{"id":2412,"date":"2016-08-01T10:41:05","date_gmt":"2016-08-01T10:41:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2412"},"modified":"2016-08-02T09:15:48","modified_gmt":"2016-08-02T09:15:48","slug":"la-parabola-torinese-di-francesco-grassi-e-la-situazione-linguistica-nel-piemonte-settecentesco-tra-piemontese-e-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2412","title":{"rendered":"La parabola torinese di Francesco Grassi e la situazione linguistica nel Piemonte settecentesco, tra piemontese e francese"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Benevelli<\/em><\/p>\n<p>La situazione linguistica del <strong>Piemonte<\/strong> durante il XVIII secolo era molto particolare, e diversa da quella delle altre regioni italiane. Di fatto, gli editti di politica linguistica di <strong>Emanuele Filiberto di Savoia<\/strong> che avevano abolito l\u2019uso del latino negli atti pubblici e nelle procedure giudiziarie, obbligando in suo luogo all\u2019uso dell\u2019italiano, non avevano avuto radicamento popolare nel territorio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2413\" aria-describedby=\"caption-attachment-2413\" style=\"width: 2532px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2413\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2413\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1.jpg\" alt=\"Torino, la capitale sabauda, nel 1718\" width=\"2532\" height=\"1868\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1.jpg 2532w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1-300x221.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1-768x567.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1-1024x755.jpg 1024w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/20160630_181108-1-600x443.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 2532px) 100vw, 2532px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2413\" class=\"wp-caption-text\">Torino, la capitale sabauda, nel 1718<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019italiano era percepito da tutti come una lingua lontana e distante: la &#8220;lingua volgare&#8221;, parlata dalla comunit\u00e0, era il <strong>piemontese<\/strong>. E, se all\u2019inizio il piemontese era parlato soltanto dal popolo perch\u00e9 <strong>la nobilt\u00e0 parlava francese<\/strong> (e questo gli dava un connotato negativo di \u201cpatois\u201d o \u201cmauvais jargon\u201d), quando la nobilt\u00e0 assunse il <strong>piemontese <\/strong>come propria lingua, esso divenne la <strong>lingua naturale<\/strong> di Torino. Certo, come Alfieri ci insegna, poich\u00e9 il mondo culturale piemontese era all\u2019epoca proiettato verso quello francese, la lingua di scrittura preferita continuava ad essere il francese.<\/p>\n<p>Louis Capello di Sanfranco, nella prefazione del suo <strong><em>Dictionnaire Portatif Pi\u00e9montais-Fran\u00e7ais<\/em><\/strong>, addirittura consigliava ai viaggiatori subalpini che avessero visitato Firenze e la Toscana, di non osare avventurarsi in conversazioni in italiano per evitare di trovarsi in difficolt\u00e0, e di usare piuttosto il francese: \u00ab<em>Nous pronon\u00e7ons cependant mieux le Fran\u00e7ais que l\u2019Italien; aussi je conseille mes compatriotes de parler fran\u00e7ais s\u2019ils vont en Toscane, car ils auraient bien de la peine \u00e0 soutenir une conversation suivie<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>In questo contesto, \u00e8 emblematica la vicenda di <strong>Francesco Grassi<\/strong>. Nelle <strong>Scuole Regie<\/strong>, scuole superiori d\u2019\u00e9lite istituite da Vittorio Amedeo II, era stato introdotto, in modo molto marginale, l\u2019insegnamento dell\u2019italiano, con una lezione di lingua da tenersi il sabato. La <strong>riforma scolastica<\/strong> del ministro <strong>Bogino <\/strong>increment\u00f2 le ore di italiano (ma sempre solo nelle scuole secondarie), disponendo che si assumessero anche all\u2019estero dei letterati idonei all\u2019insegnamento di questo nuovo idioma.