{"id":6432,"date":"2023-01-07T18:04:24","date_gmt":"2023-01-07T18:04:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6432"},"modified":"2023-01-07T18:12:31","modified_gmt":"2023-01-07T18:12:31","slug":"valle-di-viu-alla-scoperta-di-lemie-tra-santuari-mariani-ambienti-alpini-e-tracce-sindoniche","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6432","title":{"rendered":"Valle di Vi\u00f9, alla scoperta di Lemie tra santuari mariani, ambienti alpini e tracce sindoniche"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>abitato di Lemie<\/strong>, nella parte mediana della valle di Vi\u00f9, la pi\u00f9 meridionale delle tre valli di Lanzo, si adagia su un promontorio ricoperto di faggi e castagni, allo sbocco del <strong>vallone del rio d\u2019Ovarda<\/strong>, dominato dalla cima imponente della Torre d\u2019Ovarda che supera di poco i 3000 metri di quota.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4b\/93\/fd\/4b93fd9e74c80ce577e69420d04c4566.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Veduta del paese di Lemie dal poggio su cui sorge la chiesa parrocchiale di San Michele. <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019etimologia del toponimo, Lemie, \u00e8 incerta: c\u2019\u00e8 chi ne sostiene la derivazione dal vocabolo latino <em>limen<\/em>, confine, nel significato di <strong>localit\u00e0 di frontiera<\/strong>, forse a suggerire la presenza di un attestamento militare romano, e chi, con un\u2019argomentazione suggestiva, ne fa risalire l\u2019origine al termine sempre latino <em>lamiae<\/em>, a designare un luogo \u201c<strong>infestato da streghe<\/strong> o creature dai poteri sovrannaturali\u201d (il termine \u00e8 tratto dalla mitologia greca per cui le \u201clamie\u201d erano esseri femminili mostruosi, a met\u00e0 tra la strega e il vampiro, che rapivano e divoravano i bambini). Le streghe, per\u00f2, nel folclore delle valli piemontesi sono in genere identificate con il vocabolo <strong><em>masche<\/em><\/strong>, che compare per la prima volta in una disposizione dell\u2019Editto di Rotari, corpus normativo longobardo risalente al 643.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/81\/a2\/49\/81a249dd31279d25e029b649edd9bd3b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il paese di Lemie vanta un ragguardevole patrimonio architettonico, storico-artistico e religioso. Nel punto pi\u00f9 alto del promontorio su cui sorge l\u2019abitato, svetta la <strong>chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo, <\/strong>di fondazione medievale, ma completamente riplasmata tra la fine del Seicento e il primo Settecento, con un interno impreziosito dagli affreschi eseguiti nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento dal pittore valligiano, nativo di Vi\u00f9, <strong>Giovanni Battista Fino<\/strong>, cui si deve anche la pala dell\u2019altare maggiore.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4f\/0a\/50\/4f0a500d91f5e50d94df859af4f551d4.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un altro edificio religioso che merita attenzione \u00e8 la <strong>cappella della Santa Sindone<\/strong>, d\u2019impianto seicentesco, che custodiva, fino a qualche tempo fa (prima del trasferimento in luogo protetto), un dipinto raffigurante il telo sindonico, con gli angoli superiori annodati e la doppia immagine del corpo di Ges\u00f9 rappresentato \u201ccon veristica anatomia\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>La presenza della cappella e del quadro si collegano all\u2019ipotesi, avanzata da diversi studiosi come Giovanni Donna d\u2019Oldenico, fondatore nel 1946 della Societ\u00e0 Storica delle Valli di Lanzo, e da don Luigi Caccia, parroco di Lemie, che la Sindone, <strong>nei suoi spostamenti tra Chamb\u00e9ry e Torino<\/strong> nel 1535 e nel 1578, possa essere transitata per le valli di Lanzo e forse proprio per la pi\u00f9 appartata valle di Vi\u00f9, itinerario che, in quel periodo, pur essendo pi\u00f9 difficoltoso per l\u2019altezza considerevole dei valichi (il colle dell\u2019Autaret, sopra Usseglio, supera i 3000 metri di quota), garantiva per\u00f2 condizioni di maggiore sicurezza rispetto alla valle d\u2019Aosta o alla valle di Susa, esposte al rischio di attacchi da parte degli Ugonotti e dei Calvinisti, ostili al culto delle reliquie.