{"id":2794,"date":"2016-12-15T14:59:43","date_gmt":"2016-12-15T14:59:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2794"},"modified":"2016-12-15T15:38:09","modified_gmt":"2016-12-15T15:38:09","slug":"prima-e-dopo-la-vinificazione-moderna-levoluzione-del-gusto-del-vino-piemonte-e-alla-corte-sabauda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2794","title":{"rendered":"Prima e dopo la vinificazione moderna: l\u2019evoluzione del gusto del vino in Piemonte e alla corte sabauda"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Tratto da <em>La mensa dei poveri e dei re, cultura enogastronomica popolare e di corte nelle terre sabaude &#8211; Giornate di Studi al Castello Ducale di Agli\u00e8 &#8211; 18 e 19 settembre 2015<\/em><\/p>\n<p>Introdotta al tempo dei <strong>Celti<\/strong> (VII\/VI secolo a.C.), la vite si espanse in Piemonte a partire dall\u2019Alto Medioevo, con l\u2019avanzare del Cristianesimo, che necessitava di vino per esigenze liturgiche, e grazie all\u2019opera dei monaci. <strong>Viticoltura monastica<\/strong>, dunque, ma anche <strong>viticoltura aristocratica<\/strong>: il concetto, elaborato da Roger Dion, illustra come la presenza d\u2019una corte in un dato territorio abbia influito sullo sviluppo della viticoltura. Il <strong>duca Filippo l\u2019Ardito<\/strong> nel 1395 viet\u00f2 il Gamay facendolo sostituire con il Pinot Noir, che \u00e8 oggi il monovitigno dei <strong>grandi rossi di Borgogna<\/strong>. Nel <strong>Piemonte medioevale<\/strong>, politicamente frammentato, spicca la corte dei Savoia Acaia che diede impulso alla produzione vinicola indirizzandone gli orientamenti con le proprie scelte di consumo e d\u2019investimento.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_2795\" aria-describedby=\"caption-attachment-2795\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2795\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2795 size-full\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n.jpg\" alt=\"Vigna a Ghemme\" width=\"960\" height=\"539\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15078525_1670026586620835_9158539519097296257_n-600x337.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2795\" class=\"wp-caption-text\">Vigna nella zona di Ghemme (Colline Novaresi)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il gusto per il vino muta nei secoli: risulta che nel Medioevo si prediligesse il <strong>vino bianco<\/strong>, o di poco colore, anche negli usi liturgici, mentre i vini rossi si diffusero pi\u00f9 tardi, ma ancora nel primo Seicento <strong>Giovanni Battista Croce<\/strong>, che descrive in un libro vitigni e vini della collina torinese, propone una gerarchia basata sui parametri di colore e di gusto, mostrando di anteporre i vini bianchi o rosati a quelli rossi ed elogiando dolcezza e leggerezza come criteri distintivi del vino eccellente.<\/p>\n<p>Nell\u2019organizzazione della <strong>corte sabauda<\/strong> approvvigionamento e conservazione del vino facevano capo a personale qualificato, variamente inquadrato a seconda delle epoche. Al tempo di Carlo II detto il Buono il <strong>bottigliere<\/strong> o <em><strong>sommelier<\/strong>, <\/em>qualifiche corrispondenti a cariche distinte anche se con mansioni affini, era responsabile sia dell\u2019acquisto e conservazione dei vini, sia della manutenzione delle cantine ducali.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15391001_1180056148769185_5241945723747225814_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2796\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2796 size-full alignleft\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15391001_1180056148769185_5241945723747225814_n.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15391001_1180056148769185_5241945723747225814_n.jpg 480w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15391001_1180056148769185_5241945723747225814_n-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Inoltre, su specifico incarico, era chiamato a tenere in ordine le strade di collegamento tra le zone vinicole, come il Canavese, e la capitale, anche allo scopo di garantire un <strong>flusso regolare di vino alla corte<\/strong>. In questo senso merita rilevare come, nei costi complessivi dell\u2019acquisto, incidesse di pi\u00f9 il trasporto che non la spesa per il vino in s\u00e8. Con il miglioramento delle infrastrutture l\u2019incidenza dei costi di trasporto si riduce, favorendo cos\u00ec lo <strong>smantellamento della viticoltura nelle zone meno vocate<\/strong>, ma un tempo produttive per via della maggiore vicinanza alla corte.<\/p>\n<p>Tra i fattori che influiscono sulle scelte di consumo, oltre alle prescrizioni mediche, al gusto personale, alle mutevoli mode, vi sono senza dubbio le <strong>acquisizioni territoriali<\/strong> e le <strong>vicende dinastiche<\/strong>. Il legame tra il Piemonte sabaudo e la Spagna di Filippo II favor\u00ec l\u2019afflusso a corte di vini rossi di Spagna, molto graditi ad Emanuele Filiberto, che apprezzava anche la birra, <em>cervogia<\/em>, e la Malvasia di Candia.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2797\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2797\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n-300x125.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n-768x320.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15356630_1180059798768820_3999293611528623697_n-600x250.