{"id":7471,"date":"2024-12-08T11:16:41","date_gmt":"2024-12-08T11:16:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7471"},"modified":"2024-12-08T11:16:42","modified_gmt":"2024-12-08T11:16:42","slug":"piemonte-rinascimentale-55-luoghi-da-scoprire-e-visitare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=7471","title":{"rendered":"Piemonte Rinascimentale: 55 luoghi da scoprire e visitare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Paolo Barosso <\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 da poco disponibile nelle librerie \u201c<strong>Piemonte rinascimentale<\/strong>.\u00a0<strong>55 luoghi da scoprire e visitare<\/strong>\u201d, volume nato dalla collaborazione tra\u00a0<strong>Simone Caldano<\/strong>, ricercatore free-lance e guida turistica, gi\u00e0 autore per il Capricorno edizioni di \u201cPiemonte medievale\u201d (2020), \u201cLiguria medievale\u201d (2022) e \u201cIl Piemonte che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d (2023), e\u00a0<strong>Serena D\u2019Italia<\/strong>, esperta di pittura norditaliana e ed europea dal Quattrocento al Seicento e di storia del collezionismo, che \u00e8 stata cocuratrice della mostra \u201cRinascimento privato\u201d tenutasi a Torino alla Fondazione Accorsi-Ometto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lambello.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Cover-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5069\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ancora oggi, come rimarcano gli autori del libro, alcuni preconcetti duri a morire fanno s\u00ec che una certa letteratura descriva il Piemonte come un territorio refrattario alle innovazioni artistiche del Rinascimento. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che la ricognizione nel territorio dimostra che la \u00abmaniera\u00bb dominante fu quella<strong>&nbsp;tardogotica<\/strong>&nbsp;fino all\u2019inizio del XVI secolo, ma sarebbe scorretto lasciare in ombra il fatto che, negli anni di passaggio tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento, il&nbsp;<strong>Rinascimento attecch\u00ec anche in Piemonte<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro territorio, le grandi novit\u00e0 rinascimentali centroitaliane furono recepite appieno, con l\u2019unicit\u00e0 che gli elementi del Rinascimento tosco-romano e di area padana lombardo-emiliana furono fatti convivere con quelli della tradizione tardogotica e dell\u2019Ars Nova fiamminga, dando vita a&nbsp;<strong>un dialogo unico e di grande fascino.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In area subalpina, dunque, si guardava verso Milano, verso Roma, ma anche verso&nbsp;<strong>il milieu fiammingo&nbsp;<\/strong>e non solo, non senza giungere a elaborazioni di&nbsp;<strong>notevole originalit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo fenomeno fu possibile grazie alle personalit\u00e0 di committenti colti, ambiziosi e al passo con i tempi: ecco, quindi, che a guidarci in questo itinerario troveremo membri del clero a tutti i livelli, nobili, capitani militari, confraternite, comunit\u00e0 desiderose di avere un santuario che perpetuasse la venerazione nei confronti di un miracolo e altri soggetti ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Piemonte rinascimentale. Viene quindi delineato un panorama molto pi\u00f9 ricco e composito di quanto spesso si creda: si tratta di monumenti che meritano di essere visitati, conosciuti e \u00absdoganati\u00bb, cos\u00ec che non continui a trascinarsi&nbsp;<strong>una narrazione faziosa e parziale<\/strong>&nbsp;della vicenda storica e artistica del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciamoci allora accompagnare dalla guida esperta degli autori alla scoperta del&nbsp;<strong>patrimonio artistico e architettonico della stagione rinascimentale in Piemonte<\/strong>, partendo dall\u2019illustrazione di tre casi, raggruppati nel \u201c<strong>Prologo<\/strong>\u201c, ancora riferibili alla tradizione tardogotica, ma gi\u00e0 protesi verso le novit\u00e0 artistiche \u2013 la chiesa di Santa Maria della Scala a Chieri, la Collegiata di Santa Maria Assunta a Chivasso e il complesso del San Giovanni a Saluzzo \u2013 per poi addentrarci nel territorio delle sei province piemontesi dove, con influenze e esiti diversi, la cultura del Rinascimento ha modellato le sue testimonianze pi\u00f9 significative.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lambello.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/10.-Casa-Cavassa-il-cortile-con-le-Fatiche-di-Ercole-ph-P.-Barosso-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5070\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Saluzzo, cortile di Casa Cavassa \u2013 veduta del ciclo dipinto da Hans Clemer tra il 1506 e il 1511 sul tema delle \u201cFatiche di Ercole\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il libro, che vuole essere un invito alla scoperta di un Piemonte diverso, non medievale n\u00e9 barocco, si conclude con una piccola raccolta di \u201c<strong>schede tematiche<\/strong>\u201d su aspetti specifici del periodo rinascimentale, meritevoli di attenzione, come&nbsp;<strong>la \u201cmoda\u201d delle case dipinte<\/strong>, con focus sui casi di Cuneo, dove le abitazioni affacciate sulla \u201ccontrada Maestra\u201d si arricchirono al principio del Cinquecento di affreschi con cicli narrativi complessi, in parte riscoperti da recenti campagne di restauro, e di Saluzzo, la piccola capitale marchionale in cui operava il pittore piccardo Hans Clemer, cui vennero commissionate le decorazioni esterne del loggiato di Casa Cavassa sul tema delle \u201cFatiche di Ercole\u201d, o il fenomeno dei \u201c<strong>compianti scultorei<\/strong>\u201d, gruppi di statue in terracotta, in legno o anche (raramente) in pietra raffiguranti la scena del \u201cCompianto sul Cristo morto\u201d, ispirata alle sacre rappresentazioni del periodo pasquale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un libro edito da Capricorno edizioni che mira a sfatare il preconcetto secondo cui l&#8217;arte del Piemonte tra XV e XVI secolo fosse attardata a passatista, solo una parentesi trascurabile tra un glorioso Medioevo e la fiorente stagione barocca.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7472,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,2321,495,10,27],"tags":[32,549,3866,4531,374],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7471"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7471"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7471\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7473,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7471\/revisions\/7473"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7472"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}