{"id":3394,"date":"2021-11-30T09:29:09","date_gmt":"2021-11-30T09:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3394"},"modified":"2021-11-30T21:38:27","modified_gmt":"2021-11-30T21:38:27","slug":"alla-scoperta-di-celle-di-macra-tra-paesaggi-alpini-affreschi-medioevali-e-il-museo-degli-ancioe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3394","title":{"rendered":"Valle Maira, i tesori d&#8217;arte di Celle di Macra e il museo degli &#8220;ancio\u00e9&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Testo di <em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n<p>Foto di <em>Roberto Beltramo<\/em> e <em>Paolo Barosso\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Celle di Macra<\/strong> (S\u00e8les in provenzale alpino, Sele dl\u2019Arma in piemontese) \u00e8 un comune della <strong>valle Maira<\/strong>, composto da pi\u00f9 borgate sparse e adagiato in un suggestivo vallone laterale.<\/p>\n<p>Oltre allo scenario naturale e paesaggistico in cui \u00e8 inserito, il paese vanta diverse attrattive tra cui due chiese di notevole interesse per le opere di valore artistico e figurativo che vi sono conservate.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/46\/ef\/6a\/46ef6a3ceb81ef4b122947aa21639e66.jpg\" alt=\"\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della chiesa parrocchiale di Celle con il caratteristico campanile cuspidato &#8211; ph Roberto Beltramo<\/figcaption><\/figure>\n<p>La <strong>chiesa parrocchiale<\/strong> dedicata a <strong>San Giovanni Battista<\/strong>, d\u2019aspetto settecentesco, ma originaria del Trecento, con campanile medievale cuspidato, presenta all\u2019altar maggiore un <strong>magnifico polittico<\/strong> datato 1496 del celebre artista piccardo\u00a0<strong>Hans Clemer<\/strong>\u00a0che, dopo l&#8217;apprendistato nelle Fiandre e il periodo trascorso in Provenza lavorando con il pittore conterraneo Josse Lieferinxe, esponente della &#8220;scuola provenzale&#8221; o &#8220;avignonese&#8221;, s&#8217;era trasferito nei territori del <strong>Marchesato di Saluzzo<\/strong>, mettendosi al servizio della corte marchionale e delle famiglie nobili locali (si pensa che Clemer abbia conosciuto il marchese di Saluzzo Ludovico II quando questi svolgeva in Provenza, per conto del re di Francia Carlo VIII, l&#8217;incarico di <strong>luogotenente generale, <\/strong>a dimostrazione degli stretti legami politici e militari, con riflessi evidenti in ambito culturale e artistico, tra il piccolo stato all&#8217;ombra del Monviso e il regno transalpino).<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/47\/d6\/4d\/47d64d83e7d5daf263ffd98c611e9f73.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Il polittico di Hans Clemer nella parrocchiale di San Giovanni Battista<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel polittico, spogliato dell\u2019originaria cornice polilobata, \u00e8 raffigurata la <strong>Madonna in trono<\/strong> con il Bambino attorniata da santi e dal committente raccolto in preghiera dinnanzi alla Vergine (identificato in Giovanni Forneris, all\u2019epoca parrocco di Celle, morto nel 1503 e sepolto sotto il coro della chiesa).<\/p>\n<p>Come evidenzia Natalia Gozzano, nell&#8217;opera si riscontrano tutti gli elementi culturali e artistici di diversa origine che sono confluiti nell&#8217;arte di <strong>Hans Clemer<\/strong>, drecretandone l&#8217;originalit\u00e0: la &#8220;struttura compositiva&#8221; del trittico \u00e8 di matrice provenzale, il carattere monumentale delle figure e la salda volumetria del personaggi deriva dalla scuola piemontese e nizzarda, in particolare dai modi di <strong>Martino Spanzotti<\/strong>, l&#8217;accentuata e drammatica espressivit\u00e0 dei volti dei santi rappresentati nelle tavole laterali e nella cimasa, accanto al &#8220;raffinato decorativismo&#8221;, appartengono invece all&#8217;<strong>arte tedesca<\/strong> e nordica.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/84\/52\/c7\/8452c7a693bab27082c96ef1327b071f.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><\/p>\n<p>Uscendo dalla chiesa e addentrandosi nelle stradine di borgata Chiesa, colpiscono i notevoli esempi di <strong>architettura alpina<\/strong>, talora impreziositi, come d\u2019uso comune in queste valli, da affreschi parietali a carattere sacro, tra cui spicca quello di mano ignota raffigurante la <strong>Madonna in maest\u00e0<\/strong> tra santi datato 1668.