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I <strong>vini francesi<\/strong>, di Borgogna, Champagne, Bordeaux, furono sempre presenti a corte, sia per affinit\u00e0 culturale che per vicinanza dinastica, mentre, ad esempio, vennero ostracizzati alla corte pontificia di papa Paolo III perch\u00e9 accusati di patire il trasporto via mare, ma in realt\u00e0 per contrasti politici. Al conseguimento del titolo regio, avvenuto nel 1713, fece seguito <strong>un maggior afflusso di vini stranieri a corte,<\/strong> dalle rinomate regioni vinicole di Francia, ma anche da Canarie, Tokaj, Mosella, Reno, Madera, Cipro.<\/p>\n<p>Nel corso del Settecento si matura la consapevolezza di un necessario miglioramento qualitativo del vino, collegandolo da un lato alla <strong>modernizzazione delle tecniche di produzione<\/strong>, da attuarsi con il superamento di un certo conservatorismo del contadino piemontese che impediva l\u2019adozione di metodi innovativi gi\u00e0 collaudati nelle pi\u00f9 progredite regioni vinicole francesi, e dall\u2019altro lato ritenendo questa evoluzione indispensabile per risolvere i problemi di conservazione del prodotto e consentirne quindi l\u2019esportazione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2800\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2800\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"720\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15442112_1180079102100223_4283935860874562290_n-600x450.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Agronomi e funzionari sabaudi si convincono che il vino piemontese, se migliorato nella qualit\u00e0, pu\u00f2 avere successo sui mercati stranieri e si fanno promotori di <strong>tentativi di esportazione<\/strong> verso l\u2019<strong>Inghilterra<\/strong>, che assorbiva gi\u00e0 sete, risi e canape dagli Stati Sabaudi. Il progetto ebbe scarso seguito, sia per limiti nella qualit\u00e0 del prodotto, poco longevo, sia per l\u2019inesperienza nel predisporre il trasporto, sia ancora per carenze infrastrutturali, evidenti nel mancato potenziamento del porto di Nizza e nella precariet\u00e0 dei collegamenti con Torino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2808\" aria-describedby=\"caption-attachment-2808\" style=\"width: 194px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2808\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2808 size-medium\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti-194x300.jpg\" alt=\"Marchesa Giulia Falletti di Barolo\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti-768x1190.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti-661x1024.jpg 661w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti-600x930.jpg 600w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Marchesa-Giulia-Colbert-Falletti.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2808\" class=\"wp-caption-text\">Marchesa Giulia Falletti di Barolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>La svolta si ebbe nell\u2019Ottocento, con l\u2019opera di Cavour e della <strong>marchesa Giulia Falletti di Barolo<\/strong> che, reclutando nelle proprie tenute enologi di fama come il francese<strong> Louis Oudart<\/strong>, apportarono alla viticoltura piemontese le competenze tecniche necessarie per ottenere un prodotto di qualit\u00e0, in grado di competere con i grandi vini di Borgogna e Bordeaux.<\/p>\n<p>Nacque cos\u00ec il <strong>Barolo in senso moderno<\/strong> e questo dinamismo indusse anche casa Savoia ad investire nel settore, con l\u2019acquisto di tenute come Verduno e Pollenzo. Lo sviluppo della viticoltura piemontese, dopo la crisi causata dai tre flagelli di oidio, peronospera e fillossera, che parvero minarne la sopravvivenza tra fine Ottocento e primo Novecento, prosegu\u00ec nei decenni successivi sino ai <strong>successi internazionali<\/strong> dei giorni nostri. &nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_2804\" aria-describedby=\"caption-attachment-2804\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n.jpg\" rel=\"attachment wp-att-2804\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2804 size-full\" src=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n.jpg\" alt=\"Il paese di Verduno nelle Langhe\" width=\"960\" height=\"640\" srcset=\"https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n.jpg 960w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.piemonteis.org\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/15542012_1180796322028501_4123324338718296374_n-600x400.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2804\" class=\"wp-caption-text\">Il paese di Verduno nelle Langhe, uno degli undici comuni del Barolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso&nbsp; Tratto da La mensa dei poveri e dei re, cultura enogastronomica popolare e di corte nelle terre sabaude &#8211; Giornate&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2800,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2,11],"tags":[438,461,30,35,29,38,462],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2794"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2794"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2794\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2810,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2794\/revisions\/2810"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2800"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}