{"id":6204,"date":"2022-10-17T09:25:27","date_gmt":"2022-10-17T09:25:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6204"},"modified":"2022-10-17T16:18:29","modified_gmt":"2022-10-17T16:18:29","slug":"valle-vigezzo-sulle-tracce-del-tesoro-dei-re-di-francia-nel-pittoresco-paese-di-craveggia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6204","title":{"rendered":"Valle Vigezzo, sulle tracce del \u201cTesoro dei re di Francia\u201d nel pittoresco paese di Craveggia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>Il paese di Craveggia, situato a oltre 800 metri d\u2019altitudine nel cuore della <strong>valle Vigezzo<\/strong>, \u00e8 tra i pi\u00f9 caratteristici dell\u2019Ossola, con le eleganti abitazioni adorne di affreschi a tema sacro e araldico e i tetti in pietra sormontati da alti camini e realizzati con le <strong>beole <\/strong>(la beola \u00e8 una variet\u00e0 di gneiss facilmente lavorabile e divisibile in lastre), o \u201c<strong>piode da tetto<\/strong>\u201d, tipo di copertura diffusa in area ossolana, nell\u2019alto Verbano e nei territori limitrofi del basso Vallese e del Ticino svizzero.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c7\/8e\/1a\/c78e1a9499056c8ced366cacee86a3b8.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta di Craveggia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A dispetto del toponimo, derivato da <em>Cravetia<\/em> o <em>Capretia<\/em>, con evidente allusione alla capra, animale presente anche nello stemma comunale, che evoca scene agresti e di vita pastorale, la localit\u00e0 vanta una storia illustre, che s\u2019intrecci\u00f2 addirittura con le <strong>vicende dei reali di Francia<\/strong>, e custodisce un sorprendente patrimonio culturale, architettonico e artistico, di cui \u00e8 elemento di punta il <strong>complesso ecclesiastico<\/strong> della piazza principale, formato dall\u2019<strong>oratorio di Santa Marta<\/strong>, edificato nel Seicento per iniziativa dell&#8217;omonima Confraternita, ma rifatto nel secolo successivo su progetto dell&#8217;architetto craveggese Antonio Ferino, che si dice abbia preso a modello la cappella reale di Versailles, il <strong>battistero<\/strong> del primo Ottocento, con pianta ottagonale e affreschi del pittore vigezzino Lorenzo Peretti (1774-1851), e dalla<strong> chiesa parrocchiale dei santi Giacomo e Cristoforo<\/strong>, che custodisce il cosiddetto \u201c<strong>Tesoro di Craveggia<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3f\/99\/68\/3f996829f0277ab7e4b1a8d21ac50897.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio del paese. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Le prime attestazioni riguardanti Craveggia risalgono alla prima met\u00e0 dell\u2019XI secolo, quando, nell\u2019anno 1014, l\u2019imperatore <strong>Enrico I di Sassonia<\/strong> don\u00f2 il comitato ossolano, che comprendeva anche la valle Vigezzo, alla Chiesa novarese, riconoscendo i meriti del vescovo Pietro III e investendo cos\u00ec la curia di Novara di ampie responsabilit\u00e0 di governo, esercitate dalla sede fisica del castello di Mattarella, situato sul colle dominante la citt\u00e0 di Domodossola, dove il vescovo ebbe il suo palazzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal tardo Medioevo la valle Vigezzo cominci\u00f2 ad essere agitata dall\u2019accesa litigiosit\u00e0 tra le <strong>fazioni rivali dei Rossi e dei Verdi<\/strong>, destinata a perdurare, secondo quanto riportato da cronachisti e studiosi locali, fino all\u2019epoca moderna, dando origine a continue scaramucce, discordie, vendette, talvolta tanto violente da sconfinare in episodi cruenti e delittuosi, che turbavano la vita quotidiana dei valligiani.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c5\/d5\/8a\/c5d58afa7db4085f14ba905c1c0cdcc9.