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/fd\/db\/85\/fddb85928710dc1f05cc1ee223b85f99.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La parrocchiale di San Michele Arcangelo. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il centro del paese \u00e8 poi dominato dall\u2019imponente fabbricato della Piccola Casa della Divina Provvidenza, di propriet\u00e0 del Cottolengo di Torino, che racchiude un vero e proprio gioiello artistico, il <strong>ciclo di affreschi realizzati nel 1546<\/strong> per ornare gli interni della cappella appartenuta alla Confraternita della Vergine Maria, poi intitolata al<strong> SS. Nome di Ges\u00f9, <\/strong>che alla fine dell\u2019Ottocento fu incorporata nel complesso architettonico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/af\/01\/87\/af0187f3eb44a8dbf0724223eab9685e.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Lemie: scorcio del paese.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Il lavoro pittorico, commissionato dai componenti della facoltosa famiglia Goffi (raffigurati in veste di donatori), dediti fin dai secoli centrali del Medioevo alla redditizia attivit\u00e0 mineraria legata all\u2019estrazione e alla lavorazione del ferro e del rame, di cui sono ricche le montagne circostanti, \u00e8 stato accostato, per alcune analogie, alla <strong>scuola di Giovanni Martino Spanzotti e Defendente Ferrari<\/strong>, due maestri del Rinascimento piemontese, e propone episodi della Vita di Ges\u00f9 e di Maria. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/cb\/32\/de\/cb32de17f7950c75d3771d9bc3bc7d4c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Cappella della Confraternita del SS. Nome di Ges\u00f9: il grande affresco con la Madonna in Trono tra santi e i committenti della famiglia Goffi in ginocchio (foto tratta dal gruppo fb &#8220;Amatori dell&#8217;arte romanica e gotica del Piemonte&#8221;).<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oltre a questo, vi troviamo rappresentate figure di santi legati alla tradizione devozionale delle valli di Lanzo, tra cui <strong>San Michele Arcangelo<\/strong>, provvisto di un\u2019armatura dalla foggia quattrocentesca, con la bilancia per la pesatura delle anime (psicostasia) e nell\u2019atto di schiacciare e trafiggere il demonio, secondo il suo ruolo di difensore della Cristianit\u00e0 e antagonista di Satana, e, nell\u2019arco che dava l\u2019accesso al presbiterio, <strong>San Bernardo di Mentone<\/strong>, raffigurato secondo i dettami dell\u2019iconografica classica, mentre sottomette il diavolo tenendolo incatenato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ea\/fc\/4f\/eafc4ffb0805fd1aa66b677c49f519d6.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nel territorio di Lemie, ma al di fuori del centro abitato, sorgono inoltre due importanti <strong>santuari mariani<\/strong>, entrambi sorti, come sovente accade, attorno ad antichi piloni votivi, eloquenti testimoni di religiosit\u00e0 popolare alpina. 4<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo, posizionato a 1890 metri d\u2019altitudine, in cima al <strong>Collombardo<\/strong> (o Colombardo), il passo montano che consente di raggiungere il versante valsusino di Condove, \u00e8 il <strong>santuario della Madonna degli Angeli<\/strong>. Costruito tra il 1870 e il 1905 nell\u2019area dove, in precedenza, sorgeva una cappella eretta nel 1705, che inglobava un preesistente pilone votivo, l\u2019edificio sacro era <strong>meta di pellegrinaggio<\/strong> devozionale, ma fu anche teatro di accese dispute tra i residenti nelle borgate degli opposti versanti, che si contendevano la propriet\u00e0 e lo sfruttamento dei ricchi pascoli della zona dando origine a dissidi legali, ma anche a violente liti che, in certe occasioni, degenerarono in scontri sanguinosi tra le fazioni rivali dei lemiesi e dei mocchiesi. Tra i tanti episodi, ricordiamo quello, particolarmente cruento, che si verific\u00f2 la mattina del 2 agosto 1837, giorno della festa della Madonna degli Angeli, fissato nella memoria popolare come la \u201c<strong>battaglia del Collombardo<\/strong>\u201d. