{"id":3567,"date":"2017-12-11T16:21:12","date_gmt":"2017-12-11T16:21:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3567"},"modified":"2017-12-11T20:46:08","modified_gmt":"2017-12-11T20:46:08","slug":"novalesa-storia-di-unabbazia-alpina-la-prosperita-epoca-carolingia-le-scorrerie-saracene-la-decadenza-e-la-rinascita-tempi-recenti-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3567","title":{"rendered":"Novalesa, storia di un&#8217;abbazia alpina: la prosperit\u00e0 in epoca carolingia, le scorrerie saracene, la decadenza e la rinascita in tempi recenti &#8211; II parte"},"content":{"rendered":"<p>Prosegue da <em><a href=\"http:\/\/www.piemonteis.org\/?p=3467\">L&#8217;abbazia di Novalesa, il monastero alpino che ospit\u00f2 Carlo Magno<\/a><\/em><\/p>\n<p>di\u00a0<em>Paolo Barosso<\/em><\/p>\n<p>Dopo la fondazione e i primi anni di vita della comunit\u00e0 monastica, furono due gli avvenimenti che pi\u00f9 di altri segnarono il destino di Novalesa, il primo positivo, legato al\u00a0<strong>passaggio di Carlo Magno<\/strong>, il secondo traumatico, dovuto alle scorrerie dei\u00a0<strong>Saraceni<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/21\/68\/7e\/21687ef03712cc4896f2959094a41a01.jpg\" width=\"1280\" height=\"849\" \/><\/p>\n<p>Nel 773 il\u00a0<strong>re dei Franchi<\/strong>, chiamato in soccorso da papa Adriano I contro l\u2019espansionismo longobardo, valic\u00f2 con le sue truppe le Alpi occidentali mentre lo zio Bernardo calava dalla Val d\u2019Aosta, per accerchiare i Longobardi con una manovra a tenaglia. Carlo Magno venne accolto dall\u2019<strong>abate Frodoino<\/strong>\u00a0e si ferm\u00f2 a Novalesa per qualche mese trovando il tempo di studiare le strategie pi\u00f9 efficaci per sorprendere i Longobardi attestati sulla linea di difesa delle Chiuse di San Michele, dette anche\u00a0<strong><em>Clusae Langobardorum<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Anche in questo caso interviene la leggenda che ci narra l\u2019episodio di Berta, presentata come moglie di Carlo Magno (in realt\u00e0 Berta era il nome con cui era nota\u00a0<strong>Bertrada<\/strong>, madre del re dei Franchi), ma forse una delle sue concubine, che, colta dalla curiosit\u00e0 di vedere l\u2019interno del monastero, sfid\u00f2 la proibizione per le donne di oltrepassare il recinto abbaziale e si diresse verso l\u2019ingresso. Giunta in prossimit\u00e0 della soglia, rimase per\u00f2 come folgorata, cadendo esanime. Carlo recuper\u00f2 la salma e le diede sepoltura vicino all\u2019attuale cappella di\u00a0<strong>Santa Maria<\/strong>, nel punto dove testimonianze scritte attestano la presenza d\u2019una grande croce poi rimossa.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/6a\/df\/8c\/6adf8c22e90f6af73e688260cb5f5603.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta della cappella di Santa Maria, risalente all&#8217;VIII secolo con restauri dell&#8217;XI. All&#8217;interno si conservano gli affreschi di Maria Maddalena e Maria Egiziaca, risalenti al XV secolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>La riconoscenza di\u00a0<strong>Carlo Magno<\/strong>\u00a0verso Novalesa non tard\u00f2 a manifestarsi, con la conferma e il progressivo rafforzamento delle immunit\u00e0 di cui l\u2019abbazia gi\u00e0 godeva e che garantirono alla comunit\u00e0 ampia autonomia da ingerenze vescovili e civili. La stima per i monaci novaliciensi era tale che l\u2019imperatore invi\u00f2 presso la comunit\u00e0 uno dei figli, Ugo, perch\u00e9 i monaci lo allevassero. Ugo venne poi eletto abate.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/45\/bb\/9a\/45bb9a7e7f6c9f3bd44d1a6d5f5ec24a.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta della val Cenischia e del paese di Novalesa dalla strada che conduce all&#8217;abbazia<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il secondo avvenimento fu l\u2019<strong>arrivo dei Saraceni<\/strong>, bande di predoni arabi che s\u2019erano stanziati, profittando della disgregazione del potere regio, lungo la costa provenzale, utilizzandola come base per compiere le loro razzie nella regione alpina. Stando al Chronicon nel 906 i Saraceni valicarono la catena alpina, minacciando l\u2019abbazia (secondo lo storico Aldo A. Settia la data della distruzione va posticipata a dopo il 920): i monaci, avuto sentore del pericolo, si allontanarono e in parte, guidati dall\u2019<strong>abate Domniverto<\/strong>, trovarono rifugio a\u00a0<strong>Torino<\/strong>, protetti dal marchese anscarico d\u2019Ivrea Adalberto, che concesse loro accoglienza presso la chiesa di Sant\u2019Andrea, ora incorporata nel Santuario della Consolata.