{"id":2430,"date":"2016-08-31T15:15:26","date_gmt":"2016-08-31T15:15:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2430"},"modified":"2016-08-31T15:16:16","modified_gmt":"2016-08-31T15:16:16","slug":"don-merla-un-benefattore-torinese-dimenticato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2430","title":{"rendered":"Don Merla: un benefattore torinese dimenticato"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<em>Milo Julini<\/em><\/p>\n<p>Nel 1854\u00a0<strong>Torino fu colpita da una nuova epidemia di colera<\/strong>\u00a0che, tra la fine di luglio e l\u2019inizio di agosto, si estese da Genova a Torino, dove fece le sue prime vittime il 30 luglio per durare fino a dicembre.\u00a0<strong>Furono colpite 2.533 persone con 1.438 casi di morte.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14018044_1794824370762431_422904037_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2439\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2439\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14018044_1794824370762431_422904037_n.jpg\" alt=\"Don Merla\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14018044_1794824370762431_422904037_n.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14018044_1794824370762431_422904037_n-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel <strong>borgo San Donato<\/strong>, ancora parrocchia di Borgo Dora, secondo Emilio Garro (1966) vennero installati dal Municipio due lazzaretti provvisori per la cura dei malati privi di assistenza.<\/p>\n<p>Uno di questi era situato nell\u2019area fra corso Principe Oddone, via Santa Chiara (oggi via Miglietti) e via Balbis, circondato da campi e terreni fabbricabili. In questo lazzaretto furono assai attivi <strong>San Giovanni Bosco<\/strong> e molti giovani del suo oratorio di San Francesco di Sales, tra cui il beato Michele Rua e il futuro cardinale Giovanni Cagliero.<\/p>\n<p>Sui giornali, oltre alle notizie ed ai bollettini del colera, si riportavano episodi di ignoranza e pregiudizi della popolazione:\u00a0<strong>il popolino diffidava delle cure e i parenti dei malati, per precauzione, obbligavano talora i medici a trangugiare parte delle medicine prescritte.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>A Genova era ancora peggio, visto che bisognava usare i bersaglieri per proteggere i dottori in visita.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14017793_1794824390762429_1629757648_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2440\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2440\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14017793_1794824390762429_1629757648_n.jpg\" alt=\"Don Merla\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14017793_1794824390762429_1629757648_n.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14017793_1794824390762429_1629757648_n-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche fra la popolazione del <strong>borgo San Donato<\/strong> vi era chi manifestava la sua ostilit\u00e0 verso i soccorritori che, per ignoranza e pregiudizi, erano accusati di spargere una \u201cacquetta\u201d che affrettava la morte dei colerosi. Oltre che di fischi e insulti, medici e volontari talvolta erano fatti oggetto di sassaiole, episodi deplorevoli che si erano verificati anche nel corso del colera del 1835.<\/p>\n<p>A settembre il colera era in fase decisamente calante e, a questo punto\u00a0<strong>si innesta la vicenda di don Pietro Merla<\/strong>.<\/p>\n<p>Don Merla, nato a <strong>Rivara<\/strong> nel 1815, figlio di un notaio, coetaneo e compagno nel seminario di Chieri di San Giovanni Bosco col quale aveva continuato a mantenere relazioni di amicizia e collaborazione, tanto che fu don Merla a insegnare al giovane Michele Rua i principi della lingua latina.<\/p>\n<p>Inizialmente don Merla era stato professore di latino ed aveva successivamente accettato la nomina a cappellano nel carcere femminile delle Torri Palatine a Torino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2441\" aria-describedby=\"caption-attachment-2441\" style=\"width: 2773px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2441\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2441\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835.jpg\" alt=\"Il voto della Citt\u00e0 di Torino per la liberazione dall'epidemia di colera del 1835 - vetrata istoriata nella chiesa di San Massimo a Torino\" width=\"2773\" height=\"1055\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835.jpg 2773w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835-300x114.