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2416\" aria-describedby=\"caption-attachment-2416\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2416\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2416\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1.jpg\" alt=\"Teoria di antenati sabaudi - dalla quadreria della Reggia di Venaria Reale\" width=\"960\" height=\"540\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-1-600x338.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2416\" class=\"wp-caption-text\">Teoria di antenati sabaudi e loro consorti &#8211; dalla quadreria della Reggia di Venaria Reale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Fu cos\u00ec che dalla Repubblica di Genova, dove risiedeva, venne chiamato a Torino nel 1780 l\u2019erudito <strong>Francesco Grassi<\/strong>, come \u201cprofessore di rettorica e umanit\u00e0\u201d. L\u2019arrivo a Torino fu per lui come approdare ad un <strong>Paese straniero<\/strong>: egli, grande ammiratore di Metastasio e verseggiatore egli stesso in italiano e latino, rest\u00f2 meravigliato per il fatto che praticamente nessuno (al di fuori dei soci delle Accademie) fosse in grado di intelligere l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Infatti, mentre nel resto d\u2019Italia i ceti medio-alti parlavano e scrivevano abitualmente in italiano e il dialetto era riservato al basso popolo, qui (come abbiamo detto) i <strong>ceti medio-alti<\/strong> l\u2019italiano lo ignoravano, esprimendosi di solito in <strong>piemontese<\/strong> o in <strong>francese<\/strong>. Il francese era prediletto per la scrittura epistolare, mentre <strong>il popolo<\/strong> (che non sapeva scrivere) <strong>conosceva solo il piemontese<\/strong>, pur orecchiando genericamente il francese come familiare.<\/p>\n<p>Il Grassi, che non conosceva il <strong>piemontese<\/strong>, tentava di usare l\u2019italiano nella vita di tutti i giorni, ma con poco successo. La sua ostinazione nel voler adoperare l\u2019idioma toscano per comunicare, suscitava risolini di derisione, mentre lui veniva giudicato un eccentrico mattoide. E\u2019 pi\u00f9 o meno (come ci racconta Vittorio Alfieri) ci\u00f2 che era capitato a suo zio, l\u2019architetto Benedetto che, nato a Roma da un Alfieri di Sostegno e da una nobildonna romana, era vissuto l\u00e0 per tutta la giovinezza, venendo spedito dal padre a <strong>Torino<\/strong> per laurearsi: \u00ab<em>On avait si peu l\u2019habitude de l\u2019entendre \u00e0 Turin, que l\u2019architecte Benedetto Alfieri, qui l\u2019employait quotidiennement, sembla ridicule \u00e0 ses compatriotes<\/em>\u00bb (F.Brunot, \u201c<em>Histoire de la langue fran\u00e7aise<\/em>\u201d).<\/p>\n<figure id=\"attachment_2417\" aria-describedby=\"caption-attachment-2417\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2417\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2417\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3.jpg\" alt=\"Vedute di Torino nel Settecento - da incisioni d'epoca\" width=\"960\" height=\"651\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3-768x521.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ante-3-600x407.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2417\" class=\"wp-caption-text\">Vedute di Torino nel Settecento &#8211; da incisioni d&#8217;epoca<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Francesco Grassi<\/strong>, deluso dall\u2019ambiente che trovava intorno e con un stipendio misero, decise nel 1782 (dopo aver chiesto il permesso a Vittorio Amedeo III), di lasciare Torino e di insegnare italiano a <strong>Londra<\/strong>, come a quell\u2019epoca facevano molti letterati. Ma giunto in terra d\u2019Albione, si accorse presto che per i letterati italiani la professione di \u00ab<strong><em>language teacher<\/em><\/strong>\u00bb era spesso associata alla miseria. Cos\u00ec, pur essendosi nel frattempo innamorato della lingua, della cultura e della letteratura inglese, nell&#8217;autunno 1784 fu costretto a tornare a Torino.