<\/p>\n<p>Secondo la tradizione portarono con s\u00e9 oltre 6000 libri, salvandoli dall\u2019impeto distruttivo dei Saraceni. I monaci novaliciensi ebbero poi in dono dal marchese Adalberto alcune terre nella Lomellina, descritte come rigogliose e ricche di selvaggina, perch\u00e9 vi installassero la nuova\u00a0<strong>fondazione monastica di Breme<\/strong>, da allora in avanti legata a Novalesa.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/35\/50\/29\/35502974c677b6f6920aca84bc438005.jpg\" width=\"960\" height=\"634\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Veduta del chiostro<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Valle di Susa venne liberata dalla piaga dei Saraceni nella seconda met\u00e0 del X secolo grazie all\u2019intervento del marchese di Torino,\u00a0<strong>Arduino il Glabro<\/strong>, capostipite degli Arduinici. Arduino, descritto negativamente dal monaco estensore del Chronicon come uomo dedito ai vizi, schiavo dei desideri carnali e avido, fu in realt\u00e0 un liberatore, anche se senz\u2019altro approfitt\u00f2 della situazione per ampliare il patrimonio fondiario personale con le terre rimaste abbandonate.<\/p>\n<p>I monaci tra fine X secolo e principio dell\u2019XI fecero ritorno alla Novalesa per iniziativa dell\u2019<strong>abate Gezone<\/strong>, che affid\u00f2 al monaco architetto\u00a0<strong>Bruningo<\/strong>\u00a0il compito di sovrintendere alla ricostruzione degli edifici distrutti. Per lungo tempo Novalesa, almeno sul piano formale, mantenne una posizione di dipendenza da Breme, come priorato, sino a che nel 1599, in piena decadenza, non le venne restituita per intervento di papa Clemente VIII la dignit\u00e0 abbaziale.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/9c\/a7\/c8\/9ca7c8276cf86146ebed9b2a8f50e36b.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Novalesa: facciata della cappella di San Michele, eretta nell&#8217;VIII secolo e di recente restaurata<\/figcaption><\/figure>\n<p>Novalesa non raggiunse pi\u00f9 la prosperit\u00e0 dei primi secoli, anche per la crisi generale che colp\u00ec il monachesimo: nel 1480 cadde in\u00a0<strong>regime d<\/strong>i\u00a0<strong>commenda<\/strong>, ovverosia come per altri monasteri la guida della comunit\u00e0 veniva affidata a un abate o priore commendatario, che poteva essere un ecclesiastico, ma sovente anche un laico, e che ne percepiva le rendite pur non risiedendo, se non raramente, in loco. Furono i discendenti dei\u00a0<strong>Provana<\/strong>, insigne famiglia di banchieri piemontesi, a rivestire la carica per quasi due secoli.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/06\/87\/2c\/06872caae932c37859ec2bc15edc77d7.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Novalesa: l&#8217;abside della cappella del Ss. Salvatore, eretta nella seconda met\u00e0 dell&#8217;XI secolo<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel 1637, preso atto della crisi benedettina, si intavolarono trattative per l\u2019insediamento di una nuova comunit\u00e0, ma la convezione sottoscritta da Antonio Provana, vescovo di Torino e abate di Novalesa, per il trasferimento dei certosini di Montebenedetto non venne confermata dal capitolo generale dell\u2019ordine riunitosi a Grenoble, lasciando la situazione com\u2019era. Solo pi\u00f9 tardi, dopo il 1640, si raggiunse l\u2019accordo con i\u00a0<strong>Foglianti<\/strong>\u00a0(Cistercensi Riformati di San Bernardo), appartenenti a una corrente rigorista dell\u2019Ordine Cistercense, che seguivano una regola di grande austerit\u00e0 e che s\u2019insediarono alla Novalesa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/a2\/03\/f2\/a203f2e63b989b0f2fa3fded7c2f1661.jpg\" width=\"762\" height=\"486\" \/><\/p>\n<p>Le vicende dell\u2019abbazia conobbero ancora dei travagli. Nel 1798 si ebbe l\u2019<strong>occupazione napoleonica<\/strong>, che decret\u00f2 la soppressione di ordini e congregazioni religiose e l\u2019incameramento dei loro beni, ma lasci\u00f2 tuttavia alla guida del celebre\u00a0<strong>Ospizio del Moncenisio<\/strong>, fondato per l\u2019accoglienza dei viaggiatori nel IX secolo per volere dell\u2019imperatore Ludovico il Pio e affidato alla gestione dei monaci novalicensi tra XII e XIII secolo per iniziativa dei Savoia, l\u2019abate savoiardo\u00a0<strong>Antoine\u00a0Gabet<\/strong>, pi\u00f9 che altro per farne un posto tappa per i militari in transito lungo la nuova strada del Moncenisio.