{"id":3320,"date":"2017-07-12T15:35:56","date_gmt":"2017-07-12T15:35:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3320"},"modified":"2017-07-13T07:59:03","modified_gmt":"2017-07-13T07:59:03","slug":"colle-dellassietta-il-15-e-16-luglio-270-anniversario-dellepica-battaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3320","title":{"rendered":"La battaglia dell&#8217;Assietta, alle origini del mito del &#8220;Bogia nen&#8221; nel 270\u00b0 anniversario della vittoria"},"content":{"rendered":"<p>Con proclama del 22 luglio 1747 il re <strong>Carlo Emanuele III di Savoia<\/strong> invitava i sudditi a ringraziare Dio per aver consentito ai soldati piemontesi di respingere \u00ab<em>Li nemici che in numero molto superiore erano venuti ad attaccare con gran impeto li nostri trinceramenti del colle della Sieta al di sopra d\u2019Exilles con li avere li medesimi persi sei stendardi, lo stesso generale che li comandava,\u00a0<\/em><em>molti ufficiali di primo grado e da cinque o seimila uomini tra morti e feriti e prigionieri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>di <em>Paolo Barosso\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Sabato 15 e domenica 16 luglio l&#8217;appuntamento \u00e8 al\u00a0<strong>colle dell&#8217;Assietta<\/strong>\u00a0per la 50^\u00a0<strong>Festa d\u00ebl Piemont<\/strong>\u00a0accompagnata dalla rievocazione dell&#8217;<strong>epica battaglia settecentesca<\/strong>, nota come\u00a0<strong><em>Battaglia dell&#8217;Assietta,<\/em><\/strong>\u00a0di cui quest&#8217;anno ricorre il 270\u00b0 anniversario.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/fd\/92\/a0\/fd92a0ffa8ae0924977a4329acdaeca6.jpg\" width=\"2592\" height=\"1944\" \/><\/p>\n<p>E&#8217; il\u00a0<strong>19 luglio 1747<\/strong>\u00a0quando, nel quadro della\u00a0<strong>Guerra di Successione Austriaca<\/strong>\u00a0(1740\/48), un complesso intrico di rivendicazioni dinastiche innescato dalla morte dell&#8217;imperatore Carlo VI e dall&#8217;ascesa al trono asburgico nel 1740 della figlia Maria Teresa,\u00a0le\u00a0<strong>truppe franco-spagnole<\/strong>\u00a0al comando del\u00a0<strong>cavaliere di Belle-isle<\/strong>,\u00a0dirette attraverso i valichi alpini verso il forte di Exilles (e quindi Torino), si trovarono dinnanzi alle difese approntate dai Piemontesi, attestati sui trinceramenti del colle dell&#8217;Assietta e del Serano, sulla linea di cresta tra le valli di Susa e Chisone.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/6d\/96\/75\/6d9675d5819176ad58fbdd5e7cd142c8.jpg\" width=\"2592\" height=\"1944\" \/><\/p>\n<p>Prevedendo infatti le <strong>mosse del nemico,\u00a0<\/strong>che gi\u00e0 dal maggio 1747, in base alle informazioni fornite dai servizi piemontesi, stava concentrando truppe a Guillestre, nel Delfinato, in vista di un&#8217;invasione da condurre attraverso il Monginevro,\u00a0il re di Sardegna\u00a0<strong>Carlo Emanuele III<\/strong>\u00a0decise di far approntare un <strong>campo trincerato<\/strong> sull&#8217;Assietta, brullo pianoro a oltre 2500 metri d&#8217;altezza, che costituiva un passaggio obbligato per gli eserciti che volessero penetrare in Piemonte da occidente sin da quando le alte valli della Dora e del Chisone, vigilate dalle postazioni forticate di Exilles e Fenestrelle, erano passate in mano sabauda (con il trattato di Utrecht del 1713).<\/p>\n<figure style=\"width: 2592px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/f8\/e3\/1b\/f8e31b1ab185fac0a844790cfbc5d6fb.jpg\" width=\"2592\" height=\"1944\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Cortile interno del Forte valsusino di Exilles, il cui fronte difensivo venne ribaltato verso la Francia dopo il passaggio dell&#8217;alta valle della Dora ai Savoia nel 1713<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il sovrano ordin\u00f2 cos\u00ec al <strong>marchese Balbiano<\/strong>, al tempo Governatore di Susa, di disporre l&#8217;erezione di piccole opere di difesa, per lo pi\u00f9 costituite da muri a secco, con funzioni di collegamento tra le <strong>due ridotte\u00a0<\/strong>poste alle estremit\u00e0 dell&#8217;altopiano, l&#8217;una realizzata alla <strong>Testa dell&#8217;Assietta<\/strong> (detta anche della Butta), l&#8217;altra sulla vetta del\u00a0<strong>Gran Serin<\/strong>, possente bastione naturale a dominio del pianoro, e di far presidiare il luogo con <strong>13 battaglioni di fanteria\u00a0<\/strong>posti al comando del tenente generale <strong>Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio<\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>disparit\u00e0 delle forze<\/strong> tra franco-spagnoli e austro-piemontesi fu evidente sin dall&#8217;inizio &#8211; circa 25.000 francesi contro 7.500 sabaudi, tra piemontesi, austriaci e svizzeri &#8211; ma nel delineare le sorti della battaglia, che sembrava gi\u00e0 decisa considerando