{"id":6768,"date":"2023-07-13T10:05:13","date_gmt":"2023-07-13T10:05:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6768"},"modified":"2023-07-13T10:14:37","modified_gmt":"2023-07-13T10:14:37","slug":"racconti-la-veglia-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=6768","title":{"rendered":"Racconti &#8211; &#8220;La Veglia&#8221; &#8211; II parte"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luisa Paglieri<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto and\u00f2 come la vecchietta filatrice aveva previsto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Agnese <\/strong>stava cavalcando da qualche giorno quando il paesaggio si modific\u00f2 diventando aperto e<br>collinoso, quasi montano, mentre il bosco si diradava sempre pi\u00f9 lasciando il posto ad una prateria.<br>Apparve, in cima ad una collinetta erbosa, un castello le cui mura parevano in parte argentee come<br>se i materiali di costruzione fossero stati arricchiti, inframezzati, da qualche mattone argentato.<br>Agnese allora discese da cavallo e diede una leggera pacca sul fianco dell&#8217;animale dicendogli: \u201cVa&#8217; e<br>raggiungi la casa della vecchia filatrice! Lei avr\u00e0 cura di te.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/20\/93\/63\/209363cdd60c5ce4fdd2021153677171.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;intelligente animale si volt\u00f2, le fece una rapida carezza con il muso e trott\u00f2 via ubbidiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Calava ormai la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente Agnese si sent\u00ec stanchissima dopo la cavalcata e le troppe emozioni di quelle<br>terribili giornate e prima di affrontare la seconda met\u00e0 del viaggio si sdrai\u00f2 sotto un albero dall&#8217;aria<br>protettiva (perch\u00e8 ci sono anche alberi cattivelli, eh!), si copr\u00ec alla meglio con il suo pesante<br>mantello e si addorment\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece alcuni sogni veramente strani.<\/p>\n\n\n\n<p>Dapprima le apparve in sogno <strong>il pesce che lei aveva risparmiato<\/strong>. Le disse: \u201cTi sono grato! Noi<br>facciamo parte del popolo delle acque e ti offriamo un regalo.\u201d E cos\u00ec dicendo le apr\u00ec, anzi le<br>spalanc\u00f2 davanti agli occhi, un impalpabile svolazzante mantello, intessuto di tutte le cangianti<br>sfumature dell&#8217;acqua, dal verde delle alghe all&#8217;azzurro dei laghi, al bianco delle cascate, con filini<br>argentei che baluginavano nella stoffa come gli spruzzi di un torrente. Il tessuto danz\u00f2 leggero<br>nell&#8217;aria davanti agli occhi della ragazza che mormor\u00f2 un grazie prima che il pesce sparisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ecco che apparve una bella ape dorata. \u201cBzzzz, disse l&#8217;ape, noi siamo il popolo dei fiori e ti<br>offriamo un regalo\u201d e le sventol\u00f2 dinnanzi agli occhi una tunica che era fatta di tutti i colori delicati<br>dei fiori di campo e di montagna. Era ricamata con sottili filini d&#8217;oro brunito, il colore del miele. La<br>tunica volava lieve nell&#8217;aria. Agnese ringrazi\u00f2 e l&#8217;ape scomparve.<\/p>\n\n\n\n<p>Apparve quindi <strong>un uccello<\/strong> che cinguettando le disse: \u201cNoi siamo il popolo dell&#8217;aria e, sebbene non<br>possiamo offrirti doni appariscenti, ti diamo questo\u2026\u201d E con l&#8217;aluccia le porse una penna. \u201cQuando<br>vorrai fuggire da un grave pericolo, agita la penna ed abbi fiducia!\u201d<br>Agnese ringrazi\u00f2 il pennuto e poco dopo apr\u00ec gli occhi, destandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si gir\u00f2 su un fianco e\u2026 meraviglia! I tre doni erano l\u00ec, come deposti da una mano gentile accanto a<br>lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Era cos\u00ec ansiosa di arrivare al castello e avere notizie di Airaud che si alz\u00f2 in fretta, prese i doni<br>(mantello e tunica erano di stoffe cos\u00ec sottili che stavano ciascuno in un pugno, la penna non dava<br>problemi) e si avvi\u00f2. Si chiedeva come avrebbe fatto ad entrare e l&#8217;unica cosa che riusc\u00ec a escogitare<br>fu<strong> il trucco dei gioielli<\/strong>, che