{"id":6137,"date":"2022-09-17T16:27:58","date_gmt":"2022-09-17T16:27:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6137"},"modified":"2022-09-17T16:47:16","modified_gmt":"2022-09-17T16:47:16","slug":"val-casternone-le-antiche-fondazioni-monastiche-di-brione-san-martiniano-e-santa-maria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6137","title":{"rendered":"Val Casternone, le antiche fondazioni monastiche di Brione: San Martiniano e Santa Maria"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Piccolo centro situato allo sbocco della <strong>val Casternone<\/strong>, ai piedi della catena prealpina che congiunge il monte Musin\u00e8, affacciato sulla bassa valle di Susa, al monte Arpone (Lanzo), l\u2019abitato di <strong>Brione<\/strong>, oggi frazione di Val della Torre, ospit\u00f2 nel corso del Medioevo, in successione, due importanti fondazioni monastiche. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9c\/97\/8d\/9c978d821d977b2505a88b435a0b8934.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Facciata della chiesa romanica di Santa Maria, oggi parrocchia di Brione. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La prima, e pi\u00f9 antica come origine, che si fa risalire al principio del X secolo, \u00e8 il <strong>monastero benedettino di San Martiniano<\/strong>, di cui sopravvivono scarse tracce, e la seconda \u00e8 la <strong>comunit\u00e0 cistercense femminile di Santa Maria<\/strong>, di cui esiste ancora la bella chiesa romanica, che oggi assolve le funzioni di parrocchiale del paese (anche se Brione e Val della Torre fanno parte di un unico comune, le due parrocchie, San Donato e Santa Maria, rimangono distinte).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e4\/d5\/86\/e4d5864267d86ae7d82b6ade86c33383.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Le due eleganti absidi dell&#8217;edificio romanico (la terza \u00e8 stata demolita per far posto alla sacrestia),<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi del toponimo, menzionato nei documenti medievali come <em>Briduno<\/em>, ne rivela l\u2019<strong>origine celtica<\/strong>: secondo gli studiosi, deriva infatti da un nome composto che designa un <strong>luogo fortificato<\/strong> (<em>-dunum<\/em>) collocato su un\u2019altura (<em>briga<\/em>) o presso un ponte (<em>briva<\/em>). L\u2019importanza antica della localit\u00e0 come <strong>snodo viario<\/strong>, formato dall\u2019incrocio di percorsi secondari della Via Francigena e di un reticolo di vie di collegamento e di transumanza tra la pianura e i pascoli alpini della valle di Vi\u00f9 (attraverso il colle Portia), trova conferma nel fatto che, nelle fonti medievali, la val Casternone veniva indicata proprio come <strong>valle di Brione<\/strong> (\u201cin valle Briduno\u201d e \u201cin tota valle Brionis).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/89\/92\/fe\/8992fe9a2fd571c041c889144bfe0d2d.jpg\" alt=\"\" width=\"736\" height=\"414\"\/><figcaption>La torre neogotica di Val della Torre, fatta costruire nel primo Novecento da Teofilo Rossi di Montelera nel parco della villa di famiglia a ricordo dello scomparso &#8220;castrum&#8221; di Borgo Castello.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con la nascita del presidio fortificato detto \u201c<strong>de Turreta<\/strong>\u201d, promosso dal vescovo di Torino dalla seconda met\u00e0 del XII secolo nell\u2019ambito della competizione con i <strong>conti di Savoia<\/strong> per il controllo della citt\u00e0 e del suo distretto, il baricentro amministrativo della val Casternone inizi\u00f2 a spostarsi dall\u2019area di Brione, con le sue antiche fondazioni monastiche, ormai in fase di depotenziamento, verso l\u2019alta valle, dove venne eretto un \u201c<strong>castrum<\/strong>\u201d, consistente in una torre circondata da un fossato, in corrispondenza del punto da cui si diramano i sentieri che conducono da un lato nella valle di Vi\u00f9, attraverso il colle Portia, e dall\u2019altro lato a Rubiana, attraverso il colle della Bassa. <\/p>\n\n\n\n<p>La nuova mappa del potere locale, seguita al processo di incastellamento dell\u2019alta valle, lasci\u00f2 un\u2019impronta anche nella toponomastica, determinando il mutamento del nome da \u201cvalle di Brione\u201d a \u201c<strong>Vallis Turris<\/strong>\u201d, cio\u00e8 Val della Torre.