{"id":3551,"date":"2017-11-30T16:38:16","date_gmt":"2017-11-30T16:38:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3551"},"modified":"2017-11-30T16:40:57","modified_gmt":"2017-11-30T16:40:57","slug":"delit-piemont-armus-ciand-ant-ij-pape-dij-tribunaj-un-carabiniere-ucciso-da-un-alpino-storia-valsusina-del-1876","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3551","title":{"rendered":"Delit an Piemont: armus-ciand ant ij pap\u00e9 dij tribunaj \u2013 Un Carabiniere ucciso da un Alpino. Storia valsusina del 1876"},"content":{"rendered":"<p>di <em>Arconte<\/em><\/p>\n<p>Questa storia valsusina inizia a <strong>Bussoleno<\/strong>\u00a0il 21 febbraio 1876. Nella osteria della Bella Venezia tre o quattro brigate di <strong>contadini avvinazzati<\/strong> sono seduti a diverse tavole. Certo Ignazio Tomassone rompe sbadatamente un mezzo litro e si rifiuta di pagare il prezzo che gli viene richiesto dalla padrona dell\u2019osteria.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0c\/d0\/c3\/0cd0c3289e6403fb1bc354d1579eee21.jpg\" width=\"952\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>Suo cugino, Felice Tomassone, soldato nelle compagnie alpine istituite nel 1872, si offre di pagar lui, ma Ignazio non vuole. La discussione si fa pi\u00f9 viva e minacciosa. La padrona manda a chiamare i Carabinieri, ed ecco che entra il <strong>Carabiniere Occhiena<\/strong>, il quale, dopo aver inutilmente cercato di comporre la controversia alle buone, si dispone a prender nome e cognome dei contendenti.<\/p>\n<p>Allora <strong>Ignazio Tomassone<\/strong> con un violento urto getta il Carabiniere sopra un tavolo, e un altro, certo Giuseppe Brangetto, afferra lo stesso Carabiniere per i capelli, come per impedirgli di reagire. Il Carabiniere si solleva, con un pugno <strong>manda a rotolare<\/strong> Brangetto, poi agguanta Ignazio Tomassone per arrestarlo e portarlo fuori. Chi si alza di qua, chi di l\u00e0, e intanto il bravo agente della forza pubblica trascina nella via l\u2019arrestato. Mentre sta per uscire, certo Augusto Garino, appostato presso la porta, gli conficca due volte nella schiena una <strong>lunga lama di coltello<\/strong>. Tuttavia il Carabiniere continua a fare il suo dovere e vedendo Felice Tomassone con la divisa da <strong>soldato alpino<\/strong>, chiede che gli presti man forte. Questi invece sguaina la <strong>daga<\/strong>, invita il Carabiniere a battersi con lui, gli mena un altro colpo e poi si d\u00e0 alla fuga.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6a\/2b\/a4\/6a2ba47cd9eeb8235a2ac8363a6944e4.jpg\" width=\"564\" height=\"1181\" \/><\/p>\n<p>Sopraggiungono altri Carabinieri, assicurano colle manette <strong>Ignazio Tomassone<\/strong>, e intanto Occhiena cade a terra in un lago di sangue per tre ferite due delle quali mortali. Trasportato alla caserma, l\u2019infelice Carabiniere muore dopo due ore di spasimi.<\/p>\n<p>Di l\u00ec a un poco si presenta alla caserma un ubriaco, <strong>Giovanni Davi<\/strong>, per domandare che Ignazio Tomassone venga messo in libert\u00e0. Il Brigadiere lo ferma, gli trova due macchie di sangue fresco sulla camicia, gli chiede spiegazioni e, poich\u00e9 non gli appaiono soddisfacenti, lo arresta.<\/p>\n<p>La notizia della morte del Carabiniere giunge a Torino.<\/p>\n<p>La \u00ab<em><strong>Gazzetta Piemontese<\/strong><\/em>\u00bb del 22 febbraio 1876, nella <em>Cronaca nera<\/em> scrive: \u00abQuesta notte\u00bb un carabiniere di Bussoleno \u00e8 stato ucciso <strong>in una rissa fra soldati e borghesi<\/strong> da un colpo di baionetta nel ventre. La ricostruzione \u00e8 inesatta e pare voler sminuire il ruolo omicida del soldato coinvolto nel fattaccio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/17\/eb\/97\/17eb977f24d7f629a4a8bcb61f1c27fd.jpg\" width=\"852\" height=\"547\" \/><\/p>\n<p>Intanto a Bussoleno le indagini proseguono.<\/p>\n<p>Vengono arrestati Felice Tomassone, che ha invano tentato di varcare la frontiera, Giuseppe Brangetto e Augusto Garino.<\/p>\n<p>I dibattimenti si svolgono nei giorni 22, 23, 24 e 25 maggio 1877 alla<strong> Corte d\u2019Assise<\/strong> di Torino. La cronaca giudiziaria della \u00abGazzetta Piemontese\u00bb del 27 maggio 1877 \u00e8 opera di Basilius.<\/p>\n<p>Presidente della Corte d\u2019Assise \u00e8 il cavalier Roggeri.<\/p>\n<p>Il Pubblico Ministero cavalier Torti &#8211; che Basilius definisce \u00abvalentissimo\u00bb &#8211; sostiene l\u2019accusa. I difensori sono, per i due Tomassone e per Giuseppe Brangetto, l\u2019avvocato Delvitto, per Augusto Garino, l\u2019avvocato Aimery, per Giovanni Davi, l\u2019avvocato Giovanni Paolo Basilio che, con lo <strong>pseudonimo di Basilius<\/strong>, scrive le cronache giudiziarie della \u00abGazzetta Piemontese\u00bb!