i numeri in campo e la sicurezza ostentata dal comando francese, giocarono altri fattori: senz&#8217;altro <strong>errori tattici<\/strong>,\u00a0commessi dal cavaliere di Belle-isle (che pure dimostr\u00f2 eroismo nella battaglia, pagando il coraggio con la vita e venendo sepolto nella parrocchiale di Sauze d&#8217;Oulx per essere poi traslato nella cattedrale di Embrun, sotto il coro), cos\u00ec come l&#8217;<strong>efficacia dei trinceramenti<\/strong> apprestati dai sabaudi,\u00a0ma furono soprattutto la caparbiet\u00e0 e l&#8217;ostinazione dimostrate dai soldati piemontesi, da allora in avanti riassunte nell&#8217;appellativo spesso frainteso di <em><strong>B<\/strong><strong>ogia nen,\u00a0<\/strong><\/em>a determinarne l&#8217;esito.<\/p>\n<p>In questo scenario bellico s&#8217;inserisce infatti l&#8217;episodio, sospeso tra verit\u00e0 e leggenda, che diede origine al celebre appellativo e che vide coinvolto il valoroso soldato <strong>Paolo Novarina conte di San Sebastiano,\u00a0<\/strong>cui era stato affidato il comando del\u00a0Primo Battaglione Guardie, attestato alla Testa dell&#8217;Assietta, dove sorgeva la Ridotta della Butta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/45\/c7\/83\/45c783ae7bb9f6bceac381517501f5d8.jpg\" width=\"2592\" height=\"1944\" \/><\/p>\n<p>Come scrive Davide Bertolotti nella sua <em>Descrizione di Torino<\/em> (edita nel 1840), di fronte all&#8217;impeto dei battaglioni francesi, il <b>conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio,\u00a0<\/b>comandante delle forze sabaude, &#8220;<em>veduto assalire il Colle di Serano (Gran Serin)<\/em>&#8221; e temendo di &#8220;<em>non poter pi\u00f9 sostenere lo sforzo de&#8217; nemici<\/em>&#8220;, non solo dispose che i battaglioni della riserva si spostassero a rinforzo dei battaglioni impegnati nel combattimento, ma mand\u00f2 l&#8217;ordine al <strong>conte di San Sebastiano<\/strong>\u00a0di abbandonare la Testa dell&#8217;Assietta e di venirlo a raggiungere con i suoi soldati. Il San Sebastiano per ben tre volte <strong>oppose rifiuto<\/strong> all&#8217;ordine scritto di ritirarsi dalla sua posizione troppo esposta replicando con sprezzo del pericolo che &#8220;<em>in faccia al nemico le Guardie non possono volgere le spalle<\/em>&#8221; e aggiungendo, secondo tradizione, la frase, divenuta poi popolare, &#8220;<em><strong>Noi\u00e0utri i\u00a0bogioma nen da s\u00ec&#8221;,\u00a0<\/strong><\/em>che risuon\u00f2 di bocca in bocca tra i soldati piemontesi incitandoli alla strenua resistenza,\u00a0sino alla <strong>capitolazione definitiva<\/strong> degli attaccanti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/s-media-cache-ak0.pinimg.com\/originals\/ac\/74\/25\/ac7425b7a70f18c6bd9ab4adb13ad518.jpg\" width=\"1148\" height=\"764\" \/><\/p>\n<p>Aldil\u00e0 dell&#8217;episodio, entrato nel mito, la vittoria conseguita dai Sabaudi all&#8217;Assietta risult\u00f2 eclatante ed ebbe tale\u00a0risonanza da assumere <strong>valore simbolico<\/strong> e un&#8217;impronta fortemente identitaria nell&#8217;immaginario collettivo dei Piemontesi, che ancora oggi ne celebrano la memoria rievocando le fasi salienti della battaglia. La sonora sconfitta inflitta ai Francesi segn\u00f2 inoltre le sorti generali della Guerra, preludendo al <strong>Trattato\u00a0di Aquisgrana<\/strong> del 1748, che vide assurgere a pieno titolo gli <strong>Stati Sabaudi<\/strong> nel novero delle grandi potenze europee.<\/p>\n<p><em>Le immagini di repertorio si riferiscono a precedenti edizioni della rievocazione storica della Battaglia dell&#8217;Assietta<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonti<\/strong>:<\/p>\n<p>Mauro Minola, <em>Assietta. Tutta la storia dal XVI secolo ad oggi<\/em>, Susalibri, Sant\u2019Ambrogio di Torino 2006;<br \/>\nMarco Boglione, <em>Le Strade militari dell\u2019Assietta Storia, itinerari, fortificazioni<\/em>, Blu Edizioni, Torino 2006;<br \/>\nDario Gariglio, <em>Battaglie alpine del Piemonte sabaudo. Tre secoli di guerre\u00a0sulle Alpi occidentali<\/em>, Roberto Chiaramonte Editore, Collegno 1999<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con proclama del 22 luglio 1747 il re Carlo Emanuele III di Savoia invitava i sudditi a ringraziare Dio per aver consentito ai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3322,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,495,264,27,5],"tags":[1009,265,1006,998,268,274,1008,1011,1001,1003,1002,1000,68,144,269,1010,1004,1007,1005,1012,30,997,880,35,380,999,952,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3320"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3320"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3320\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3324,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3320\/revisions\/3324"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}