carica di governatore della Moriana e di Susa nel periodo della dominazione franca, inserisce il nome della localit\u00e0 nel proprio testamento.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/03\/8e\/47038efbc4b09669d5a4319e23777232.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della val Cenischia con il paese di Novalesa sullo sfondo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prosperit\u00e0 economica delle comunit\u00e0 della val Cenischia dipese, in passato, dal passaggio della <strong>Strada Reale del Moncenisio<\/strong>, importante via di collegamento tra Piemonte e Savoia che per secoli condusse mercanti, pellegrini, soldati e semplici viandanti dalla valle di Susa alla transalpina valle dell\u2019Arc. Realizzata tra Seicento e Settecento, di questa strada sopravvivono soltanto alcuni tratti <strong>in corrispondenza della borgata Cornale<\/strong>, frazione di Venaus, dove sono visibili resti di acciottolato e parti dei muretti a secco che la delimitavano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/e5\/32\/4fe5326c739c1cadd311d11ae0e1f56f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Salita al Moncenisio di papa Pio VI in un&#8217;incisione del 1804 eseguita da Beys G. e Bonato P. (immagine tratta dal web).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019abitato di Venaus non era, per\u00f2, attraversato dal tracciato originario della Strada Reale, ma solo da una sua diramazione secondaria, che portava a Susa. Lo sviluppo del paese, con l\u2019apertura di locande e osterie a beneficio dei viaggiatori, si ebbe soprattutto a partire dalla <strong>met\u00e0 del Settecento<\/strong> quando, in seguito alla disastrosa piena alluvionale del 1751 e alla grande frana staccatasi l\u2019anno successivo dal fianco della montagna, si provvide alla definizione di un <strong>nuovo tracciato <\/strong>che, questa volta, sarebbe passato attraverso il centro di Venaus.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli abitanti del paese, impegnati soprattutto nella gestione delle attivit\u00e0 di ristoro e alloggiamento dei viandanti, e anche nel faticoso, ma redditizio, mestiere del <strong><em>marron <\/em><\/strong><em>(o marronnier)<\/em>\u2013 con questo termine si designavano i predecessori delle moderne guide alpine che, partendo da Novalesa, dove finiva la carrozzabile, accompagnavano i viaggiatori lungo il <strong>valico del Moncenisio<\/strong> con rudimentali portantine (<em>cadreghe<\/em>), slitte in vimini a fondo piatto (<em>ramasse<\/em>) e a dorso di mulo -, conobbero, in seguito alla costruzione della nuova arteria stradale, un periodo di grande dinamismo economico, destinato, per\u00f2, a conoscere un brusco rallentamento gi\u00e0 nei primi dell\u2019Ottocento, quando, con la dominazione napoleonica, si progett\u00f2, in sostituzione della Strada Reale, un nuovo percorso chiamato <strong><em>Route Imperiale<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cd\/96\/29\/cd9629b2c51163f047ff8436eb4afa85.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"630\"\/><figcaption>Caratteristica abitazione in pietra di Venaus. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La carrozzabile, nota anche come <strong>Strada Napoleonica<\/strong>, saliva da Susa al passo del Moncenisio, tagliando completamente fuori i centri abitati della val Cenischia, Venaus, Novalesa e Ferrera, che vanamente tentarono di opporsi al progetto, anche perch\u00e9 il nuovo tracciato condannava alla fine l\u2019antico mestiere dei <em>marrons<\/em>, che aveva fatto la fortuna di generazioni di valligiani.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre alle tracce dell\u2019antica Strada Reale, nel territorio di Venaus si possono osservare, a lato della Statale 25, alcune gallerie paravalanghe, costruite nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento al servizio di una linea ferroviaria provvisoria, chiamata <strong>Ferrovia Fell<\/strong> (<em>Chemin de Fer du Mont-Cenis<\/em> in francese), dal nome del progettista, John Barraclough Fell, il cui percorso seguiva quello della <em>Route Imperiale<\/em>. L\u2019ardita ferrovia, che collegava Susa con Saint-Jean-de-Maurienne in Savoia, rimase in funzione solo tre anni, dal 1868 al 1871, con un treno composto da tre vagoni merci e tre vagoni passeggeri trainato da una locomotiva speciale, progettata appositamente per superare le <strong>forti pendenze<\/strong> che caratterizzavano la linea.