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/1c\/0a\/65\/1c0a656f678dac16feec329fb14a33d8.jpg\" alt=\"\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;affresco parietale seicentesco con la Madonna in maest\u00e0 fra santi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Da visitare, all\u2019interno della ex chiesa seicentesca di San Rocco (dove un tempo era conservata una pregevole tela attribuita al pittore fiammingo Jean Claret, morto a Savigliano nel 1679, ora custodita al Museo di Arte Sacra di Acceglio), il <strong>Museo Seles \u2013 Museo multimediale dei mestieri itineranti<\/strong>, che appare incentrato sulla specifica figura dell\u2019<strong><em>ancio\u00e9<\/em> <\/strong>(acciugaio), mestiere stagionale tradizionalmente esercitato dai montanari della valle Maira, in particolare provenienti da paesi e borgate disposti sul versante orografico destro, allo scopo di integrare i redditi derivanti dall&#8217;attivit\u00e0 agricola e pastorale.<\/p>\n<figure style=\"width: 735px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a7\/80\/57\/a780577786181bffc9f65d810536b568.jpg\" alt=\"\" width=\"735\" height=\"488\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Acciughe al mercato di Dronero &#8211; ph Roberto Beltramo<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;acciugaio, con i suoi caratteristici e ben riconoscibili indumenti (sufficientemente spessi da resistere all&#8217;azione corrosiva del sale e alle intemperie) e la sua attrezzatura da lavoro (in particolare la stadera e il carretto colorato d&#8217;azzurro, all&#8217;occorrenza utilizzabile come banco di vendita), partiva dal paese d\u2019origine nella\u00a0<strong>tarda estate<\/strong>, terminata la semina del grano, per recarsi nei porti liguri dove si approvvigionava di\u00a0<strong>pesce sotto sale<\/strong>, non solo acciughe, che trasportava poi in Piemonte, Lombardia e anche pi\u00f9 lontano, Emilia e Veneto, per venderlo in cascine e paesi.<\/p>\n<p>Dal lato sinistro della valle, soprattuto da Elva, provenivano invece i <strong><em>cavi\u00e8<\/em><\/strong>, raccoglitori di capelli femminili, che venivano acquistati anche a notevole distanza (addirittura in Veneto) per poi essere ripuliti e sistemati a cura delle donne del paese e venduti ai fabbricanti di parrucche francesi e inglesi (prima che s\u2019introducessero le fibre sintetiche, motivo di decadenza del mestiere).<\/p>\n<figure style=\"width: 3543px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/e8\/87\/27\/e887278598e85c80667d0b0781ecb197.jpg\" width=\"3543\" height=\"2362\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;edificio che ospita il Museo degli acciugai &#8211; foto di Roberto Beltramo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Poco fuori l&#8217;abitato, lungo l\u2019antica mulattiera che collegava il centro principale (borgo Chiesa) alle borgate pi\u00f9 alte, su uno sperone roccioso a picco sulla valle, sorge la <strong>chiesetta dei Santi Sebastiano e Michele<\/strong>, esternamente caratterizzata da un impianto trecentesco riplasmato nel Seicento, con portico addossato alla facciata.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/40\/43\/49\/404349b66cc15a27c65b2996d4b23170.jpg\" alt=\"\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">La chiesetta dei Santi Sebastiano e Michele<\/figcaption><\/figure>\n<p>Al di sopra della porta d\u2019ingresso si trovano raffigurati <strong>San Sebastiano<\/strong> e <strong>San Rocco<\/strong> (che ha curiosamente sostituito il legittimo dedicatario, San Michele), entrambi invocati contro le epidemie di peste.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/60\/f3\/bc\/60f3bc8f5adb4a5bf041b3b10e98d4c2.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><\/p>\n<p>L\u2019interno \u00e8 ornato da un ciclo di affreschi risalenti al 1484 e firmati da <strong>Giovanni Baleison di Demonte<\/strong>, figura esemplare di <strong>artista itinerante<\/strong>\u00a0attivo tra Piemonte, Liguria e Contea di Nizza, espressione di quella cultura pittorica e figurativa tardo-gotica di cui si trovano numerose testimonianze nelle chiese sparse per il territorio alpino marchionale.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9b\/6d\/34\/9b6d34507ea18716eeb76530e23a1099.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><\/p>\n<p>Nel catino absidale campeggia la scena del <strong>martirio di San Sebastiano<\/strong>, trafitto da frecce, sovrastato dall\u2019<strong>Eterno in gloria<\/strong>, mentre sui piedritti dell\u2019arco trionfale si trovano a sinistra <strong>San Michele<\/strong> in tunica bianca nel ruolo di<strong> pesatore di anime<\/strong> e il diavolo intento a trasportare le anime dei dannati all\u2019inferno usando una gerla (sono questi gli affreschi attribuiti con certezza a Baleison).<\/p>\n<p>Il contorno della scena del San Sebastiano trafitto, in particolare il tetto delle case sullo sfondo e l&#8217;abbigliamento degli arcieri, ricorda lo <strong>stile fiorentino<\/strong> del XIII secolo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/ef\/c5\/de\/efc5dec023ac710359f15f36c924b7e1.