{"id":226,"date":"2023-04-13T21:25:00","date_gmt":"2023-04-13T21:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=226"},"modified":"2023-04-14T08:27:33","modified_gmt":"2023-04-14T08:27:33","slug":"montebore-tesoro-caseario-ritrovato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=226","title":{"rendered":"Mont\u00e9bore, il tesoro ritrovato delle valli Tortonesi"},"content":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso<\/p>\n<p>Nel ricco patrimonio caseario del Piemonte, occupa un posto di rilievo il pregiato <strong>Mont\u00e9bore<\/strong>, formaggio tipico delle valli Tortonesi. Gi\u00e0 citato in documenti del XII secolo, la tradizione ne fa risalire l&#8217;origine a un&#8217;epoca ancora pi\u00f9 antica, tra i secoli IX e XI, quando i monaci benedettini insediati sul monte Giarolo ne avviarono la produzione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium aligncenter\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/43\/84\/66\/438466b114dbd42b5c309f8395fd8ba1.jpg\" width=\"3008\" height=\"1960\"><\/p>\n<p>Il Mont\u00e9bore deve il suo nome all&#8217;omonima borgata, frazione del <strong>comune di Dernice<\/strong>, situata in val Curone, sulla linea di spartiacque tra le valli Grue e Borbera. La curiosa forma a torta nuziale o a ziggurat, data <strong>dalla sovrapposizione di robiole dal diametro decrescente<\/strong>, s&#8217;ispirava, secondo la tradizione locale, all&#8217;antica torre del paese.<\/p>\n<p>Esportato per secoli sui mercati genovesi e lombardi, secondo la tradizione il Mont\u00e8bore fu l&#8217;unico formaggio ammesso al sontuoso banchetto nuziale di<strong> Isabella d&#8217;Aragona<\/strong>, figlia di Alfonso II d&#8217;Aragona del ramo di Napoli, e di Gian Galeazzo Sforza, figlio del duca di Milano, che venne celebrato a Tortona nel 1489. Maestro cerimoniere del banchetto, incaricato da Ludovico il Moro, fu <strong>Leonardo da Vinci<\/strong>, che ebbe il compito di studiare non solo la successione e la tipologia delle portate, ma soprattutto l&#8217;aspetto ludico e di intrattenimento, con danze e rappresentazioni sceniche ispirate alla mitologia classica. Vi \u00e8 anche un filone narrativo popolare, la cui fondatezza storica non \u00e8 verificabile, che riconduce proprio al genio di Leonardo l&#8217;invenzione della <strong>forma tipica a torta nuziale<\/strong> che ancora oggi contraddistingue il Mont\u00e8bore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium aligncenter\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/00\/52\/a6\/0052a625e2de556bf3fbc87c1ef3eddd.jpg\" width=\"1772\" height=\"1668\"><\/p>\n<p>La produzione del Mont\u00e9bore, cessata negli anni Ottanta del Novecento con il ritiro degli ultimi casari, \u00e8 stata ripresa dal 1997 grazie all&#8217;iniziativa delle comunit\u00e0 locali e alle sperimentazioni condotte in sinergia dall&#8217;Istituto caseario di Moretta e dalla Facolt\u00e0 di Agraria dell&#8217;<strong>Universit\u00e0 di Torino<\/strong>, che hanno individuato, basandosi sulle testimonianze degli anziani, la procedura di caseificazione pi\u00f9 idonea a riprodurre le caratteristiche del Mont\u00e9bore d&#8217;un tempo.<\/p>\n<p>Il Mont\u00e9bore si produce con<strong> latte vaccino crudo in percentuale intorno al 70%<\/strong> (da vacche di razza Tortonese, a rischio estinzione, Bruna Alpina, Cabannina) in concorrenza con latte ovino per la quota restante (sono ammesse percentuali limitate di latte caprino).<\/p>\n<p>Secondo le regole di lavorazione, la cagliata, dopo essere stata rotta due volte con un cucchiaio di legno, \u00e8 posta nelle apposite formelle a forma di cilindro, dal diametro variabile, chiamate &#8220;<em><strong>ferslin<\/strong><\/em>&#8221; nella parlata locale, che erano in origine di terracotta e oggi di plastica. In seguito le forme vengono rivoltate per quattro o cinque volte e sottoposte a salatura manuale (rigorosamente con sale marino).<\/p>\n<figure style=\"width: 940px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/8d\/cd\/54\/8dcd54efd4f6e2bb0e8b946bf1dea4b0.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"788\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Foto tratta dal sito internet www.caseificioterredelgiarolo.it<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-size: revert; color: initial;\">Le forme, estratte dallo stampo, possono essere consumate fresche oppure dopo opportuna <strong>stagionatura<\/strong> per un periodo variabile da tre settimane a quattro mesi (in casi &#8220;estremi&#8221; si prolunga la stagionatura fino a dodici mesi), mentre la &#8220;costruzione&#8221; del cosiddetto castellino avviene sovrapponendo pi\u00f9 robiole di diametro decrescente.<\/span><\/p>\n<p>Oggi esiste un <strong>Consorzio di Tutela del formaggio Mont\u00e8bore<\/strong>, di cui fanno parte pi\u00f9 soci (tra cui il Caseificio Terre del Giarolo di Fabbrica Curone e la cooperativa Vallenostra di Mongiardino), che si profigge di promuovere questo tesoro caseario ritrovato delle valli Tortonesi attraverso azioni di tutela e di valorizzazione del prodotto. Tra queste, ci piace citare l&#8217;iniziativa &#8220;Adotta una pecora&#8221;, nata da un&#8217;idea della cooperativa agricola Vallenostra, che prevede la possibilit\u00e0 di adozione a distanza di una &#8220;pecora da Mont\u00e9bore&#8221; nell&#8217;ottica della salvaguardia delle razze animali del territorio (per maggiori informazioni: www.caseificioterredelgiarolo.it\/adozione).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso Nel ricco patrimonio caseario del Piemonte, occupa un posto di rilievo il pregiato Mont\u00e9bore, formaggio tipico delle valli Tortonesi. 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