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835-768x292.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835-1024x390.jpg 1024w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Voto-colera-1835-600x228.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 2773px) 100vw, 2773px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2441\" class=\"wp-caption-text\">Il voto della Citt\u00e0 di Torino per la liberazione dall&#8217;epidemia di colera del 1835 &#8211; vetrata istoriata nella chiesa di San Massimo a Torino<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa scelta port\u00f2 ad una svolta nella sua vita: pens\u00f2 di favorire il <strong>reinserimento delle detenute nella societ\u00e0<\/strong> con la fondazione di un istituto per accogliere le donne ravvedute che, uscite dal carcere, volevano vivere onestamente col loro lavoro, al riparo da malvagi influssi ambientali.\u00a0Molte persone pie, fra cui la <strong>marchesa Giulia di Barolo<\/strong>, fornirono il loro valido appoggio a don Merla, che pot\u00e9 cos\u00ec fondare, il 26 aprile 1854, il suo istituto,\u00a0<strong>Ritiro di San Pietro in Vincoli<\/strong>, collocato in una soffitta della casa Primey in via Bogino.<\/p>\n<p>Secondo una versione tradizionale dei Salesiani, a settembre del 1854, <strong>don Bosco<\/strong> consigli\u00f2 a <strong>don Merla<\/strong> di trasferire le sue ricoverate dalla scomoda sede di via Bogino nel lazzaretto ormai smobilitato che poteva essere affittato a buon prezzo e debitamente riadattato. Si trattava di un terreno a forma di cuneo dove sorgeva un fabbricato ad un piano, con al centro un cortile rustico fornito di pozzo. La parte principale si affacciava su corso Principe Oddone con una cancellata, un piccolo atrio e finestre munite di inferriate. In via Balbis, da una seconda entrata chiusa da un cancello, si accedeva alla stalla e alla cucina. Don Merla ne prese in affitto una parte dove, dopo disinfezione e riadattamento, la comunit\u00e0 si trasfer\u00ec alla chetichella. Il nome dell\u2019istituto fu mutato in\u00a0<strong>Ritiro di San Pietro Apostolo<\/strong>, che non ricordava carcere e catene come \u201cin Vincoli\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14102040_1794824387429096_27395121_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2442\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2442\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14102040_1794824387429096_27395121_n.jpg\" alt=\"Torino - Istituto di San Pietro fondato da don Merla\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14102040_1794824387429096_27395121_n.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14102040_1794824387429096_27395121_n-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si adatt\u00f2 un locale a cappella per la <strong>Messa domenicale<\/strong> e le altre funzioni religiose che, in assenza di don Merla, venivano celebrate da sacerdoti salesiani. L\u2019assistenza delle ricoverate prosegu\u00ec con le iniziali suore Giuseppine, poi sostituite da due suore Vincenzine del Cottolengo.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>istituzione di don Merla<\/strong> non piaceva ai malavitosi, sfruttatori delle giovani prostitute che lui redimeva, che si vedevano privati della loro fonte di reddito. Cos\u00ec un gruppo di giovinastri gli tese un vile attentato, lo percossero e lo presero a sassate. In conseguenza di questa aggressione, Don Merla mor\u00ec il 9 novembre 1855.<\/p>\n<p>I giornali cattolici intransigenti torinesi, \u201c<em>L\u2019Armonia<\/em>\u201d e \u201c<em>Il Campanone<\/em>\u201d \u00a0pubblicarono i necrologi di don Merla, senza approfondire le gli aspetti drammatici della sua morte.<\/p>\n<p>Don Merla \u00e8 ricordato dai Salesiani, come collaboratore di Don Bosco.