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Di questa <strong>antica animosit\u00e0<\/strong>, che riguardava un po\u2019 tutti i paesi della valle Vigezzo, si pu\u00f2 vedere concreta testimonianza, dentro l\u2019abitato di Craveggia, nella cosiddetta \u201cContrada della Rossa\u201d, o \u201cCaral at la rusa\u201d (Carale della Rossa) nella parlata ossolana, strada interna al paese su cui si affacciavano le abitazioni della consorteria dei Rossi. Sullo sfondo di questa agguerrita competizione tra fazioni familiari per l\u2019esercizio del potere a livello locale, si svolgeva, a una sfera pi\u00f9 alta, la contesa per il controllo del territorio ossolano e vigezzino che, tra XIII e XIV secolo, contrappose il comune di Novara, la diocesi novarese e i potenti <strong>conti di Biandrate<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0c\/5a\/1d\/0c5a1d997460c0ea57b4c4f2e23d221f.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Via di Craveggia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dalla fine del Trecento, la localit\u00e0 di Craveggia, come tutta la valle Vigezzo, prese a ricadere nell\u2019<strong>orbita politica dei Visconti <\/strong>che prevalsero sulle altre forze in campo e, verso la met\u00e0 del XV secolo, diedero in feudo il paese, al pari di molti altri centri della vallata come Santa Maria Maggiore, alla potente <strong>famiglia dei Borromeo<\/strong>, destinata a rimanere legata per secoli alla storia ossolana e vigezzina. <\/p>\n\n\n\n<p>I Borromeo, pur nell\u2019avvicendarsi delle dominazioni, seppero conservare nei secoli successivi la propria posizione, vedendosi confermare i diritti anche dai sovrani sabaudi i quali, regnante <strong>Carlo Emanuele III di Savoia<\/strong>, a conclusione della Guerra di successione austriaca (1740-1748) e in applicazione del <strong>trattato di Aquisgrana del 1748<\/strong>, acquisirono i territori dell\u2019alto Novarese, oltre a Vigevano, l\u2019Oltrep\u00f2 pavese e il contado di Angera.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/71\/92\/f4\/7192f4b10028ef7ace640a5d08b74ac5.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che la dinastia sabauda integr\u00f2 anche l\u2019Ossola negli <strong>Stati di Savoia<\/strong>, coronando un\u2019ambizione a lungo coltivata, gi\u00e0 dai tempi del duca di Savoia Amedeo VIII al principio del XV secolo, e portando quasi a termine il processo, avviato molto tempo prima, di unificazione del Piemonte odierno sotto un unico scettro.<\/p>\n\n\n\n<p>Visitando il paese di Craveggia, si pu\u00f2 notare la ricchezza dell\u2019apparato ornamentale delle abitazioni, che presentano numerosi <strong>affreschi a tema votivo<\/strong>, tra cui ricorre la rappresentazione della Madonna (in valle Vigezzo \u00e8 radicato da secoli il culto mariano della cosiddetta <strong>Madonna del Sangue<\/strong>, venerata nel santuario di Re) e delle figure dei santi patroni Cristoforo e Giacomo, strettamente legati ai percorsi del pellegrinaggio e alla protezione dei viandanti. Sviluppato \u00e8 anche il filone araldico, con raffigurazioni pittoriche di <strong>arme dinastiche<\/strong>, che evidenziano, con il loro linguaggio non sempre di facile interpretazione, la presenza di famiglie nobiliari di antica tradizione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a3\/e2\/63\/a3e2631f6cc8b66667ab8af34de2a4cc.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Craveggia &#8211; affresco parietale con Madonna in trono<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un fenomeno che interess\u00f2 il paese di Craveggia, come annota Giacomo Maria Gubetta, medico e studioso, in un suo testo di memorie storiche locali pubblicato nel 1878, fu quello dell\u2019<strong>emigrazione<\/strong>, che in valle Vigezzo si manifest\u00f2 in modo particolarmente accentuato rispetto ad altre localit\u00e0 di montagna, assumendo proporzioni ragguardevoli soprattutto nel corso del Seicento, quando nei territori ossolani s\u2019era instaurata la <strong>dominazione spagnola<\/strong>. \u201c<em>Come gi\u00e0 rimarcammo<\/em>\u201d, scrive Gubetta, \u201c<em>il