gi\u00e0 aveva sperimentato per farsi raggiungere dal messaggero del suo<br>innamorato: aveva qualche gingillo d&#8217;oro in tasca (quando era partita li aveva portati con s\u00e9 per<br>usarli in caso di necessit\u00e0 ) e decise di offrirli in vendita alla signora del castello, facendosi passare<br>per una mercantessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvicinandosi alla meta per\u00f2, le venne in mente che il suo aspetto non era dei migliori e cos\u00ec decise<br>di cambiarsi. Si lav\u00f2 in un ruscelletto e indoss\u00f2 la veste donatale dalle api, stando ben attenta a non<br>perdere il filo che era legato al suo polso.<br>Infine inizi\u00f2 a percorrere il tratto pi\u00f9 ripido che la portava verso il castello.<\/p>\n\n\n\n<p>Le successe una cosa strana che era successa anche ad Airaud ossia si sent\u00ec trasportare in un&#8217;aria<br>diversa ed ebbe l&#8217;impressione di proseguire come se qualcosa (un vento?) la spingesse. Non diede<br>per\u00f2 importanza alla cosa e prosegu\u00ec decisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu molto facile farsi aprire da parte <strong>delle guardie del castello<\/strong> ma vi riusc\u00ec con grandi insistenze.<br>Pareva emanare da lei (e dalla meravigliosa veste) una specie di fascino che indusse gli uomini ad<br>aprirle.<\/p>\n\n\n\n<p>Le venne incontro una domestica che, vedendola cos\u00ec ben vestita, and\u00f2 a chiamare la sua signora<br>ossia Tchesalina.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest&#8217;ultima era seccata. \u201cPerch\u00e8 l&#8217;avete lasciata entrare?\u201d sibil\u00f2 alla domestica. Tuttavia quando<br>vide Agnese mostr\u00f2 un certo interesse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi siete?\u201d Le chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVendo gioielli\u2026 <strong>la mia famiglia \u00e8 nobile ma impoverita <\/strong>ed ho bisogno di denaro\u2026&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina diede un&#8217;occhiata distratta ai gioielli e li giudic\u00f2 roba piuttosto convenzionale, ordinaria.<br>\u201cNon mi interessano\u2026\u201d disse \u201cma mi interessa l&#8217;abito che portate. Me lo vendereste?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLasciatemi pensare un attimo\u2026\u201d rispose Agnese.<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina rispose: \u201cPensateci\u2026 per il momento vi invito a pranzo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un cenno ad una anziana donna che era la sua consigliera e questa scort\u00f2 Agnese in cucina.<br>Tchesalina non voleva infatti che la sedicente mercantessa (tipo sospetto) si mescolasse con la sua<br>piccola corte\u2026 ossia Airaud e le persone che lo intrattenevano.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/be\/ec\/19\/beec19b8fb83fc3436fa71c524d24d5e.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Agnese moriva di fame<\/strong>: per qualche giorno aveva mangiato solo pochi frutti. Tuttavia, mentre<br>percorreva i corridoi dietro alla sua lenta accompagnarice, gett\u00f2 un occhio attento in giro e ad un<br>certo punto, attraverso uno spiraglio di pochi centimetri (una porta era avvicinata allo stipite ma<br>non chiusa) vide qualcosa di rosso. Quel punto di rosso le ricordava qualcosa e aguzz\u00f2 la vista: la<br>persona che indossava quell&#8217;indumento era Airaud. Era lui di sicuro e indossava il vestito scarlatto<br>che gli aveva visto addosso il giorno della fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne fu molto colpita ma riusc\u00ec a dominarsi. Non poteva di certo tentare di fargli un cenno o di<br>chiamarlo sia pure sommessamente, si sarebbe scoperta. Tir\u00f2 dritto stringendo le labbra.<br>In cucina gust\u00f2 cibi e bevande che, trovandosi gi\u00e0 sul tavolo e non essendo stati preparati apposta<br>per lei, le sembrarono affidabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi pi\u00f9 tardi (ormai imbruniva) fu ricondotta in presenza di <strong>Tchesalina<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora?\u201d Fece costei che non vedeva l&#8217;ora di impossessarsi della veste di Agnese per poterla<br>sfoggiare davanti ai suoi amici e soprattutto davanti ad Airaud \u201cAvete pensato bene? Quanto volete<br>per il vostro abito?