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><\/p>\n<p>La parete sinistra della navata \u00e8 occupata da raffigurazioni inerenti la <strong>Gerusalemme Celeste<\/strong>, cinta da alte mura merlate, con all&#8217;interno la schiera di anime in adorazione del Cristo posto tra la Madonna e San Giovanni, le anime purganti, il Limbo e, nella fascia sottostante semi-cancellata, le <strong>virt\u00f9 teologali<\/strong>, personificate da donne in atteggiamenti diversi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/f5\/25\/8f\/f5258fc32096180e5482ed098b1b96fa.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><\/p>\n<p>Sul lato destro, disposte sue due fasce e otto riquadri, si contrappongono scene che rappresentano <strong>le pene inflitte ai dannati:\u00a0<\/strong>gli iracondi trafitti da rami appuntiti, gli avari cotti su uno spiedo, i superbi e gli eretici bruciati in una fornace, i pigri e gli oziosi immersi in acqua gelida tra murene, i <strong>lussuriosi cavalcati da demoni<\/strong>, gli invidiosi morsicati da draghi alati, i golosi ingozzati a forza.<\/p>\n<figure style=\"width: 3264px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/c1\/b1\/1e\/c1b11ec668bb5dd66cd2ceb5414a2e83.jpg\" width=\"3264\" height=\"2448\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Lussuriosi cavalcati da demoni<\/figcaption><\/figure>\n<p>Da notare infine, addossato all\u2019abside, <strong>l\u2019altare quattrocentesco<\/strong> in muratura affrescato con motivi floreali e trigramma di Cristo, raro esempio nel Cuneese di altare pre-riforma giunto intatto ai nostri giorni.<\/p>\n<figure style=\"width: 3264px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/44\/67\/ca\/4467caec62274c672e71518afde26288.jpg\" width=\"3264\" height=\"2448\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Pigri e oziosi immersi in vasche di acqua gelida tra murene<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra le varie borgate che compongono il Comune di Celle, ricordiamo <strong>Combe<\/strong>, toponimo derivante dalla radice celtica \u201c<strong><em>Kumba<\/em><\/strong>\u201d, vallone, situata in posizione incassata lungo un impetuoso torrente.<\/p>\n<figure style=\"width: 3264px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/82\/8e\/a6\/828ea6e81ceb2d60397b1117eec97d2b.jpg\" width=\"3264\" height=\"1836\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio di borgata Combe<\/figcaption><\/figure>\n<p>La localit\u00e0, in cui si notano due case signorili con monofore e alcuni affreschi murali a carattere sacro, vantava, secondo la relazione del Brandizzo del 1750, cinque mulini e un <strong>battitoio da canapa<\/strong>, recentemente restaurato. Tali strutture produttive, di cui rimane ancora in parte testimonianza, ci rivelano come, tra le principali fonti di reddito della popolazione residente a Celle, vi fosse la <strong>coltivazione di granaglie<\/strong> (segale, orzo, biada, grano primaverile) e di <strong>canapa<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 6000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/3c\/c0\/f7\/3cc0f7e85a216b5c48c811c80666c20d.jpg\" width=\"6000\" height=\"4000\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Chiesa dei Santi Sebastiano e Michele &#8211; Avari cotti sullo spiedo<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Fonti bibliografiche<\/em>:<\/p>\n<p>Rosella Pellerino e Davide Rossi,<em> Le chiese di Mist\u00e0. I tesori romanico-gotici delle valli Grana, Maira, Varaita e Po, Bronda, Infernotto,\u00a0<\/em>Pi\u00f9 Eventi edizioni, 2012<\/p>\n<p>Noemi Gabrielli, <em>Arte nell&#8217;antico Marchesato di Saluzzo<\/em>,\u00a0Istituto bancario San Paolo di Torino, 1974<\/p>\n<p>Natali Gozzano, <em>Per la definizione della cultura figurativa di Hans Clemer. Un confronto con l&#8217;arte tedesca<\/em>,\u00a0Universit\u00e9 libre de Bruxelles, 1995<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo di Paolo Barosso Foto di Roberto Beltramo e Paolo Barosso\u00a0 Celle di Macra (S\u00e8les in provenzale alpino, Sele dl\u2019Arma in piemontese) \u00e8&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3404,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,730,2321,495,14,27,86],"tags":[1090,1091,1092,1099,1096,588,1093,1089,1098,1094,1095,964,206,303,1097,267,657],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3394"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3394"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3394\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5703,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3394\/revisions\/5703"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3404"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}