\u00a0Gli succedette il teologo\u00a0<strong>Giovanni Battista Vola<\/strong>\u00a0che decise di ospitare anche altre giovani, orfane o abbandonate, e pens\u00f2 di acquisire l\u2019intero fabbricato dove erano stati affittati i primi locali da don Merla. Il proprietario era il signor cavaliere chirurgo ortopedico Giovanni Pistono e la vendita al teologo Vola avvenne il 15 febbraio 1859. Il teologo Vola mor\u00ec nel 1872 e gli succedette il <strong>teologo Roberto Murialdo<\/strong>, cugino di San Leonardo Murialdo, che cambi\u00f2 il titolo dell\u2019istituzione in <strong>Istituto di San Pietro<\/strong>, dove decise di accettare non pi\u00f9 ex carcerate, ma fanciulle orfane o raccomandate da Enti morali per particolari situazioni di famiglia, non soltanto di Torino ma anche di altre citt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14081337_1794824384095763_1779297871_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2444\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2444\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14081337_1794824384095763_1779297871_n.jpg\" alt=\"Istituto di San Pietro fondato da don Merla\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14081337_1794824384095763_1779297871_n.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14081337_1794824384095763_1779297871_n-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 1875 don Roberto Murialdo fond\u00f2 la <strong>Congregazione delle Suore di Maria SS Addolorata<\/strong> (di semi-clausura), istituita esclusivamente per le figlie dell\u2019Istituto di San Pietro che desideravano monacarsi.<\/p>\n<p>Negli anni Trenta del Novecento divent\u00f2 una famiglia del Cottolengo.<\/p>\n<p>L\u2019Istituto di San Pietro, <strong>ancora attivo<\/strong>, attualmente si occupa di ragazzi difficili, sempre avvalendosi dell\u2019opera di alcune suore del Cottolengo.\u00a0L\u2019iniziale indirizzo di via Santa Chiara n. 66, all\u2019angolo con via Balbis n. 18, corrisponde ora a <strong>via Miglietti 2<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli scrittori canavesani <strong>Antonino Bertolotti<\/strong> e <strong>don Angelo M. Rocca<\/strong> definiscono nei loro libri <strong>don Pietro Merla<\/strong> come <strong>un benemerito dell\u2019umanit\u00e0<\/strong>: la definizione non appare dettata da meschino campanilismo canavesano perch\u00e9 le sue scelte coraggiose e il suo impegno sociale sono fuori discussione.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto pi\u00f9 curioso della vicenda di don Pietro Merla viene dalla <strong>enciclopedia per ragazzi \u201cIl Tesoro\u201d<\/strong> (UTET, 1960).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14089373_1794824394095762_1722618176_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2443\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2443\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14089373_1794824394095762_1722618176_n.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14089373_1794824394095762_1722618176_n.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/14089373_1794824394095762_1722618176_n-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel capitolo \u201c<em>Benefattori dell\u2019umanit\u00e0<\/em>\u201d l\u2019aggressione dei malavitosi e la conseguente morte di don Merla viene <strong>attribuita a San Giuseppe Cottolengo<\/strong>, in realt\u00e0 morto a Chieri, il 30 aprile 1842, di colera. Si narra che il Cottolengo, una notte, mentre rientrava\u00a0 a piedi da una visita fatta agli Eremi di Gassino, alla svolta di una via di campagna, venne assalito da certi malviventi, protettori di alcune povere infelici da lui convertite e ricoverate, che lo lasciarono come morto a terra; rientrato alla Piccola Casa, vi mor\u00ec dopo qualche giorno.<\/p>\n<p>Questo singolare \u201cgemellaggio\u201d con uno dei pi\u00f9 insigni \u201cSanti sociali\u201d torinesi conferma la validit\u00e0 dell\u2019opera di <strong>don Pietro Merla<\/strong> che necessita di una migliore valorizzazione, non soltanto in ambito locale torinese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Milo Julini Nel 1854\u00a0Torino fu colpita da una nuova epidemia di colera\u00a0che, tra la fine di luglio e l\u2019inizio di agosto, si estese&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2440,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,26,143,241,4],"tags":[326,324,76,329,327,218,323,328,325,330,30,331,36,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2430"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2445,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2430\/revisions\/2445"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}