nostro Comune dal censimento eseguito per ordine superiore nell\u2019anno 1698 conteneva 1489 persone, mentre attualmente nell\u2019ultimo che si effettu\u00f2 nel 1871 la sua popolazione di fatto discese a 741<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in questa fase storica che, per diversi fattori, dall\u2019insufficiente produttivit\u00e0 dell\u2019agricoltura montana all\u2019imperversare di guerre e carestie, molti abitanti di Craveggia scelsero la via dell\u2019emigrazione, trasferendosi in cerca di miglior fortuna all\u2019estero e scegliendo come meta, in particolare, il Regno di Francia, dove si misero a esercitare, nella stagione fredda, il <strong>mestiere dello spazzacamino<\/strong>, dedicandosi invece, nel periodo primaverile e estivo, ai commerci.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/31\/e4\/9b\/31e49be9ab24964dce8260d071cacb8d.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Craveggia &#8211; affresco con scena dell&#8217;Annunciazione e arme sottostante.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione, riportata anche dal Gubetta, sarebbe proprio da attribuire a un giovane spazzacamino della valle Vigezzo il merito di aver convinto, grazie ai preziosi servigi resi alla corona (di cui si dir\u00e0 tra poco), il <strong>re di Francia Luigi XIII<\/strong> a concedere ai craveggesi e vigezzini il privilegio reale, reso pubblico con proclama il 10 ottobre 1613 e pi\u00f9 volte confermato dai successori di Luigi XIII con lettere patenti (in cui si legge \u201c<em>in considerazione dei servigi renduti<\/em>\u201d), di \u201c<em>portare e vendere chincaglierie<\/em>\u201d e \u201c<em>autre minute marchandise<\/em>\u201d nella capitale, Parigi, e nelle altre regioni del Regno, senza essere molestati sotto pena delle \u201c<em>spese, danni e interessi<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1e\/96\/64\/1e9664296f381b2650af7ca307f0ac65.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo &#8211; l&#8217;affresco della volta del presbiterio, opera di Giuseppe Mattia Borgnis, con la Gloria dei santi Giacomo e Cristoforo portati in Cielo dagli angeli. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La protezione concessa da re Luigi XIII agli emigrati vigezzini, che fu alla base delle loro fortune in Francia, non fu soltanto una risposta del sovrano alle <strong>accorate suppliche<\/strong> rivolte dagli abitanti originari di Craveggia, Malesco e Villette, che chiedevano di non essere pi\u00f9 ostacolati nell\u2019esercizio dei loro piccoli commerci, ma, secondo la narrazione popolare, ripresa in alcuni testi, sarebbe da interpretarsi anche come <strong>volont\u00e0 del re di ricompensare <\/strong>la lealt\u00e0 del giovane spazzacamino di Craveggia che, calatosi da un camino per svolgere il proprio lavoro, ascolt\u00f2, per caso, i piani di un gruppo di cortigiani cospiratori e, prontamente, da suddito fedele, li rifer\u00ec al sovrano, consentendogli di sventare il complotto e smascherare i congiurati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ce\/ca\/97\/ceca97bb02f0ab7aa6b5a559128be46b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo &#8211; la cappella della Madonna del Rosario.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il grande esodo verso la Francia, favorito dai provvedimenti reali a tutela dei commerci, permise ad alcune famiglie di Craveggia di affermarsi nel <strong>settore dell\u2019oreficeria<\/strong>, per cui mostrarono una particolare predisposizione: la base giuridica di questo successo \u00e8, ancora una volta, da individuare in una concessione reale, in particolare le lettere patenti del giugno 1716, poi confermate e ampliate nel loro campo di applicazione nel 1760, con cui re Luigi XV di Francia consentiva ai \u201cnostri spazzacamini\u201d della valle Vigezzo di \u201cportare, vendere e comprare\u201d in qualsiasi luogo del Regno, oggetti di oreficeria e gioielleria.