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3e\/cf\/27\/3ecf27416a805b45771480cfd0a8daf1.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una visita al centro di Venaus, abbellito da un arredo urbano tenuto con grande cura, consente di ammirare la ricchezza e l\u2019integrit\u00e0 del <strong>patrimonio architettonico montano<\/strong>, con abitazioni in pietra e tetti in losa, recuperate e restaurate dopo l\u2019incendio che, nella notte del 3 gennaio 1983, devast\u00f2 diversi edifici estendendosi anche alla parrocchiale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/26\/58\/89\/265889f306715a80926d21597d8ecbe8.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il principale monumento cittadino, testimonianza di arte sacra, \u00e8 la <strong>chiesa parrocchiale dei Santi Biagio e Agata<\/strong> che, pur presentandosi oggi nella veste neo-medievale modellata nel primo decennio del Novecento, con una mescolanza di suggestioni neo-romaniche e neo-gotiche, fa risalire la propria fondazione ai secoli centrali del Medioevo. Gi\u00e0 modificata da una riplasmazione seicentesca, la chiesa conserva della struttura pi\u00f9 antica lo slanciato campanile, che riproduce i caratteri tipici dello <strong>stile delfinale<\/strong>, con un\u2019alta cuspide ottagonale e, ai lati, quattro acroteri a forma di piramide triangolare. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6c\/08\/8f\/6c088f8b02cac3bc6a9d65a114d1c47d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa parrocchiale di Venaus: veduta del campanile in stile delfinale.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La presenza di queste caratteristiche architettoniche in un\u2019area come la val Cenischia, che non fu mai ricompresa, come altri paesi dell\u2019alta valle di Susa, nei possedimenti dei conti di Albon, conosciuti anche come <strong>Delfini del Viennois<\/strong> (da cui \u201cDelfinato\u201d), poi inglobati nel regno di Francia fino al 1713, ci rivela un\u2019influenza culturale e stilistica capace di abbracciare una zona pi\u00f9 ampia rispetto a quella strettamente riconducibile alla regione storica del Delfinato e degli <em>Escartons<\/em> alpini.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/89\/3e\/7c\/893e7c72ffe4e43a6eb41c923fef88c0.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa parrocchiale, realizzata nel primo decennio del Novecento secondo il gusto del revival medievale. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019interno della chiesa custodisce alcune preziose opere, testimonianze artistiche del periodo pi\u00f9 antico: in particolare, il <strong>gruppo statuario del Calvario<\/strong>, attribuito all&#8217;intagliatore Jean Clappier di Bessan in Savoia, di cui solo il Cristo centrale \u00e8, per\u00f2, ritenuto originario del XV secolo (il San Giovanni e la Vergine sono successivi), che, per confronto con altre opere analoghe presenti in chiese aldil\u00e0 del Moncenisio, sembra dovesse dominare, dal trave dell\u2019arco trionfale, il presbiterio dell\u2019antica chiesa; il ciclo di affreschi raffigurante le <strong>Storie della Vita di Cristo<\/strong>, ricondotto dagli studiosi, almeno in parte, al primo Cinquecento, visibile sulla parete divisoria della navata centrale da quella laterale sinistra, ma collocato in origine su un muro esterno della costruzione romanica. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d8\/b0\/f0\/d8b0f09a40ffdbc2ab8d37734cceb9d8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La cappella di San Rocco, con l&#8217;affresco tardo-gotico dell&#8217;Annunciazione in facciata.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 di Venaus dimostra anche particolare attaccamento alle tradizioni religiose e folkloriche locali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prima decade di febbraio, in concomitanza con la ricorrenza religiosa dei santi Biagio (3 febbraio) e Sant\u2019Agata (5 febbraio), patroni del paese, si mette in scena la <strong>Danza degli Spadonari<\/strong>, un\u2019antichissima pratica rituale, legata all\u2019imminenza della stagione primaverile e all\u2019inizio dell\u2019annata agraria, che si \u00e8 mantenuta vitale, per quanto riguarda la valle di Susa, nei comuni di San Giorio, Giaglione e, appunto, Venaus.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/63\/05\/01\/630501291078d553a643e08a117c8d26.