<\/p>\n<p>Qui ritrov\u00f2 il suo (malpagato) posto di \u201cprofessore di retorica e umanit\u00e0\u201d, ed entr\u00f2 di nuovo nella piccola accolita della \u201cPatria Societ\u00e0 Letteraria\u201d (la pi\u00f9 nota accademia di letterati a Torino). Solo in questo <em>entourage<\/em> egli poteva leggere i suoi poemi, sicuro di venire apprezzato. Ma lo scarso amore dei Torinesi per la lingua di Dante lo angustiava. Perch\u00e9, si chiedeva, respingere una lingua cos\u00ec nobile ed elegante, per rifugiarsi in un vernacolo incolto? Com\u2019era possibile che esso venisse parlato con orgoglio anche a Palazzo Reale?<\/p>\n<p>Poich\u00e9 tutti i membri della \u201cPatria Societ\u00e0 Letteraria\u201d declamavano nelle riunioni periodiche i loro componimenti (che venivano poi raccolti in un libro a stampa), <strong>Francesco Grassi<\/strong> pens\u00f2 di presentare un suo saggio, \u201c<strong><em>Sopra le lingue ed i dialetti<\/em><\/strong>\u201d. In questo libello, egli rimarcava di aver osservato i <strong>Piemontesi <\/strong>molto orgogliosi <strong>del loro Stato e della loro capitale<\/strong>, tanto da ritenersi quasi superiori agli altri Italiani. Ma come potevano i Piemontesi definirsi una Nazione, se per parlare utilizzavano un misero dialetto e se per scrivere utilizzavano la lingua di un altro popolo? Soltanto sostituendo ambedue gli idiomi con una lingua &#8220;fiorita e colta&#8221; come l\u2019italiano avrebbero aspirare ad essere una Nazione degna di questo nome.<\/p>\n<p>Ma di tutto questo erano responsabili la Nobilt\u00e0 e la Corte, visto che il popolo tendeva ad imitare ci\u00f2 che essi facevano perch\u00e9 dava in generale prestigio. Soltanto se essi avessero rigettato il piemontese e il francese e dando credito al toscano, il popolo avrebbe seguito per emulazione. <strong>La critica del Grassi<\/strong> direttamente alla Corte e alla Nobilt\u00e0 fece scalpore, e suscit\u00f2 molte polemiche tra i membri della Societ\u00e0, che inizialmente rifiut\u00f2 di pubblicare il suo saggio, poi diede l\u2019assenso a patto che esso venisse abbondantemente purgato. <strong>L\u2019attacco del Grassi al francese<\/strong> per\u00f2 era fuori luogo, perch\u00e9 dimenticava che il <strong>Regno di Sardegna<\/strong>, a cavallo delle Alpi, non poteva essere, per sua natura, che uno stato bilingue.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2414\" aria-describedby=\"caption-attachment-2414\" style=\"width: 540px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Frontesp.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2414\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2414\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Frontesp.jpg\" alt=\"Frontespizio Grammatica Piemontese di Maurizio Pipino \" width=\"540\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Frontesp.jpg 540w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Frontesp-169x300.jpg 169w\" sizes=\"(max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2414\" class=\"wp-caption-text\">Frontespizio Gramatica Piemontese di Maurizio Pipino<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>L\u2019attacco al piemontese<\/strong> sembrava poi <strong>un attacco diretto alla Corte<\/strong>, poich\u00e9 proprio la principessa Maria Adelaide (moglie del futuro Carlo Emanuele IV) era stata colei che aveva spinto e incoraggiato <strong>Maurizio Pipino<\/strong> a pubblicare nel 1783 il \u201c<strong>Vocabolario Piemontese<\/strong>\u201d e l\u2019anno seguente la <strong>Grammatica<\/strong>. Maria Adelaide si era innamorata del piemontese, pur essendo lei nata a Versailles e pur essendo lei sorella minore di re Luigi XVI.<\/p>\n<p>Dopo questo episodio, Francesco Grassi decise di propagandare l\u2019uso dell\u2019italiano attraverso la pubblicazione di un giornale letterario, \u201c<strong><em>Lo Spettatore Italiano-Piemontese<\/em><\/strong>\u201d. Il giornale chiuse dopo due anni, e per un decennio Francesco Grassi scomparve dalla scena culturale torinese. Nel 1801, l\u2019Accademia delle Scienze, che distingueva secondo l\u2019uso del tempo le sue discipline scientifiche in \u201cScienze Naturali\u201d e \u201cScienze Morali\u201d, chiam\u00f2 il Grassi tra i suoi membri quale erudito esperto di letteratura e filosofia. Ma, nel frattempo, era avvenuta la