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217; ispirazione strana attravers\u00f2 la mente di Agnese. Quasi non fosse lei ma un&#8217;altra persona a<br>parlare espresse la sua incredibile proposta: \u201cVe lo dar\u00f2 per niente se mi lascerete dormire una<br>notte nella stanza di quell&#8217;uomo alto e biondo, vestito di rosso, che ho intravisto in una sala! Mi<br>ricorda un mio antico amante, ci amavamo da ragazzi ma ora \u00e8 morto! Vorrei vedere quell&#8217;uomo,<br>potergli parlare, \u00e8 il ritratto del mio amore perduto!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina impallid\u00ec per la rabbia e la gelosia. <strong>Era l\u00ec l\u00ec per lanciare una fattura <\/strong>alla nuova arrivata<br>ma la sua anziana consigliera la tir\u00f2 per la manica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDevo dirvi qualcosa!\u201d Sussurr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina si volt\u00f2 e le due confabularono per pochi momenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLasciate perdere, mia signora\u201d disse l&#8217;anziana dama \u201cnon lanciate incantesimi! Potrebbe essere<br>protetta! Ho visto che porta qualcosa, un filo, al polso! Invece lasciate fare a me e non succeder\u00e0<br>nulla!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina si rivolse di nuovo ad Agnese.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/68\/c5\/5e\/68c55e724a8253e1cf6f3ea436c01133.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u201cUna richiesta singolare mia cara! <strong>E alquanto audace per una damigella giovane come voi<\/strong>! ma via,<br>io non sono donna da proibire i piaceri degli altri o per preoccuparmene! Ad una data ora sarete<br>accompagnata nella camera di quel cavaliere e gli parlerete a vostro agio! Ve la vedrete con lui, io<br>non ho nulla da dire!io non mi impaccio di queste cose.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dopodich\u00e8 ad Agnese non rimase altro che attendere in una stanzetta, piena di ansia nonch\u00e9 di<br>vergogna per aver fatto quella richiesa cos\u00ec audace. A ripensarci, aveva le guance in fiamme. Ma<br>chiedere un semplice colloquio con il giovane avrebbe insospettito ancor di pi\u00f9 Tchesalina. Certo, la<br>sua era una richiesta poco consueta e molto immodesta e se ne vergognava. Ma non era forse gi\u00e0 la<br>moglie di Airaud, visto che si erano giurati fede eterna? E come pu\u00f2 essere immodesta un&#8217;azione<br>ispirata dal vero amore?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;anziana consigliera della maga l&#8217;aveva pensata bella. Sapete cosa aveva escogitato? Per prima<br>cosa, disse ad Airaud che lo trovava pallido e smunto e poi gli diede da bere una coppa di vino<br>caldo e speziato, cos\u00ec, per tirarsi su prima di andare a dormire, come disse. Solo che lei ci aveva<br>messo dentro un <strong>filtro magico<\/strong> che faceva dormire cos\u00ec profondamente che uno, anche fosse stato<br>preso a schiaffi o ammollato da un getto d&#8217;acqua fresca in faccia, non si svegliava.<\/p>\n\n\n\n<p>Tchesalina fu molto soddisfatta della trovata e lod\u00f2 la sua consigliera, quella impicciona della<br>venditrice non avrebbe potuto parlare con Airaud n\u00e9 tanto meno mettersi ad amoreggiare con lui!<br>Pi\u00f9 tardi Agnese fu accompagnata dall&#8217;anziana dama lungo un corridoio piuttosto elegante, in cui si<br>trovavano alcuni mobili e certe elaborate cassepanche. <\/p>\n\n\n\n<p>Su un alto baule troneggiava un ampio specchio dalla cornice dorata. Le due donne raggiunsero la porta di una stanza posta alla fine del corridoio medesimo. La dama aperse appena la porta e disse ad Agnese: \u201cBuona notte mia cara, riposate bene e ricordate che domani all&#8217;alba dovrete presentarvi alla mia signora e cederle la veste.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi spalanc\u00f2 uno dei battenti, introdusse Agnese e subito, con un frusc\u00eco di sete, si ritir\u00f2.