<\/p>\n<p>Gli accusati cercano di discolparsi invocando la <strong>scusa dell\u2019ubriachezza<\/strong>.<\/p>\n<p>Il Pubblico Ministero vuole dimostrare che questa scusante non regge e sostiene la sua affermazione con una citazione dell\u2019insigne criminalista <strong>Francesco Carrara<\/strong> (Lucca, 1805 &#8211; 1888).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/4b\/96\/1c\/4b961c2bbdfdeee48abef0096bde1c37.jpg\" width=\"374\" height=\"582\" \/><\/p>\n<p>Il verdetto dei giurati \u00e8 severo: soltanto Giovanni Davi viene assolto; Felice Tomassone e Augusto Garino sono condannati ai<strong> lavori forzati a vita<\/strong>; Ignazio Tomassone e Giuseppe Brangetto a venti anni di lavori forzati.<\/p>\n<p>Il processo ha un curioso seguito letterario.<\/p>\n<p>Quando il Pubblico Ministero ha citato i libri del professor Carrara per aggravare la posizione degli accusati, uno dei difensori ha pensato bene di fare la singolare asserzione che il professor Carrara <strong>non s\u2019intende di ubriachezza<\/strong>, perch\u00e9 non ha mai bevuto altro che latte ed acqua. Questa peregrina dichiarazione non pare avere convinto i giurati, ma induce qualche bello spirito a scrivere questo epigramma, nello stile del compianto cavalier Antonio Baratta:<\/p>\n<p><em>\u00c8 un dotto &#8211; chi lo nega? &#8211; il professor Francesco,<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non beve mai altro che d\u2019acqua e latte fresco,<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque a parlar di sbornie non se ne intende affatto<\/em><\/p>\n<p><em>E a\u2019 libri suoi chi crede in tal materia \u00e8 matto.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui si vuole un perito fuor dell\u2019ordinario,<\/em><\/p>\n<p><em>E sia pur del foro\u2026 ma sia del vinario.<\/em><\/p>\n<p>Concludiamo un breve commento sui protagonisti di questa vicenda.<\/p>\n<p>Ignazio Tomassone appare come il classico personaggio prepotente ed arrogante che, come si dice in piemontese, <em><strong>a l\u2019ha \u2018l vin gram<\/strong><\/em> (ha il vino cattivo, cio\u00e8 diventa cattivo quando \u00e8 ubriaco).<\/p>\n<p>Questi prepotenti, di solito, non vengono emarginati dai compaesani, anzi riescono spesso a trovare <strong>seguaci e sostenitori esaltati,<\/strong> come quel Giuseppe Brangetto, degno compare di Ignazio Tomassone, e come quell\u2019Augusto Garino che, per \u201caiutare\u201d un compaesano, arriva a comportarsi da assassino vigliacco e infido.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/33\/7f\/80\/337f805d3ca16b282a039361ef8004bf.jpg\" width=\"679\" height=\"1080\" \/>Il personaggio per noi pi\u00f9 interessante \u00e8 il soldato alpino <strong>Felice Tomassone<\/strong>.<\/p>\n<p>Va premesso che, a quel tempo, chi portava l\u2019uniforme dell\u2019Esercito italiano si sentiva direttamente coinvolto nella tutela del buon ordine: nelle cronache torinesi dell\u2019epoca si legge spesso che soldati, sottufficiali ed ufficiali sono <strong>intervenuti spontaneamente<\/strong> per fermare ladri in fuga, per bloccare borsaioli in azione e per sedare risse fra teppisti, da soli o in aiuto a Guardie di Pubblica Sicurezza, a Guardie municipali ed a Carabinieri.<\/p>\n<p>Felice Tomassone, in un primo momento \u00e8 stato educato e conciliante, visto che voleva pagare il litro rotto dal cugino. Ci piace credere che se la rissa non fosse avvenuta a Bussoleno, suo paese di origine, ma in un altro comune, Felice sarebbe intervenuto in aiuto del Carabiniere in difficolt\u00e0. A Bussoleno, invece, dove era conosciuto dai presenti, non si sentiva pi\u00f9 un onesto cittadino con la divisa dell\u2019Esercito: nella sua mente venivano a prevalere gli istinti tribali di<strong> difesa del clan familiare<\/strong> (il cugino) da un \u201cpericolo\u201d esterno (il Carabiniere). Ci pare significativo di questo atteggiamento il fatto che Felice abbia invitato il Carabiniere ad una sorta di <strong>duello rusticano<\/strong>, duello che di fronte ai compaesani doveva significare \u00ab<em>Io non aiuto un Carabiniere ad arrestare mio cugino!<\/em>\u00bb. Il vino, togliendo i freni inibitori, portava in superficie <strong>la reale mentalit\u00e0<\/strong> dei protagonisti, insofferenti all\u2019intervento esterno di una autorit\u00e0, percepita come <strong>ostile<\/strong> o addirittura nemica del loro piccolo mondo locale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arconte Questa storia valsusina inizia a Bussoleno\u00a0il 21 febbraio 1876. 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