Rivoluzione, ed era cambiato il mondo. I Savoia erano dovuti fuggire, e il Piemonte era stato posto dapprima sotto amministrazione militare francese, in attesa di essere l\u2019anno successivo \u201c<em>rattach\u00e9 \u00e0 la France<\/em>\u201d, cio\u00e8 incorporato a tutti gli effetti nel territorio metropolitano francese e suddiviso in sei dipartimenti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2418\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2418\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia.jpg\" alt=\"Piemonte Savoia\" width=\"3111\" height=\"1712\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia.jpg 3111w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia-300x165.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia-768x423.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia-1024x564.jpg 1024w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Piemonte-Savoia-600x330.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 3111px) 100vw, 3111px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il povero <strong>Francesco Grassi<\/strong> pens\u00f2 bene di leggere ai membri dell\u2019Accademia un \u201c<em>Discorso accademico sopra la presupposta unione del Piemonte alla Francia considerata secondo i rapporti di sicurezza, arti, commercio e letteratura<\/em>\u201d, nel quale sosteneva che nel <strong>Piemonte francese<\/strong>, l\u2019Accademia avrebbe lei dovuto farsi carico della difesa della lingua italiana e della sua letteratura. E\u2019 inutile dire che un \u201cDiscorso\u201d del genere, in quel contesto storico, era totalmente in antitesi con la politica di Parigi, che mirava al contrario alla completa <strong><em>francisation<\/em><\/strong> del territorio.<\/p>\n<p>Essendo stato ritenuto del tutto inopportuno, gli Accademici si rifiutarono di pubblicarlo. Ci\u00f2 nonostante, Francesco Grassi fu nominato bibliotecario aggiunto dell&#8217;Accademia, e tale rimase fino al 1806. In quell\u2019anno, egli si arrese allo stato dei fatti, pubblicando una \u201c<strong><em>Grammatica comparativa d&#8217;ambo le lingue, italiana e francese<\/em><\/strong>\u201d. Non si sa cosa accadde, ma in quello stesso anno perse il posto di bibliotecario, e da quel momento venne rifiutata ogni sua richiesta di pubblicare i suoi scritti presso l\u2019Accademia.<\/p>\n<p>Quando la parabola imperiale ebbe termine, i Savoia vollero regolare i conti con tutti coloro che avevano collaborato con il regime precedente, e la cosa pi\u00f9 paradossale \u00e8 che la vendetta di <strong>Vittorio Emanuele I<\/strong> colp\u00ec inesorabile proprio l\u2019incolpevole <strong>Francesco Grassi<\/strong>, che venne privato dei suoi beni e ostracizzato. Invano egli tent\u00f2 di commuovere i <strong>Savoia<\/strong>, pubblicando carmi encomiastici in latino per celebrare il loro ritorno, come \u201c<em>In Diem Assumptionis Beatae Mariae Virginis Carmen Votivum Pro Faustissimo Regis, Augustaeque Familia Reditu\u201d o \u201cFaustissimi Ingressus Augustissimi Regis Victorii Emanuelis in Urbem Commemoratio Alcaici<\/em>\u201d. Ma non ci fu nulla da fare. Povero, solo, deluso e malato, mor\u00ec nel 1818 dimenticato da tutti, dopo aver lasciato nel testamento le sue poche monete alla domestica.<\/p>\n<p>Fonte: <strong>Andrea Merlotti<\/strong> in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em> volume 58, Treccani editore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Benevelli La situazione linguistica del Piemonte durante il XVIII secolo era molto particolare, e diversa da quella delle altre regioni italiane&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2420,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[306,5,4],"tags":[307,308,310,312,144,309,314,30,311,313,35,29,154],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2412"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2412"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2412\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2427,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2412\/revisions\/2427"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}