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Affresco murale con la raffigurazione di uno Spadonaro, con la spada e il caratteristico copricapo intessuto di fiori finti, affiancato da una donna nel costume tradizionale, chiamato &#8220;Savoiarda&#8221;. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La <strong>Danza delle Spade<\/strong>, cui, con l\u2019avvento del Cristianesimo, si sovrapposero significati nuovi, mettendo sovente in relazione queste celebrazioni con i festeggiamenti in onore dei santi patroni, affonda le proprie origini in sistemi rituali ancestrali volti a propiziare l\u2019agricoltura e la fertilit\u00e0 della terra nel periodo di transizione dall\u2019inverno alla rinascita primaverile dei campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni dei gesti compiuti dagli Spadonari, che indossano <strong>variopinti copricapi<\/strong> di forma ovale, intessuti di fiori artificiali, in plastica o in stoffa, e legati sotto il mento con un grosso nastro, sono infatti spiegati dagli antropologi culturali e dagli studiosi del folklore popolare come finalizzati, secondo gli scopi originari della danza, intrisi di suggestioni pagane e di magismo contadino, a <strong>propiziare una buona annata agricola<\/strong>, ingraziandosi le forze della natura.  &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/21\/f9\/3f\/21f93f0cfb7e20533c3c56fdb900c4b4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio delle vie interne del paese. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Da questa caratteristica della Danza deriva, ad esempio, il ruolo degli anziani, i pi\u00f9 esperti, in origine chiamati a vigilare affinch\u00e9 non si commettessero errori nei movimenti perch\u00e9 anche solo una deviazione dalle regole rituali o un gesto compiuto in modo non corretto (tipicamente la caduta delle spade) erano ritenuti forieri di un <strong>cattivo raccolto<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Spadonari, tutti uomini, guidati da un Capo, sono affiancati dalle donne in costume tradizionale, detto \u201c<strong>Savoiarda<\/strong>\u201d, per le chiare similitudini con gli abiti femminili caratteristici della vicina Savoia, aldil\u00e0 del Moncenisio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/27\/45\/56\/274556ffa9f788b221d00f9d473e35e6.jpg\" alt=\"\" width=\"840\" height=\"630\"\/><figcaption>Oratorio con affreschi votivi all&#8217;ingresso del paese.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Lo spirito religioso cristiano si manifesta pienamente, invece, nella <strong>processione del<\/strong> <strong>Cristo Rosso<\/strong>, che si tiene nel giorno del Gioved\u00ec Santo e deriva dalla consuetudine, un tempo molto pi\u00f9 sentita e diffusa, delle sacre rappresentazioni della Passione di Cristo nel periodo della Settimana Santa. Il Cristo, nel caso di Venaus, \u00e8 chiamato \u201crosso\u201d per il colore della tunica e del cappuccio indossati dalla persona che interpreta Ges\u00f9, cos\u00ec come per la grande croce, anch\u2019essa tinta di rosso. La celebrazione, in origine pi\u00f9 articolata, si \u00e8 conservata nella sua parte essenziale, con la processione che ha inizio dopo il Vespro e si conclude, alla fine di un itinerario a tappe per le strade attorno al paese, nella stessa chiesa parrocchiale da cui \u00e8 partita, con il <strong>rito della lavanda dei piedi<\/strong>, praticato dal parroco su dodici anziani del paese in rappresentanza dei dodici Apostoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Barosso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Il paese di Venaus si trova adagiato all\u2019imbocco della val Cenischia, diramazione laterale della valle di Susa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6123,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,495,14,27,86],"tags":[3394,47,3947,1198,3939,1808,3937,1003,3952,3951,3340,3822,144,3941,3945,1383,165,30,131,3472,3949,3942,3943,3944,35,3938,3940,3946,3936,3950,562,3948,3935,3395],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6118"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6118"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6118\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6124,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6118\/revisions\/6124"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6123"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}