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c2\/55\/6f\/c2556f9296384ac8ff53e91cb0febd0e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo &#8211; la facciata con il portico antistante l&#8217;ingresso.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I craveggesi e vigezzini seppero, con il tempo, perfezionarsi in questo ambito, finendo per primeggiare tra i gioiellieri della capitale di Francia e della corte reale. Tra i craveggesi che si distinsero, vi \u00e8 <strong>Francesco Borgnis<\/strong>, documentato nel 1790 a Parigi come gioielliere del duca di Orl\u00e9ans, e gli esponenti della <strong>famiglia Mellerio<\/strong>, come Gian Battista, che fu gioielliere di fiducia della regina Maria Antonietta, aprendo una bottega al numero 22 di rue Vivienne a Parigi, che portava l\u2019insegna \u201c<strong><em>Mellerio \u2013 Meller-\u00e0 la Couronne de fer<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/53\/8a\/38\/538a38d01b95e26dd7063b0da73c5de1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo &#8211; il catino centrale del presbiterio con la rappresentazione pittorica del Paradiso contornato dai pennacchi con i quattro Evangelisti, opera del pittore Giuseppe Mattia Borgnis.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 l\u2019antefatto storico che spiega la presenza a Craveggia, tra le montagne della valle Vigezzo, di oggetti tanto preziosi e ricercati da formare il cosiddetto \u201c<strong>Tesoro di Craveggia<\/strong>\u201d, custodito in gran parte nella sacrestia della chiesa parrocchiale dei santi Giacomo e Cristoforo, riplasmata in forme barocche nella prima met\u00e0 del Settecento (1731-1734) e abbellita da pregevoli affreschi e tele del pittore <strong>Giuseppe Mattia Borgnis<\/strong>, insigne artista locale cui si deve, secondo la tradizione, anche il disegno dell\u2019edificio, ispirato alla chiesa di San Salvatore in Venezia e fornito dallo stesso Borgnis al progettista, Marco Bianchi da Roma (Borgnis nacque a Craveggia nel 1701 e mor\u00ec in circostanze mai chiarite in Inghilterra, a West Wycombe, dove si conservano alcune sue opere). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1b\/34\/75\/1b347513b343cba885e0aa5e2d31fbe4.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo &#8211; affresco del vigezzino Lorenzo Peretti (1774-1851) sulla volta del portico esterno.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nella parrocchiale sono custodite le ossa del <strong>martire San Faustino<\/strong>, estratte da un cimitero romano (San Ponziano secondo il Gubetta, San Ciriaco secondo altre fonti) e donate alla parrocchiale di Craveggia nel 1712 dal canonico Gerolamo Greco per l&#8217;amicizia che lo legava alla famiglia Chino, originaria di Craveggia, ma trasferitasi a Roma, dove gestiva negozi grazie alle fortune accumulate esercitando il commercio, pare anche con <strong>la lontana Cina<\/strong> (da cui &#8211; si ipotizza &#8211; l\u2019origine del nome \u201cChino\u201d).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7f\/4d\/8a\/7f4d8adf1aabbf06ab82878731e489e7.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>L&#8217;ingresso del battistero di Craveggia, costruito nell&#8217;area dell&#8217;antico cimitero.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La collezione che costituisce il \u201cTesoro di Craveggia\u201d, formatasi nel corso dei secoli, comprende oggetti liturgici, paramenti sacri in sete antiche intessute d\u2019oro e d\u2019argento, pissidi, croci, calici tempestati di pietre preziose o lavorati a cesello e filigrana, ostensori, provenienti soprattutto da <strong>donazioni effettuate da famiglie di emigrati craveggesi<\/strong> (i Mellerio, i Cottini, i Borgnis, gli Acerro) che s\u2019erano arricchite lavorando in Francia, nelle Fiandre, in Germania, non dimenticando per\u00f2 il legame con il paese d\u2019origine, verso cui mostrarono sempre, e continuano a mostrare, affetto e grande munificenza.