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/eb\/ab\/5c\/ebab5cf5213716cd09693e96b1d25724.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Il santuario della Madonna degli Angeli al Collombardo &#8211; foto tratta dal gruppo fb &#8220;Piemonte da scoprire&#8221;.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Discussa \u00e8 l\u2019origine del nome, Collombardo, spiegata dai cultori di storia locale con tre diverse ipotesi. La prima \u00e8 che il toponimo faccia riferimento alla <strong>direzione dei venti<\/strong> che spirano sul valico, che si dispongono spesso dai quadranti orientali, quindi dall\u2019odierna Lombardia, mentre altri ne sostengono la derivazione dal passaggio dei mercanti \u201clombardi\u201d, accezione che, nelle fonti del periodo medievale, era riferita non solo agli abitanti dell\u2019odierna Lombardia, ma anche ai piemontesi, in particolare astigiani e chieresi, che intrattenevano proficui commerci con le regioni transalpine e del nord Europa, transitando d\u2019abitudine per i valichi alpini.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste poi una terza, suggestiva, ipotesi, che mette in correlazione \u201clombardo\u201d, contrazione di \u201clongobardo\u201d, con una possibile frequentazione del valico da parte dei <strong>Longobardi<\/strong>, che sopraggiunsero in area piemontese nella seconda met\u00e0 del VI secolo, ma che furono arrestati nella loro prorompente espansione verso ovest dalla resistenza dei Burgundi, popolo federato ai Franchi. Tale ipotesi si connette altres\u00ec al curioso nome assegnato a una delle alture che attorniano il colle, chiamata \u201c<strong>Tomba di Matolda<\/strong>\u201d, che un certo filone leggendario collega alla figura, storicamente non documentata, di Matolda, principessa di sangue longobardo, che qui sarebbe stata sepolta, insieme con un favoloso tesoro, nascosto &#8211; si dice &#8211; dai Longobardi in fuga precipitosa dopo la battaglia delle Chiuse contro Carlo Magno.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/36\/19\/be\/3619be30313212849b8e221b7ae8f199.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>La Madonna degli Olmetti in frazione Chiandusseglio di Lemie.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019altro santuario mariano di Lemie s\u2019incontra percorrendo la strada del fondovalle, all\u2019altezza della frazione Chiandusseglio, ed \u00e8 conosciuto con il nome di <strong>Madonna degli Olmetti<\/strong> per via dei boschetti di olmi che prosperavano nella zona. Una prima chiesa, fin dalle origini meta di pellegrinaggio, venne edificata nel 1721 sul sito di un pilone votivo che fu testimone di un fatto miracoloso e che si trova oggi incorporato nella struttura del santuario, in seguito ingrandita e rimaneggiata.  <\/p>\n\n\n\n<p>Come risulta dalla lettura dell\u2019atto notarile con cui si certific\u00f2 la veridicit\u00e0 dell\u2019evento, nel 1701 un <strong>pescatore di nome Bernardo Bovero,<\/strong> residente con la famiglia nella borgata di Castagnole di Germagnano, s\u2019era recato a \u201cprendere pesci\u201d lungo la Stura, nel territorio di Lemie, e qui, giunto in localit\u00e0 Olmetti, si era raccolto in preghiera dinnanzi all\u2019effigie della Vergine affrescata su un pilone implorando <strong>l\u2019intercessione mariana per la salute dei due figli<\/strong>, che giacevano gravemente ammalati e in pericolo di vita. In base al resoconto notarile, l\u2019uomo, tornata a casa, trov\u00f2 i figlioli completamente ristabiliti, \u201csani e liberi\u201d, facendosi in seguito promotore della costruzione d\u2019una cappella che includesse il pilone con l\u2019immagine venerata.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6a\/8f\/8f\/6a8f8f12ce7a2c343273a7e17a50f99c.