\u00a0 In seguito, dopo un breve periodo di ripresa con la Restaurazione sabauda, l&#8217;entrata in vigore nel 1855 delle\u00a0<strong>leggi Cavour-Rattazzi<\/strong>, in linea con la politica anti-ecclesiastica del Governo di allora, causarono l\u2019espulsione dei monaci dalla Novalesa, l&#8217;espropriazione del complesso e la vendita a privati, che lo trasformarono per dieci anni in\u00a0<strong>stabilimento idroterapico<\/strong>. La lunga decadenza dell\u2019abbazia, all\u2019apparenza inarrestabile, cess\u00f2 nel 1972 con l\u2019acquisto da parte della Provincia di Torino, l\u2019avvio dei restauri e il ritorno nel 1973 di un gruppo di monaci, che possiamo considerare come i\u00a0<strong>rifondatori della comunit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/27\/c5\/35\/27c53544e6cb954c231f78c6993321b9.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della contrada maestra dell&#8217;abitato di Novalesa con la facciata della parrocchiale di Santo Stefano, ricca di opere d&#8217;arte<\/figcaption><\/figure>\n<p>La fortuna di Novalesa deriv\u00f2 dalla sua dislocazione<strong>\u00a0<em>ad pedes Montis Cenisii<\/em><\/strong>\u00a0lungo i percorsi che conducevano Oltralpe in Savoia attraverso il valico del Moncenisio, che prese ad essere frequentato soprattutto dai secoli centrali del Medioevo. Novalesa, famosa per la biblioteca e per l\u2019annesso\u00a0<em>scriptorium<\/em>, funzion\u00f2 anche come punto di sosta e di ristoro per pellegrini e viandanti impegnati nella traversata alpina e questo flusso continuo di persone fu alla base dello sviluppo economico del vicino\u00a0<strong>abitato di Novalesa<\/strong>, cresciuto soprattutto a partire dal XV secolo. Questo \u00e8 infatti il periodo in cui si diffuse l\u2019uso della carrozza, che costringeva i viaggiatori a far tappa nelle localit\u00e0 site sui due versanti alpini in cui terminava la strada carrozzabile, quindi Lanslebourg in Savoia e Novalesa in Piemonte.<\/p>\n<figure style=\"width: 2592px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/7c\/0e\/15\/7c0e1581f1be70712770527f61166939.jpg\" width=\"2592\" height=\"1944\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;insegna sopra la porta d&#8217;una casa nel borgo di Novalesa ricorda la vocazione del paese come luogo di tappa e di transito per i viandanti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le carrozze, provenienti da Susa, si fermavano a Novalesa, dove avvenivano le operazioni di smontaggio in vista del trasporto attraverso il Moncenisio, per cui ci si avvaleva delle prestazioni dei \u201c<strong><em>marrons<\/em><\/strong>\u201d, uomini del luogo che s\u2019erano andati specializzando nel mestiere di portatori. Passeggiando per il paese di Novalesa ci si accorge infatti della\u00a0<strong>struttura imponente<\/strong>\u00a0di molte abitazioni, un tempo adibite a locanda con rimessaggio per le carrozze. Una volta ridiscesi sul versante opposto, a\u00a0<strong>Lanslebourg<\/strong>, le carrozze venivano poi rimontate e messe nelle condizioni di poter proseguire il viaggio.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/b5\/fb\/c7\/b5fbc7fee18563df14b3543e076ee711.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Scorcio della parrocchiale di Santo Stefano con il nome della via prospiciente la chiesa scritto in franco-provenzale, lingua parlata in questa fetta di Piemonte alpino confinante con la Savoia<\/figcaption><\/figure>\n<p>La prosperit\u00e0 di Novalesa e della Val Cenischia, per secoli legata all\u2019attivit\u00e0 dei\u00a0<em>marrons<\/em>\u00a0e alle numerose osterie e locande per i viandanti, conobbe una drastica battuta d\u2019arresto nel 1808 quando s\u2019inaugur\u00f2 la\u00a0<strong>nuova strada carrozzabile<\/strong>\u00a0voluta da Napoleone per collegare Susa al valico senza pi\u00f9 passare attraverso i borghi della valle. Malgrado le proteste l\u2019opera venne realizzata, soprattutto per scopi militari, e i\u00a0<em>marrons<\/em>\u00a0di Novalesa e Venaus dovettero trovarsi altre occupazioni.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/0e\/2b\/d3\/0e2bd3f1ad91e377c3bdf77467470aff.