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b2\/cc\/b3\/b2ccb37e490c9cff12d77c4d8a8ae03c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Basandosi sull\u2019interpretazione di un documento del 770 (ma anche rimarcando la devozione speciale che, presso i Longobardi, era riservata a San Martiniano), gli storici Rossi e Gabotto attribuirono al <strong>monastero di San Martiniano <\/strong>una fondazione longobarda, in competizione \u201cstrategica\u201d con l\u2019abbazia franca della Novalesa, ma tale ipotesi, pur suggestiva, non ha trovato riscontri negli studi sulle origini delle fondazioni monastiche piemontesi n\u00e9 nelle indagini archeologiche sul periodo longobardo, rimanendo valida la conclusione del Ferrua per il quale \u201cl\u2019esistenza nella valle di Brione di un monastero dedicato a S. Martiniano \u00e8 affermabile con certezza solo per il <strong>principio del X secolo<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e5\/28\/4b\/e5284b951323247028b38f24372d0a28.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il ruolo svolto dai monaci di San Martiniano nella gestione economica e amministrativa del territorio trova conferma nella denominazione di \u201c<strong>vallis Sancti Martiniani<\/strong>\u201d (valle di San Martiniano) utilizzata in un documento del X secolo per indicare la valle di Brione, oggi val Casternone, in conformit\u00e0, tra l\u2019altro, a un\u2019usanza diffusa nel Medioevo di far derivare il nome di una valle o di una regione dal nome del santo titolare della fondazione monastica pi\u00f9 presente, dal punto di vista fondiario, nella zona.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 al principio dell\u2019XI secolo, per\u00f2, la struttura monastica di San Martiniano risulta abbandonata dai monaci, forse in conseguenza delle devastazioni saracene o della situazione di disordine anarchico che permase per qualche tempo dopo la loro cacciata dalle Alpi (972). Del complesso monastico sopravvisse la chiesa, che al principio del Mille venne inclusa tra i beni del potente <strong>monastero torinese di San Solutore<\/strong> per volont\u00e0 del suo fondatore, il vescovo di Torino Gezone, che intendeva, con questa assegnazione, assicurare agli eremiti del <strong>monte Caprasio<\/strong>, conosciuti per essere stati coinvolti, con San Giovanni Vincenzo, nel racconto di fondazione della Sacra di San Michele, un punto di appoggio e di sostegno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f1\/e6\/21\/f1e621fdff2bc80accb53c1d8a9317fa.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta della chiesa parrocchiale di San Donato, in localit\u00e0 Capoluogo di Val della Torre. Di antica origine, venne riplasmata in epoca barocca e poi oggetto di ulteriori lavori fino al 1910. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La fondazione monastica cistercense di Santa Maria fa risalire invece le sue origini agli albori del Duecento, periodo al quale si riconduce la struttura architettonica dell\u2019odierna chiesa parrocchiale di Brione, che reca il titolo di <strong>Santa Maria della Spina<\/strong> e conserva in buona parte le forme medievali originarie. Secondo la tradizione, la specifica &#8220;della Spina&#8221; sarebbe stata aggiunta, dopo la visita apostolica del 1584, per ricordare il ritrovamento, tra le spine di un vicino roveto, di un&#8217;effigie della Beata Vergine Maria, cui si attribu\u00ec la <strong>prodigiosa restituzione<\/strong> dell&#8217;udito e della parola al pastorello sordomuto artefice del rinvenimento. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/d4\/3f\/bb\/d43fbbd61043850cf05e91fb96e11749.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Borgata Castello di Val della Torre in una vecchia cartolina. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Stando ai documenti, la prima \u201cpriorissa\u201d della comunit\u00e0 di Brione si chiamava Remota e proveniva dalla <strong>Maurienne<\/strong> in Savoia, precisamente dall&#8217;abbazia di Betton, da cui era partito il gruppo delle monache fondatrici.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>base patrimoniale<\/strong> della fondazione monastica di Santa Maria si form\u00f2 grazie al contributo determinante dei due principati territoriali che, in lotta con l\u2019episcopio torinese, si contendevano, in quella fase storica, l\u2019egemonia politica sui territori dell\u2019antica Marca arduinica di Torino: i <strong>conti di Savoia<\/strong>, che avevano come testa di ponte nella bassa valle di Susa il centro di Avigliana, e i <strong>marchesi del Monferrato<\/strong>, che, nel tempo, erano stati in grado di espandersi verso Lanzo e le sue valli, assicurandosi il controllo di Leyn\u00ec, Caselle e del castello di Ciri\u00e8, facendo di quest\u2019ultimo, al tempo di Bonifacio II, una delle loro basi principali a nord di Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questa cooperazione tra Savoia e Monferrato pu\u00f2 