{"id":6671,"date":"2023-05-05T09:00:34","date_gmt":"2023-05-05T09:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6671"},"modified":"2023-05-05T09:03:48","modified_gmt":"2023-05-05T09:03:48","slug":"oglianico-il-ricetto-ritrovato-e-gli-affreschi-di-santevasio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6671","title":{"rendered":"Oglianico, il ricetto ritrovato e gli affreschi di Sant&#8217;Evasio"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo e foto di Paolo Barosso<\/p>\n\n\n\n<p>Il paese canavesano di Oglianico, adagiato sulla sponda destra del torrente Orco, si caratterizza per la presenza di un&nbsp;<strong>ricetto medievale<\/strong>, recentemente riportato all\u2019antica bellezza a seguito di una campagna di restauro, e per la manifestazione \u201c<strong><em>Calendimaggio \u2013 Idi di maggio<\/em><\/strong>\u201d che \u00e8 entrata da tempo a pieno titolo tra le feste popolari pi\u00f9 importanti e sentite del Piemonte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_170421-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67547\"\/><figcaption>La torre-porta d\u2019accesso al ricetto, di cui si trova una riproduzione all\u2019ingresso del Borgo Medievale di Torino.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Pur assomigliando a un villaggio fortificato, il&nbsp;<strong>ricetto&nbsp;<\/strong>(dal latino&nbsp;<em>receptum<\/em>, nel significato di ricovero, rifugio) \u00e8 una particolare tipologia edilizia che si diffuse tra XII e XIV secolo nel Piemonte settentrionale, dal Canavese al Novarese.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo quanto ci dicono gli studiosi del settore, il ricetto non assolveva funzioni abitative, bens\u00ec di immagazzinamento delle derrate alimentari (soprattutto granaglie, da cui la definizione di \u201c<strong>silos fortificato<\/strong>\u201d), di ricovero per il bestiame e di produzione e conservazione del vino (<strong>cantina comunitaria<\/strong>). Solo in circostanze eccezionali, dipendenti dal manifestarsi di un pericolo (<em>tempore guerrarum)<\/em>, la popolazione locale, che risiedeva normalmente in abitazioni esterne al ricetto, vi si trasferiva per il tempo necessario alla difesa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_170600-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67548\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il ricetto di Oglianico venne costruito&nbsp;<strong>nel corso del Trecento<\/strong>, in un periodo turbolento per le comunit\u00e0 canavesane, in cerca di protezione dalle frequenti incursioni di soldataglie e mercenari che imperversavano nelle campagne, al servizio dei signori che si fronteggiavano nella cosiddetta \u201c<strong>Guerra del Canavese<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lungo conflitto, descritto nelle sue fasi principali dal cronachista novarese&nbsp;<strong>Pietro Azario<\/strong>, autore del<em>&nbsp;De bello canepiciano<\/em>, aveva tratto origine dalle discordie sempre pi\u00f9 accese tra le due pi\u00f9 potenti casate canavesane, i conti Valperga e i conti San Martino, e si era poi allargato con il coinvolgimento dei marchesi del Monferrato, intervenuti in appoggio dei Valperga, di parte ghibellina, e dei principi di Savoia-Acaia, sostenitori dei San Martino, della fazione guelfa. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_170821-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67549\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Inoltre sono da registrarsi i frequenti contrasti tra la comunit\u00e0 di Oglianico e gli abitanti delle localit\u00e0 di Busano, Salassa e, in particolare, Favria, quest\u2019ultima rientrante per lungo tempo nei domini del marchese del Monferrato. Era questo il contesto socio-politico in cui si matur\u00f2 la decisione di&nbsp;<strong>costruire il ricetto<\/strong>, su iniziativa della comunit\u00e0 e naturalmente con il permesso dei signori locali (vi si riconoscono, quindi, i tratti tipici del ricetto popolare, in opposizione al ricetto signorile, che era invece una pertinenza del castello).<\/p>\n\n\n\n<p>Percorrendo le strade interne, ci si accorge come il ricetto di Oglianico, protetto da una cortina difensiva solo in parte conservata e da un fossato (non pi\u00f9 esistente) alimentato dalle acque del torrente Levesa, abbia mantenuto sostanzialmente integro&nbsp;<strong>l\u2019impianto urbanistico<\/strong>, con 62 cellule edilizie raggruppate in otto isole e un anello intorno (l\u2019antica \u201cvia di lizza\u201d, che correva lungo il perimetro delle mura, non \u00e8 pi\u00f9 leggibile, essendo stata cancellata dall\u2019ingrandimento delle cellule pi\u00f9 esterne, che hanno incorporato la cortina muraria).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_170906-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67551\"\/><figcaption>La torre-porta vista dalla via centrale interna.