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nacque cos\u00ec, dall\u2019adempimento d\u2019un voto, il santuario degli Olmetti, che appare circondato, per l\u2019intero perimetro, da un suggestivo <strong>camminamento provvisti di portici<\/strong>, aggiunto in una fase successiva come riparo per i pellegrini, che accorrevano sempre pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n\n\n\n<p>La localit\u00e0 degli Olmetti \u00e8, inoltre, <strong>luogo di leggende<\/strong>: si narra, infatti, che vi si radunassero le <em>masche<\/em> della valle di Vi\u00f9 per celebrare i riti legati al sabba e, in un periodo imprecisato, prese anche forma la credenza, forse indicativa di pratiche cultuali pre-cristiane connesse al culto dei morti, che, nella notte dell\u20198 settembre, giorno della festa della Nativit\u00e0 di Maria, si muovessero in processione, attorno alla chiesa, le anime dei defunti.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo ipotizzare che la costruzione in loco di un pilone con l\u2019immagine della Vergine, cui potersi affidare per soccorso e protezione, sia stata promossa in tempi remoti dalla comunit\u00e0 lemiese proprio con una funzione apotropaica, tranquillizzante, per esorcizzare ancestrali paure, connesse al raduno delle <em>masche<\/em> o al possibile ritorno delle anime dei defunti. D\u2019altronde i <strong><em>pilon<\/em> delle nostre campagne<\/strong>, con le nicchie abitate da immagini mariane e dalle figure di santi depositari di poteri taumaturgici e protettivi, non venivano mai costruiti a caso, senza una precisa motivazione: spesso li ritroviamo presenti nei luoghi che segnavano i confini estremi del territorio abitato da una comunit\u00e0, nel ruolo di <strong>sentinelle soprannaturali<\/strong>, quasi a formare una \u201ccintura sanitaria\u201d a difesa della stessa. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ba\/09\/35\/ba0935feac28676cad22ee30f1cb4b5c.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Scorcio di Lemie. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Per la visita alla <strong>frazione Forno di Lemie<\/strong>, con gli affreschi di scuola jaqueriana della cappella di San Giulio (1486) e il ponte quattrocentesco sulla Stura, conosciuto come ponte Goffi (1477), rimandiamo all\u2019articolo gi\u00e0 pubblicato e disponibile qui<\/em>: <em><a href=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=4669\">Forno di Lemie, la cappella di San Giulio e gli affreschi di scuola jaqueriana<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riferimenti bibliografici e siti internet:<\/p>\n\n\n\n<p>Delfina Sissoldo, <em>Alla riscoperta delle Valli Piemontesi. Lanzo, <\/em>Editrice Il Punto-Piemonte in bancarella, 1977.<\/p>\n\n\n\n<p>Augusto Cavallari Murat, <em>Lungo la Stura di Lanzo<\/em>, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1972.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.comune.lemie.to.it\">www.comune.lemie.to.it<\/a>, Guida Turistica<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.percorsiartestoriafede.it\">www.percorsiartestoriafede.it<\/a>, Percorsi di Arte, Storia e Fede nel Canavese, Ciriacese e valli di Lanzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso L\u2019abitato di Lemie, nella parte mediana della valle di Vi\u00f9, la pi\u00f9 meridionale delle tre valli di Lanzo, si adagia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6436,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,728,86],"tags":[2391,474,4174,327,3374,2517,1762,4171,4179,3874,4181,4177,685,1763,4175,4180,4176,2518,737,4173,3461,30,3672,2520,374,1221,1754,1489,35,3100,4178,29,299],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6432"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6432"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6432\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6441,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6432\/revisions\/6441"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6436"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6432"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6432"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6432"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}