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Chiesa parrocchiale di Santo Stefano &#8211; il grande polittico attribuito al borgognone Antoine de Lonhy<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;abitato di Novalesa, con le sue grandi abitazioni allineate lungo la strada maestra che attraversa per intero il paese, racchiude molti elementi d&#8217;interesse, tra cui la bellissima\u00a0<strong>chiesa parrocchiale di Santo Stefano<\/strong>, eretta nel XVI secolo, poi ampliata nel secolo successivo, che racchiude importanti opere d&#8217;arte. Ricordiamo tra queste la\u00a0<strong>cassa reliquiario<\/strong>\u00a0in legno rivestita in lamina d&#8217;argento, capolavoro di oreficeria romanica del XII secolo, realizzata per custodire le reliquie di Sant&#8217;Eldrado, abate di Novalesa nel IX secolo, il\u00a0<strong>polittico<\/strong>\u00a0dell&#8217;altare laterale destro, risalente al tardo Quattrocento, con al centro dell&#8217;ordine inferiore di scomparti la\u00a0<em>Madonna e San Giuseppe in adorazione del Bambino<\/em>, attribuito a pittore di area franco-piemontese, forse il borgognone Antoine de Lonhy, attivo alla corte sabauda, e le <strong>cinque\u00a0tele<\/strong>\u00a0donate nel 1805 da Napoleone all&#8217;abate Gabet, da questi cedute all&#8217;abbazia di Novalesa e in seguito, dopo la chiusura del monastero, trasferite nella parrocchiale.<\/p>\n<figure style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/i.pinimg.com\/originals\/21\/8b\/15\/218b15b0ef43f02b1f3532456cc9a183.jpg\" width=\"960\" height=\"640\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">L&#8217;affresco esterno con le virt\u00f9, la cavalcata dei vizi e le pene infernali<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si tratta di una copia della\u00a0<em>Crocifissione di San Pietro<\/em>\u00a0del\u00a0<strong>Caravaggio<\/strong>, di notevole importanza perch\u00e9 coeva dell&#8217;originale e di ottima fattura, un&#8217;<em>Adorazione dei pastori<\/em>\u00a0eseguita dal pittore francese\u00a0<strong>Fran\u00e7ois Lemoine<\/strong>, divenuto celebre per aver lavorato a Versailles, una tela della\u00a0<strong>scuola del Rubens<\/strong>\u00a0con l&#8217;<em>Adorazione dei Magi,\u00a0<\/em>una\u00a0<em>Deposizione di Cristo dalla Croce<\/em>\u00a0realizzata da\u00a0<strong>Daniele da Volterra<\/strong>, esponente del manierismo romano cinquecentesco, e un&#8217;altra Deposizione attribuita alla bottega cremonese di <strong>Giulio Campi<\/strong>. All&#8217;esterno della chiesa, disposti su tre fasce parallele, troviamo affreschi di datazione settecentesca che riprendono per\u00f2 un <strong>tema iconografico<\/strong> tipico del Medioevo, assai ricorrente nelle Alpi occidentali tra Piemonte, Savoia, Delfinato, la <em>Cavalcata dei vizi e le virt\u00f9<\/em> con la rappresentazione nel registro pi\u00f9 in basso delle pene cui vengono sottoposti i dannati, viziosi impenitenti.<\/p>\n<p>Fonti bibliografiche:<\/p>\n<div id=\"title\">\n<p>Antonio Zampedri,\u00a0<em>Magia e leggenda in valle di Susa<\/em>,\u00a0Susalibri,\u00a01991<\/p>\n<p>AA.VV.,\u00a0<em>Novalesa e la sua abbazia<\/em>, Numero speciale monografico della rivista \u201cSegusium\u201d, Susa, 1973<\/p>\n<p>G. Lunardi,\u00a0<em>I Costruttori dell\u2019abbazia di Novalesa,\u00a0<\/em>Novalesa, 2003<\/p>\n<p>Franco Caresio,\u00a0<em>Abbazie in Piemonte<\/em>, EDA, Torino, 1999<\/p>\n<p>Tutte le foto pubblicate sono di Paolo Barosso, salvo l&#8217;immagine di apertura, la prima e la quarta, tratte dall&#8217;archivio fotografico della Citt\u00e0 Metropolitana di Torino, che ringraziamo<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue da L&#8217;abbazia di Novalesa, il monastero alpino che ospit\u00f2 Carlo Magno di\u00a0Paolo Barosso Dopo la fondazione e i primi anni di vita&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,26,730,495,14,27,5,86],"tags":[1382,1379,1378,1374,1375,1376,629,1207,1381,1172,1373,1189,1385,1372,1386,1377,1384,1383,165,1188,30,1380,117,35,29],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3567"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3567"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3567\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3576,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3567\/revisions\/3576"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/3572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3567"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3567"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piemonteis.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3567"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}