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La struttura edilizia delle singole unit\u00e0, disposte su due livelli collegati in origine da una scala a pioli che veniva appoggiata esternamente alla \u201clobbia\u201d, \u00e8 stata invece alterata nel tempo, in conseguenza della trasformazione ad uso residenziale del ricetto, che appare oggi assorbito nel tessuto abitativo del borgo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accesso al ricetto \u00e8 assicurato da un unico varco, protetto da una&nbsp;<strong>torre-porta<\/strong>, ben conservata nella tessitura muraria in ciottoli di fiume e pietrame di piccola pezzatura, con inserti successivi in laterizio e un&nbsp;<strong>belfredo<\/strong>&nbsp;a base triangolare (torretta di avvistamento) nell\u2019angolo destro in alto, mentre il lato verso l\u2019interno risulta aperto, con soppalchi di legno (smontabili in caso di assedio) che lo suddividono in quattro piani. Una volta venute meno le esigenze difensive, la torre di Oglianico, di cui si trova una fedele riproduzione ottocentesca nel Borgo Medievale di Torino (1884), assunse la funzione di torre civica, con funzioni di richiamo della popolazione, e in seguito di torre campanaria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_170957-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67552\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>All\u2019interno del ricetto, incorporata in una delle isole, troviamo la&nbsp;<strong>cappella di Sant\u2019Evasio<\/strong>, una dedicazione inusuale per l\u2019area canavesana. Provvista di una pianta rettangolare a navata unica, terminante in un\u2019abside semicircolare, la chiesetta si trova menzionata per la prima volta in un documento del 1329, che la cita come cappella \u201c<em>campextris<\/em>\u201d (campestre), lasciando supporre che, in quel periodo, il ricetto non fosse ancora stato realizzato e che l\u2019edificio sorgesse al di fuori dell\u2019abitato di Oglianico. Un altro dato a supporto di questa ipotesi \u00e8 il dislivello di circa un metro tra il pavimento della chiesa e il piano di calpestio del ricetto che, al momento della sua costruzione, venne collocato su un rialzo del terreno ricavato in modo artificiale per accentuare le possibilit\u00e0 di difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>La fondazione della cappella di Sant\u2019Evasio viene quindi fatta risalire a un periodo precedente rispetto alla&nbsp;<strong>data di edificazione del ricetto<\/strong>, nell\u2019XI o XII secolo, mentre l\u2019apparato pittorico che ne orna l\u2019area absidale \u00e8 datato alla met\u00e0 del Quattrocento (con tracce di affreschi pi\u00f9 antichi). Il ciclo comprende, nella fascia inferiore, la&nbsp;<strong>teoria degli apostoli<\/strong>, raffigurati a gruppi di tre nell\u2019atto di dialogare tra loro, e la scena della crocifissione (che non \u00e8 in posizione centrale, ma collocata in corrispondenza della falda acquifera sottostante l\u2019edificio, che era fonte di energia purificatrice) e, nella fascia superiore, il Cristo benedicente in mandorla attorniato dai simboli degli Evangelisti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.piemontetopnews.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/20230416_171158-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67553\"\/><figcaption>Cappella di Sant\u2019Evasio \u2013 il Cristo benedicente raffigurato in mandorla.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Un itinerario di visita a Oglianico include anche una sosta davanti all\u2019ingresso della\u00a0<strong>secentesca villa Fresia<\/strong>, appartenuta ai conti Fresia, oggi purtroppo in condizioni di abbandono, privata anche dell\u2019ampio parco con alberi fruttiferi e piante esotiche da cui in origine era circondata, e un breve tour\u00a0<strong>alla scoperta degli affreschi<\/strong>\u00a0che decorano le pareti di alcune abitazioni, tra cui immagini sacre e sindoniche, la raffigurazione dei beati Amedeo IX di Savoia e San Luigi IX di Francia, e gli stemmi del duca Vittorio Amedeo I e di Maria Cristina di Francia, prima Madama Reale, con la Madonna e San Cassiano, risalenti a met\u00e0 Seicento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note bibliografiche e siti internet<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>AA. VV., <em>Atlante Castellano. Strutture Fortificate Della Provincia Di Torino<\/em>, Celid ed., 2007.<\/p>\n\n\n\n<p>www.percorsiartestoriafede.it <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo e foto di Paolo Barosso Il paese canavesano di Oglianico, adagiato sulla sponda destra del torrente Orco, si caratterizza per la presenza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6672,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[142,26,495,14,27],"tags":[2391,76,4316,206,105,3780,30,391,1982,4315,35,3069],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6671"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6671"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6671\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6675,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6671\/revisions\/6675"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6672"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6671"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6671"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6671"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}