<br>Agnese, con una candela in mano, entr\u00f2 nella stanza che le apparve davvero elegante. I colori<br>dominanti, per quel che si poteva scorgere, erano il rosso cupo e il blu, vi erano mobili di legno<br>scuro, cuscini e tappeti. Tende molto pesanti coprivano le finestre. Lei si diresse verso l&#8217;ampio letto<br>dalle ricche e spesse cortine sul quale <strong>riposava una persona<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Vide subito che era Airaud profondamente addormentato e lo scosse gentilmente. Ma lui non si<br>svegli\u00f2. Lo scosse pi\u00f9 forte, lo chiam\u00f2, ma senza risultato. Eppure respirava tranquillo e le sue<br>guance erano rosee, non era n\u00e9 morto n\u00e9 malato.<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza era disperata. Aveva fatto tutto il possibile per incontrarsi con lui da sola al fine di<br>potergli parlare e concertare la fuga e non era servito a un bel nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Non le rest\u00f2 altro che stendersi accanto ad Airaud e dormicchiare per un po&#8217;. Ma non riusciva a<br>dormire profondamente, ogni tanto si svegliava e riprovava a scuotere il giovane o a parlargli, senza<br>mai ottenere un bench\u00e8 minimo successo.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;alba si lev\u00f2, <strong>pesta e infelice, <\/strong>gli occhi circondati di un alone violaceo, e lasci\u00f2 la stanza. Si era<br>tolta il bellissimo vestito datole dal popolo delle api e aveva rimesso il suo semplice abito da<br>viaggio. Per tirarsi un po&#8217; su di morale per\u00f2 si era gettato sulle spalle a mo&#8217; di sciarpa il mantello,<br>regalo del popolo delle acque.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornata nel corridoio venne condotta da un&#8217;ancella <strong>al cospetto di Tchesalina<\/strong> che la attendeva con un<br>maligno sorriso sulle labbra tirate.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ac\/8e\/6b\/ac8e6b851933ba8a127a206d2bd49ccf.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Agnese la salut\u00f2 e le porse la veste. Nel far questo per\u00f2 il mantello si apr\u00ec e scivol\u00f2 sulle spalle,<br>spalancandosi leggero e danzante e rivelando la sua meravigliosa bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cattivo sorriso di trionfo sul viso di Tchesalina si tramut\u00f2 in un&#8217;espressione di rabbiosa invidia.<br>\u201cChe bel mantello\u201d disse a denti stretti, come ammettendo a malincuore la realt\u00e0, \u201cmi vendereste<br>almeno questo?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVe lo regaler\u00f2 se mi concederete di trascorrere ancora una notte nella stanza del cavaliere con cui<br>ho passato questa\u201d rispose Agnese a cui non pareva vero poter fare un altro tentativo.<br>Le due si squadrarono per un momento: era un duello di caratteri.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE sia!\u201d Disse alfine Tchesalina \u201cma la giornata di oggi la passerete reclusa in un salottino che vi<br>indicher\u00f2 e non ve ne andrete in giro a disturbare i miei ospiti\u2026 con le vostre vendite di gioielli!\u201d<br>aggiunse maligna perch\u00e8 il sottinteso era ben altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Agnese dovette accettare e quella sera (dopo una giornata spesa tra la noia, l&#8217;impazienza e l&#8217;ansia<br>che aveva cercato di alleviare dormendo un poco) per la seconda volta fu condotta nella stanza di<br>Airaud.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto Gughi si concesse una pausa che adoper\u00f2 per prender fiato e per gustare ancora<br>qualche robusta sorsata di barbera. Ma facendogli l&#8217;uditorio richieste pressanti perch\u00e8 proseguisse,<br>dopo pochi minuti di silenzio si degn\u00f2 di continuare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa cosa credete che avvenisse nel frattempo nelle famiglie dei due fuggitivi?\u201d disse e gir\u00f2 lo<br>sguardo sui visi perplessi che lo circondavano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVe lo dir\u00f2 io! La madre della giovane Avogadro si accorse subito che Agnese era sparita (ed era<br>sparito il suo cavallo, come la inform\u00f2 un mozzo di stalla) ma non volle allarmare tutto il clan<br>familiare e quindi decise di aspettare: dopo tutto, la ragazza, cui poteva esser presa qualche mattana,<br>sarebbe probabilmente tornata indietro dopo poche ore.