{"id":2968,"date":"2017-02-03T21:40:40","date_gmt":"2017-02-03T21:40:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2968"},"modified":"2017-02-03T21:47:42","modified_gmt":"2017-02-03T21:47:42","slug":"breve-storia-di-tre-ponti-torinesi-sul-po","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=2968","title":{"rendered":"Breve storia di tre ponti torinesi sul Po"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Paolo Barosso&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Torino, abbracciata nel suo orizzonte dalla cerchia alpina, \u00e8 citt\u00e0 d\u2019acque e, quindi, anche di ponti, alcuni d\u2019aspetto monumentale, capaci di caratterizzare fortemente il paesaggio urbano.<\/p>\n<p>In questo breve contributo ve ne presentiamo tre, avvalendoci, per illustrare l&#8217;articolo, dei bellissimi scatti del fotografo torinese <strong>Alberto Chinaglia<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/9f\/f5\/4d\/9ff54da2f18faae9f20f8ea5f5cff912.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"530\"><\/p>\n<p>Il <strong>ponte Principessa Isabella<\/strong>, realizzato su progetto di <strong>Ernesto Ghiotti<\/strong>, ingegnere capo del Comune di Torino, tra il 1876 e il 1880, \u00e8 stato concepito come attraversamento del Po in corrispondenza del tratto finale di <strong>corso Dante<\/strong>, in un periodo di notevole espansione edilizia in quest\u2019area a ridosso del Po e della collina.<\/p>\n<p>Esprime la sua eleganza nella snellezza delle <strong>cinque armoniose arcate<\/strong>, nella gradevole bicromia tra il rosso mattone dei timpani e il biancheggiare della pietra nelle pile di sostegno e nei rosoni ornamentali, e nel raffinato disegno del parapetto in ghisa, purtroppo oggi parzialmente compromesso dai nuovi lampioni, sistemati in tempi recenti in sostituzione di quelli originari.<\/p>\n<p>Lungo 160 metri, deve la sua dedicazione alla <strong>Principessa Isabella di Baviera<\/strong>, andata in sposa nel 1883 al secondo <strong>duca di Genova<\/strong>, Tommaso, figlio di Ferdinando, capostipite del ramo, raffigurato nella movimentata statua equestre collocata nel 1877 nell\u2019odierna piazza Solferino.<\/p>\n<figure style=\"width: 526px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/82\/c3\/18\/82c318e782ea5d682ded1f80fb794517.jpg\" alt=\"\" width=\"526\" height=\"691\"><figcaption class=\"wp-caption-text\">Ritratto della principessa Isabella di Baviera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il <strong>ponte Vittorio Emanuele I<\/strong>, che si protende sul Po per una lunghezza di 150 metri collegando le due sponde tra piazza Vittorio Veneto e l\u2019area antistante della Gran Madre, \u00e8 anche noto come <strong><em>ponte Napoleonico<\/em><\/strong>, perch\u00e9 venne costruito a partire dal novembre 1810, durante l\u2019occupazione francese del Piemonte, in ottemperanza ad un decreto emanato da Napoleone nel 1807 (la prima pietra venne posata dal principe Camillo Borghese, al tempo governatore dei territori francesi aldil\u00e0 delle Alpi), e popolarmente chiamato <strong><em>pont d\u2019pera<\/em><\/strong>, ponte di pietra, dato che venne realizzato appunto in pietra in sostituzione di una struttura precedente, rovinata dalla disastrosa piena del novembre 1706 e parzialmente ricostruita con arcate provvisorie in legno, come risulta dal quadro di <strong>Bernardo Bellotto<\/strong> datato 1745 e conservato nella Galleria Sabauda. &nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/3d\/b4\/26\/3db4263e73904741eae845d8b52a85e3.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"532\"><\/p>\n<p>Il ponte, costruito su progetto del francese <strong>Joseph Pertinchamp<\/strong>, ricorda nell\u2019intitolazione il re sabaudo, <strong>Vittorio Emanuele I<\/strong>, che il 20 maggio 1814 fece solenne ritorno nell\u2019antica capitale dopo la liberazione dal giogo napoleonico. A lui \u00e8 anche dedicata la statua, posata nel 1814 e realizzata da Giuseppe Gaggini, che campeggia dinnanzi alla chiesa neoclassica della <strong>Gran Madre di Dio<\/strong> e che volge lo sguardo verso l\u2019ampia piazza porticata aldil\u00e0 del fiume, recante, sino a dopo la prima guerra mondiale, il nome dello