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8f\/8c\/74\/8f8c74f3fab14f6940bab5f2a2e73908.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Affresco parietale a tema mariano lungo le vie dei Craveggia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019importante collezione si fa anche vanto di possedere importanti reperti legati alla storia della <strong>dinastia reale francese dei Borbone<\/strong>, scampati alla furia iconoclasta dei giacobini rivoluzionari e giunti nel paese vigezzino attraverso le donazioni delle famiglie craveggesi insediatesi in Francia. Tra questi, oltre ad alcuni episodi della&nbsp;<em>Vita di Ges\u00f9<\/em>&nbsp;dipinti su tavole di rame&nbsp;attribuiti al fiammingo Pauwels Franck (vissuto nel Cinquecento e soprannominato a Venezia, dove lavor\u00f2, \u201cPaulo Fiamengo\u201d),&nbsp;provenienti dalla cappella reale di Versailles, e un&nbsp;<strong>crocefisso trecentesco<\/strong>&nbsp;con i quattro evangelisti scolpiti a sbalzo, ricordiamo il <strong>manto funebre di re Luigi XIV<\/strong>, ornato con sei medaglioni ricamati in&nbsp;<em>gobelin<\/em>, che raffigurano scene della Passione e della Resurrezione di Cristo, e il <strong>manto nuziale della regina Maria Antonietta<\/strong>, da cui si \u00e8 ricavato il piviale adorno di fiori ricamati tradizionalmente indossato dal parroco di Craveggia nelle celebrazioni solenni.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9e\/ac\/30\/9eac30674990984d9ce47cf6a41ba7b1.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La facciata della chiesa parrocchiale di Santa Caterina d&#8217;Alessandria a Vocogno, frazione di Craveggia.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per completare la visita del territorio di Craveggia, \u00e8 consigliabile salire alla <strong>Piana di Vigezzo<\/strong>, sito di interesse ambientale e paesaggistico, oltre che sede di sport invernali, raggiungibile tramite cabinovia, ma anche di sostare alla <strong>frazione di Vocogno<\/strong>, attraversata da stretti e scoscesi vicoli e impreziosita dalla bella chiesa parrocchiale dedicata a Santa Caterina d\u2019Alessandria, costruita in forme barocche nella seconda met\u00e0 del Seicento sul luogo di un pi\u00f9 antico oratorio, gi\u00e0 documentato a fine Quattrocento.  &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Note bibliografiche:<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Maria Gubetta, <em>Craveggia. Memorie antiche e moderne<\/em>, Tipografia A. Porta, Domodossola, 1878.<\/p>\n\n\n\n<p>Craveggia in <em>www.vallevigezzo.eu <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si ringrazia per la concessione delle immagini <strong>Fabrizio Giampaolo Nucera<\/strong>, presidente del movimento culturale &#8220;<a href=\"https:\/\/www.crocereale.it\/\">Croce Reale &#8211; Rinnovamento nella Tradizione<\/a>&#8220;. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Il paese di Craveggia, situato a oltre 800 metri d\u2019altitudine nel cuore della valle Vigezzo, \u00e8 tra i pi\u00f9 caratteristici&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6224,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,2321,495,14,679,27,86],"tags":[4024,1949,1977,1980,4028,2410,274,4023,4014,3187,4016,4015,4027,144,4018,4022,406,4020,1311,1763,4035,4017,49,4019,43,4029,30,4021,4033,4025,1220,4032,3249,4031,35,380,1702,4034,4026,87,503],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6204"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6204"}],"version-history":[{"count":23,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6204\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6232,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6204\/revisions\/6232"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6224"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6204"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6204"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6204"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}