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec la dama non fece sapere nulla al proprio padre che era <strong>il capo della famiglia Avogadro<\/strong> e che,<br>nonostante l&#8217;et\u00e0 avanzata, era un uomo forte e coraggioso. Il vecchio Uberto Avogadro abitava<br>d&#8217;altronde in una sua residenza poco distante e quindi non ne poteva saper nulla. Anzi, proprio il<br>giorno dopo gli venne l&#8217;idea di andare a caccia e quindi si avvi\u00f2 a spron battuto verso la campagna<br>montando il suo bellissimo stallone.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una bella giornata e l&#8217;uomo, con il suo falcone, si stava godendo la passeggiata solitaria avendo<br>seminato parecchio tempo prima il solito codazzo di amici che generalmente lo accompagnavano<br>nelle partite di caccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 ad una radura che giudicava promettente. Doveva esser pieno di lepri da quelle parti! mentre<br>avanzava a trotto deciso di colpo il cavallo s&#8217;impunt\u00f2 e non volle proseguire. L&#8217;uomo seccato<br>smont\u00f2 e si guard\u00f2 intorno. Se avesse intravisto la selvaggina sarebbe rimontato a cavallo<br>velocemente oppure avrebbe liberato il falcone, a seconda delle circostanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Avanz\u00f2 nella radura sotto il sole, passo passo, quando \u2026 improvvisamente piomb\u00f2 nel buio. Il<br>mondo era precipitato nell&#8217;oscurit\u00e0, gli parve, per giunta lui aveva ricevuto un discreto colpo sul<br>naso ed era atterrato sul fondoschiena in malo modo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/17\/8b\/8f\/178b8ffeb92b4f94130ec8952c094d4b.jpg\" alt=\"\"\/><figcaption>Johann Heinrich F\u00fcssli<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ma dov&#8217;era finito mai? Si chiese mentre la testa gli girava, era forse finito all&#8217;inferno? Oppure c&#8217;era<br>una eclissi improvvisa, forse annunciatrice della fine del mondo? Era buio pesto e per giunta lui<br>aveva un male tremendo al naso come se avesse ricevuto un pugno sul medesimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo i primi momenti di stordimento si rese conto di ci\u00f2 che era successo: era caduto in una buca,<br>una trappola messa per gli animali selvatici. E aveva battuto il viso contro una sporgenza. Ora stava<br>seduto sul fondo di quella maledetta buca.<\/p>\n\n\n\n<p>Che situazione seccante! Ora capiva perch\u00e8 il cavallo non aveva voluto proseguire, sicuramente si<br>era accorto che qualcosa nel terreno non gli tornava. <strong>Di certo avevano fatto una fossa <\/strong>e l&#8217;avevano<br>coperta con sterpi ed erbe e l&#8217;intelligente animale se ne era accorto. Accidenti, perch\u00e8 i cavalli non<br>potevano parlare?<\/p>\n\n\n\n<p>Alz\u00f2 lo sguardo verso l&#8217;alto. Tra gli sterpi che formavano la copertura della buca e che lui aveva<br>smosso parzialmente cadendo, filtrava un po&#8217; di luce. Abbastanza per rendersi conto che la trappola<br>era profonda e che non ce l&#8217;avrebbe fatta a uscirne da solo. Non restava che urlare, urlare e chiedere<br>aiuto. Grid\u00f2 a voce spiegata ma nessuno se ne accorse. Dopo un quarto d&#8217;ora di urla era<br>praticamente afono e<strong> nessuno era venuto<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, rifletteva amaramente, sarebbe restato molte ore, magari dei giorni in quella maledetta fossa! Ah, come avrebbe voluto avere per le mani quel bestione di contadino che aveva preparato la trappola! L&#8217;avrebbe spellato vivo!<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 poi dovevano preparare &#8216;ste maledette trappole, si chiese. Forse erano per un orso, a volte<br>infatti qualcuno di quegli animali arrivava nei pressi dell&#8217;abitato e ammazzava qualche capo di<br>bestiame. Oppure poteva essere stato <strong>un bracconiere<\/strong> che voleva acchiappare qualche cervo. I suoi<br>cervi! Pens\u00f2 con rabbia. E poi chiss\u00e0 dov&#8217;erano quei buoni a nulla dei suoi compagni di caccia.<br>Forse si erano dispersi in giro ed erano andati nelle cascine a bere un bicchiere e a corteggiare<br>qualche contadinotta. Un mucchio di idioti inutili!