stesso sovrano (oggi \u00e8 Vittorio Veneto). &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>La salvezza del ponte, inviso al popolo che lo legava al ricordo spiacevole dell\u2019occupazione napoleonica (e a figure cui si guardava con ostilit\u00e0, come quella del generale de Menou, amministratore del Piemonte nel 1802, che s\u2019era convertito all\u2019Islam durante la campagna d\u2019Egitto assumendo il nome di Abdallah), \u00e8 dovuta alla lungimiranza di <strong>re Vittorio Emanuele I<\/strong> che, malgrado il clima della Restaurazione, si oppose ai propositi demolitori. Il sovrano, dinnanzi alle battute degli aspiranti picconatori, in particolare replicando ad un tal Bellosio, intendente generale delle gabelle, obiett\u00f2 con ammirevole moto di spirito che \u201c<em>il ponte \u00e8 destinato a starci sotto i piedi e, se \u00e8 giacobino, tanto meglio, lo calpesteremo pi\u00f9 volentieri!<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il ponte, provvisto in origine di un elegante <strong>parapetto in pietra di Cumiana<\/strong>, poi sostituito dall\u2019attuale modesta ringhiera in ferro, nasconde sotto il pilastro centrale, in ossequio ad una consuetudine largamente praticata, una serie di documenti e oggetti, fra cui 88 monete e medaglie coniate per commemorare conquiste e campagne militari di Napoleone.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/46\/ad\/5d\/46ad5d7c627a90efae78a9d60afd8fde.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"532\"><\/p>\n<p>Il terzo ritratto che vi proponiamo riguarda il <strong>ponte Umberto I, <\/strong>il pi\u00f9 recente fra i tre descritti, in quanto venne realizzato tra il 1903 e il 1907, in sostituzione del precedente ponte in ferro sospeso (purtroppo demolito), dedicato a <strong>Maria Teresa d\u2019Asburgo Lorena, <\/strong>consorte<strong>&nbsp;<\/strong>di re Carlo Alberto,&nbsp;per collegare il tratto conclusivo dell\u2019elegante Corso del Re, aperto nel 1814, con il suo prolungamento sull\u2019altra sponda, l\u2019odierno corso Fiume, che s\u2019infrange poi alle pendici della barriera collinare sfociando in piazza Crimea.<\/p>\n<p>Il ponte, dedicato alla memoria di <strong>re Umberto I<\/strong>, assassinato nel 1900 a Monza dall\u2019anarchico Bresci, e inaugurato con cerimonia fastosa alla presenza del figlio, Vittorio Emanuele III, venuto in visita a Torino, appariva, una volta completato, monumentale e grandioso nell\u2019aspetto, con i suoi 124 metri di lunghezza e i 23 di larghezza, ma un poco spoglio. Fu cos\u00ec che dopo il 1911 si diede seguito, sulla base di indicazioni progettuali gi\u00e0 elaborate, all\u2019aggiunta dei quattro bocchi statuari, allegorie di Piet\u00e0, Valore, Arte e Industria, realizzati dagli scultori Luigi Contratti e Cesare Reduzzi, che ancora oggi campeggiano con la loro mole imponente alle due estremit\u00e0 del ponte. &nbsp;<\/p>\n<p><em>Fonti bibliografiche<\/em>:<\/p>\n<p>Bernardi Marziano,&nbsp;<em>Torino storia e arte. Guida della citt\u00e0 e dintorni, <\/em>Pozzo editore, Torino, 1975<\/p>\n<p>Rossotti Renzo, <i>I ponti di Torino: curiosit\u00e0, storie, eventi e personaggi sulle sponde dei fiumi che attraversano la citt\u00e0<\/i>, Newton Compton, Roma 2007<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Barosso&nbsp; Torino, abbracciata nel suo orizzonte dalla cerchia alpina, \u00e8 citt\u00e0 d\u2019acque e, quindi, anche di ponti, alcuni d\u2019aspetto monumentale, capaci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2969,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,27,284],"tags":[599,601,165,30,600,598,602,29,603,154],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2968"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2968"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2968\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2972,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2968\/revisions\/2972"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2969"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2968"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2968"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2968"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}