essere documentata per la fase iniziale di vita della comunit\u00e0, fa notare il Comba che, in seguito, furono i <strong>conti di Savoia<\/strong> a prevalere, mostrando un particolare favore verso le monache di Brione, considerando il loro insediamento come un vero e proprio avamposto in direzione delle valli di Lanzo, non solo in competizione con il vescovo, ma anche nei confronti dei marchesi del Monferrato che, con la sottomissione feudale dei potenti visconti di Baratonia, ottenuta alla met\u00e0 del XIII secolo, s\u2019erano garantiti il controllo della valle Ceronda, al di l\u00e0 di Brione, e della valle di Vi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f6\/28\/3c\/f6283c022900389403751117b1c2af5a.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Santa Maria di Brione: dettaglio della facciata con il rosone provvisto di fregi in cotto che sovrasta il portale, a sua volta sormontato da un&#8217;apertura a forma di croce. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le monache della Moriana si stabilirono inizialmente, gi\u00e0 alla fine del XII secolo (la prima attestazione della loro presenza risale al 1197), presso quanto rimaneva dell\u2019antica struttura monastica di San Martiniano, che, dopo la loro partenza, sarebbe stata trasformata definitivamente in cascina (cosiddetta \u201c<strong>Cascina delle Monache<\/strong>\u201d), per poi insediarsi poco pi\u00f9 a valle, in una zona acquitrinosa, ma ritenuta adatta alle coltivazioni dopo adeguate opere di bonifica, dove avviarono i lavori di risistemazione che condussero all\u2019edificazione del nuovo <strong><em>monasterium <\/em>di Santa Maria<\/strong>. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il patrimonio fondiario della monache di Brione, nel corso del XIII secolo, giunse a comprendere alcuni immobili a Torino, ma soprattutto una vasta estensione di terreni, in parte gestiti attraverso il <strong>sistema cistercense delle grange<\/strong>, unit\u00e0 di conduzione diretta delle propriet\u00e0 agricole, che troviamo presenti in valle di Susa, a San Valeriano di Borgone e Sant\u2019Antonino (forse pervenute per donazione del conte Tommaso di Savoia), e a Pianezza (la cosiddetta \u201c<strong>grangia Planiciarum<\/strong>\u201d).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/49\/56\/d0\/4956d0c43db9a282c710a00ff9e20df7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa di Santa Maria di Brione: dettaglio dell&#8217;abside centrale con la fila di archetti pensili in cotto su fondo di calce bianca.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il monastero di Brione, nel frattempo passato dalla regola cistercense a quella di Santa Chiara, venne chiuso per decreto vescovile al principio del Seicento, in applicazione delle direttive del Concilio di Trento, che riformavano il monachesimo femminile stabilendo anche nuovi criteri per la collocazione delle strutture. Le monache si trasferirono quindi presso le <strong>Clarisse di Moncalieri<\/strong> e l\u2019antica chiesa di Santa Maria avrebbe poi acquisito la funzione di parrocchia di Brione, mantenendola fino ai nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Note bibliografiche e siti internet<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Giancarlo Chiarle, <em>Fondazioni monastiche e organizzazione del territorio. Il caso di Brione. Parte prima: (secoli X-XIII)<\/em> [A stampa in \u201cBollettino storico-bibliografico subalpino\u201d, 108 (2010), 2, pp. 325-416 \u00a9 dell\u2019autore &#8211; Distribuito in formato digitale da \u201cReti Medievali\u201d, <a href=\"http:\/\/www.biblioteca.retimedievali.it\">www.biblioteca.retimedievali.it<\/a>]<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.archiviocasalis.it\">www.archiviocasalis.it<\/a>, Val della Torre<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Piccolo centro situato allo sbocco della val Casternone, ai piedi della catena prealpina che congiunge il monte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6140,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,495,14,27,86],"tags":[392,110,3968,3965,3960,3966,3959,1813,109,3135,3967,1372,107,685,1014,2882,543,105,1196,672,30,73,3963,2043,3962,35,952,3964,29,3961,3320,3871,3269],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6137"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6137"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6137\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6142,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6137\/revisions\/6142"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6140"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}