<\/p>\n\n\n\n<p>Decise di riposarsi un po&#8217; e di bere qualcosa perch\u00e8 la gola gli bruciava. Il grosso delle provviste era<br>rimasto in una bisaccia sul cavallo. Per fortuna aveva con s\u00e9 una fiaschetta di vino che sua moglie<br>(donna incomparabile, pens\u00f2) gli aveva cacciato in tasca. Almeno non sarebbe morto di sete.<br>Estrasse dalla tasca la bottiglietta e bevve ben bene. E poi, stressato dalla situazione, si assop\u00ec. Ma<br>non per molto, perch\u00e8 le sue disgrazie non erano finite. Infatti ad un certo punto i cieli si apersero<br>( o almeno cos\u00ec gli sembr\u00f2) e i corpi celesti gli piombarono addosso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa cos&#8217;era accaduto ancora???\u201d chiese uno dei Folletti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gughi rispose: \u201cEra successo questo. Quando<strong> in casa Tizzoni <\/strong>si accorsero della sparizione del<br>giovane Airaud l\u00ec per l\u00ec non ci diedero molto peso. Suo padre Giorgio era un tipo mite (diventava<br>una belva solo se gli parlavano degli Avogadro) ed era soprattutto molto tollerante: se un giovanotto<br>passava una notte o due fuori di casa che male c&#8217;era? Amici, dadi, donne, non lo facevano tutti i<br>rampolli delle famiglie nobili?<\/p>\n\n\n\n<p>Decise quindi di non farne parola a suo fratello maggiore Riccardo che era il capo della famiglia da<br>quando il loro vecchio genitore, poco tempo prima, aveva lasciato questo mondo.<br>Riccardo, che abitava in una sua tenuta fuori le mura, quel giorno si alz\u00f2 di buon&#8217;ora per andare a<br>caccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Era a cavallo, accompagnato da due suoi amici. Ad un certo punto, vide un bellissimo daino. Il<br>mantello sembrava dorato e le corna poi, strano ma vero, brillavano come oro.\u201d Gughi fece una<br>pausa significativa e gir\u00f2 lo sguardo sull&#8217; uditorio. Molti dei presenti ammiccarono, avevano capito<br>benissimo <strong>chi fosse il daino <\/strong>che si faceva inseguire cos\u00ec abilmente. Lasciando indietro gli altri<br>cacciatori, Riccardo infatti segu\u00ec l&#8217;animale, il quale si inoltr\u00f2 nella boscaglia. Ad un certo punto, la<br>vegetazione divenne cos\u00ec fitta che l&#8217;uomo dovette scendere e proseguire a piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese e vide balenare il chiaro mantello del daino nella radura, ma quando lanci\u00f2 una freccia in<br>quella direzione l&#8217;animale era scomparso per riapparire altrove, in un altro punto del prato, e la cosa<br>si ripet\u00e8 varie volte.<\/p>\n\n\n\n<p>Frastornato, l&#8217;uomo si mise a correre verso la direzione che gli parve giusta\u2026 ma di colpo il piede<br>gli manc\u00f2 e a lui sembr\u00f2 di essere inghiottito dalla terra.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/44\/c4\/7c\/44c47c0164de26e538938f2451281b69.jpg\" alt=\"\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La caduta fu attutita perch\u00e8 il suo corpo urt\u00f2 qualcosa di relativamente morbido.<\/p>\n\n\n\n<p>Era ovviamente il corpo di Uberto che si era assopito, risvegliandosi quando dal cielo cominciarono<br>a cadere corpi pesanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe succede ora?\u201d url\u00f2 Uberto <strong>svegliandosi di soprassalto<\/strong> e accompagnando la frase con una<br>solenne bestemmia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altro non rispose, cominciava appena in quel momento a capire di essere finito in una buca.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi ***siete voi?\u201d ripet\u00e8 Uberto, \u201cche ci fate qui ?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono\u2026 caduto\u201d balbett\u00f2 Riccardo, articolando a stento le parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Uberto rizz\u00f2 le orecchie, la voce non gli suonava nuova!<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa possibile che non si possa stare in pace un momento neppure nel ventre della terra?\u201d disse<br>ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSe credete che sia divertente cadere qui! Non l&#8217;ho fatto per spasso!\u201d Rispose l&#8217;altro seccato ma<br>nuovamente battagliero (evidentemente si stava riprendendo).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa si pu\u00f2 sapere chi diavolo siete?\u201d Borbott\u00f2 Uberto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono Riccardo dei Tizzoni\u201d, disse l&#8217;altro con una certa fierezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiete\u2026?\u201d Uberto quasi si strozz\u00f2 \u201c\u00e8 mai possibile che con tutti posti che ci sono al mondo voi<br>dobbiate capitare qui a raddoppiare la mia disgrazia!\u201d disse esasperato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa vostra\u2026?\u201d disse l&#8217;altro sdegnato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, maledetto d&#8217;un ghibellino. Io sono Uberto Avogadro!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMaledetto? badate a voi, signore! E al vostro collo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCane di un Tizzoni!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSerpente viscido di un pretaiolo che non siete altro!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBelva di un ghibellino senza Dio!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Continuarono per un po&#8217; su quel tono e poi, perso il lume degli occhi, vennero alle mani. <strong>Si<br>batterono come due giovanotti<\/strong>, bench\u00e8 fossero limitati dallo spazio davvero angusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, ansanti, stremati e contusi, dovettero smettere. Uberto parl\u00f2 dopo un lunghissimo silenzio<br>ostile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon credo serva batterci, Riccardo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo, Uberto, cerchiamo di uscire di qui, per prima cosa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo gi\u00e0 provato, non si pu\u00f2.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa eravate solo\u2026 adesso, in due, sar\u00e0 pi\u00f9 facile.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE come? \u201c<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAscoltate, il pi\u00f9 pesante di noi aiuta l&#8217;altro a salire fino al bordo. L&#8217;altro striscia fuori, poi prende<br>una pertica, un grosso ramo o qualche altra cosa, lo sporge al primo che si attacca e viene tirato su.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Uberto obiett\u00f2 che quello che usciva per primo poteva andarsene e lasciare l&#8217;altro nei guai.<br>L&#8217;obiezione era fondata e i due si accordarono di giurare solennemente <strong>sul loro onore di cavalieri<\/strong> di<br>non fare una cosa simile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo molto dibattere la cosa fu approvata, Uberto si mise vicino alla parete della buca e con sua<br>grande umiliazione l&#8217;altro gli sal\u00ec sulle spalle e raggiunse il bordo della buca, poi puntellandosi sulle<br>braccia riusc\u00ec a malapena a strisciare fuori. Prese poi un lungo e robusto ramo e lo porse a Uberto<br>che tendeva le braccia. Uberto lo afferr\u00f2 e Riccardo inizi\u00f2 a tirare. Ma il ramo che era molto secco<br>si spezz\u00f2. Uberto, rinnovando le sue imprecazioni colorite, non pot\u00e8 uscire. Altri tentativi non<br>ebbero miglior successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2, passo passo, il cavallo di Riccardo si avvicin\u00f2 e al Tizzoni venne in mente che doveva<br>esserci una corda nella bisaccia che stava appesa al fianco dell&#8217;animale. C&#8217;era, infatti, e <strong>finalmente il<br>salvataggio fu compiuto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I due uomini, finalmente in salvo, scoppiarono in una gran risata di sollievo e fecero per<br>abbracciarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 si frenarono, limitandosi a qualche reciproca manata amichevole sulle spalle. Infine si<br>avviarono, alquanto malconci e male in gambe, verso la boscaglia, sperando di recuperare anche il<br>cavallo di Uberto che infatti pascolava poco lontano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luisa Paglieri Tutto and\u00f2 come la vecchietta filatrice aveva previsto. 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